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02 luglio, 2017

Raccolta differenziata: i veri scopi



In questi ultimi anni è stata introdotta in molti comuni italiani la cosiddetta “raccolta differenziata”, definita anche in modo del tutto improprio “porta a porta”. Giustamente i cittadini si lamentano di questo sistema che non funziona né può funzionare: è un metodo che si traduce in mucchi di sacchi e sacchetti ammassati in ogni dove, marciapiedi, angoli di strade, crocicchi, aiuole… L’immondizia è alla mercé di gabbiani e di ratti famelici nonché ricettacolo di insetti. Lo spettacolo cui si assiste nelle nostre città è ributtante, senza dimenticare le precarie condizioni igieniche.

Perché dunque le amministrazioni comunali, siano di “centro-destra” (in realtà ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari) siano di “centro-sinistra” (ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari) siano del Movimento cinque bretelle (ipercapitalisti, globalizzatori e reazionari), non recedono dalle loro scellerate decisioni?

Per i seguenti motivi. In primo luogo la “raccolta differenziata” è più lucrosa del riuso e del riciclaggio. Tale sistema alimenta il redditizio settore delle discariche dove la spazzatura, tanto diligentemente separata da ignari cittadini, è ammucchiata e sotterrata. Altro pattume è, invece, incenerito. In Italia la percentuale dei rifiuti recuperati è irrisoria.

Inoltre il “porta a porta” consente di vessare i cittadini, costringendoli a tenere l’immondizia in casa, ad attendere il giorno giusto affinché sia ritirata, a recarsi in “isole ecologiche” distanti dal luogo di abitazione, portando pesanti fardelli.

Non solo, se qualcuno non rispetta tempi e criteri del conferimento, si vede inflitta una sanzione pecuniaria. In questo modo si rimpinguano i bilanci comunali, mentre le società che ricevono appalti e subappalti per la raccolta di vetro, carta, alluminio, organico, incassano giganteschi introiti sulla finta differenziata.

Ancora, il folle procedimento sin qui delineato permette di trasformare alcuni “coscienziosi” utenti in delatori, come in “1984” dove certi sudditi di Oceania passano il loro tempo a spiare dirimpettai e condomini per denunciarli, alla prima “infrazione”, alla psicopolizia. Gli “incivili”, complici mollicci pennivendoli, sono additati al pubblico ludibrio.

Lo scenario ed il clima sono quelli da Nuovo ordine mondiale con interi rioni degradati, sporchi, pieni di criminali. Il fine ultimo della cricca è quello di creare ambienti urbani invivibili, gremiti di miserabili, di derelitti, di sbandati, di delinquenti. Sono zone che ricordano i quartieri popolati dai prolet, descritti sempre nel celebre romanzo di Orwell. L’errore più grossolano è quello di considerare i “politici alla stregua di incapaci”, sia quelli di alto rango sia gli idioti che mal governano regioni, città e paesi,: essi non sono incapaci, perché fingono di esserlo. Preferiscono sembrare degli inetti: per loro l’importante è perseguire luridi scopi.

Come abbiamo scritto, “Nuovo ordine mondiale” è sinonimo di dittatura, di caos, di povertà, di stridente contrasto tra baraccopoli ed oasi verdeggianti e superattrezzate in cui oziano le sedicenti élites. E’ un ordine che nasce e si impone attraverso il caos. E’ un caos che è costante alimento per ulteriori soprusi, per ulteriori devastazioni.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

08 gennaio, 2017

“Hunger games” tra denuncia ed acquiescenza al sistema



E’ famosa, soprattutto fra le nuove generazioni, la pellicola “Hunger games” per la regia di Gary Ross (2012), trasposizione dell’omonima saga scaturita dalla penna di Suzanne Collins.

“Hunger games” descrive una società distopica in cui un’élite di ricchi smidollati soggioga dodici distretti dove vive una popolazione ridotta in miseria. La classe dirigente, che vive in una città supertecnologica e corrusca, ogni anno organizza, a commemorazione di un tumulto sedato nel sangue, una lotteria culminante in una lotta mortale tra ventiquattro giovani, uno per ciascun distretto. [1]

La produzione ha quasi sempre incontrato il consenso sia del pubblico sia della critica, nonostante lo schematismo di certi espedienti narrativi, già visti (e letti) in altre opere del sottogenere fantascientifico-distopico. Ci pare che, da un punto di vista artistico, i pregi maggiori del film risiedano nella fotografia rutilante e nella recitazione, in grado di bilanciare una regia ed una sceneggiatura di taglio talora piattamente televisivo.

Sotto il profilo ideologico, “Hunger games” spicca per l’icastica rappresentazione del ceto al potere: è formato da individui fatui, sciocchi, dall’identità sessuale ambigua. E’ il ritratto perfetto della società prossima ventura con una classe di potenti impotenti, di oziosi alla frenetica ricerca di piaceri: la loro stessa crudeltà è scintillante di lustrini e di frivolezze.

Fondamentale è il ruolo che assume la tecnologia nel mondo di “Hunger games”: impianti sottocutanei per la localizzazione, ologrammi, droni, videosorveglianza globale… il film squaderna una serie di ritrovati, molti dei quali appartengono già ai nostri tempi tecnocratici. Con questo scenario futuribile stride, in un’efficace dissonanza, l’atmosfera decadente da Basso Impero: ormai l’”umanità” che tiene le leve del comando è ebbra di sangue, sfatta, satura di noiosi divertimenti.

La pellicola è stata letta ora come denuncia dei piani orchestrati dai fautori del Nuovo ordine mondiale ora come esempio di programmazione predittiva. Ci pare che "Hunger games" si situi in una zona di penombra tra critica ed acquiescenza: purtroppo adolescenti e giovani si sono appassionati alle peripezie, soprattutto sentimentali, degli eroi, Katniss e Peeta, più che riconoscere i cenni alle insidie di una propaganda deviante. Esiste il rischio di staccare dalla produzione il romanzo d’avventura, isolandolo dalle valenze critiche che, pur blande, non sono irrilevanti. Il rischio maggiore, però, è un altro: che la realtà prospettata in “Hunger games”, a base di emozioni effimere ma intense, di una tecnologia seducente, anche se coercitiva, sia considerata desiderabile.

L’opposizione al sistema pare ormai utopica, non per la debolezza di chi lo avversa, ma per la forza ed il convincimento con cui molti lo accolgono.

[1] In questa breve recensione ci riferiamo solo al primo episodio del ciclo narrativo.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

25 luglio, 2016

Ritualità



E’ arcinoto che i globalizzatori sono ossessionati dalla ritualità e dalla cabala. Abbiamo cercato perciò di collocare la pantomima nizzarda in un contesto controiniziatico, raccogliendo indizi numerologici: subito qualcosa non quadrava, perché erano assenti le consuete cifre, il numero 11 o suoi multipli etc. tuttavia come nel caso del racconto “La lettera rubata” di Edgar Allan Poe, la verità era in piena vista e non la scorgevamo. Certo! Il numero ufficiale delle “vittime” falciate dall’autocarro guidato dall’”attentatore”-gelataio, 84, è un riferimento al celebre romanzo di Orwell, “1984”, icastica anticipazione di un mondo sotto sorveglianza, schiacciato da una dittatura tanto sanguinaria quanto ipocrita. E’ il mondo in cui “viviamo”. Il messaggio è chiaro: “Sudditi, dimenticate ogni residua libertà: in nome della ‘sicurezza’, da molti a gran voce invocata, vi ritroverete presto con le videocamere installate nelle vostre stesse abitazioni!”

I soliti simboli sono disseminati in ogni dove. Non sappiamo chi uccise la povera Yara Gambirasio (sit ei terra levis), ma siamo arcisicuri che Massimo Giuseppe Bossetti è innocente. Alcuni autori, basandosi sulle risultanze delle indagini, su dati oggettivi e non su speculazioni, sono pervenuti al nostro stesso convincimento. Ignoriamo se l’omicidio di Yara sia inscrivibile in una cornice rituale; probabilmente no. Nondimeno è possibile rintracciarvi qualche sfumatura allegorica: la forma piramidale – invero inconsueta - della lapide della tomba, in cui sono sepolte le spoglie mortali dell’adolescente, ed un nome, quello di Rosita Brena, figura con lo stesso cognome di Giulia Brena, l’istruttrice il cui ruolo sembra centrale nella tragica vicenda. Rosita Brena entra nell’inchiesta di taglio ed in modo fugace per poi uscirne.

Bruno Mautone, nell’istruttivo saggio “Chi ha ucciso Rino Gaetano?”, pur all’interno di una ricostruzione decorosamente giornalistica, riconosce qualche indizio emblematico, ad esempio quando rileva che ricorre la “rosa” in alcune composizioni del cantante calabrese. Mautone interpreta il fiore come un cenno alla Rosa dei venti - l’'organizzazione segreta di stampo neofascista, collegata ad ambienti militari ed individuata alla fine di del 1973 dalla Magistratura - non come rinvio ai Rosacroce contraffatti.

Sia come sia, è indubbio che gli accadimenti orchestrati dai filibustieri lasciano intravedere una filigrana esoterica: last, but not least, si pensi alla pièce allestita a Monaco il 22 luglio. Il giorno scelto per lo spettacolo è significativo non solo perché multiplo di 11, ma pure in quanto dì in cui si celebra Santa Maria Maddalena. E’ un giorno in cui si affolla una serqua di avvenimenti cruciali. I valori e le tradizioni legati a Maria Maddalena sono, come sempre, distorti e ribaltati per suggellare la sacralità invertita tanto cara alla setta di psicopatici, ai guitti di questo “teatro della crudeltà”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

22 maggio, 2016

Bersaglio ignobile



"L'ignoranza è forza". (G. Orwell)

“Conosci il tuo nemico”, si suole ripetere. Purtroppo la stragrande maggioranza delle persone ignora chi sia veramente il nemico: i sudditi si accaniscono contro la classe “politica”, simili a cavalieri di giostre rinascimentali che colpiscono con le lance un inerte saracino. Ormai incapaci di affrontare un rivale vero, si esercita un decadente spirito marziale contro miseri surrogati. Che senso ha infierire – a parole – contro pupazzi pazzi?

Qualcuno crede di aver individuato il bersaglio nei banchieri, nei dirigenti delle multinazionali, nei generali: sono dei banditi, degli esseri spregevoli, eppure non formano la Cupola. L’avidità di denaro e di dominio è il lato migliore di questa feccia. I veri padroni del vapore sono altri e sono individui loschissimi, ossessionati dalla numerologia, dai riti, dai sacrifici. E’ ciurmaglia senz’anima sia in senso letterale sia metaforico. Sono simulacri, vampiri energetici, cloni, c...i.

Come indurre la massa a capire chi è il vero avversario? E’ gente senza scrupoli, feroce, perversa, ma soprattutto di scaltrezza mefistofelica: hanno creato un sistema pressoché inossidabile. Hanno creato una realtà dove ogni loro vera intenzione è perfettamente dissimulata nel’esatto contrario. Non è solo doppiezza: è soprattutto strategia sopraffina. Chapeau.

La delusione è cocente: mentre qualcuno si sveglia, infernali manipolatori narcotizzano intere legioni di bambini ed adolescenti con le frottole più disparate: i cambiamenti climatici dovuti ai gas serra, l’evoluzionismo, la teoria del Big bang…

E’ una sfida impari, perché, dopo che si è riusciti a liberare un prigioniero, mille sono catturati ed incatenati. Così, almeno da un punto di vista numerico, si è sempre in svantaggio; ogni successo contro l’establishment rischia di essere una vittoria di Pirro.

Essi controllano i media, l’”istruzione”, i tribunali, gli Stati, le Chiese, le istituzioni, i partiti, le risorse, la tecnologia, l’energia…: le nuove generazioni sono intrappolate e la trappola si chiama “agenda digitale”, ossia la smaterializzazione di tutti i rapporti con le strutture burocratiche. Il “cittadino” è destinato a trasformarsi in un numero che potrà essere azzerato dal potere solo pigiando un tasto.

Tutti in fila verso la cella virtuale in cui l’unica luce sarà quella di uno schermo catalettico.

Insomma, o non si combatte più, perché si è ormai letargici ed acquiescenti, persino convinti di poter difendere il proprio piccolissimo hortus conclusus, fino a quando almeno la storia non viene a chiedere il conto; altrimenti si lotta, come se si fosse strabici, menando fendenti a vuoto.

E’ questa la situazione: un passo avanti e cento indietro. Non è lontano il giorno in cui non resterà più neppure un lembo di territorio dove ripiegare.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

19 dicembre, 2015

Cool school



L’ignoranza è forza. (G. Orwell)

E’ solo una sorta di esperimento mentale o un sogno ad occhi aperti, perché è naturale che nessun governo ha veramente a cuore la cultura, anzi agisce proprio per affossarla, vedendo la conoscenza, che è sinonimo di spirito critico e di consapevolezza, come il fumo negli occhi. Le classi dirigenti brillano per perversità, più che per inefficienza: la loro astuzia consiste nella capacità di occultare la nequizia dietro l’insipienza.

Come dovrebbe essere organizzata l’educazione? I licei dovrebbero essere dei centri di ricerca e di elaborazione culturale. Poche, ma dense ore di lezione, destinate soprattutto a discipline in grado di stimolare la fantasia e la capacità di osservazione; argomenti svolti in modo da assecondare le attitudini e gli interessi di ciascun allievo; reale libertà d’insegnamento; tempi idonei riservati ad attività manuali: questi dovrebbero essere i cardini dell’istruzione tesa a valorizzare le risorse dell’emisfero destro.

Tuttavia un’evoluzione dei processi di apprendimento ed insegnamento, più che da una saggia ed efficace articolazione dei quadri orari, dei contenuti e dei metodi, sarebbe propiziata da una radicale trasformazione del contesto architettonico ed ambientale: gli edifici scolastici dovrebbero essere concepiti con locali ampi, ariosi, con studi per ciascun docente. Le aule dovrebbero essere circondate da logge e persino da giardini pensili dove svolgere lezioni en plen air, come era consuetudine di alcuni filosofi antichi.

L’architettura influisce sul modo di essere delle persone, sulla maniera di rapportarsi allo spazio, di interagire con la luce, con i cambiamenti atmosferici. Essa agisce sulla percezione del reale, con le sue valenze prospettiche e cromatiche in cui si diffondono risonanze emotive.

L’architettura, sia nelle configurazioni esterne sia nella gestione degli interni, si associa ad aspetti etici. L’estetica è etica.

Ovviamente la realtà è ben diversa: la censura più ottusa, l’ignoranza, l’ideologia, la propaganda o, nel migliore dei casi, uno sterile ed ammuffito nozionismo, purtroppo sembrano dominare incontrastati nel sistema scolastico, nonostante qualche lodevole eccezione.

Infine l’invasione della tecnologia e della digitalizzazione, lungi dal migliorare la didattica e le relazioni interpersonali, hanno solo disumanizzato, inaridito e ristretto i già angusti orizzonti culturali.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

29 dicembre, 2014

Dio, il diavolo e gli "ingegneri politici"


Educare significa per lo più sfatare i luoghi comuni.

E’ da molti, molti anni che svariati commentatori e cittadini ripetono che il popolo, di fronte alle alla politica iniqua degli apparati, un giorno o l’altro si ribellerà per rovesciare il governo di turno.

No! Non accadrà, per una serie di ragioni incuneate nell’ingegneria politica. [1] Quelli lì non sono scemi. In primo luogo, ogni sollevazione generale è oggi impossibile a causa degli strumenti micidiali di cui dispongono le forze dell’”ordine”. La coercizione ed il controllo hanno toccato livelli spaventosi: anche solo organizzare una manifestazione di protesta è divenuta un’impresa ardua. Figuriamoci un’azione volta a rovesciare l’establishment: essa abortirebbe sul nascere.

Un altro motivo per cui è inimmaginabile una rivolta efficace contro il Leviatano risiede nel fatto che a ribellarsi dovrebbero essere proprio coloro che sono inermi, deboli, spesso rassegnati. Disoccupati, emarginati, indigenti, pensionati con la minima non dispongono, per natura, di risorse logistiche e finanziarie utili ad azioni determinanti. Potranno gridare qualche slogan in un corteo, inalberare dei cartelli, occupare una piazza… ma tutto finisce lì: qualche “carica di alleggerimento” ricondurrà i dimostranti a più miti consigli.

La classe che opprime il popolo può contare su mille potenti armi per tenere a bada i reietti: l’esercito, la polizia, la magistratura, i media ufficiali.

Mi sembra tuttavia che il motivo più importante da cui dipende il carattere utopico di qualsiasi radicale rinnovamento per mezzo di terapie d’urto (ad esempio, uno sciopero fiscale) sia un altro: la mortale lentezza con cui il regime abitua i sudditi a situazioni sempre peggiori. Accade quanto avviene alla celebre rana che muore nell’acqua bollente, senza accorgersi della temperatura diventata intollerabile, poiché il calore cresce un po’ alla volta. Le condizioni economiche e sociali non precipitano da un giorno all’altro, ma si deteriorano con estenuante gradualità. Questo logoramento è stato definito giustamente “totalitarismo per gradi”. Un giorno ci si desta nella dittatura più sanguinaria, senza che ci sia avveduti delle radicali, irreversibili degenerazioni. Si è defraudati giorno dopo giorno di diritti, denaro, opportunità, prospettive, conoscenze, fino a quando ci si ritrova disarmati ed in totale miseria. La maggioranza dei cittadini non è consapevole dei cambiamenti che la conducono al baratro, un po’ come ciascuno di noi non è conscio dell’invecchiamento: la decadenza, infatti, si insinua, non si manifesta ex abrupto.

Montale scrive che “Dio ha passo di tartaruga”; il diavolo, invece, procede ancora più adagio, come una lumaca e, come una lumaca, invischia nella sua ripugnante bava.

[1] Per “ingegneria politica” si deve intendere quel complesso di strategie e di azioni volte a destabilizzare ed a distruggere progressivamente gli stati nazionali per sostituirli con una compagine planetaria di tipo tirannico in cui un’élite di arciricchi domina una massa di schiavi.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 settembre, 2014

Bab Shaytan


Quando si intende condannare il crudele sistema produttivo che soggioga quasi tutto il pianeta si usa il termine “neo-liberismo”. Neo-liberismo? Magari! Se veramente fosse un modello che si richiama almeno in una certa misura al liberismo con i suoi vantaggi e limiti, gli artigiani e gli imprenditori sarebbero liberi di produrre e di investire in un quadro di agile concorrenza, di costante miglioramento dell’offerta per acquisire sempre nuove fette di mercato.

Non è così. Pochissime corporations dominano il mercato globale in un regime di oligopolio o di monopolio che è l’esatto contrario della libera iniziativa. Aggiungiamo tutte le soffocanti vessazioni dello Stato-Leviatano (scadenze, tasse esose, agenzie fiscali, partita I.V.A., studi di settore...) e del liberismo non resta neppure una pallida ombra.

Uno dei mali maggiori della nostra società è l’ipocrisia che impasta ed imbelletta la lingua: non abbiamo il coraggio di usare le parole aderenti alle cose. Anche chi denuncia le innumerevoli scelleratezze delle multinazionali e degli apparati mutua i vocaboli coniati dai media di regime. La sua denuncia perde così di vigoria e di mordente.

E’ il caso pure di “neo-con” (neo-conservatori): con questo lessema sono stati designati dei criminali statunitensi fautori di una politica aggressiva e machiavellica. Dove sarebbero i valori della conservazione, condivisibili o no, ma che sono comunque ideali? I cosiddetti neo-con dovrebbero essere i paladini di principi quali l’amor di patria, il senso etico, la famiglia, la religione etc., mentre sono dei volgari banditi senza scrupoli.

In verità il mondo in cui ci siamo intrappolati è un turpe, abominevole connubio tra il più feroce capitalismo ed il Socing descritto da Orwell in “1984”. La distopia è reale, granitica. Eppure non si riesce ancora a rendere l’idea, se non definiamo l’establishment come perfettamente satanico. Satanico è non solo sinonimo di maleficentissimo e di iniquo, ma soprattutto di capovolto. Tutto è sovvertito, rovesciato: la verità è contraffatta nella lurida menzogna, la morale è pervertita nel laidume, la bellezza deformata nell’orrore, la cultura scolorita nell’ignoranza. La corruzione non è la ruggine che attacca l’integrità, ma infezione sistemica.

Il consorzio “umano” si regge sullo squilibrio ed è raro imbattersi ancora in qualcosa di decoroso. E’ addirittura un miracolo trovare qualcuno, essendo quasi tutta l’umanità ottenebrata, che riconosca ed apprezzi la dignità.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 gennaio, 2013

Mondo sommerso

La storia è la versione dei fatti di chi detiene il potere. (G. W. F. Hegel)

E’ del tutto sostenibile l’idea che il corso della storia sia guidato e, ancor più, determinato da forze occulte, tutte tese alla realizzazione di progetti eversivi, a guisa di burattinai che, invisibili, tirano i fili della storia, sottoponendola ad un piano diabolicamente orchestrato. (G. Damiano, parafrasi)

Esiste un mondo sommerso di cui gli uomini comuni ignorano l’esistenza. E’ come se essi vivessero su un’immensa isola, pensando che il mare attorno, dalla superficie sino agli abissi più bui, sia del tutto privo di vita.

Basterebbe un romanzo come “1984” di George Orwell per denunciare e svelare le trame di un’élite occulta, ma purtroppo il capolavoro di Orwell, insieme con altre opere distopiche – si pensi a “Brave new world” di Aldous Huxley – è letto solo come una feroce critica dello stalinismo. E’ comunque interpretato come una condanna dei regimi totalitari del passato, laddove “1984” è proiettato, anzi scaraventato, con profetica lungimiranza, sul futuro che è il nostro tragico presente. Tale interpretazione è assecondata dal sistema che concentra tutto l’orrore nel nazionalsocialismo e nel “terrorismo islamico”: al di fuori di questi lager si estende il dorato, incantevole paradiso della libertà, della democrazia, dell’eguaglianza.

Non bastano le prove, i documenti, i fatti per convincere l’opinione pubblica che è raggirata, posta di fronte a parvenze evanescenti, scambiate per oggetti concreti. Si riproduce una condizione simile a quella descritta nel “mito della caverna”: lo schiavo, liberatosi dalle catene, scopre che la vera realtà è costituita dal mondo delle idee, mentre le cose sono pallide ombre. Invano, però, chi ha scoperto il vero lo addita ad un volgo incredulo ed ostinato nella sua cecità. Il pensiero di Platone, trasferito ad àmbito differente ma contiguo, ci è di insegnamento. Insegna soprattutto che l’umanità non è fecondata dalla cultura.

Così, mentre si vive ignari sulla superficie, gli Invisibili scavano gallerie ed erodono le fondamenta di una società destinata a crollare, ma del pericolo ci si accorgerà, solo quando sarà troppo tardi.

I perversi princìpi su cui si basa il potere sono espressamente indicati nel libro di Orwell, ma continuiamo a credere che sia letteratura, finzione. [1] La storiografia ufficiale, anche con i suoi intelletti più acuti, può soltanto strappare qualche brandello di verità, poiché la storia vera, almeno dall’età contemporanea in poi, non è quella ufficiale, ad usum Delphini, ma la sequenza di avvenimenti diretti e realizzati da una banda di tagliagole. Simile ad un convoglio che corre in una galleria a notevole profondità, la storia segreta è invisibile e parallela a quella che è raccontata e dichiarata nei testi scolastici.

La storia segreta è insaguinata: rigurgita di stragi efferate, di sacrifici umani, di sparizioni inspiegate, di genocidi, di torture... Essa è anche il tempio nefando adornato di lugubri simboli, di tetre panoplie.

Olimpiadi estive del 1972, 5-6 settembre, Monaco di Baviera (Germania Ovest): un commando di terroristi dell'organizzazione “Settembre nero” irrompe negli alloggi israeliani del villaggio olimpico. Due atleti, che hanno tentato di opporre resistenza, sono uccisi. Altri nove componenti della squadra olimpica sono presi in ostaggio. Alla fine un tentativo di liberazione (?), compiuto dalla polizia tedesca, causa la morte di tutti gli olimpionici sequestrati, di cinque fedayyin (?) e di un agente germanico.

Dubitiamo che l’eccidio fu perpetrato da Palestinesi: “Settembre nero” fu il Mossad sotto copertura? A prescindere da ciò, la carneficina di Monaco ci ammannisce il consueto pasto numerologico: 11 atleti israeliani trucidati, 5 fedayyn (?), un agente, per un totale di 17 vittime! Sul massacro infine l’ombra tenebrosa di quel nome, “Settembre nero”, come un preludio al settembre che avrebbe impresso al corso degli eventi una formidabile accelerazione verso il Nuovo ordine mondiale, il 9 11, con gli autoattentati dei servizi segreti internazionali alle Torri gemelle ed al Pentagono. I lavori per la costruzione dell’edificio atto ad ospitare il quartier generale del Dipartimento della “difesa”, erano stati avviati il giorno 11 settembre (9 11) del 1941...

18 novembre 1978, Guyana. Il folle reverendo Jim Jones convince i proseliti della sua congregazione, il People’s temple, ad uccidersi assieme a lui, assumendo del cianuro. Il predicatore è trovato esanime con un colpo di proiettile in testa; attorno a lui giacciono i cadaveri di 911 adepti.

La storia occulta è simile al sangue bollente in cui sono puniti i violenti nell’inferno dantesco. Il paradosso è questo: l’inferno viene decantato come eden. Leggiadri veli di menzogne coprono le più immonde turpitudini, le atrocità più mostruose.[2]

Quelli della cricca mondialista non badano a patrie, etnie, nazioni: schiacciano i popoli e se ne servono per i loro mefistofelici fini, ma - suprema ipocrisia e sfacciata inversione - amano presentarsi come custodi dei più venerandi valori. Non esitano a provocare calamità di ogni genere pur di trarne profitto o spesso solo per un crudele divertimento, per mero sadismo.

Asseriscono che bisogna ricordare il passato, celebrare la “giornata della memoria”, ma dimenticano – come sono sbadati – che Hitler era ebreo per parte di madre. Obliano tutte le altre vittime di ieri e di oggi della loro Realpolitik.

Affermano che è necessario proteggere la natura, ma avvelenano il pianeta senza un istante di requie.

Proclamano che è d’uopo promuovere la cultura, ma sanno soltanto inculcare l’ignoranza e la disinformazione.

Gridano ai quattro venti che occorre debellare la povertà e le malattie, ma affamano intere popolazioni e le ammorbano.

Giurano e spergiurano che vogliono la pace, ma accecano, straziano ed amputano corpi con le loro armi micidiali, nelle loro “missioni umanitarie”.

Sono gli stessi che si commuovono e cui sgorga una lacrima, dopo aver dato il loro plauso all’ideazione ed attuazione dell’ennesima ecatombe in una scuola o in cinema. Si troverà poi il solito capro espiatorio: un adolescente disadattato, subito tolto di mezzo affinché non sopravviva alcun testimone.

Falsi, bugiardi incalliti, ma attori consumati, i governanti sanno simulare e dissimulare.

Fabrizio De André scrisse che “non esistono poteri buoni”. Perfetto! Non esistono ovviamente neppure poteri sinceri.

[1] “La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza. La guerra è pace”.

[2] Si consideri anche la curiosa “coincidenza”, il vaticinio incastonato nell’episodio spin-off della serie televisiva “The lone gunmen”, una produzione poi confluita nel celebre telefilm “X Files”. Il primo episodio, trasmesso il 4 marzo 2001, mette in scena una fazione segreta all'interno del governo degli Stati Uniti. Questa frangia cospira per dirottare a distanza un Boeing 727 in modo che si schianti contro il World Trade Center. Il fine precipuo è quello di ottenere che sia rimpinguato il bilancio del Dipartimento della “difesa”, accusando alcuni paesi stranieri di essere i mandanti dell'attentato. Nell'episodio, l'attacco è sventato dai protagonisti che, a bordo dell'aereo, disattivano il pilota automatico, pochi secondi prima che il velivolo raggiunga il bersaglio.

[3] Sul tema si legga almeno M. Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate, Il sentiero occulto del potere, 2008. Ci si riferisca pure alla corposa bibliografia ivi contenuta.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

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