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16 giugno, 2016

On the edge of the end



Viviamo, anzi patiamo innumerevoli dissonanze: sono dissidî che ci impediscono di vivere, imprigionandoci in un’oscillazione immobile. Possiamo occupare il tempo nei modi più disparati, possiamo tentare di dimenticare il mondo là fuori, ma quel mondo con il suo cielo devastato alla fine invade il nostro buen retiro.

Che cosa stiamo respirando? Ossigeno o veleni? Che cosa stiamo bevendo? Acqua o una pozione letale? Di che cosa ci stiamo nutrendo? Di alimenti o di composti tossici e radioattivi? Anche i momenti più ordinari dell’esistenza sono inquinati da pensieri nocivi: la coscienza di esistere in una realtà profondamente contaminata dove la contaminazione fisica non è neppure la peggiore, ci getta in una statica frenesia, in una smania di cambiamento sempre risorgente, ma sempre frustrata.

Da quanti anni o decenni si evoca la fine del presente stato di cose, nel bene e nel male! Gli ultimi tempi hanno uno strascico lunghissimo, una nero eco che si protrae in spazi immensi: la fine sembra non finire mai.

Se riflettiamo, però, già tutto o quasi si è compiuto, già tutto o quasi è consumato. Un po’ come Diogene, cerchiamo l’umanità e non ne troviamo neppure un’ombra larvale. La superficialità si stende uniforme sulla superficie di un pianeta senza più storia. Ancora pochi passi…

Camminiamo sull’orlo dell’abisso, ma più del vuoto in basso a spaventare è il vuoto che si è scavato dentro.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

12 marzo, 2016

Erich Maria Remarque: guerra ed umanità



Erich Maria Remarque (1898-1970), l’autore tedesco del bellissimo e celebre romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929), da vero artista, palesò non solo un ripudio categorico della guerra e delle sofisticazioni ideologiche che la fomentano, ma anche una radicale, lucida comprensione della natura umana e della politica.

Il romanziere tedesco, rispondendo alle domande di un giornalista italiano, nel settembre del 1963, dichiarò: "Oggi nel mondo si sono aperte enormi frontiere di conoscenza scientifica, ma gli orizzonti della responsabilità morale sono sempre molto limitati. L’uomo, come tale, è sempre quello di duemila anni addietro, con la sua imbecillità, la sua crudeltà, il suo egoismo. Se un uomo fosse stato in galera per trent’anni, uscendo oggi, non riconoscerebbe il mondo sensibile; non troverebbe, però, cambiati i suoi simili. Per tanto tempo nel mondo la democrazia è stata ben poca; la responsabilità più grave, quella che può compromettere le sorti dell’intera specie umana e portare alla distruzione totale è affidata solo a cinque o sei persone”.

E’ proprio così: un’oligarchia decide il destino della Terra. Di fronte ad essa una massa oceanica, strabocchevole è solo carne da cannone, pronta per il prossimo eccidio presentato dalla propaganda di governi e chiese come “guerra giusta” o “guerra al terrorismo” (war on terror). I popoli sono pronti per essere sgozzati, ma sono essi per primi, a causa dell’ignoranza e della becera fiducia nella classe "politica", gli aguzzini di sé stessi.

A proposito dell’uomo, l’autore forse non è abbastanza disincantato: gli uomini sono cambiati e cambiano; è indubbio che è in atto un’inquietante degenerazione di homo sapiens (?), sempre più egocentrico, prepotente ma codardo, feroce e servile.

Remarque, con le sue opere, esprime un’implacabile denuncia del militarismo, un monito tanto nobile, quanto destinato a rimanere lettera morta, come gli abominevoli eventi attuali e quelli che stanno per compiersi dimostrano in modo inoppugnabile.

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APOCALISSI ALIENE: il libro


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