
Quest'anno un collega è andato in pensione. Pur essendo una persona schiva, ha voluto tenere un discorso di commiato. Le sue sono state parole intense, significative, intelligenti, in bilico tra un pizzico di nostalgia per una scuola che non esiste più (non era perfetta, tuttavia...) e l’amaro disappunto per l'attuale piega presa dalla società.
Tante cose sono cambiate in poco tempo: soprattutto oggi sono in via di estinzione i docenti-intellettuali, sostituiti da giovani leve a loro agio con la tecnologia, ma con scarsa o nessuna dimestichezza con i classici, più che altro avvertiti come obsoleti, persino inutili. Platone... Chi era costui?
Ormai quasi tutti sono integrati nel sistema, senza sapere di esserlo. Lo spirito critico, l’inclinazione dialettica, l’abitudine a gustare ed a compenetrare gli autori insigni, il giudizio implacabile nei confronti del potere, qualsiasi sembianza esso assuma, sono spariti. Siamo diventati coscienziosi, acquiescenti, persino entusiasti esecutori, denti dell'ingranaggio che ci stritola, nel contempo vittime e carnefici.
Tante cose sono cambiate: anche gli allievi - spesso non è neanche del tutto colpa loro - sono differenti rispetto agli alunni delle generazioni passate. Pur non essendo malandrini, sono molto egocentrici e in particolar modo, tranne qualche eccezione, manifestano problemi cognitivi più o meno gravi. Inoltre in loro manca l’insofferenza verso le gerarchie e le istituzioni: era un atteggiamento spesso velleitario, ma indizio di uno scarto generazionale oggi assorbito dal non-pensiero unico.
Le ultime fiammelle della cultura, quella vera, non la pseudo-scienza dei negazionisti che tra l’altro disconoscono il valore del sapere umanistico, sono soffocate dall’ideologia, dall'ignoranza e dalla propaganda degli apparati del regime totalitario.
Siamo i soliti laudatores temporis acti, estimatori del buon tempo andato, nostalgici di un mondo tramontato o assistiamo ad una radicale ed irreversibile mutazione antropologica? “Ai posteri l’ardua sentenza”, osservando che forse non vivranno posteri in grado di formulare giudizi né motivati ad esprimerli.
Tante cose sono cambiate in poco tempo: soprattutto oggi sono in via di estinzione i docenti-intellettuali, sostituiti da giovani leve a loro agio con la tecnologia, ma con scarsa o nessuna dimestichezza con i classici, più che altro avvertiti come obsoleti, persino inutili. Platone... Chi era costui?
Ormai quasi tutti sono integrati nel sistema, senza sapere di esserlo. Lo spirito critico, l’inclinazione dialettica, l’abitudine a gustare ed a compenetrare gli autori insigni, il giudizio implacabile nei confronti del potere, qualsiasi sembianza esso assuma, sono spariti. Siamo diventati coscienziosi, acquiescenti, persino entusiasti esecutori, denti dell'ingranaggio che ci stritola, nel contempo vittime e carnefici.
Tante cose sono cambiate: anche gli allievi - spesso non è neanche del tutto colpa loro - sono differenti rispetto agli alunni delle generazioni passate. Pur non essendo malandrini, sono molto egocentrici e in particolar modo, tranne qualche eccezione, manifestano problemi cognitivi più o meno gravi. Inoltre in loro manca l’insofferenza verso le gerarchie e le istituzioni: era un atteggiamento spesso velleitario, ma indizio di uno scarto generazionale oggi assorbito dal non-pensiero unico.
Le ultime fiammelle della cultura, quella vera, non la pseudo-scienza dei negazionisti che tra l’altro disconoscono il valore del sapere umanistico, sono soffocate dall’ideologia, dall'ignoranza e dalla propaganda degli apparati del regime totalitario.
Siamo i soliti laudatores temporis acti, estimatori del buon tempo andato, nostalgici di un mondo tramontato o assistiamo ad una radicale ed irreversibile mutazione antropologica? “Ai posteri l’ardua sentenza”, osservando che forse non vivranno posteri in grado di formulare giudizi né motivati ad esprimerli.
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