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04 aprile, 2013

Children and chicken

Viene una stretta al cuore, quando vediamo dei bimbi. In quale mondo sono stati scaraventati! Tutto in loro - i lineamenti, lo sguardo, la mimica, le manine... - sprigiona freschezza e curiosità. Il loro egocentrismo è innocente, i loro capricci sono simpatici, la loro esuberanza è mescolata alla timidezza, la loro prepotenza mite.

Viene una stretta al cuore, perché sappiamo che, nella stragrande maggioranza dei casi, la natura sorgiva della puerizia sarà snaturata. Contraffatti dalla tecnologia ed indottrinati a puntino, ignoriamo quanti saranno gli adolescenti e, in futuro, le donne e gli uomini che manterranno quanto di più prezioso è custodito nel cuore della vita.

Li attende il limbo dell’indifferenza dove la spina del dubbio ed il pungolo della domanda, privilegi dell’Uomo veramente degno di questo nome, sono estratti con un’anestesia i cui effetti si protraggono sino alla fine.

Li attende un’esistenza fittizia, vuota, plastificata, se saranno fortunati. Se non lo saranno, ingrosseranno le schiere degli infermi, degli abusati, degli sfruttati, dei rapiti... Costoro, defraudati dell’infanzia, diverranno ex abrupto adulti in una società adulterata.[1]

Se volessimo dare un consiglio alle nuove generazioni, potremmo suggerire di non rinunciare mai alla meraviglia, sia intesa anche come turbato sbigottimento di fronte all’enigma dell’universo.

Il giorno in cui sarà morto lo stupore, morrà l’ultimo uomo.

[1] Ogni anno in tutto il mondo scompaiono decine di migliaia di bambini: di loro si perde ogni traccia. Purtroppo spesso sono vittime di depravati satanisti o di mercanti di organi. E’ una tragedia di cui non si occupa seriamente quasi nessuno. Chi denuncia la collusione di frange statali in questo abominio è, nel migliore dei casi, bollato come paranoico.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

09 giugno, 2011

Il lago

“Il lago” è un introspettivo racconto di Ray Bradbury. Un bambino trascorre l’infanzia in una località, Lake Bluff, sulle sponde del lago Michigan: l’evento destinato a segnare il protagonista per tutta la vita è l’annegamento di una sua coetanea ed amica, Tally. E’ una strana morte, poiché la bimba, bionda e delicata, affoga, immergendosi a poco a poco nell’acqua quasi per immolarsi, con il bagnino che invano tenta di convincere Tally a venir fuori. Il corpo non viene più ritrovato. Gli anni passano: il protagonista si laurea e si sposa con Margaret, una solare californiana. Un giorno l’uomo torna nei luoghi della sua puerizia, attratto dalla voce del passato: scorge un bagnino che, avvicinandosi alla riva, porta un sacco grigio con dentro il corpo di una bambina. E’ Tally, offertasi allo spirito del lago in un gesto oblativo. Dove il bagnino ha trovato la salma, il protagonista vede un castello di sabbia costruito a metà, proprio come li modellava con Tally. Vicino al castello si allungano piccole orme che vengono dall'acqua e là spariscono.

La novella è un intreccio tra mondo “reale” ed una dimensione misteriosa dell’universo: ponte tra i due piani è l’infanzia, età magica ed incantata che svela all’animo l’inquietante enigma dell’esistenza. Lungi dall’essere un’età dell’oro, per Bradbury è una porta sul destino, un luogo pervaso di turbamenti ed inquietudini dove aleggiano silenziosi interrogativi: “L’unico modo che un bambino ha per essere solo è nella mente”.

E’ come se gli occhi interiori percepissero i fili invisibili che intrecciano passato, presente e futuro, gli slanci del cuore e l’arazzo indecifrabile della sorte. L’autore, in bellissime ed intense sequenze, trasfigura gli ambienti in cui sono collocati gli avvenimenti, spesso velandoli di una pensosa malinconia: “Ritagliarono il cielo a mia misura e lo gettarono sul lago Michigan… Guardai le onde che salivano sulla spiaggia e si ritraevano…. Tutti i baracchini degli 'hot dogs' erano stati chiusi con assi di legno dorato che sigillavano dentro l’odore di senape, cipolle e carne della lunga estate gioiosa. Era come rinchiudere l’estate in una serie di bare. … I treni hanno memoria corta: presto si lasciano tutto alle spalle. Dimenticano i campi di granoturco dell’Illinois, i fiumi dell’infanzia, i ponti, i laghi, le vallate, le casette, i dolori, le gioie, li sparpagliano dietro di sé e loro si appiattiscono nell’orizzonte”.

Lo spazio si polarizza nell’antitesi tra la brumosa, intimista Nuova Inghilterra e la finta West Coast: è una distanza che è un solco incolmabile.

Le stagioni si susseguono fino a quando, tramontata l’adolescenza, i giorni si schiacciano nella routine e nell’inautenticità: estranei a sé stessi ed agli altri, ci si può solo ripiegare nostalgici su un tempo perduto per sempre, eppure perennemente vivo, perché cristallizzato nella morte: “Pensai: la gente cresce. Io sono cresciuto, ma ella non è cambiata. E’ ancora piccola, ancora giovane. La morte non permette di cambiare. Ha ancora i capelli d’oro. Sarà giovane per sempre ed io l’amerò per sempre, oh Dio, l’amerò per sempre”.

L’istante di senso è nella fedeltà all’unico amore vero, quello non ancora neppure sfiorato dalla consapevolezza della vanità di tutte le cose.


APOCALISSI ALIENE: il libro

08 luglio, 2010

Crollo

Rido se vedo un bimbo che la mano
schiuda nel vuoto,
credendo di posarvi un qualche oggetto;
non rido piú se noto
che a me pur similmente accade
che nel vano del tempo crolli ogni desio nascente,
ogni nascente affetto.


Nella lirica "Crollo" di Luigi Pirandello è contenuta in nuce la celebra poetica nota come "Umorismo", ossia sentimento del contrario, risultato della coscienza che, nella vita, comico e tragico coesistono. L'autore, le cui poesie, spesso misconosciute nel loro valore stilistico ed introspettivo, svelano una dolente sensibilità, instaura un parallelo-antitesi tra l'infanzia e l'età adulta: il bimbo, credendo di poter appoggiare nel vuoto un oggetto, apre fiducioso la mano su di esso, ma l'oggetto fatalmente cade. Consapevole dell'assurdità del gesto, lo scrittore sorride, ma presto l'ilarità si spegne, poiché egli si accorge che, nell'immagine del fanciullo, si rispecchia la sua condizione esistenziale imperniata sull'illusione di costruire qualcosa di stabile.

Così "ogni desio nascente, ogni nascente affetto" crollano: il chiasmo stringe sogni e speranze in un abbraccio mortale. Il nulla è la sostanza della vita, l'inconsistente base su cui erigiamo caduchi edifici di chimere. Gli anni precipitano nell'abisso del non-senso e la tenerezza, con cui l'autore contempla la puerizia, si impregna di amaro.

La chiave interpretativa del testo è il titolo, "Crollo", immagine dell'improvviso sgretolarsi di un mondo e sia un evento esteriore o una muta, ma non meno dolorosa, rovina interiore. La somiglianza fonica tra “crollo” e “nulla”, parola evocata nel "vuoto", inutile superficie del niente, radica il fragile tempo umano nel substrato della perdita.

Pirandello, nei suoi versi accorati e schivi, descrive la caduta repentina e traumatica nell'abisso, ma spesso il tempo erode un po' alla volta aneliti ed affetti: il disfacimento avviene per gradi, in modo quasi inavvertito.

Così continuiamo a (sopra)vvivere, quasi ignari del dolore che abita nella gioia fugace, della morte che alberga nella nascita.

Di questo al destino siamo infinitamente grati.



APOCALISSI ALIENE: il libro

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