14 agosto, 2006

Il nulla

E‘l naufragar m’è dolce in questo mare (G. Leopardi)

Nulla è più desiderabile del nulla. Il nulla: concetto inconcepibile, abisso di silenzio, sonno profondissimo senza sogni. Un po’ come il vuoto della fisica e della cosmologia (neppure gli spazi fra le galassie sono perfettamente vuoti), il nulla è una condizione limite, la patria che evochiamo con nostalgia, quando, infrantasi l’illusione del libero arbitrio sulla nuda roccia dell’essere, avvertiamo sopra di noi l’ombra cupa e minacciosa della fatalità.

Nulla: baratro infinito che spaventa ed attrae. Senso di smarrimento, se l’io e l’universo si dissolvono, ma anche ultima speranza.

In principio erano il nulla ed il silenzio: quel che accadde dopo fu lacerazione, caduta.

3 commenti:

  1. La tua descrizione è praticamente perfetta

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  2. Il nulla, temuto come abisso. come morte da fuggire è in molte filosofie religiose colto come chimera raggiungibile per il Nirvana o Nibbana, il luogo dove la mente possa smettere con illusioni ed attaccamenti e manifestare quel vuoto/pieno e che sia la meta per il distacco dal dolore. Il buddhismo non si pone se questo "nulla" contenga un Entità suprema, mente per l'Induismo esso è il momento dell'incontro con il Sè Superiore, dove il nostro Atman incontra l'agognato Brahman.
    Un nulla che richieda attenzione, che per un Sufista sia Silenzio per trovare Amore. E' poi tanto da temere questo nulla?

    Un sorriso
    Poe

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