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01 gennaio, 2018

Legge e Giustizia



Per la guerra i danari si trovano sempre. (A. Manzoni)

Pochi sanno che i celebri versetti in cui Cristo afferma, dopo aver chiesto di esibirgli la moneta con l’effigie dell’imperatore, “Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”, furono mutilati di una significativa postilla: “Date a me quel è che mio”. E’ una glossa sopravvissuta in quello che è probabilmente il vangelo più antico, il libretto cosiddetto di Giuda Tommaso.

Ha ragione Renan a scrivere, nel suo noto saggio ‘Vita di Gesù,’ che, da un punto di vista della logica aristotelica, i discorsi del Messia sono talora piuttosto deboli: appunto perché è un messaggio che trascende la dialettica classica per situarsi in una dimensione differente. Come interpretare la risposta con cui il Maestro è interpellato sulla liceità di versare il tributo ai Romani? Risulta come un responso ambiguo e diplomatico, un responso che elude la questione, quasi un koan. Di solito s’interpreta come un asserto che sancisce la separazione tra la sfera temporale, il ruolo dello Stato, esercitato soprattutto attraverso la coercizione del fisco, e la sfera spirituale: ma è solo così o, anche tenendo conto del perentorio e scomodo “date a me quel che è mio”, siamo al cospetto di un’affermazione circa la sostanziale superiorità della dimensione etico-trascendente rispetto al campo politico? Non ci pare dunque un’istigazione a non pagare le imposte, ma una vena anti-statale attraversa tali parole: vi traspare un’insofferenza nei confronti del potere.

Più in generale, non poche frasi ed azioni del Messia manifestano tale insofferenza rispetto alla Legge costituita, intesa come insieme di aride formule e prescrizioni, avulse da principî non scritti radicati nella Coscienza. E’ il dissidio tra Legge, il diritto storto ed iniquo degli Stati, costruzioni demoniache, e la Giustizia, l’universo di valori che nessuna sentenza di tribunale e norma “umana” potrà mai cancellare. E’ il dissidio, anzi incompatibilità avvertita, ad esempio, da Thoreau che preferì il carcere piuttosto che pagare un balzello destinato a finanziare una delle tante vili aggressioni sferrate dagli Stati Uniti d’America.

Come si pone l’Uomo – siamo tentati di definirlo con Nietzsche ‘Oltreuomo’, riconoscendo in codesto termine più di una sfumatura anarchico-libertaria – nei confronti della Legge, ossia il diritto storto? Gli Uomini veri rispettano le regole, ma, nel momento in cui si accorgono che le norme sono ingiuste, giustamente le condannano. Pertanto se pagare le tasse, significa contribuire a finanziare conflitti sanguinosi e genocidi, le attività di geoingegneria clandestina ed il sistema dominato da plutocrati ed usurai, per non dir peggio, l’obiezione fiscale non solo è legittima, ma pure doverosa.

Alle persone pensanti il compito di stabilire a che cosa sono destinate in larghissima parte le tasse; alle persone pensanti il compito di regolarsi di conseguenza, il compito di scegliere se obbedire a Dio, all’Etica ed alla Coscienza o se servire lo Stato, perfetta incarnazione del Male. Quali saranno le conseguenze per chi si ribella agli oppressori, ma specialmente quali saranno le ripercussioni per chi coopera con il regime tirannico, in cambio di denaro e privilegi? Fino a quando e con quali prospettive di là da questa esistenza i servi del sistema imperverseranno?

N.B: la maiuscola di Stato e quella di Legge, nel testo il "diritto storto", sono ironiche.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

23 marzo, 2016

Etica e "diritto"

Chi ha scritto la legge del povero? Il ricco! … Chi furono gli autori della legge di successione? Dei malfattori. Della legge sulle emissioni delle banche private? Dei truffatori! (A. Strindberg, La stanza rossa)

Il processo a Socrate ci dimostra che la morale è superiore al diritto. La legge di uno Stato, ammesso e non concesso che sia ispirata a valori nobili ed applicata in modo imparziale, il che non avviene se non nei sogni, non può pretendere di eclissare l’etica e nemmeno di offuscarla.

L’etica è il dominio della coscienza e l’uomo che è veramente tale obbedisce alla sua coscienza e, solo in seconda istanza, alle leggi della polis. Che cos’è la coscienza? Essa aborre da definizioni ed aggettivi: o la si ha o non la si ha. Tertium non datur.

Con Kahil Gibran siamo convinti che l’uomo veramente magnanimo è colui che non vuole dominare né essere dominato. Chi si può arrogare il diritto di soggiogare e calpestare gli uomini, la libertà di pensiero? Forse lo Stato che è, come ci insegnano Gramsci ed altri, solo il modo in cui una classe ne opprime un’altra?

Con Immanuel Kant ripetiamo: “Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”.

Se lo Stato è una tirannide, le sue norme possono essere solo tiranniche, inique e malvagie, dunque è impossibile ed immorale osservarle. Seguiamo l’esempio di Henry David Thoreau, disdegnando il servilismo della massa. La disobbedienza civile è obbedienza alla legge interiore.

Se a legiferare sono dei criminali, il crimine peggiore è adeguarsi alle loro leggi.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

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