Visualizzazione post con etichetta Ahriman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ahriman. Mostra tutti i post

24 giugno, 2011

Il bene ed il male

“Il bene e il male: che cos’è”(?) è un volume in cui sono raccolti gli interventi di una conferenza tenuta da Pietro Archiati. Il titolo, che esibisce un soggetto tanto vitale, mi ha subito catturato, ma la delusione è stata pari, se non superiore, alla curiosità dei primi istanti.

Archiati si professa discepolo di Rudolf Steiner, di cui riprende, in verità semplificandole e volgarizzandole, alcune idee. Come si nota dal titolo, il tema è tra i più impegnativi, eppure l’autore, sicuramente persona in buona fede e simpatica, lo affronta in modo alquanto superficiale. Nel volume, che punta molto sulla libertà (data come postulato, non dimostrata nonché almeno in parte in contraddizione con la dottrina del karma) e sulla creatività dell’uomo, sulla necessità di emanciparsi dalle regole per costruire un’etica genuina, non manca qualche gemma, ma l’impressione generale è di deprimente piattezza e banalità.

E’ lodevole che Archiati abbia deciso di prendere le distanze dalla chiesa cattolica e dalle sue storte dottrine pseudo-cristiane; la sua critica dello scientismo è motivata e la diagnosi dell’insoddisfazione come assillo dell’uomo contemporaneo è calzante, ma al vino cattivo si sostituisce un vino annacquato.

In fondo, il libro è simile a mille altri testi edificanti: lasciano il tempo che trovano e la realtà non è meno dura, se la descriviamo con belle parole. Si sfiora poi il ridicolo, quando, nel goffo tentativo di giustificare il male ed il karma, si comincia un astruso computo di anime incarnatesi o disincarnatesi che sembra una specie di riffa: “il calcolo dei dadi più non torna”. Al limite tutti questi numeri vanno bene per giocarseli al lotto.

Rispetto alle pagine scritte dal venerato maestro che ebbe un’acuta e lungimirante visione delle Tenebre, concepite come una realtà oscura e maleficentissima, si resta disarmati di fronte a così dozzinali spiegazioni ed inviti deamicisiani al “volemose bene”. Le sofferenze inaudite di un’umanità straziata nel corpo e nell’animo, di una natura torturata sono anestetizzate con quattro scialbi predicozzi da prete di campagna.

E’ inutile diffondersi oltre su un libercolo che, nonostante le buone intenzioni dell’autore, è poco più di un catechismo steineriano. Di fronte al male, come abbiamo più volte scritto, o si dimostra caratura intellettuale per gettare un barlume sull’interrogativo per antonomasia o è meglio tacere, poiché se la teodicea è di per sé audace, una teodicea così sciocca è addirittura sacrilega.

Che cos’è il male? Archiati si cimenta in questo compito improbo, in una “impossibile mission”, ma la missione è fallita!

Ringrazio M.B., che credo concorderà con questo mio giudizio del tutto scevro di acrimonia, per la segnalazione.

APOCALISSI ALIENE: il libro

03 luglio, 2009

Apocatastasi

Nel Nuovo Testamento (Atti 3, 20) l'apocatastasi è la reintegrazione o nuova creazione di tutte le cose. Nel III sec. d.C. Origene, assumendo il concetto nel proprio sistema teologico, lo intese come riconciliazione con Dio dell'intera creazione, compresi Satana e la morte. Tale dottrina fu accolta da alcuni padri orientali (ad esempio, da Gregorio Nisseno) e, nonostante la condanna pronunciata dal secondo concilio di Costantinopoli (553), fu accettata anche da teologi come Scoto Eriugena e Franz Schleiermacher.

E' arduo comprendere la genesi del Male e la sua intima ragione: più che un argomento spinoso è un nodo di Gordio. Qui, tralasciando di tentare la messa a fuoco di un soggetto tanto ostico (se il Male sia uno degli errata Dei, per riprendere una dicitura di Borges, o una caduta ontologica o il risultato di una libera decisione etc.), vorrei chiedermi quale possa essere il destino dei demoni e dei loro accoliti terrestri.

Origene riteneva che anche costoro potessero essere redenti per essere reintegrati nella perfezione divina. E' prospettiva che - dobbiamo riconoscerlo - denota un'attitudine del tutto aliena da risentimento, ma che può ripugnare. La sorte dei reprobi sarebbe dunque eguale a quella degli eletti? Non intercorrerebbe alcuna differenza tra chi è fautore consapevole ed ostinato della distruzione e chi, invece, pur tra molteplici contraddizioni ed errori, ha intrapreso il percorso opposto? Può Ahriman essere accolto nella corte radiosa di Ahura Mazda?

Dall'osservatorio limitato dell'uomo è difficile comprendere quali siano i disegni reconditi degli eventi, quale arra di vittoria possa costituire il martirio, quale elevazione sia custodita nello scrigno della sofferenza. Tuttavia restano delle perplessità: è equo che il futuro di Arconti e malvagi incalliti sia l'annientamento? Non sarebbe auspicabile che essi fossero costretti ad espiare in qualche modo, non per l'eternità, ma per un congruo periodo? I conti, prima o dopo, vanno pareggiati. Non è vendetta, ma giustizia. Se esiste almeno una parte di responsabilità (è questo un postulato dell'etica), è inevitabile che si scontino le conseguenze delle proprie azioni.

Nondimeno nessuno condannerà gli altri: qualunque sia la destinazione degli uomini la cui anima è stata risucchiata dalle Tenebre, essi stessi pronunceranno il verdetto. La loro condanna è già nella loro esistenza mortuaria, chiusa disperatamente alla luce, alla verità ed alla vita. E questo, però, solo un antipasto.



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

AddThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...