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16 ottobre, 2012

Le strane morti alla "Marconi"

Nel voluminoso ed istruttivo saggio “Extraterrestri amici e ostili”, George C. Andrews indaga l’inquietante sequela di morti che funestarono la società Marconi Ltd, azienda attiva nel settore della sicurezza e dei sistemi di difesa aerospaziale. L’autore desume quasi tutte le informazioni da un articolo di cronaca apparso sul Tulsa World, a firma di Leslie Shepherd dell’Associated press.

Il mistero ebbe inizio il 5 agosto 1986 quando Vimal Dajibahi, 24 anni fu ritrovato esanime sulla sponda del fiume sotto il ponte di Clifton, presso Bristol (Inghilterra sud occidentale). Si ventilò l’ipotesi del suicidio, ma gli esami del medico legale non chiarirono le cause del decesso. Nessuno seppe spiegare perché Dajibahi, giovane ingegnere che verificava i sistemi di guida per i siluri, all’interno della Marconi underwater systems ltd, presso Londra, si trovasse a 168 kilomteri dalla capitale britannica.

Tre mesi dopo la scomparsa di Dajibahi, Ashad Sharif, un analista informatico che lavorava ad un progetto di difesa in un’altra sede della Marconi, vicino a Londra, fu trovato morto in un parco nei dintorni di Bristol. Secondo l’inchiesta, il tecnico si tolse la vita, impiccandosi, dopo aver appeso una corda ad un ramo ed aver messo in moto la sua automobile. Un suicidio alquanto macchinoso…

Nel gennaio del 1987 fu la volta del programmatore di computer Richard Pugh il cui cadavere fu rinvenuto nell’abitazione di Londra. Le circostanze del decesso non furono mai accertate. Pugh, 37 anni, aveva lavorato per il Ministero della difesa.

Nello stesso anno John Brittam, esperto informatico di 52 anni, fu trovato privo di vita nella sua auto posteggiata nel garage di casa. Brittam era stato impiegato presso la Royal armaments research and development establishment.

Un mese dopo morì Peter Peabell, docente universitario titolare della cattedra di Metallurgia. Si trattava di un apparente suicidio, con Peabell esanime sotto la sua vettura con il motore acceso. Fonti governative lasciarono trapelare che l’ordinario era stato impegnato in un progetto che studiava i nuovi impieghi del berillio in Unione sovietica.

Nel marzo del 1987 l’esperto di sistemi informatici David Sands entrò con la vettura carica di taniche contenenti carburante in un ristorante vuoto, bruciando vivo. Sands, 37 anni, aveva lavorato per Easama, una società collegata alla Marconi, con un contratto inerente alla difesa aerea.

Nell’aprile 1987 perirono altri due scienziati. Uno era Mark Wisner, 25 anni, specialista di computer alla base della R.A.F. per il collaudo degli armamenti. Un’inchiesta stabilì che era morto suicida, soffocandosi con un sacchetto di plastica.(!) L’altro, Victor Moore, era un esperto della Marconi: in questo caso gli inquirenti conclusero che il decesso era stato causato da overdose. Wisner si stava occupando della creazione di programmi informatici destinati ai caccia Tornado, mentre Moore aveva progettato sistemi di rilevazione in condizuioni di oscurità.

Tempo dopo fu trovata su una scogliera la salma di Russell Smith, scienziato di 25 anni, impiegato all’Unità per l’energia atomica a Harvell. La polizia asserì che era stata reperita una lettera nell’auto di Smith, ma si rifiutò di rivelare il contenuto dello scritto.

Il 25 marzo del 1988 un altro addetto della Marconi, il 52enne Trevor Knight, fu rinvenuto morto nella sua vettura satura di monossido di carbonio. Knight, ingegnere elettronico, si era interessato di missili teleguidati presso il quartier generale della società.

A questi decessi Andrews aggiunge l’incidente fatale che occorse al pilota collaudatore Humphrey Taylor Scott il 22 ottobre 1987. Scott partì da una base aerea del Surrey a bordo di Harrier GR-5, velivolo a decollo verticale. Egli doveva colladaure l’unità prima che fosse consegnata alla R.A.F. Qualche minuto dopo il decollo, il controllore di volo ricevette una regolare comunicazione via radio da Scott, ma in seguito perse ogni contatto. Non fu captato alcun segnale di May day. Il 23 ottobre il corpo dello sventurato aviatore, con indosso tuta, paracadute e giubbotto gonfiabile, fu individuato in un campo del Wiltshire.[1]

Marcello Soave in “Ufologi uccisi”, sottolinea che gli specialisti della Marconi erano implicati in maniera diretta o indiretta in un piano di difesa spaziale, noto come “Scudo stellare”. Inoltre l’autore evidenzia un nesso tra la singolare serie di “suicidi” o “morti accidentali” e scottanti questioni ufologiche. Scrive Soave: “Molti hanno ipotizzato che la ricerca fu avviata con lo scopo di proteggere gli Stati Uniti sia dall’Unione sovietica sia dagli alieni. Probabilmente il KGB, comprendendo che le forze occidentali stavano perfezionando una potente arma che poteva essere usata nello spazio contro di loro, sferrò un'offensiva per vanificare il progetto. […] Forse gli scienziati eliminati avevano scoperto che i vertici militari erano in combutta con i Grigi”.

Qualcuno è proclive a ritenere che nella strage fossero stati coinvolti extraterrestri preoccupati che i militari stessero creando degli apparati volti a danneggiare o a distruggere le loro navicelle. Andrews, invece, suppone che gli esperti ad un certo punto si erano accorti che i loro servigi erano sfruttati da persone controllate dai Grigi, esseri per nulla interessati al benessere dell’umanità. In particolare Andrews nota che l’accademico Peter Peabell, prima di essere ucciso, stava profondendo il suo impegno in uno studio sul berillio, un elemento ad alta tenuta, destinato ad essere impiegato nella costruzione di strutture subacquee. Non sono poche le fonti che si riferiscono all’esistenza di basi aliene site sui fondali marini del pianeta.

E’ una storia molto sinistra, allarmante, piena di ombre: è sicuro che le autorità e gli investigatori spacciarono per suicidi una catena di assassinii, ma è arduo comprendere chi si trovi dietro questo eccidio: una potenza straniera? alieni alleati del governo occulto? una forza esterna?

Infine, perché i decessi sembrano essersi interrotti? Il programma dello scudo spaziale è stato solo ufficialmente accantonato. Stando ad alcuni ricercatori – si pensi ad Alfred Lambremont Webre - i sistemi H.A.A.R.P. sono uno sviluppo dei dispositivi bellici spaziali avviati negli anni ‘80 del XX secolo. Dispositivi bellici ideati e realizzati per combattere chi?

Forse non è difficile rispondere.

[1] Alcuni autori aggiungono alla ferale lista altri "suicidi" ed "incidenti".

Fonti:

G. C. Andrews, Extraterrestri amici e ostili, pp. 340-344, 1986
M. Soave, Ufologi uccisi, 2007


APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

23 luglio, 2010

Ipotesi lunari

Numerose sono le teorie sulla formazione della Luna che, stando all'astronomia ufficiale, avrebbe 4,6 miliardi di anni. Secondo l'astronomo statunitense W.H. Pickering (1858-1938), questo "calcinato cadavere cosmico" (W. Von Braun) fu strappato dal cuore della Terra. Anche R. Steiner, nel saggio “Miti e misteri dell'antico Egitto”, sostiene che il satellite e la Terra, eoni addietro, costituivano un unico corpo celeste. Lo scienziato britannico J.H. Jeans (1877-1946) pensò che Selene fosse il risultato dell'aggregazione di frammenti cosmici; il celebre astronomo di Albione, F. Hoyle, (1915-2001), ipotizzò che la Luna fosse stata originata dai frammenti di una stella esplosa.

Il noto cosmonauta sovietico Pavel Popovich (1930-2009) riporta le seguenti informazioni: molto tempo fa, esisteva un pianeta gigante vicino alla Terra, più grande di Saturno, abitato da una civiltà avanzatissima. Alcuni autori di fantascienza chiamano il pianeta Phaeton, altri Moonah. I suoi abitanti sfruttavano l'energia nucleare ed usavano il nostro pianeta come area di test: di conseguenza sul pianeta occorse un'esplosione con tragiche conseguenze. Un frammento di Moonah si staccò e venne catturato dalla Terra, per diventare la nostra Luna.

La Luna, che è l'oggetto astronomico più vicino a Gaia ed il più intensamente studiato, è dopo tanti millenni, ancora un corpo enigmatico: ad esempio, non è chiaro quale sia la genesi dei crateri. Di solito si ripete che i crateri sono dovuti all'impatto di meteoriti, benché alcuni scienziati li attribuiscano all'attività vulcanica. Talbot, però, insieme con gli altri ricercatori che hanno elaborato la teoria dell'universo elettrico, sostiene che la conformazione di queste depressioni circolari e, in particolare, le raggiere di solchi sui bordi evidenziano l'azione di fenomeni elettrici su scala cosmica.

Sono molteplici le singolari manifestazioni osservate sul globo: si va dalle ombre che si muovono ai bagliori di fuoco, come quelli notati il 23 novembre del 1920 nei crateri Funerius e Keplero, dai "segnali luminosi" del cratere Platone, alla trasparenza della Palude del sonno. Qui il suolo selenita appare semidiafano, lasciando intravedere al di sotto un piano opaco. Queste ed altre stranezze sono state raggruppate nell'espressione "fenomeni lunari transienti".

Questi eventi sono osservati da circa un millennio ed alcuni sono stati riferiti da molti testimoni o da scienziati rispettabili. I fenomeni che sono stati osservati variano da nebbie localizzate a cambiamenti duraturi del panorama lunare ed includono nebbie, colorazioni rossicce, verdi, blu o violette, illuminazioni, oscuramenti.

Non manca poi chi afferma, come il documentarista José Escamilla, che il satellite ha un aspetto e colori ben diversi da quelli divulgati dalla N.A.S.A.: non sarebbe, infatti un sasso grigio ed arido, ma un avamposto su cui sorgono basi extraterrestri. Una speculazione? Già lo scrittore Luciano di Samosata, nel suo romanzo "Storia vera", aveva immaginato che la Luna fosse abitata: la sua era solo un'invenzione letteraria, ma l'idea che lassù qualcuno si nasconda sotto i mari e le catene montuose o sulla dark side, non è poi così peregrina, se già il funesto Bush junior progettò di costruire installazioni militari sul satellite.

La fascinazione della Luna è antica quanto l'umanità: simile ad un volto occhiuto, essa sembra scrutare la Terra. La superficie selenita, con aree di colorazione differenti, ha tradizionalmente suggerito l'immagine di un viso umano. Plutarco (I- II sec. d. C.), nella monografia "De facie in orbe Lunae apparente", disquisisce su tale concezione. Nel Medioevo, alcuni videro nel disco splendente la figura di Caino che regge una forca di spine. Dante, seguendo Averroè, aveva attribuito le aree chiare e scure ai "corpi rari e densi", ossia alla diversa densità della materia lunare, ma Beatrice in Par. II, corregge tale convincimento, attraverso una spiegazione di natura teologica.

Di recente, un famoso scrittore ha rinverdito l’eccentrica idea secondo cui la Luna sarebbe una costruzione artificiale, una gigantesca astronave, ospitante un gruppo di perfidi alieni che, da eoni, perpetra una perniciosa manipolazione dell’intera umanità. Questa congettura si incastra con la tesi circa l'artificialità di Phobos e Deimos, i satelliti di Marte, le cui caratteristiche salienti erano state inspiegabilmente divinate da Johnathan Swift nei "Viaggi di Gulliver". L'astrofisico sovietico I. Sklovskij (1916-1985), decenni addietro, suggerì che le lune del cosiddetto "pianeta rosso" non fossero naturali. Una ricerca scientifica, eseguita poco tempo fa, da un'équipe indipendente del Mars Express Radio Science (MaRS), ha concluso che l’interno di Phobos potrebbe essere cavo, proprio come opinò Sklovskij.

Come si può constatare, i misteri selenici sono innumerevoli e qui ho tralasciato anche solo di sfiorare gli ambiti astrologici ed esoterici, il significato mitico e religioso della Luna e di Lilith, the black moon, le tradizioni che legano la rutilante sfera al Sinai etc. Che il nostro satellite sia un mondo artificiale, a guisa della Morte nera, la sinistra stazione spaziale, al centro dell'universo immaginato nella saga cinematografica "Star wars", non è forse una supposizione così... lunare.

Fonti:

Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia, Milano, 2005 s. v. Luna e sotto le voci inerenti agli scienziati
P. Kolosimo, Ombre sulle stelle, Milano, 1966
R. Steiner, Miti e misteri dell’antico Egitto, 1908



APOCALISSI ALIENE: il libro

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