
Hanno suscitato veementi reazioni le dichiarazioni di Padre Cavalcoli. Il “religioso”, dai microfoni dell’ubiqua e perniciosa Radio Maria, ha affermato che il terremoto che ha colpito l'Italia centrale, è un castigo divino, giacché il Parlamento ha approvato una legge immorale sulle cosiddette "unioni civili". Biasimato dalle gerarchie vaticane, il frate ha confermato tutto, anzi ha rincarato la dose, evocando nuove punizioni del Padre Eterno. Si rischia di promuovere un’”etica” brutale, animata da uno spirito vendicativo e settario. Si corre il pericolo di trasformare il Signore in una specie di giustiziere dalla mira storta. Le asserzioni di Padre Cavalcoli sono un segno di questi tempi ferrigni, un’epoca priva affatto di empatia e di cultura, un’età in cui lo scientismo più becero ed il bigottismo più superstizioso si fondono in un unico calderone.
La polemica dimostra che, all'interno della Chiesa cattolica, non si salva quasi nessuno: Padre Cavalcoli esprime una concezione della Provvidenza di sconvolgente rozzezza. Se davvero Dio interviene nella storia, invece che nell'animo umano, non si comprende perché debba infierire contro inermi ed innocenti abitanti, in luogo di neutralizzare i responsabili di crimini e di perversità. In fondo, basterebbe eliminare la cricca mondialista per sanare l'intero pianeta, ma Dio preferisce agire altrimenti... Sarà.
Naturalmente anche i satrapi del Vaticano, con il loro lassismo e la loro viscida ipocrisia, hanno le loro responsabilità.
Ad ogni modo, che differenza rispetto, ad esempio, alla teodicea manzoniana: nei "Promessi sposi" il Nostro, lungi da propugnare visioni manichee, si interroga sull'origine e sul ruolo del male, concludendo che la Provvidenza, contrappeso di ogni malvagità, agisce in modo imperscrutabile e misterioso, ma non tanto nelle vicende storico-politiche, quanto nel cuore dell'esistenza individuale. Di fronte a domande abissali, come quelle sulla genesi e la funzione del mysterium iniquitatis, Manzoni non fornisce risposte apodittiche, ma esorta a confidare in Dio, ad intravedere nel cammino degli uomini, anche quello più difficile, la filigrana di una Giustizia superiore. E' una visione consolatoria, ma non dogmatica, distante anni luce dagli assordanti vaniloqui di pseudo-teologi, dalle allucinazioni dei guru New age.
Che differenza, infine, rispetto al pensiero del logico e filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. Egli, a proposito di questioni metafisiche, scrive: "Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".
La polemica dimostra che, all'interno della Chiesa cattolica, non si salva quasi nessuno: Padre Cavalcoli esprime una concezione della Provvidenza di sconvolgente rozzezza. Se davvero Dio interviene nella storia, invece che nell'animo umano, non si comprende perché debba infierire contro inermi ed innocenti abitanti, in luogo di neutralizzare i responsabili di crimini e di perversità. In fondo, basterebbe eliminare la cricca mondialista per sanare l'intero pianeta, ma Dio preferisce agire altrimenti... Sarà.
Naturalmente anche i satrapi del Vaticano, con il loro lassismo e la loro viscida ipocrisia, hanno le loro responsabilità.
Ad ogni modo, che differenza rispetto, ad esempio, alla teodicea manzoniana: nei "Promessi sposi" il Nostro, lungi da propugnare visioni manichee, si interroga sull'origine e sul ruolo del male, concludendo che la Provvidenza, contrappeso di ogni malvagità, agisce in modo imperscrutabile e misterioso, ma non tanto nelle vicende storico-politiche, quanto nel cuore dell'esistenza individuale. Di fronte a domande abissali, come quelle sulla genesi e la funzione del mysterium iniquitatis, Manzoni non fornisce risposte apodittiche, ma esorta a confidare in Dio, ad intravedere nel cammino degli uomini, anche quello più difficile, la filigrana di una Giustizia superiore. E' una visione consolatoria, ma non dogmatica, distante anni luce dagli assordanti vaniloqui di pseudo-teologi, dalle allucinazioni dei guru New age.
Che differenza, infine, rispetto al pensiero del logico e filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. Egli, a proposito di questioni metafisiche, scrive: "Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".
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