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24 giugno, 2016

La teoria della Terra piatta è un'interpretazione piattamente materialista?



Ormai i sostenitori della teoria che considera la Terra piatta sono sempre più numerosi e convinti. Sul tema abbiamo già scritto, ma riteniamo doveroso soffermarci di nuovo per addurre due argomenti non tanto per confutare tale paradigma, quanto per criticare la forma mentis che lo sostiene: un’argomentazione è di natura filologico-linguistica, l’altra, più stringente, di indole ontologica.

In primo luogo gli assertori del sistema in esame sostengono che è la Bibbia a descrivere la Terra piatta. Il mondo che noi vediamo sarebbe così raffigurato nella Torah: la Terra è una grande isola circondata dall’Oceano. E’ sostenuta da colonne sotto le quali si trova lo sheol, la dimora dei defunti. Ai lati dell’Oceano, le cosiddette Montagne eterne sostengono il Firmamento, grande calotta sferica cui sono fissate le stelle e dove hanno la loro sede il Sole e la Luna. Al di sopra del Firmamento, si estende l’Oceano celeste, nella cui parte centrale si aderge il Monte di Dio. [1]

Orbene, tale immagine si fonda su una resa negli idiomi contemporanei dell’originale in lingua ebraica, traduzione della cui correttezza non siamo per nulla sicuri. Anticamente in ebraico si scrivevano solo le consonanti, perciò molteplici sono le possibili versioni e le corrispondenti esegesi del testo: sono interpretazioni anche in contrasto tra loro. Basare dunque la teoria della Terra piatta su una delle parecchie eventuali rese dell’originale è un po’ come costruire un edificio sulla sabbia. Ancora oggi fra i biblisti regna il totale disaccordo su come tradurre il fondamentale termine “Elohim” (Dio? Dei? Legislatori? Esseri luminosi? etc.): è evidente che rispetto alla traduzione dei vocaboli che raffigurerebbero la flat Earth il problema si pone con non minore rilevanza. Tra l’altro si rischia di sdrucciolare nel letteralismo, laddove la rappresentazione biblica potrebbe avere un significato metaforico, adombrando una gerarchia cosmica.

In seconda istanza ci sembra che il limite maggiore della teoria in parola risieda in un ingenuo arrendersi al “mare dell’oggettività”, che sia un cedimento ad una Weltanschauung di stampo volgarmente materialista, come se fossimo sicuri che esiste un mondo “là fuori” tridimensionale di cui si possono stabilire e conoscere tutti i concretissimi e solidissimi connotati. Eppure vari indirizzi filosofici e scientifici tendono a suggerire che la cosiddetta “realtà” possieda ben poco di concreto e di solido, essendo simile ad una gigantesca proiezione olografica, se non ad un’immagine onirica. L’Idealismo, da Berkeley in poi, smaterializza la materia, tende a privilegiare il Soggetto nei confronti dell’oggetto e della sua tirannia. Alcune interpretazioni della Fisica quantistica valorizzano il ruolo della Mente nella “produzione” del reale, senza dimenticare il Biocentrismo di Robert Lanza secondo cui la Sorgente promana da sé la materia, lo spazio ed il tempo che sono, però, fenomeni transeunti, privi di sostanza ontologica. [2]

Precisato che nessuno può affermare di possedere la verità in materia di Fisica, Cosmologia ed Ontologia, ci pare che i convincimenti vicini al dogmatismo dei flat earthers costituiscano un notevole regresso, giacché ignorano la natura fluida, enigmatica, contraddittoria del reale. L’universo macroscopico stesso è percepito (ma la percezione non corrisponde necessariamente all’essenza) come quadridimensionale; è strutturato attraverso le categorie di spazio, tempo e causa. Come sia veramente nessuno sa né può sapere: il kantiano noumeno è, infatti, inconoscibile. Diffidiamo di chi asserisce di poter spiegare il cosmo in modo univoco, completo ed apodittico.

[1] In Isaia 40:22 è, pero, scritto che “Egli (Dio) è assiso sul globo della Terra”; in altre traduzioni si trova “sfera” o “volta”, dunque il profeta sembrerebbe delineare una Terra sferica, ma la traduzione del termine ebraico è corretta? Il vocabolo originale ha un significato univoco?

[2] Il filosofo e teologo irlandese Berkeley elaborò una dottrina secondo la quale la causa di tutte le nostre percezioni non è una realtà materiale esterna, ma una volontà o spirito, che egli identifica con il Dio cristiano; come il sogno è generato dalla nostra mente, l'universo è una sorta di sogno collettivo suscitato da Dio nelle nostre anime. Nelle interpretazioni quantistiche alla Berkeley, la "realtà" fisica non è considerata come un quid esistente in sé e per sé, ma solo come un’idea proiettata dalla Sorgente nelle nostre menti attraverso le immagini sensoriali che percepiamo; dunque sia la funzione d'onda sia il suo collasso sono reali, solo in quanto rappresentano le modalità con cui la Coscienza concepisce l'universo e suscita in noi le nostre impressioni sensoriali.

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