
Quando sento qualcuno che elabora progetti per il futuro, non so se sorridere o compatire. Quale futuro? Le nuove generazioni credono che tutto quanto continuerà più o meno come prima: non percepiscono i prolegomeni del disfacimento che gli adulti, invece, il più delle volte sottovalutano. Quasi tutti gli adolescenti ed i giovani, pragmatici ed utlitaristi, studiano figurandosi una carriera. Il sistema li ha abituati a perseguire obiettivi meramente materiali: così, una volta che avranno completato gli studi, andranno incontro a cocenti delusioni. Dalla scuola odierna si può apprendere solo qualche conoscenza utile ai fini pratici e nulla (o quasi) che possieda un vero significato culturale. Non avranno neppure il conforto di una poesia da declamare nella mente, prima della fine.
Molti non hanno compreso che siamo ormai prossimi ad un guado doloroso, decisivo. Per la prima volta, nel percorso del genere umano, non è soltanto la storia a disgregarsi, ma la realtà, così come la conosciamo. I progetti che saranno attuati non sono quelli dei cittadini, ma quelli dei potentati… e sono diametralmente opposti. Figurarsi una vita “normale” con un lavoro, una famiglia, le ferie estive è utopia: il mondo piccolo piccolo del borghese sta per crollare.
Negli anni che seguiranno sarà un miracolo, se preserveremo uno stato di salute accettabile, se qualcuno manterrà l’equlibrio di fronte ad eventi terribili, estremi. Ho visto quali sono le reazioni delle persone che amano definirsi “spirituali”, “evolute”: se prospetti loro la possibilità che un giorno non lontano manchi l’essenziale per sopravvivere, la loro “spiritualità” si sbriciola come una cialda. Un uomo veramente evoluto di fronte alle sventure ed alla morte, si comporta come un saggio stoico, ma oggi la “saggezza” non prescinde dalla carta di credito.
I più accorti prenderanno delle precauzioni, ma non è sicuro che le attenzioni li metteranno al riparo. E’ verosimile che alcuni cambiamenti saranno a tal punto repentini e distruttivi che atterreranno anche i prudenti. La situazione incombente non è neppure assimilabile alle circostanze che precedettero il declino dell’Impero romano: non vedremo popoli esterni profilarsi minacciosi all’orizzonte. Il nemico non è alle porte della città: l’ha già espugnata, senza che ce ne accorgessimo.
E’ vano ed illusorio progettare. Viviamo questi ultimi scampoli di presente, consci che l’ingranaggio sta per incepparsi. D’altronde non ci si può augurare che l’attuale stato di cose continui ancora a lungo, logorato da una decadenza sempre più turpe, in uno stillicidio intollerabile.
Meglio il deserto, dove rarissime ma fecondatrici piogge favoriscono meravigliose fioriture, che un “paradiso” di plastica.
Molti non hanno compreso che siamo ormai prossimi ad un guado doloroso, decisivo. Per la prima volta, nel percorso del genere umano, non è soltanto la storia a disgregarsi, ma la realtà, così come la conosciamo. I progetti che saranno attuati non sono quelli dei cittadini, ma quelli dei potentati… e sono diametralmente opposti. Figurarsi una vita “normale” con un lavoro, una famiglia, le ferie estive è utopia: il mondo piccolo piccolo del borghese sta per crollare.
Negli anni che seguiranno sarà un miracolo, se preserveremo uno stato di salute accettabile, se qualcuno manterrà l’equlibrio di fronte ad eventi terribili, estremi. Ho visto quali sono le reazioni delle persone che amano definirsi “spirituali”, “evolute”: se prospetti loro la possibilità che un giorno non lontano manchi l’essenziale per sopravvivere, la loro “spiritualità” si sbriciola come una cialda. Un uomo veramente evoluto di fronte alle sventure ed alla morte, si comporta come un saggio stoico, ma oggi la “saggezza” non prescinde dalla carta di credito.
I più accorti prenderanno delle precauzioni, ma non è sicuro che le attenzioni li metteranno al riparo. E’ verosimile che alcuni cambiamenti saranno a tal punto repentini e distruttivi che atterreranno anche i prudenti. La situazione incombente non è neppure assimilabile alle circostanze che precedettero il declino dell’Impero romano: non vedremo popoli esterni profilarsi minacciosi all’orizzonte. Il nemico non è alle porte della città: l’ha già espugnata, senza che ce ne accorgessimo.
E’ vano ed illusorio progettare. Viviamo questi ultimi scampoli di presente, consci che l’ingranaggio sta per incepparsi. D’altronde non ci si può augurare che l’attuale stato di cose continui ancora a lungo, logorato da una decadenza sempre più turpe, in uno stillicidio intollerabile.
Meglio il deserto, dove rarissime ma fecondatrici piogge favoriscono meravigliose fioriture, che un “paradiso” di plastica.

