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03 giugno, 2014

Il crepuscolo del contattismo


E’ deprimente constatare quanto sia decaduto il contattismo. Fenomeno disdegnato, ma non scevro di un suo fascino pop, la grande stagione del contattismo, gli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo, ha coinciso con l’acme della letteratura e del cinema fantascientifico. Oggi, però, a distanza di mezzo secolo e più, è rimasto ben poco di quell’epos ingenuo (a ragione Vallée lo giudica pericoloso, anche se l'autore sbanda verso una forma di scientismo) popolato di fratelli dello spazio, astronavi tirate a lucido, messaggi di amore universale.

Si prenda come piccolo ma significativo saggio di un declino inglorioso l’intervista all’experiencer (oggi è à la page chiamare così quelli che in modo più prosaico si definivano “rapiti”) Cinzia Molettieri, in “Frammenti di memoria ET” (X Times, n. 67, maggio 2014). Forse quello che più urta in questi resoconti propalati dagli stanchi epigoni di Adamski è la spocchia intellettuale: non è più sufficiente raccontare esperienze meravigliose e trasmettere comunicazioni edificanti, perché ci si cimenta in disquisizioni pseudo-filosofiche. Si leggano le farraginose interpretazioni che la Molettieri svolge circa il suo vissuto. Bene e male non esistono o, meglio, sono intercambiabili: “Non c’è positivo o negativo, tutto è funzionale per il nostro percorso di riacquisizione della consapevolezza [...] Abbiamo passato tante ere e tante tappe evolutive, ma siamo arrivati in un periodo in cui le risorse si stanno esaurendo (sic), quindi è necessario che ci sia una trasformazione, un’evoluzione, ma ciò non riguarda solo noi terrestri, ma anche altri esseri extraterrestri. Siamo tutti nella stessa situazione. L’universo intero si deve evolvere. Noi non siamo su un gradino inferiore. Anche noi siamo funzionali a loro per l’evoluzione così come loro lo sono per noi. A noi sembra di subirli, ma anche a loro sembra di subire noi. La legge funzionale funziona (sic) per tutti”.[1]

Insomma siamo al cospetto del Malanga-pensiero volgarizzato. Riconosciamo al chimico pisano meriti investigativi e persino talora filosofici, ma non si comprende perché egli non ammetta il suo enorme debito nei confronti dell’Idealismo tedesco, visto che, piaccia o no, la concezione del professor Malanga ricorda molto Fichte, un Fichte in salsa quantistica. La Coscienza che pone innanzi a sé degli ostacoli per acquisire consapevolezza, non assomiglia all’Io di Fichte? L’io pone il non-Io, il mondo materiale, per realizzare la sua piena facoltà creativa, per affermare la sua libertà. Affinché l'Io si realizzi, abbisogna di un'opposizione, di una resistenza. Orbene, questo retroterra culturale si è diluito in alcune esegesi attuali a cavallo tra scienza e filosofia. Appunto, si è diluito, come un vino annacquato: così la forza speculativa del filosofo tedesco, si condivida o no il suo approccio, è stata imbolsita in modo spaventoso, perdendo di vista le situazioni contingenti, storiche ed individuali.

Se è vero che sul piano metafisico la differenza tra bene e male non ha ragion d’essere, nel mondo caduto e caduco, tale divario ha implicazioni di non poco conto. Eppure un’indebita trasposizione non solo esclude l’intervento di alieni carnefici (di solito è questa la visione del contattismo tradizionale), ma per giunta trasforma gli intrusi in salvatori, in latori di esperienze che, anche se terribili, permettono di crescere. Giusto! “Ciò che non uccide fortifica”, ci rammenta Nietzsche. Tuttavia sono situazioni che molti, se potessero, eviterebbero, come pochi agognano di soffrire le pene dell’inferno per concludere che la gioia è preferibile al dolore.

Infine l’insistenza sull’idea di “evoluzione”, oltre ad essere stucchevole ed a ricordare lo screditato Darwin, apparenta il fosco autunno del contattismo con Teillhard de Chardin, bislacco pensatore gesuita. Dietro tutta questa fumosa nebbia evoluzionista, si deve intravedere l’ombra dei Gesuiti? Dietro i Gesuiti, poi qualcun altro? Troverà le risposte chi manterrà integro un salutare dubbio. Gli altri saliranno sull’ascensore per l’Inferno, pardon per le stelle...

[1] Tra l’altro, non si intende che cosa c’entri il presunto esaurimento delle risorse naturali con la dissertazione a proposito di una palingenesi spirituale. Questa confusione è indizio dell’ignoranza in cui si sono impantanate certe frange ufologiche.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 dicembre, 2010

Salvatori e carnefici

Chi avrebbe mai potuto immaginarlo in passato? L’ufologia ci ha portato sul limitare di una teologia dubitosa, interrogativa. Infatti, se è vero che l’universo è popolato di razze intelligenti, come pensano molti cosmologi ed esobiologi, ci chiediamo quale sia la relazione che intercorre tra le nazioni delle stelle ed il Creatore.

In verità, in questi ultimi anni il quadro delle ipotesi ufologiche si è spaccato: da un lato si disegna uno scenario di esseri benevoli in conflitto con la funesta Cabala del nostro pianeta. La Terra sarebbe uno dei pochi pianeti-prigione in un creato edenico. Altri ricercatori, invece, evocano insidiose interferenze aliene in un cosmo che pare “un accampamento di demoni”. E’ ovvio che questi due scenari sono rispettivamente due concezioni: nel primo caso un Dio amorevole e benigno attende solo che alcuni popoli evolvano per portare l’intera creazione al "punto omega" (Teillhard de Chardin); nel secondo, l’universo è un gigantesco teatro di guerra, dove razze bellicose si contendono l’egemonia di pianeti e sistemi solari. Un demiurgo pazzo gioca ad accendere ed a spegnere stelle, a plasmare ed a disintegrare mondi, mentre meteore ed asteroidi schizzano in uno spazio gelido, proiettati ai confini della notte. Questo universo entropico ed irrazionale, nato dal caso, corre verso la morte ed il silenzio. Civiltà sorgono, crescono, decadono, muoiono, mentre le orbite vuote dei buchi neri fissano il nulla, in una solitudine siderale.

Sebbene sia difficile aderire all’ipotesi monopolare che, tra l’altro, sancisce un antropocentrismo cosmico (terrestri con anima ed alieni brutti e cattivi), non mi sento di accogliere la versione edulcorata ed idealizzata degli extraterrestri angelici, chioma bionda e fluente, occhi cerulei. Sono ufonauti quanto mai pazienti e tolleranti: se avessero voluto, avrebbero potuto rovesciare, in un amen, la dittatura che schiaccia la popolazione di Gaia. Evidentemente sono buddhisti e poi - si sa - vige il principio della non-interferenza.

Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma è una verità sfocata ed ammantata di perplessità.

Qual è il ruolo della specie umana in questo giuoco interplanetario? Siamo figli di Dio o schiavi di dei minori? Qualcuno ha agito da intermediario? Se l’interpretazione di Sitchin, Russo e altri ci vede come lavoratori alle dipendenze di signori poco o punto divini, la visione di Nigel Kerner ci trasforma in vittime di razze predatrici intente a cercare qualcosa la cui vera natura sfugge a noi come a loro. I Grigi descritti da Kerner sono androidi impegnati in una missione che non hanno neanche ben compreso e per conto di chi forse oggi è estinto. Questi Grigi sono simili a quei giocattoli meccanici che sbattono contro gli ostacoli, di qua e di là, finché non si esaurisce la carica.

Ha senso introdurre i concetti di caduta e redenzione per altre razze intelligenti? Questa domanda è ineludibile per i Cristiani. Alcuni di loro immaginano un percorso di colpa e salvezza anche su lontani pianeti; altri vedono nella Terra il centro del Tutto, poiché la vicenda dell’Incarnazione è una nostra prerogativa.

Echeggia la domanda iniziale sul rapporto tra queste stirpi e la Trascendenza: esuli che sperano, disperati, di tornare in patria, un po’ come noi… E’ l’universo ad essere stato bandito dal Paradiso e non l’Adam?

Se veramente la Terra è tra il martello di Arconti stranieri e l’incudine di potentati terreni, ci chiediamo quale sia il motivo di questo concorso di circostanze avverse. Fu solo sfortuna? Altrove che succede?

La via d’uscita non è il viaggio verso altri corpi celesti, ma verso altre dimensioni, scisse da questa.




APOCALISSI ALIENE: il libro

23 febbraio, 2010

Errore dell'Evoluzionismo

Nel voluminoso saggio intitolato "Giordano Bruno e la tradizione ermetica", Frances A. Yates, all'interno del capitolo conclusivo scrive: "Per quanto concerne la mente, la capacità di riflettere in sé la natura e di agire su di essa in maniera meravigliosa, i progressi non sono stati molto consistenti. Certe nozioni ermetiche sulla mente e la materia non sono così lontane da alcune concezioni del nostro tempo. L'uomo moderno perse molti elementi di quel magnum miraculum in cui abitavano magia, religione, arte e scienza."

La studiosa, pur più versata nelle disquisizioni erudite che nelle indagini di ampio respiro, comprende che lo splendido e malinconico tramonto della tradizione esoterica scalzata dal pensiero razionalista e scientifico, agli inizi del XVII secolo, fu una perdita. Né ella dimentica che qualche fiammella ermetica continuò a riscaldare la fredda logica ormai imperante: si suppone che lo stesso Descartes fu in contatto con l'ambiente dei Rosacroce. Sappiamo quanto sia debitore il sistema scientifico attuale del dualismo cartesiano, un dualismo diretto verso il materialismo, dacché l'anima fu collocata nella ghiandola pineale o identificata con essa.

Se sfrondiamo il retaggio iniziatico dagli aspetti velleitari ed oscuri - il mondo interiore è a volte inferiore - ci accorgiamo di come veramente l'attitudine a scrutare oltre il visibile ed a cogliere le corrispondenze, sia il tesoro prezioso di cui oggi ignoriamo il nascondiglio. E' indubbio: è meglio uno scienziato serio (ne troveremo pochissimi, anche usando la nota lanterna) che un esoterista da strapazzo. Tuttavia l'imprigionamento dell'umanità entro i confini dell'empiria consuona con un'angustia di orizzonti davvero sconfortante. In questo recinto, pascolano gli uomini e chi intende oltrepassare lo steccato è additato al pubblico ludibrio, nonostante qualche timida apertura.

Così "la capacità di riflettere in sé la natura e di agire su di essa in maniera meravigliosa" è per lo più un sogno, mentre oggi giorno non si agisce sulla natura, ma la si aggredisce. L'azione mirabile cui aspiravano gli ermetici, benché, in qualche caso, fosse simile ad un dominio delle sue leggi con fini tecnici (la magia rinascimentale è una delle fonti del sapere scientifico) era soprattutto una visione del mondo in cui per natura si intende qualcosa di molto più ampio e profondo rispetto al mondo studiato dalla scienza: la natura ermetica include la sfera celeste e quella intelligibile, mentre la stessa dimensione fenomenica è animata da una circolazione vitale, non essendo un mero insieme di "fatti". Ecco perché, a mio avviso, errano Pauwels e Bergier che, nel diseguale saggio intitolato "Il mattino dei maghi", vedono nelle correnti sapienziali dei filoni scientifici sotto mentite spoglie, in cui il misticismo ed il simbolismo sono un mascheramento di contenuti tecnici. Se così fosse, le regioni non percettibili e le correlazioni sincroniche sarebbero escluse dal vasto Liber mundi: l'astrologia, l'alchimia, la magia… diverrebbero diagrammi simbolici di manifestazioni empiriche, per quanto misteriose ed in gran parte ignote, per ora.

Tuttavia, poiché non si sa rinunciare ad un pensiero che sia soltanto di tipo scientista sotto mutate forme, si recita sovente un peana in onore di Teilhard de Chardin che, in un delirio tecno-"mistico", riflettendo sul ruolo degli scienziati nella società contemporanea, li definisce "operai della Terra". Lo scienziato e teologo francese, anche se volle opporsi al darwinismo deterministico, ne mutuò il pregiudizio evoluzionistico, ad esempio affermando: "Credo che l'universo è (sic) un'evoluzione. Credo che l'evoluzione va (sic) verso lo Spirito..." E', come si vede, una commistione tra Evoluzionismo ed Idealismo, come se lo Spirito avesse bisogno di manifestarsi progressivamente nelle magnifiche realizzazioni della storia e della civiltà umana, laddove in ogni epoca nascono degli oltre-uomini, ma nella nostra il loro numero è veramente esiguo, sintomo di un processo degenerativo che data da epoche remote.

Dunque, accantonando il concetto di entropia che pur appartiene al manifesto, si dimentica, anzi si inverte di segno il processo che porta dal non-tempo al tempo, dall'essere privo di determinazioni all'esistenza (la materia come patologia dell'essere?), per alimentare l’ingenua fede in un'età migliore che se mai giungerà, non sarà il risultato di un cambiamento tecno-scientifico o biologico, ma la conseguenza di uno scarto repentino e metastorico, grazie ad una frattura con il passato, del tutto trasceso e privato delle sue scorie.



APOCALISSI ALIENE: il libro

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