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10 agosto, 2016

Petrus Romanus?



Il potere ha tanti volti, ma un’unica anima... nera.

Stando alle profezie (autentiche?) di San Malachia, l’attuale papa, il centesimo ed undecimo della serie, è l’ultimo della Chiesa cattolica. È noto che il monaco identificò ciascun pontefice con un breve sintagma: Francesco sarebbe Petrus Romanus. E’ un epiteto che, a differenza di molti altri, risulta generico e comunque inidoneo a contraddistinguere l’attuale vescovo di Roma. [2] Petrus di per sé pare riferirsi ad un papa tout court, come l’aggettivo Romanus. Bergoglio forse non è stato neppure eletto dal conclave in modo regolare, inoltre Benedetto XVI è ancora pontefice: abbiamo quindi uno pseudo-papa (il falso profeta?) ed un “pontefice emerito”.

Chi è veramente poi Bergoglio? Ci sembra il “Sommo Sacerdote” della futura esecranda chiesa mondiale, vista la sua politica “ecumenica” e demagogica nei confronti dell’Islam e del Giudaismo. E’ la trista Confraternita neo-babilonese in cui paiono destinate a confluire per lo meno le tre religioni medio-orientali: la fede maomettana, l’Ebraismo ed il Cattolicesimo, tutt’e tre culti arcontici in cui, tuttavia, come in un’emulsione, restano gocce di spiritualità. Dunque potrebbe essere qualcun altro il "vicario di Cristo", l’ultimo? I giochi e le lotte di potere all’interno del Vaticano ci riserveranno forse ancora qualche sorpresa…

[1] “In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis”. “Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà [un] Pietro [il] Romano che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine”. Alcuni esegeti opinano che la città sui sette colli non sia Roma ma Gerusalemme.

[2] En passant osserviamo che l’espressione designante Giovanni Paolo II, ossia De labore solis, a nostro parere, non rinvia al prosaico fatto che egli proveniva dall’Europa orientale, ma all’oscurità che colui impersonò, poiché Karol Woytila fu un collaboratore della C.I.A. e strenuo fautore del Novus ordo seclorum.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

31 gennaio, 2016

Trucioli



Quante volte ci siamo indignati per graffiti incisi un po’ dappertutto! Deturpano panchine, muri, abitacoli degli autobus, purtroppo anche molti monumenti. La maggioranza di queste incisioni è formata da frasi scurrili o banali, da firme e dai soliti cuori trafitti. Sebbene siano un fenomeno che di solito si collega a questa nostra epoca corrotta in cui molti parlano senza avere alcunché da dire e scrivono per semplice grafomania, tali epigrafi triviali esistevano anche nella Roma antica: a Pompei si possono ancor oggi leggere graffiti con vituperi, dichiarazioni d’amore, battute salaci… Anche nelle prigioni medievali e moderne, i carcerati testimoniavano e testimoniano la loro sofferenza piena di dignità con scritte sulle pareti. Ciò attesta l’inclinazione umana a lasciare comunque una traccia, anche quando a graffiare le più disparate superfici sono uomini qualunque. E’ un modo inconscio per tentare di divenire eterni, poiché sappiamo che gli oggetti e persino queste sigle e locuzioni, ora licenziose ora egocentriche, dureranno più di noi, ombre fuggevoli in un mondo estraneo.

E’ raro, ma ci si può imbattere in qualche riflessione di un certo spessore, in un aforisma di un autore importante. Ecco che allora il graffito assurge a muta testimonianza di vita, a vestigio di un’esistenza dilaniata fra sogni e disincanti, a truciolo di cultura.

Forse le “impronte” più significative che si rintracciano sono quelle sulle pagine dei volumi presi in prestito in biblioteca o di libri usati: sul margine notiamo glosse ispirate dai contenuti del testo, entusiastiche sottolineature, acute osservazioni, punti esclamativi ed interrogativi… In questo repertorio di postille e di segni si manifesta e si agita il mondo interiore di chi ha letto il romanzo, immergendosi toto corde nella storia, di chi ha meditato il saggio, in cerca delle risposte agli interrogativi che risposte non hanno.

In qualche caso eccezionale rincorrere e percorrere i meandri delle elucubrazioni cristallizzati nelle note vergate con un timido lapis o un’energica penna, è più avventuroso che la lettura del libro: si scoprono frammenti di esperienze, prospettive sugli spaventevoli precipizi del pensiero, errori epifanici...

Di recente, mentre ero sprofondato nella lettura di un libro usato (una biografia), ho notato che chi mi ha venduto il tomo ha erroneamente corretto, pensando fosse un refuso, la dicitura “mera illusione” in “vera illusione”. E’ difficile trovare un abbaglio più abbagliante: l’involontario ossimoro, con tutta la forza del paradosso e dell’antinomia, squaderna l’aspetto saliente della realtà, un’illusione concreta, una mera e… vera illusione.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

28 maggio, 2015

Da Sallustio a Sallusti

Nello storico latino Sallustio (Amiterno, 86 a.C.- Roma 35 a.C.) è incommensurabile la distanza tra la reale condotta politica ed i proclamati princìpi etici. Dopo aver ricoperto la questura ed il tribunato della plebe, Sallustio fu espulso dal Senato per indegnità, anche se vi fu reintegrato mercé l’intervento di Cesare di cui fu fedele seguace. Nel 45 a. C. lo scrittore fu accusato di concussione per gli atti compiuti come governatore dell’Africa nova e, solo grazie all’intervento di Cesare, poté evitare il processo.

La figura di Sallustio ed il suo contegno come funzionario sono esemplari: ci spronano a rifuggire da una facile ed ingenua idealizzazione del passato. Nell’antica Roma delitti quali la concussione, il peculato, i brogli elettorali... erano sintomi di una corruzione dilagante tra le classi dirigenti, la medesima disonestà che è connaturata al sistema attuale.

Nel De coniuratione Catilinae Sallustio offre un’interpretazione moralistica della storia romana: la crisi politica e sociale, di cui la congiura di Catilina (63 a.C.) è un esempio emblematico, è il prodotto della decadenza etica dovuta alla ricchezza ed alla potenza stessa di Roma. Nel Bellum Iughurtinum, la causa del declino della res publica è individuata con maggior precisione nella fine della concordia tra popolo e Senato, accordo che in passato era stato garantito dalla paura dei nemici (il metus hostilis), paura dissipatasi con la distruzione di Cartagine nel 146 a.C.

Con le tirate moralistiche di Sallustio stride il suo contegno spregiudicato (egli fu un proconsole disonesto e rapace): è il divario che separa quasi tutti gli odierni amministratori della cosa pubblica, a parole fautori della rettitudine e della giustizia, nei fatti rotti alle più abominevoli turpitudini e proclivi ai più nefandi crimini.

Di recente un piccolo ma significativo saggio di codesta incongruenza ci è stato fornito da Roberto Formigoni, il catto-ipocrita affiliato a “Comunione e Liberazione”, ex presidente della Regione Lombardia, protagonista di una volgare ed imbarazzante performance nell’aeroporto di Fiumicino. Le pubbliche virtù, magari ammantate di etica “cristiana”, si sbriciolano alla prima occasione, mettendo a nudo vizi laidissimi, sostanziati di protervia e di trivialità. Così non devono sorprendere né la tracotanza del senatore fuor di senno né il suo eloquio da taverna: sono entrambi le inguaribili tare di una declassata classe “politica” di cui Formigoni è icastica, perfetta sineddoche.

Tuttavia un abisso divide il passato dal presente: se Sallustio fu uomo non propriamente specchiato, al tempo stesso, fu scrittore sapiente e vigoroso. Il suo stile, improntato a brachilogia ed inconcinnitas, è testimonianza imperitura di indiscusso talento letterario.

Si snidi oggi un “politico” che, pur immerso nel brago della degradazione, sappia pensare, esprimersi e scrivere in modo lineare e perspicuo, senza incorrere nelle atroci deturpazioni linguistiche in cui eccelle la genia dei “giornalisti” italo-beoti. Paradossalmente troveremo oggi qualche politico integerrimo e sollecito del bene collettivo, ma invano cercheremo tra i cosiddetti potenti (ministri, magistrati, burocrati, dirigenti...) un uomo che padroneggi i rudimenti dell’”idioma gentile”. Anche questo è un segno dei tempi sudici in cui siamo costretti a vivere.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

10 febbraio, 2015

Sulle strade di Babilonia


Dove conducono queste strade su cui franano le pendici del cielo?

Gli astri, scaraventati dalle loro traiettorie, sbandano ai confini del buio. Grovigli di fiamme soffocano l’orizzonte.

Dove conducono queste strade su cui si ammucchiano le macerie del tempo?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

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