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18 dicembre, 2016

Semplice



Quando io crederò imparare a vivere e io imparerò a morire. (Leonardo da Vinci)

Quante volte cerchiamo le risposte nei libri, negli altri, nella natura, in noi stessi! Cerchiamo risposte che non troviamo. E’ poi così importante sapere? Non è preferibile essere felici, visto che non potremo mai snidare le cause delle cause, portare alla luce le vere radici del male?

Che cosa ci spinge a cercare di conoscere, a tentare di essere felici, quando la conoscenza, per un attimo acquisita, si rivela solo come un altro grado di ignoranza, quando la felicità, per un attimo sfiorata, si rivela solo come un altro grado di dolore?

Vorremmo, ma che cosa può anche la più tetragona volontà contro i fendenti del destino?

Invece di aspirare alla conoscenza dovremmo ambire alla saggezza. Come scrive T. S. Eliot: “Dov'è la saggezza che abbiamo perso con la conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo perso con l'informazione?” Aggiungiamo: dov’è l’informazione che abbiamo perso con la disinformazione? Siamo precipitati dalla saggezza alla disinformazione, dal cielo nell’abisso, dal silenzio iniziatico al frastuono dell’incomunicabilità.

Siamo tragicamente soli nei momenti decisivi dell’esistenza, cioè quando dobbiamo vivere e quando dobbiamo morire, vale a dire che siamo soli sempre sicché potremo condividere il dolore e le rarissime gioie solo con noi stessi.

E’ molto semplice: cerchiamo un modo idoneo per vivere ed un modo idoneo per morire, ma non li abbiamo ancora trovati.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

21 aprile, 2016

Dissonanza evolutiva



In questi ultimi tempi è di moda la Programmazione neurolinguistica, in particolare imperversa uno dei suoi capisaldi concettuali, la dissonanza cognitiva. Il tema è complesso e non si può presumere di sviscerarlo. Tuttavia è doveroso ampliare un po’ il discorso.

Per “dissonanza cognitiva” si intende il coesistere di due pensieri antitetici all’interno della stessa persona: questa compresenza può generare disagio e tensione. Il concetto era già stato anticipato dalla Psicanalisi che considera il “complesso” un coacervo di idee, sentimenti e pulsioni contrastanti sì da creare una situazione di malessere suscettibile di sfociare nella nevrosi.

Stando agli psicologi che aderiscono alla corrente della Programmazione neurolinguistica, la dissonanza cognitiva si può superare o attraverso un adattamento o per mezzo di un cambiamento: si modifica così il modo di agire e quello di pensare.

ll problema maggiore della società attuale non ci sembra, però, la diffusione di stati psichici discordanti, quanto il fatto che gli individui della massa non percepiscono neppure le disarmonie. Essi non vivono, se non in modo superficiale ed effimero, quei contrasti che potrebbero propiziare una crescita, la costruzione di una visione del mondo più scaltrita. Ad esempio, posti di fronte all’evidente falsificazione mediatica di un evento, sebbene per qualche istante gli utenti notino una contraddizione tra la versione ufficiale e la sua reale dinamica, presto cancellano ogni incongruenza per adagiarsi nell’inerzia e nella stasi del non-pensiero di regime. Qui la dissonanza non agisce: insinua solo un lieve dubbio che è tosto sublimato. Sarebbe auspicabile, invece, che la discrepanza cognitiva ed emotiva, portasse ad un lavorio che è presupposto di una maturazione.

Dunque, se la dissonanza non incide, non porta ad alcun cambiamento: la si può definire allora una dissonanza paralizzante. In casi estremi può provocare situazioni paradossali: si pensi a coloro che accolgono due o più “verità” cui aderiscono secondo il contesto e le richieste di una figura considerata carismatica. Anche in tali circostanze, la discrepanza conferma uno status quo psichico, coincide con una sclerosi nell’azione e nel pensiero che diventano inazione e non-pensiero, proprio gli obiettivi che il sistema si prefigge.

A torto qualcuno considera la dissonanza deleteria: lo è se causa di forti patimenti, ma senza contrasti interiori non si evolve. La vita è dinamismo, continua necessità di adattarsi a situazioni nuove, inattese. Le stesse nevrosi sono il sintomo di un dissidio che seguita a fermentare tra conscio e subconscio, il segno di un equilibrio che è sempre precario e non potrebbe essere altrimenti. Sono conflitti inevitabili e persino giovevoli allorché, se non degenerano in una una psicosi, portano ad un’evoluzione. Vero è che talora basta un nonnulla per trasformare una crisi di crescita in una crisi depressiva, eppure è la vita stessa ad essere ossimorica, antitetica.

In fondo gli antichi, pur senza usare i criteri interpretativi di orientamenti psicologici spesso più cerebrali che convincenti, avevano centrato il bersaglio: Eraclito l’oscuro scrive che “la guerra è madre di tutte le cose”. La guerra, lato sensu, è anche l’agone interiore che ci sprona a migliorare. Marco Aurelio annota in “A sé stesso”: “La vita assomiglia più ad una lotta che ad una danza”. E’ così: è una lotta in primo luogo con noi stessi, con quella parte di noi che ha più paura della luce che del buio.

Video correlato: Dissonanza cognitiva: il corto circuito dell'anima

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 gennaio, 2016

Idealizzazione



La vita assomiglia più ad una lotta che ad una danza. (Marco Aurelio)

Poiché il presente è abominevole, sovente vagheggiamo nostalgici il passato. In tale vagheggiamento, però, non alberga una forma di idealizzazione? Certe età, come il Rinascimento o alcuni secoli dell’età antica, ci appaiono avvolti in un’aura incantata. Se tuttavia, questa atmosfera si dissolve come bruma diradata dal sole del mattino, resta la nuda realtà. Sebbene sia difficile immaginare un tempo più arido e feroce del nostro, anche le età trascorse erano dilaniate dalla violenza del potere.

Pensiamo alla Roma repubblicana ed imperiale, alle guerre di conquista, ai massacri, alle condizioni inumane in cui “vivevano” gli schiavi ed i ceti non abbienti. Pensiamo a Cesare in cui quasi tutti vedono lo scrittore dallo stile scelto ed efficace nonché l’abile politico, dimenticando che fu un implacabile sterminatore di Celti. La stessa città di Roma, in origine Saturnia, villaggio fondato dai Liguri-Siculi nella regione dei sette colli, fu uno fra i centri delle sinistre stirpi che ancora oggi dominano, straziano e depredano gran parte del pianeta.

Certo, una volta, quantunque la società fosse attraversata da contraddizioni, esistevano gli Uomini: persino tra le classi dirigenti si distingueva in qualche rara occasione uno statista vero che era anche intellettuale: vengono in mente Marco Aurelio e Giuliano. In che cosa consisteva la differenza rispetto ai (pre)potenti di oggi? Risiedeva nella cultura: la cultura, che è etica, è il principale antidoto contro l’orgia dell’onnipotenza.

Esistevano gli Uomini, ossia ancora splendeva l’Anima. Osserva con desolata, amara intelligenza Guido Ceronetti: "Per adattarsi al mondo com’è ora, la condizione è di perdere umanità nella misura ed alla velocità che questo mondo impone: per ogni tratto di umanità perduta c’è un acquisto sicuro di adattabilità. E l’uomo non ha mai fatto altro che adattarsi… ma per sopportare il mondo, le città e le guerre che si preparano bisognerà perdere interamente ogni connotazione umana: i luoghi teneri dell’anima saranno pietrificati, si nascerà amputati". E’ così: oggi si nasce mutilati, adattati ad un’esistenza acrilica in cui solo i pochissimi disadattati potranno innaffiare con qualche goccia di luce la delicata piantina dell’Anima.

Questa fatica dell’essere è tutt’uno con la Coscienza: dobbiamo mantenere viva la fiammella della Vita, senza cedere all’algido raziocinio, ma pure evitando di indulgere all’idealizzazione, anticamera dell’inganno. Bisogna imparare a mantenersi in equilibrio sull’abisso: proiettarsi nel passato per tentare di rinfocolare pristini valori può significare stringere vani fantasmi.

Bisogna stare attenti a non mitizzare la Storia: ad esempio, la Storia ci restituisce, ci piaccia o no, due Messia, entrambi radicati nell’Ebraismo. Nel momento in cui evochiamo il Cristo, dobbiamo essere consapevoli che è un simbolo (i simboli sono potenti, ma elusivi: sono un'arma a doppio taglio). Credo che il Cristo si debba intendere in modo allegorico: è l'emblema di un cosmo che, per una ragione imperscrutabile, si crocifigge nella caduta e nella materia per annunciare la redenzione alla fine dei tempi, quando non esisteranno più il tempo né lo spazio.

Invero, il Cristianesimo abita nel cuore dell’inconciliabilità: se lo accettiamo, dobbiamo accettare pure l’Antico testamento con le sue intollerabili venature arcontiche; se lo rifiutiamo, dobbiamo staccarlo dalla matrice sumero-egizio-ebraico-arcontica, ma, così agendo, lo trasformiamo in un mythos, nel simbolo di cui si diceva con tutte le conseguenze del caso, tra cui forse la rinuncia ad attendere una salvezza esterna destinata a non arrivare mai.

E’ evidente che la sfida è immane: camminare sul filo delle antinomie, contemperare lògos ed incanto, indagine ed ispirazione, soma e sema. Se guardiamo in giro, vedremo oceani di sangue e deserti di scelleratezza che attorniano oasi di bellezza e verità. Non basta rifugiarsi nelle oasi a godersi l’ombra rinfrescante dei palmizi: bisogna tentare di render conto di quanto si trova tutto intorno, avventurarsi nelle terre del male, di ieri, di oggi, di domani.


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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

25 marzo, 2015

La condizione umana



Per lo più le esistenze sono ordinarie, eppure, anche dietro queste vite normali, sovente si agita, si dibatte in maniera convulsa tutto un mondo di quotidiane sofferenze, di incessanti inquietudini, di diuturni sacrifici.

Che cosa si nasconde dietro la maschera della normalità? Atti eroici compiuti da uomini e donne che non sono eroi o eroine, dotati di una capacità di sopportazione degna di filosofi stoici. Pure quando non si consumano tragedie, una vita consueta esige vigore, pazienza, tempra, rassegnata perseveranza. Le sventure schiantano, ma la monotonia consuma.

Purtuttavia, se da un lato questa situazione dimostra quanto sono eccezionali certe persone comuni grazie alle quali l’organizzazione sociale preserva ancora un briciolo di umanità, dall’altro attesta che la condizione umana è propriamente inumana.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

21 dicembre, 2013

Dualismo


L’esistenza è scissa: da un lato essa corre lungo la rotaia dell’ordinarietà, con i problemi più o meno gravi e gli impegni quotidiani. E’ la rotaia che si interrompe quando si interrompe.

Un’altra vita, però, si dipana su un’altra guida che è quasi sempre parallela. Solo in alcuni rari casi quest’altra vita si innesta nella normalità attraverso scambi che possiamo definire sincronismi, coincidenze significative, messaggi da una dimensione ulteriore, epifanie dell'invisibile.

Allora il tempo ordinario divorato dall’entropia ed eroso dal disfacimento, pur con qualche picco, rivela tutta la sua pochezza. Forse veramente il fato della materia è la morte termica, il buio dopo il nulla. Forse veramente la materia può ereditare solo la fine, mentre il significato è di là dalle frontiere.

Esiste un universo in cui gli eventi, anche quelli all’apparenza più insignificanti, si illuminano, dove il garbuglio del caso si sgroviglia in un disegno nitido. Questa idea porta con sé, come una chiocciola la conchiglia, un punto interrogativo, anche quando non lo si traccia. E’ inevitabile, perché la verità è offuscata dai veli del senso comune. Si possono pure gettare dei ponti, ma chi avrà l’ardimento per camminare su arcate sotto le quali si sprofonda l’abisso?

E’ possibile dar voce al silenzio ostinato dell’essere, udire l’eco della luce come risacca di un oceano infinito? La risposta abita proprio là dove non possiamo entrare.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

07 giugno, 2013

Tendenze e dinamiche all’interno dell’informazione non allineata

Nell’editoriale “Il cospirazionismo fa parte della cospirazione?”, Leopoldo Antinozzi si chiede se alcune tendenze all’interno dell’informazione non ufficiale non siano funzionali a rafforzare il potere di cui i ricercatori non allineati denunciano i crimini più o meno occulti. L’articolo, basandosi su premesse incomplete, approda a conclusioni discutibili, sebbene qualche argomento si possa condividere. Nel momento in cui Antinozzi si pone la domanda, difetta della capacità di discernimento, ossia subito avrebbe dovuto distinguere tra divulgatori veramente liberi ed autori che sono i cosiddetti “guardiani del cancello” (in inglese gatekeepers). [1]

I gatekeepers svelano qualche verità incollata a molte menzogne per catturare il consenso di quella fetta di opinione pubblica “vaccinata” rispetto alle bugie dei media di regime, per convincerla ad accettare bugie più raffinate, dalle sembianze di “fatti”. Emblematico è il caso di Adam Kadmon. Costoro certamente sono schierati con l’establishment e ne condividono gli scopi nefandi.

Antinozzi si domanda per quale ragione serie come “History channel” lascino filtrare indizi di verità censurate: egli ritiene che questa ed altre operazioni di parziale disclosure servano a causare una crisi nei fruitori che, travolti dalla paura e dal crollo delle loro false certezze, perdono il desiderio di vivere.

Avverte l’editorialista: “Se mi dici come stanno veramente le cose e poi non mi dai gli strumenti per gestire queste informazioni in modo da farmene una ragione e soprattutto per dirigere la mia energia in senso costruttivo nella mia vita, il risultato è devastante, perché distruggi il mio entusiasmo, la mia voglia di vivere per uno scopo, annichilisci la mia energia vitale per dirigerla verso quelle emozioni che possono essere solo cibo per energie sterminatorie”.

Ciò è vero, ma non si sottolinea che ogni presa di coscienza passa attraverso un vissuto doloroso. Non si pone l’accento sui risvolti positivi della “crisi” che, da un punto di vista etimologico, non è solo decadenza e crollo, ma anche fase decisiva, preludio di rigenerazione. “La voglia di vivere”, “l’entusiasmo” ed “il libero arbitrio” che vengono distrutti dalla conoscenza, invero, sono gli anestetici e le droghe che l’uomo comune scambia per vita, mentre è solo un automatismo, un ebete letargo. E’ senza dubbio necessario offrire degli strumenti per “gestire le informazioni”: ogni problema va analizzato, indicando le possibili risoluzioni. Occorre, però, anche che si spronino i fruitori a trovare le energie in sé stessi, altrimenti si passa da una forma di dipendenza ad un’altra. Se una persona non sa affrontare il timore, non sa metabolizzare e trasformare la collera e lo sgomento iniziali in indignazione ed azione, è preferibile che se ne resti adagiata sugli allori (quando si accorgerà che sono un groviglio di spine, saranno dolori...).

Che cosa pensare poi dello spavento che i media ufficiali provocano a bella posta? Insistendo su fatti sanguinari, su stragi perpetrate proprio dai governanti, le testate di stato trasformano la paura in una potente arma per paralizzare l’opinione pubblica e per obbligarla ad accettare ulteriori rinunce alla libertà. Questo è un modus operandi da denunciare, in vece di cavillare sulle inquietudini che diffonderebbero taluni studiosi eretici il cui raggio d’azione è molto limitato.

Scrive Marco Aurelio, l’imperatore filosofo in “A sé stesso”: “La vita assomiglia più ad una lotta che ad una danza”. Orbene, non tutto è piacevole e facile nell’esistenza: acquisire consapevolezza di questioni cruciali implica di per sé una maturazione. E’ naturale che certe notizie scabrose devono essere centellinate e proposte anche in dosi omeopatiche, ma non si può neppure pensare di autocensurarsi pur di non seminare il timore che comunque, in quanto emozione, è temporaneo.

Se desideriamo solo “verità” tranquillizzanti, se temiamo di confrontarci con interrogativi abissali, con il dubbio persino che la libertà umana potrebbe essere fortemente condizionata, se non addirittura un’illusione, allora possiamo rimanere nel sistema e permettere che gli altri vi rimangano. Come spesso ripete l’amico Corrado Penna, venire al corrente di una realtà brutale come la Biogeoingegneria, sùbito ha un effetto traumatico, ma poi ti spinge ad avviare dei percorsi di ricerca, a studiare possibili rimedi, ad addentrarti nei meandri di una storia e di una scienza negate. Di fronte ad un male tanto illogico, si rafforza il convincimento che non si può rimanere indifferenti, germoglia l’idea di una vittoria finale del bene.

E’ indubbio: alcuni ricercatori squadernano delle verità indigeste, senza nel contempo additare delle prospettive, ma ciò dipende per lo più dal loro approccio da cronisti e non dall’intento di generare angoscia. Al contrario, coloro che vogliono edulcorare tutto e ricondurre situazioni sgradevoli (si pensi di nuovo ad Adam Kadmon) a rassicuranti “verità”, sono più dannosi, perché mentono ed in quanto distorcono i fatti per ingannare i lettori e per convogliarne le aspettative verso le chimere della New age deteriore.

Una persona che comincia a conquistare un briciolo di comprensione, dopo un po’ di tempo sa da quali siti attingere contenuti il più possibile imparziali, da quali fonti ricavare suggerimenti risolutivi. Senza prima conoscere, però, non può attrezzarsi in modo adeguato.

Osserva ancora Antinozzi: “Vien da sé che la capacità di approfondire i contenuti rimossi della propria coscienza rende anche possibile la facoltà di tradurli in una maggiore intelligenza di leggere gli eventi della società e della storia. Le due ricerche, quella esteriore e quella interiore, devono sempre viaggiare insieme”. Concordiamo con questa glossa che, se è il perno dei ragionamenti, mostra che è vero anche il contrario, ossia la comprensione degli accadimenti nascosti può propiziare un approfondimento del mondo interiore e, più in generale, della complessa natura umana. E’ auspicabile dunque coniugare i due percorsi. [2]

Riprendiamo il quesito di prima: per quale ragione serie come “History channel” lasciano baluginare delle verità censurate? Si deve ricordare che la censura è micidiale: poco sfugge alle sue fitte maglie. Essa si esplica con un controllo capillare sia preventivo sia a posteriori. Non dimentichiamo che il controllo culmina persino nell’assassinio di investigatori indipendenti. Vogliamo forse pensare che costoro siano agenti del sistema? Dunque se talvolta, attraverso certi programmi e pubblicazioni, trapelano contenuti veridici, non sempre siamo di fronte a bieche strategie (questo vale per la trasmissione “Mistero” e per il libro “Illuminati”), ma al cospetto dell’azione repressiva degli apparati, un’azione che costringe a compromessi nella divulgazione. Questo spiega per quale ragione un canale digitale ha proposto di straforo due puntate della serie “That’s impossible” sempre di “History channel”, per poi in fretta e furia cancellare il format dal palinsesto. Questo spiega perché un episodio di “That’s impossible” sulla modifcazione climatica, rilanciato dal canale Tanker enemy TV, è stato oggetto di una raffica di segnalazioni per opera di disinformatori che si sono adoperati (invano) affinché fosse rimosso dalla Rete.

E’ meglio sempre sapere che ignorare: George Orwell ci avvisa che “l’ignoranza è forza” per il sistema. Se tutti sapessero che i media ed i governi ingannano sulle questioni più importanti, quanto ancora durerebbe il loro perverso dominio? La vera responsabilità dell’obnubilamento delle coscienze è dei “giornalisti” ufficiali: costoro instillano preoccupazioni, propalano menzogne, plagiano. Costoro sono più dannosi di chi ti avverte di un pericolo reale (uomo avvisato...), anzi possiamo asserire senza tema di smentita che la depravazione dell’élites nulla potrebbe, se non trovasse una potentissima cassa di risonanza nei pennivendoli che modellano una realtà fittizia, costruita per imprigionare i cittadini nella paura, nella mistificazione, nell’impotenza. Veramente l’influsso dei gazzettieri è immenso: ora inventano un fatto ora lo distorcono ora nascondono una verità scottante. Non solo, gli impostori, in luogo di riportare la notizia, immediatamente la condiscono con giudizi faziosi atti ad orientare la reazione dell’opinione pubblica. Si approfitta della credulità e soprattutto dell’innata e tenace fiducia nelle istituzioni per condurre il pubblico dove si vuole. Purtroppo la genia degli scombiccheracarte non è solo del tutto prona ai dettami delle classi dirigenti, ma è essa stessa incarnazione degli apparati. Orson Welles definì la corporazione dei giornalisti, “quarto potere”, ma non sarà il caso di ribattezzarla “Primo strapotere”?

Tralasciando altri addentellati del tema, si potrebbe concludere ricordando che la Conoscenza in sé (di cui la conoscenza è simulacro, benché pallido), quando è preceduta da un itinerario ad hoc ed associata ad una natura in grado di accoglierla, è già risposta. Tuttavia, come ci insegna la tradizione esoterica, la Gnosi implica autodisciplina al fine di affrontare esperienze forti, persino sconvolgenti. Perciò è scritto nel Vangelo detto di Giuda Tommaso: “Chi cerca troverà, chi troverà resterà turbato, chi resterà turbato regnerà”. Insomma, se vogliamo regnare, è inevitabile passare per il turbamento. Chi non è interessato a regnare, si balocchi con lo zuccheroso blog di Paolo Attivissimo: lì troverà riscontri tanto falsi quanto rasserenanti, la conferma della sua sprovvedutezza spacciata per “scienza”. [2]

Certamente non proverà alcuna paura, anzi puro terrore... se non quando vedrà una foto che ritrae la "guardia svizzera".


[1] L’uso del termine “cospirazionismo” è del tutto improprio e forviante: di per sé pone un’ipoteca sulle argomentazioni dell’autore, ma tant’è...

[2] Del tutto appropriate risultano le riflessioni dello scrittore all’interno di “World builder, costruttore di mondi”, 2013. Nell’editoriale Antinozzi mette in guardia dalle insidie dello “spiritualismo materialista”, lo stesso di chi riduce lo Spirito ad una serie di bit, l’Anima all’informazione.

[3] Trascuriamo qui la controversia circa l’essenza del vero potere, se sia palese o occulto nonché le differenti concezioni a proposito del Nuovo ordine mondiale. In gran parte ce ne siamo già occupati.


APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

25 marzo, 2013

Non a sua immagine

Non uno itinere pervenitur ad tam magnum secretum. Ad un così profondo mistero non si giunge attraverso una sola via. (Simmaco)

Il saggio “Non a sua immagine” di John Lamb Nash nasce da una coraggiosa rilettura della Gnosi antica. Considerata da molti studiosi, per soprammercato militanti cattolici, un’ininfluente diramazione del Cristianesimo, se non un’escrescenza presto asportata, grazie al trionfo dell’”Ortodossia”, Lamb Nash riconduce la Gnosi nell’alveo della Tradizione sciamanica e misterica.[1] L’autore nega che i filosofi gnostici siano dominati da un atteggiamento anticosmico, anzi, in quanto eredi ed ultimi interpreti nel mondo antico del Paganesimo, essi combatterono contro il nichilismo del credo niceno.

“Il dio Pan è morto”: è l’accorato grido che, secondo Plutarco, fu udito, quando la civiltà classica stava ormai per estinguersi. La lugubre vittoria della chiesa ufficiale, scaturita dal fanatismo manicheo degli Zaddikim (i Qumraniti), poi riversato nella religione paolina, è, in primo luogo oblio, anzi stupro della Natura e della sua Anima. Dissacrata la Terra, di cui la Dea Madre è l’alma essenza, la storia umana poteva solo prendere una direzione, quella sbagliata.

Ecco allora il turpe connubio tra Impero e Chiesa, auspice più il settario Teodosio che l’ambiguo Costantino. Ecco allora la Sophia calpestata e l’ignoranza eretta a sistema, benché paludata e ingioiellata di simboli venerandi. Questa fu ed è la Chiesa cattolica: un’istituzione che, se ha custodito qualche veneranda verità, non ha potuto né voluto farne dono al genere umano, defraudato di un prezioso tesoro. Queste furono e sono le varie chiese cristiane. Codeste sono la Massoneria attuale e la scienza accademica. In modo simile un parvenu commissiona la costruzione di una villa dalle forme classicheggianti dove il cattivo gusto vanifica e ridicolizza qualsiasi rivisitazione dell’antico.

Nondimeno non è solo questione di Kitsch. Le religioni patriarcali di cui i telestai (gli iniziati ai Misteri) e gli Gnostici denunciarono la funesta ideologia teocratica, sono le fondamenta di una visione distorta. Il loro lascito è sotto gli occhi di ognuno ed è punto bello. Del tutto isolati, i pensatori gnostici avvisarono gli uomini pure di una minaccia invisibile: il pericolo degli Arconti. Nella parte più inquietante del suo saggio, Lamb Nash identifica gli Arconti con gli Alieni malevoli dei nostri tempi. E’ inevitabile l’apprezzamento per quegli ufologi (Vallée, Keel, Kerner) che hanno reperito nell’antica sapienza la lucerna per gettare un barlume nei nostri tempi bui.[2]

Gli altri capitoli del volume delineano la cosmologia e l’antropologia gnostica, il tema del cedimento per opera di Sophia, indugiano sui protagonisti, gli epigoni e gli estimatori della cultura sofianica, da Ipazia a Giamblico, da Marco Aurelio a Plutarco, da Blake a D.H. Lawrence, da Philip K. Dick a Carlos Castaneda, da Mircea Eliade a Marjia Gimbutas etc.[3] Il discorso si snoda non con l’acribia dell’erudito, ma con la vena appassionata dell'intellettuale engagé. Così alle puntigliose, ma alquanto soporifere dissertazioni tipiche, ad esempio, di un Albrile, il Nostro preferisce il piglio polemico: le iperboli bibliche ed evangeliche, il complesso del redentore, il culto della sofferenza… sono esibiti nella loro grottesca irrazionalità, in quanto di disumano possiedono, quanto più sono antropocentrici.

Chi è l’uomo? Qual è la sua identità? Lo studioso crede di poter rispondere, richiamandosi al pensiero degli Iniziati ai Misteri. L’uomo è tale non nella sua identificazione con Dio (l’arrogante Io-Dio della New age), ma nel suo essere partecipe della Vita universa (Zoe), nella sua specificità di creatura che reca un’impronta, pur labile, della perfezione pleromica.[4]

Ad altre domande prova a rispondere l’autore. Che cosa anima il cosmo? Qual è la genesi del male? Qual è il destino della Terra e dell’umanità? Qui egli accetta delle risposte che, a nostro parere, sono talora fuorvianti. James Lovelock ed il drappello di “scienziati” che Lamb Nash crede interlocutori per una riscoperta del Sacro sono, infatti, di là dalle somiglianze formali con la Weltanschauung classica, dei ciarlatani. Il loro amore per Gaia è zuccheroso sentimentalismo, se non frode mondialista.

Un altro aspetto di “Non a sua immagine” che suscita qualche perplessità è la rescissione rispetto alle intuizioni gnostiche che talora brillano nella cultura vincente: lo stesso D.H. Lawrence, apprezzato da Lamb Nash, riconobbe nel suo opuscolo “Apocalisse” che il nucleo di “Rivelazione” era gnostico, anche se vi si svilupparono bubboni ebraico-paolini.

Nonostante ciò, il saggio in oggetto è apprezzabile. Controverso e, a volte, un po’ avventato ed oscuro, ma ricco di stimoli per chi intenda compiere ulteriori (audaci) ricerche, il testo riporta innumeri ed autorevoli fonti citate nella bibliografia ragionata - mancano stranamente all’appello le opere del rumeno Culianu, uno dei maggiori esperti di Gnosi – e soprattutto offre una vista emozionante sul pensiero pagano, esoterico e gnostico. Se certi particolari sono sfocati, se alcuni confini concettuali restano da tracciare, questo non significa che non sia stato inquadrato il problema. Tutt’altro. Bisogna vedere se e come riusciremo a risolverlo.

[1] Si pensi al testo di Ernesto Buonaiuti, “Lo Gnosticismo: storie di antiche lotte religiose”, Roma, 1907, Milano, 2012. E’ una grossolana apologia della religione paolina ed una diffamazione della Gnosi. A parziale discolpa di Buonaiuti, possiamo ricordare che egli scrisse prima che fossero scoperti nel 1947 i codici di Nag Hammadi.

[2] Lo studioso deplora che l’ufologia abbia quasi sempre ignorato e continui ad ignorare il tema degli Arconti, entità insediate in una dimensione meccanica e meccanici anch’essi, protesi al dominio del sistema Sole-Luna-Terra. In effetti, grava sulle indagini in questo settore l’ipoteca dello scientismo. Esso ci impedisce di vedere oltre e ci imprigiona, con i suoi carcerieri tecnologici, in una realtà virtuale che eclissa la realtà reale.

[3] All’elenco degli intellettuali e degli artisti che sono stati sacerdoti di Sophia, quantunque in modo criptico, aggiungerei Dante Alighieri. La sua preghiera alla Vergine è un’orazione ad Iside, la dea dai mille nomi. Per quanto mi consta, nessuno si è mai cimentato in un’esegesi che prenda l’abbrivo da tale possibilità.

[4] Si potrebbe qui introdurre la differenza tra Zoe, la vitalità pura ed immortale, distinta da bios, l’esistenza caduca ed inconsapevole. Come mi chiedevo tempo fa: il vocabolo greco “bios” è collegato a "bia", “violenza”? Il Dasein come strappo da una condizione di beatitudine primigenia?


Antonio Marcianò (tutti i diritti riservati)

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 gennaio, 2013

Pietre miliari

Se provassimo ad immaginare l’inimmaginabile, a concepire l’inconcepibile…

Ci si trova di fronte ad un bivio: possiamo decidere di vivere come bruti o di “seguir virtute e canoscenza”. Invero la stragrande maggioranza degli uomini è paga di soddisfare le esigenze fisiologiche, senza porsi domande di sorta, incurante dell’enigma che è la vita stessa.

Questi tempi frananti vedono l’affermazione del genere homo insipiens tutto concentrato nel qui e nell’ora, teso a trarre il maggior godimento possibile dalla situazione contingente, anche a danno degli altri, senza alcuno scrupolo. E’ la definitiva disumanizzazione che è in primo luogo rescissione dei legami naturali: in tal senso gli animali sono superiori ai sub-uomini, poiché gli animali sono ancora immersi nel flusso vitale. Invece gli uomini decaduti sono congegni, privi affatto di un mondo interiore. La tecnologia, prima di essere all’origine dello snaturamento subìto dal pianeta, quando occupa, anzi colonizza la personalità, ne causa una radicale mutazione antropologica.

Sfuggono a questa metamorfosi degenerativa, solo i contemplativi e quelli che definirei gli interrogativi. Se non troviamo almeno qualche istante nell’arco dei nostri giorni alienanti per indugiare nella contemplazione di una foglia, di una nuvola, di una stella..., significa che l’occhio interiore è del tutto cieco.

La contemplazione dà l’abbrivo all’attitudine interrogativa: lo stupore di fronte al mistero dell’esistenza e del male, alla vertiginosa complessità dell’universo colloca sull’itinerario i macigni delle domande. E’ possibile che gli spazi incommensurabili ed i tempi abissali, le dimensioni visibili e quelle invisibili siano un’accozzaglia casuale e scevra di senso o persino la più piccola particella proiettata nell’immensità dell’universo appartiene ad un disegno, ad un piano enigmatico ma sublime?

Che desolante è la concezione non tanto degli atei che sono disperati cercatori di un Dio nascosto e ritratto, ma degli indifferenti!

La meraviglia è – Aristotele docet – la radice del pensiero, della filosofia. Viviamo sotto l’impero tetro di una scienza che non solo non offre risposte feconde, ma soprattutto non pone più quesiti cruciali. Per fortuna si avverte un fermento in alcuni settori del sapere: qualcuno, curioso e sbigottito, protende il capo per scrutare gli orizzonti oltre gli orizzonti. Il volgo guarda costoro con aria di sufficienza. Il volgo rotola lungo la china che porta al disfacimento ed alla morte dell’anima, credendo di vivere, mentre vegeta in modo miserevole. Precipita nella Gehenna, ma pensa di ascendere all’Empireo.

Gli interrogativi provano ad inerpicarsi lungo un sentiero disseminato di grossi sassi, ma chissà... quei sassi potrebbero essere pietre miliari.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

04 agosto, 2009

Avanzare nella terra di nessuno alla ricerca della propria anima (articolo del Professor Francesco Lamendola)

Credo sia importante sottolineare la dissonanza tra chi esplora le regioni dell'anima e la massa che, rincorrendo milionarie ed impossibili vincite al lotto, dimostra di appartenere quasi ad un'altra specie. Così con piacere pubblico questo nuovo articolo del Professor Francesco Lamendola cui rinnovo i miei attestati di stima per la sua nobile e solitaria (a volte dolorosa) ricerca, anche quando approda a "conclusioni" che non mi trovano del tutto concorde. Qualcuno obietterà:"Con tutti i problemi concreti che ci attanagliano, qualcuno scrive di temi così evanescenti". Proprio per questo! Visto che il cerchio si stringe sempre più giorno dopo giorno, a somiglianza di un ruvido cappio, tra poco, perso tutto, resterà solo quello che la ruggine non corrode, se l'avremo tesaurizzato.

Circa la questione dell'anima, rimando al testo
Oltre l'ufologia che proposi tempo addietro nonché alla bella conversazione con Giovanni e con gli altri lettori. Qui mi limito a ribadire che non credo essa possa coincidere con un'energia fisica, mentre sarei propenso ad: "ipotizzare che potrebbero anche darsi delle persone parzialmente prive di anima, ovvero animate solo da impulsi di natura neuronale, simili ad automi o alle creature aliene di certi film di fantascienza."

A tutta prima, questo titolo potrebbe sembrare bizzarro: che cosa significa avanzare alla ricerca dell'anima? Occorre forse andare alla ricerca di qualcosa che già si possiede? E poi, che cosa mai sarebbe questa inconsueta «terra di nessuno»?

Cominciamo dalla prima domanda. L'espressione «anima» è molto meno autoevidente di quel che non si creda; occorre, pertanto, adoperarla con un minimo di consapevolezza. Senza volerci addentrare in una dissertazione storica e filologica, poiché non sarebbe questa la sede più adatta, è necessario almeno ricordare che la parola «anima» traduce, approssimativamente, il vocabolo greco «psyché», che sta per il nostro «soffio vitale»; e non è molto lontana dal senso di «pneuma» (generalmente reso in italiano con «spirito»).

Di conseguenza, per gli antichi Greci, tutti gli esseri viventi possedevano un'anima; che quella degli umani fosse immortale in senso strettamente individuale, era opinione sostenuta da alcuni, come Platone, e revocata in dubbio da altri, come Aristotele. Per quest'ultimo, «psyche» era più o meno sinonimo di «bios» («vita»); l'anima, per lui, è la sostanza del corpo, e sta ad esso così come la vista sta all'organo visivo. Impossibile, dunque, immaginare un atto visivo privo del relativo organo; e impossibile pensare un'anima priva di corpo, che sopravviva alla morte del corpo o che preesista alla sua nascita. Aristotele era in linea con il naturalismo del pensiero greco classico. In Omero, la «psyché» non è un principio distinto dal corpo, ma è il soffio vitale che se ne fugge via quando la morte tronca la vita di esso. Platone ha introdotto una concezione dualista, per cui corpo e anima sono concepiti come due entità autonome: l'anima è legata temporaneamente al destino del corpo, ma viene da un principio immateriale ed eterno; vive nel corpo come in un carcere o in una tomba, da cui aspira ad evadere; e, al momento della morte di questo, riacquista vita autonoma, in attesa della sua prossima reincarnazione.

La cultura romana, pur non avendo sviluppato una propria tendenza filosofica originale (Lucrezio, Cicerone, Seneca e Marco Aurelio non hanno fatto altro che mediare spunti della filosofia greca), ha tuttavia svolto una importante operazione concettuale: quella di riprendere il dualismo platonico e, di conseguenza, di concepire l'anima come qualcosa distinta dal corpo, indipendentemente dal fatto se la si voglia considerare immortale, oppure no.

Nella cultura giudaico-cristiana, dalla quale proveniamo e nella quale viviamo (sia pure avendone ormai smarrito il principio vitale), la parola e il concetto di «anima» derivano appunto dalla concezione romana, ovviamente sostanziata dalla filosofia del cristianesimo: secondo la quale ogni essere umano, fin dal momento del concepimento, riceve un'anima immortale, che sopravviverà alla morte del corpo e che sarà giudicata in base alla condotta morale tenuta in vita.

L'articolo continua qui.




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