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02 luglio, 2017

Raccolta differenziata: i veri scopi



In questi ultimi anni è stata introdotta in molti comuni italiani la cosiddetta “raccolta differenziata”, definita anche in modo del tutto improprio “porta a porta”. Giustamente i cittadini si lamentano di questo sistema che non funziona né può funzionare: è un metodo che si traduce in mucchi di sacchi e sacchetti ammassati in ogni dove, marciapiedi, angoli di strade, crocicchi, aiuole… L’immondizia è alla mercé di gabbiani e di ratti famelici nonché ricettacolo di insetti. Lo spettacolo cui si assiste nelle nostre città è ributtante, senza dimenticare le precarie condizioni igieniche.

Perché dunque le amministrazioni comunali, siano di “centro-destra” (in realtà ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari) siano di “centro-sinistra” (ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari) siano del Movimento cinque bretelle (ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari), non recedono dalle loro scellerate decisioni?

Per i seguenti motivi. In primo luogo la “raccolta differenziata” è più lucrosa del riuso e del riciclaggio. Tale sistema alimenta il redditizio settore delle discariche dove la spazzatura, tanto diligentemente separata da ignari cittadini, è ammucchiata e sotterrata. Altro pattume è, invece, incenerito. In Italia la percentuale dei rifiuti recuperati è irrisoria.

Inoltre il “porta a porta” consente di vessare i cittadini, costringendoli a tenere l’immondizia in casa, ad attendere il giorno giusto affinché sia ritirata, a recarsi in “isole ecologiche” distanti dal luogo di abitazione, portando pesanti fardelli.

Non solo, se qualcuno non rispetta tempi e criteri del conferimento, si vede inflitta una sanzione pecuniaria. In questo modo si rimpinguano i bilanci comunali, mentre le società che ricevono appalti e subappalti per la raccolta di vetro, carta, alluminio, organico, incassano giganteschi introiti sulla finta differenziata.

Ancora, il folle procedimento sin qui delineato permette di trasformare alcuni “coscienziosi” utenti in delatori, come in “1984” dove certi sudditi di Oceania passano il loro tempo a spiare dirimpettai e condomini per denunciarli, alla prima “infrazione”, alla psicopolizia. Gli “incivili”, complici mollicci pennivendoli, sono additati al pubblico ludibrio.

Lo scenario ed il clima sono quelli da Nuovo ordine mondiale con interi rioni degradati, sporchi, pieni di criminali. Il fine ultimo della cricca è quello di creare ambienti urbani invivibili, gremiti di miserabili, di derelitti, di sbandati, di delinquenti. Sono zone che ricordano i quartieri popolati dai prolet, descritti sempre nel celebre romanzo di Orwell. L’errore più grossolano è quello di considerare i “politici alla stregua di incapaci”, sia quelli di alto rango sia gli idioti che mal governano regioni, città e paesi,: essi non sono incapaci, perché fingono di esserlo. Preferiscono sembrare degli inetti: per loro l’importante è perseguire luridi scopi.

Come abbiamo scritto, “Nuovo ordine mondiale” è sinonimo di dittatura, di caos, di povertà, di stridente contrasto tra baraccopoli ed oasi verdeggianti e superattrezzate in cui oziano le sedicenti élites. E’ un ordine che nasce e si impone attraverso il caos. E’ un caos che è costante alimento per ulteriori soprusi, per ulteriori devastazioni.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

25 luglio, 2016

Ritualità



E’ arcinoto che i globalizzatori sono ossessionati dalla ritualità e dalla cabala. Abbiamo cercato perciò di collocare la pantomima nizzarda in un contesto controiniziatico, raccogliendo indizi numerologici: subito qualcosa non quadrava, perché erano assenti le consuete cifre, il numero 11 o suoi multipli etc. tuttavia come nel caso del racconto “La lettera rubata” di Edgar Allan Poe, la verità era in piena vista e non la scorgevamo. Certo! Il numero ufficiale delle “vittime” falciate dall’autocarro guidato dall’”attentatore”-gelataio, 84, è un riferimento al celebre romanzo di Orwell, “1984”, icastica anticipazione di un mondo sotto sorveglianza, schiacciato da una dittatura tanto sanguinaria quanto ipocrita. E’ il mondo in cui “viviamo”. Il messaggio è chiaro: “Sudditi, dimenticate ogni residua libertà: in nome della ‘sicurezza’, da molti a gran voce invocata, vi ritroverete presto con le videocamere installate nelle vostre stesse abitazioni!”

I soliti simboli sono disseminati in ogni dove. Non sappiamo chi uccise la povera Yara Gambirasio (sit ei terra levis), ma siamo arcisicuri che Massimo Giuseppe Bossetti è innocente. Alcuni autori, basandosi sulle risultanze delle indagini, su dati oggettivi e non su speculazioni, sono pervenuti al nostro stesso convincimento. Ignoriamo se l’omicidio di Yara sia inscrivibile in una cornice rituale; probabilmente no. Nondimeno è possibile rintracciarvi qualche sfumatura allegorica: la forma piramidale – invero inconsueta - della lapide della tomba, in cui sono sepolte le spoglie mortali dell’adolescente, ed un nome, quello di Rosita Brena, figura con lo stesso cognome di Giulia Brena, l’istruttrice il cui ruolo sembra centrale nella tragica vicenda. Rosita Brena entra nell’inchiesta di taglio ed in modo fugace per poi uscirne.

Bruno Mautone, nell’istruttivo saggio “Chi ha ucciso Rino Gaetano?”, pur all’interno di una ricostruzione decorosamente giornalistica, riconosce qualche indizio emblematico, ad esempio quando rileva che ricorre la “rosa” in alcune composizioni del cantante calabrese. Mautone interpreta il fiore come un cenno alla Rosa dei venti - l’'organizzazione segreta di stampo neofascista, collegata ad ambienti militari ed individuata alla fine di del 1973 dalla Magistratura - non come rinvio ai Rosacroce contraffatti.

Sia come sia, è indubbio che gli accadimenti orchestrati dai filibustieri lasciano intravedere una filigrana esoterica: last, but not least, si pensi alla pièce allestita a Monaco il 22 luglio. Il giorno scelto per lo spettacolo è significativo non solo perché multiplo di 11, ma pure in quanto dì in cui si celebra Santa Maria Maddalena. E’ un giorno in cui si affolla una serqua di avvenimenti cruciali. I valori e le tradizioni legati a Maria Maddalena sono, come sempre, distorti e ribaltati per suggellare la sacralità invertita tanto cara alla setta di psicopatici, ai guitti di questo “teatro della crudeltà”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

17 gennaio, 2016

Lo Stato come Chiesa del XXI secolo



Ormai la Chiesa ha esaurito il suo ruolo storico con ed a causa di quest’ultimo papa i cui discorsi trasudano un moralismo piagnucoloso, melenso, bolso. La Chiesa di Ciccio ha perso la vestigiale aura del Sacro, per quanto fioca. Senza il Sacro né la religione né le comunità di credenti hanno più alcun senso. La Chiesa cattolica, fantasma di sé stessa, adempie ormai lo stesso ruolo di un consultorio familiare, di uno psicologo distaccato in una scuola per un paio d’ore la settimana.

E’ oggi lo Stato ad incarnare la Sacralità, seppure - sia chiaro - una Sacralità invertita: nel suo caso “sacro” è veramente esecrando, detestabile, ma chi potrebbe negare che il Potere è il Moloch abominevole cui quasi tutti, volenti o nolenti, si inchinano?

Lo Stato, in questa sua ultima, fatale metamorfosi, incute lo stesso reverenziale timore dell’Inquisizione tardo medievale e moderna: gli inquisitori odierni sono i magistrati, nerovestiti proprio come i preti. Il Potere, nuovo Torquemada, alterna e dosa sapientemente paternalismo ed intimidazioni, attitudine protettiva e coercizione.

Aveva intuito il futuro George Orwell in “1984”, dove sottolinea che il Grande fratello non vuole solo l’obbedienza dello schiavo, ma che lo schiavo lo ami. La Chiesa di Roma non esigeva forse una totale, “volontaria” adesione alla “fede in Cristo”? Non preferiva salvare l’anima, pur martoriando il corpo destinato ad essere infine bruciato sul rogo?

Il Sistema ci ama, di un amore blasfemo. Esso, lungi dal bandire il materialismo ed il consumismo, vagheggia l’edificazione di un tempio “spirituale” con adepti animati da una fede fanatica e settaria che escluda e perseguiti gli eretici.

In tutto questo si avverte certo qualcosa di spaventoso, ma pure di solenne, di ieratico: lo Stato è, infatti, un’organizzazione gerarchica, ritualistica, ma la gerarchia (letteralmente “potere del sacro”) e l’ossessione per i rituali sono la quintessenza del Potere oscuro, il Sancta sanctorum adornato in modo ampolloso con figure grottesche, benché circondato e nascosto dalle mura sobrie della “democrazia”.

Lo Stato, con le sue norme sempre più vessatorie, non si accontenta di rapinarci dei pochi beni materiali che abbiamo, di privarci delle residue libertà, giacché mira soprattutto a strapparci l’Anima. Intende piegarci affinché, genuflessi, veneriamo ed invochiamo il sanguinario idolo cui sacrificare quanto abbiamo di più caro.

Lo Stato alla fine si impossesserà di tutto, fuorché della Coscienza… di chi ne ha una.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

03 aprile, 2015

Epifania



Un po' come quegli istanti nel cuore della notte, quando ti svegli di colpo da un sonno profondo con la coscienza lancinante, lucidissima di qualche fatto spiacevole: che sei destinato a morire, per esempio”.

Questo scrive George Orwell (pseudonimo di Eric Blair) nel romanzo “Fiorirà l’aspidistra”. L’autore in questa opera, meno nota rispetto ai classici “La fattoria degli animali” e “1984”, ma non meno pregevole, riesce a fotografare con la lucidità che lo contraddistingue uno dei rari momenti epifanici della coscienza umana.

Davvero capita di destarsi nottetempo e di sentirsi sprofondare nell’abisso del nulla, di naufragare nell’oceano della solitudine. Ci domandiamo: che cosa succederà domani? Che cosa sarà di noi tra un anno, cinque, dieci? Il passato, il presente ed il futuro si fondono su un fondale indistinto.

L’identità si sente smarrita sul baratro dell’ignoto ed il buio è solcato da interrogativi cosmici. Il male potrebbe essere irredimibile, i patimenti potrebbero essere inutili e l’assurdo sembra il perno dell’universo. Siamo in bilico tra un caso insensato ed un destino iniquo. Frana la terra sotto i piedi, mentre l’angoscia fagocita la ragione. Intanto un freddo bagliore di numeri rischiara l’oscurità della camera, scandendo la fatalità del Tempo.

E l’alba a dissolvere quelle ombre, anche se qualche fosco velo continua ad aleggiare tutto intorno…

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

06 settembre, 2014

The Giver - Il mondo di Jonas

"The Giver - Il mondo di Jonas" è una produzione del 2014 per la regia di Phillip Noyce, trasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo distopico di Lois Lowry. Il film è interpretato da Jeff Bridges, Brenton Thwaites, Meryl Streep, Alexander Skarsgård e Katie Holmes.

In un futuro prossimo la società è diventata pacifica ed efficiente. E’ stata altresì rimossa ogni traccia del passato. Agli individui sono stati strappati sentimenti, inquietudini, amore e paura, mentre ogni nucleo familiare è formato perfettamente da un uomo e una donna con due figli, un maschio e una femmina. All'età di dodici anni ad ogni componente della società è assegnato il lavoro che svolgerà per il resto della vita. Solo una persona, definita "Il Donatore", ha la capacità di ricordare il tempo trascorso, dote da usare qualora si riveli necessario. All’adolescente Jonas è affidato il delicato incarico di custodire le memorie del genere umano. Egli è destinato a ricevere le conoscenze dal "Donatore" e ad addentrarsi in un territorio inesplorato. La strada per la conoscenza è, però, tortuosa e malagevole...

La pellicola sarà proiettata nelle sale il giorno 11 settembre prossimo.

L’idea alla base della produzione non è nuova: già “Equilibrium” descriveva un mondo senza i colori delle emozioni. Anche “Pleasantville” sceneggia una realtà di algida e tediosa perfezione. Qui il sistema dei personaggi accoglie un attante, il Donatore, che funge sia da mentore sia da destinatore. In questo modo si introduce una variatio.

E’ comunque sintomatico che il Leit motiv, la rinuncia agli affetti in cambio di un’insipida armonia, sia stato ripreso in un frangente storico che vede l’”eclissi del cuore” come condizione “umana” in gran parte già compiuta. Ancora poco e le larve di emozioni che aleggiano fra le necropoli tecnotroniche dilegueranno. Tra i post-uomini e gli automi la differenza oggi è molto labile. Cembali senza membrana, flauti senza ance, gli uomini non vibrano più in sintonia con l’universo. Le Muse non incantano più alcuno: gelide statue dimenticate in un deposito, su di loro si stratifica la polvere. Siamo ormai pronti ad abbandonare la vita, pur con la sua inevitabile iniezione di mali, per scivolare nell’anestesia. Siamo pronti a sprofondare nella smemoratezza, rinunciando al frutto amaro ma nutriente della conoscenza.

“The Giver” sembra, pur con tutte le ambiguità della stigia musa cinematografica, lanciare un allarme o vagheggiare un'età perduta. Come potrà, però, essere recepito un messaggio da chi non conosce radici? Le radici sono state svelte ed ora inaridiscono alla luce affilata di un sole elettrico...

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 gennaio, 2013

Mondo sommerso

La storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere. (G. W. F. Hegel)

E’ del tutto sostenibile l’idea che il corso della storia sia guidato e, ancor più, determinato da forze occulte, tutte tese alla realizzazione di progetti eversivi, a guisa di burattinai che, invisibili, tirano i fili della storia, sottoponendola ad un piano diabolicamente orchestrato. (G. Damiano, parafrasi)

Esiste un mondo sommerso di cui gli uomini comuni ignorano l’esistenza. E’ come se essi vivessero su un’immensa isola, pensando che il mare attorno, dalla superficie sino agli abissi più bui, sia del tutto privo di vita.

Basterebbe un romanzo come “1984” di George Orwell per denunciare e svelare le trame di un’élite occulta, ma purtroppo il capolavoro di Orwell, insieme con altre opere distopiche – si pensi a “Brave new world” di Aldous Huxley – è letto solo come una feroce critica dello stalinismo. E’ comunque interpretato come una condanna dei regimi totalitari del passato, laddove “1984” è proiettato, anzi scaraventato, con profetica lungimiranza, sul futuro che è il nostro tragico presente. Tale interpretazione è assecondata dal sistema che concentra tutto l’orrore nel nazionalsocialismo e nel “terrorismo islamico”: al di fuori di questi lager si estende il dorato, incantevole paradiso della libertà, della democrazia, dell’eguaglianza.

Non bastano le prove, i documenti, i fatti per convincere l’opinione pubblica che è raggirata, posta di fronte a parvenze evanescenti, scambiate per oggetti concreti. Si riproduce una condizione simile a quella descritta nel “mito della caverna”: lo schiavo, liberatosi dalle catene, scopre che la vera realtà è costituita dal mondo delle idee, mentre le cose sono pallide ombre. Invano, però, chi ha scoperto il vero lo addita ad un volgo incredulo ed ostinato nella sua cecità. Il pensiero di Platone, trasferito ad àmbito differente ma contiguo, ci è di insegnamento. Insegna soprattutto che l’umanità non è fecondata dalla cultura.

Così, mentre si vive ignari sulla superficie, gli Invisibili scavano gallerie ed erodono le fondamenta di una società destinata a crollare, ma del pericolo ci si accorgerà, solo quando sarà troppo tardi.

I perversi princìpi su cui si basa il potere sono espressamente indicati nel libro di Orwell, ma continuiamo a credere che sia letteratura, finzione. [1] La storiografia ufficiale, anche con i suoi intelletti più acuti, può soltanto strappare qualche brandello di verità, poiché la storia vera, almeno dall’età contemporanea in poi, non è quella ufficiale, ad usum Delphini, ma la sequenza di avvenimenti diretti e realizzati da una banda di tagliagole. Simile ad un convoglio che corre in una galleria a notevole profondità, la storia segreta è invisibile e parallela a quella che è raccontata e dichiarata nei testi scolastici.

La storia segreta è insaguinata: rigurgita di stragi efferate, di sacrifici umani, di sparizioni inspiegate, di genocidi, di torture... Essa è anche il tempio nefando adornato di lugubri simboli, di tetre panoplie.

Olimpiadi estive del 1972, 5-6 settembre, Monaco di Baviera (Germania Ovest): un commando di terroristi dell'organizzazione “Settembre nero” irrompe negli alloggi israeliani del villaggio olimpico. Due atleti, che hanno tentato di opporre resistenza, sono uccisi. Altri nove componenti della squadra olimpica sono presi in ostaggio. Alla fine un tentativo di liberazione (?), compiuto dalla polizia tedesca, causa la morte di tutti gli olimpionici sequestrati, di cinque fedayyin (?) e di un agente germanico.

Dubitiamo che l’eccidio fu perpetrato da Palestinesi: “Settembre nero” fu il Mossad sotto copertura? A prescindere da ciò, la carneficina di Monaco ci ammannisce il consueto pasto numerologico: 11 atleti israeliani trucidati, 5 fedayyn (?), un agente, per un totale di 17 vittime! Sul massacro infine l’ombra tenebrosa di quel nome, “Settembre nero”, come un preludio al settembre che avrebbe impresso al corso degli eventi una formidabile accelerazione verso il Nuovo ordine mondiale, il 9 11, con gli autoattentati dei servizi segreti internazionali alle Torri gemelle ed al Pentagono. I lavori per la costruzione dell’edificio atto ad ospitare il quartier generale del Dipartimento della “difesa”, erano stati avviati il giorno 11 settembre (9 11) del 1941...

18 novembre 1978, Guyana. Il folle reverendo Jim Jones convince i proseliti della sua congregazione, il People’s temple, ad uccidersi assieme a lui, assumendo del cianuro. Il predicatore è trovato esanime con un colpo di proiettile in testa; attorno a lui giacciono i cadaveri di 911 adepti.

La storia occulta è simile al sangue bollente in cui sono puniti i violenti nell’inferno dantesco. Il paradosso è questo: l’inferno viene decantato come eden. Leggiadri veli di menzogne coprono le più immonde turpitudini, le atrocità più mostruose.[2]

Quelli della cricca mondialista non badano a patrie, etnie, nazioni: schiacciano i popoli e se ne servono per i loro mefistofelici fini, ma - suprema ipocrisia e sfacciata inversione - amano presentarsi come custodi dei più venerandi valori. Non esitano a provocare calamità di ogni genere pur di trarne profitto o spesso solo per un crudele divertimento, per mero sadismo.

Asseriscono che bisogna ricordare il passato, celebrare la “giornata della memoria”, ma dimenticano – come sono sbadati – che Hitler era ebreo per parte di madre. Obliano tutte le altre vittime di ieri e di oggi della loro Realpolitik.

Affermano che è necessario proteggere la natura, ma avvelenano il pianeta senza un istante di requie.

Proclamano che è d’uopo promuovere la cultura, ma sanno soltanto inculcare l’ignoranza e la disinformazione.

Gridano ai quattro venti che occorre debellare la povertà e le malattie, ma affamano intere popolazioni e le ammorbano.

Giurano e spergiurano che vogliono la pace, ma accecano, straziano ed amputano corpi con le loro armi micidiali, nelle loro “missioni umanitarie”.

Sono gli stessi che si commuovono e cui sgorga una lacrima, dopo aver dato il loro plauso all’ideazione ed attuazione dell’ennesima ecatombe in una scuola o in cinema. Si troverà poi il solito capro espiatorio: un adolescente disadattato, subito tolto di mezzo affinché non sopravviva alcun testimone.

Falsi, bugiardi incalliti, ma attori consumati, i governanti sanno simulare e dissimulare.

Fabrizio De André scrisse che “non esistono poteri buoni”. Perfetto! Non esistono ovviamente neppure poteri sinceri.

[1] “La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. La guerra è pace”.

[2] Si consideri anche la curiosa “coincidenza”, il vaticinio incastonato nell’episodio spin-off della serie televisiva “The lone gunmen”, una produzione poi confluita nel celebre telefilm “X Files”. Il primo episodio, trasmesso il 4 marzo 2001, mette in scena una fazione segreta all'interno del governo degli Stati Uniti. Questa frangia cospira per dirottare a distanza un Boeing 727 in modo che si schianti contro il World Trade Center. Il fine precipuo è quello di ottenere che sia rimpinguato il bilancio del Dipartimento della “difesa”, accusando alcuni paesi stranieri di essere i mandanti dell'attentato. Nell'episodio, l'attacco è sventato dai protagonisti che, a bordo dell'aereo, disattivano il pilota automatico, pochi secondi prima che il velivolo raggiunga il bersaglio.

[3] Sul tema si legga almeno M. Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate, Il sentiero occulto del potere, 2008. Ci si riferisca pure alla corposa bibliografia ivi contenuta.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 settembre, 2009

Psicofanti

L'episodio del cittadino di Guidonia che è stato ingiustamente accusato di aver molestato la figlioletta rimanda a 1984 di George Orwell. L'uomo era stato denunciato da due occhiuti coniugi brasiliani: l'italiano, a causa di un atroce equivoco e dello zelo spionistico dei testimoni, ha rischiato una condanna a 15 anni di carcere da scontare in Brasile. Pare che la vicenda si sia conclusa in modo fausto, ma è indicativa del clima asfissiante che si respira oggi.

Attraverso una legislazione ad hoc, sempre più moralistica, repressiva ed ipocrita e per mezzo di una propaganda martellante, alcuni sudditi del sistema si sono trasformati in delatori, in agenti della psicopolizia "Pentiti", psicofanti (sicofanti psicopatici), impostori di professione si incontrano ad ogni angolo. Spesso costoro sono istigati a denunciare, spinti dall'"l'invidia delle corti putte", ma talvolta è un malinteso senso civico: i videosorveglianti si ergono a paladini della giustizia. In realtà, sono dei frustrati e degli inetti che si sentono qualcuno solo se indossano i distintivi di un corpo di ronde. Sotto i distintivi e le divise, niente.

Ormai è stato instillato il sospetto, è stata diffusa la paura del vicino. Esistono dei rischi nelle metropoli violente, ma i pericoli maggiori, le minacce esiziali provengono proprio da chi afferma di voler proteggere i cittadini, dallo stato-Leviatano. Si è inculcata la diffidenza nei confronti delle persone oneste. Le lettere anonime, i vituperi e le diffamazioni, specialmente sulla Rete, sono prassi consueta. Per di più molti credono a calunnie e rumores, senza verificare.

Sono segni di questi ultimi tempi, in cui gli uomini sono bugiardi, ipocriti, mendaci, tracotanti, infidi, soprattutto maledicentissimi.

La situazione è paradossale: i giustizieri improvvisati vedono delitti ed infrazioni là dove non esistono, mentre ignorano i veri crimini (quelli istituzionali) e chi li perpetra. Ignorano che sono dei laidi servi del sistema, ma il sistema, per cui i collaborazionisti nutrono una fanatica, cieca devozione, dopo averli sfruttati e strumentalizzati, li getterà in una discarica, anzi... in un inceneritore.



APOCALISSI ALIENE: il libro
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