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08 gennaio, 2016

Elogio della felicità



Da secoli si magnificano il dolore, il sacrificio, la rinuncia, l’autoflagellazione, adducendo le ragioni più disparate. Alcune fedi e filosofie li hanno eretti a fondamenti delle loro concezioni. Bisognerebbe, invece, promuovere la gioia che è la vera fonte della creatività e della spiritualità.

Bisogna intendersi: non ci riferiamo all’allegria becera dei bruti, ai godimenti sfrenati dei materialoni, ma alla felicità che dipende da un senso di ricchezza interiore, da un entusiasmo (thymòs) che è adesione alla vita, amore per la natura lato sensu. Ovviamente questa rarissima forma di letizia è venata di tristezza, della coscienza che è destinata ad essere perduta forse per sempre: non coincide dunque con la serenità che non esiste e non può esistere in questa disgraziata dimensione.

E’ un vero peccato che nel mondo la giocondità sia così infrequente: essa renderebbe il mondo più bello, più armoniosi i rapporti tra le persone, più roseo il tempo. Consideriamo quali sono le conseguenze dell’afflizione: l’aridità, il deserto dell’anima, una mera sopravvivenza, la chiusura in sé stessi, il rifiuto, la noia, l’esacerbazione, il malumore... Allora perché l’amaro e l’abbattimento sono tanto diffusi? Essi, lungi dall’essere strumenti di elevazione, sono vicoli ciechi. Ancora una volta abbiamo il sentore che qualcosa di storto e di irrazionale deformi il disegno delle cose.

Quando gli dei distribuirono le buone e le cattive sorti furono avari delle prime e prodighi delle seconde. Furono generosi spesso con chi aveva ed ha più demeriti che meriti.

Non erano dei.

In testa all'articolo un'opera dell'artista Carla Colombo intitolata "Inno al cielo d'estate".

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

06 settembre, 2013

Le religioni ed il Nuovo ordine mondiale

Che io debba essere governato: ecco da dove inizia lo scandalo della politica. (M. Sgalambro)

Qualche giorno addietro ho ascoltato un intervento di un ricercatore a proposito di alcune contraddizioni che possono incrinare la credibilità degli attivisti. Tralasciando molte questioni toccate nel contributo, mi soffermerei su due aspetti: il pericolo che, nel contrastare l’edificazione di una compagine planetaria, si promuova il nazionalismo; il rischio che, combattendo la nefanda religione legata al Nuovo ordine mondiale, si perpetui l’influsso delle religioni e delle chiese tradizionali.

Per quanto attiene al primo tema, bisogna riconoscere che è errato difendere gli stati nazionali. Essi sono un male, anche se minore rispetto ad un brutale apparato ecumenico. Lo Stato è sempre e comunque una costruzione aberrante ed ha ragione il filosofo tedesco Max Horkheimer quando auspica (utopia?) che le strutture di potere si diluiscano, nell’interesse dei cittadini, il più possibile in un’amministrazione leggera, quasi impercettibile. Lo sciovinismo va combattuto a favore del patriottismo, inteso come valorizzazione di un patrimonio culturale che spazia dalla lingua agli usi, dall’arte alla gastronomia, dalla letteratura al territorio…

A proposito del problema inerente alla religione, è vero che, mentre si denuncia il credo empio dei mondialisti, alcuni stringono sempre più le catene delle fedi abramitiche. Circoscrivendo il discorso alle tre religioni monoteiste sbocciate in Medio Oriente, si constata che, se si esclude una sorgente esoterica e simbolica oggi quasi del tutto inaridita, Ebraismo, Cristianesimo ed Islam sono espressioni di decadenza. Con il passare del tempo, sono degenerate in culti carnivori, mentre sia i Messia sia il Profeta erano vegetariani.

I milioni di animali che sono sacrificati per celebrare ricorrenze nonché la compromissione con il potere politico dimostrano che, come nota Guido Gozzano, le religioni, se non sono vivificate da un afflato spirituale, presto scadono in idolatria ed in strumenti di dominio. E’ quello che purtroppo è successo.

In modo paradossale, certi settori cattolici, sostenendo la Chiesa di Roma, considerata, a torto, un baluardo contro il Nuovo ordine planetario, agevolano i piani delle élites, spesso anche dichiarati e stabiliti con altri potentati. [1]

Se si concorda sul fatto che opporsi al “nuovo” non significa rafforzare un decrepito e criminale status quo, allora il fronte dell’informazione non allineata potrà acquisire la compattezza necessaria ad affrontare terribili sfide.

Non abbiamo davvero bisogno del vecchio fanatismo né di nuove sette, di stati o superstati, ma di trovare in noi stessi, nella ricerca libera, nelle Tradizioni alte le possibili risoluzioni ai problemi concreti e le risposte alle domande abissali... se ne saremo capaci.

[1] "Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati”. (David Rockefeller)
"Lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui: la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo ordine mondiale”. (Papa Benedetto XVI)

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