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16 aprile, 2011

Apologia del male (seconda ed ultima parte)

Leggi qui la prima parte.

Il compito della teodicea fu assolto nello stesso momento in cui essa scomparve, non per averlo fallito, ma per esserci riuscita in pieno. In ultima analisi, essa fece sparire la nozione stessa di male. (M. Sgalambro, Dialogo teologico)

E’ abominevole non il male in sé, che può essere formidabile occasione di apprendimento e talora di ispirazione, ma la teodicea. Così, sebbene pensiamo che finalmente ci siamo liberati dal fardello della morale cattolica, quell’etica condensabile nella frase di padre Cristoforo “Dio vi ha visitate”, con cui il cappuccino evoca il concetto di sofferenza come premessa per un’elevazione, come prova, siamo ricaduti in quest’etica consolatoria, senza, però, più le perplessità di Manzoni, senza il suo “tragico ottimismo”. Se l’autore dei “Promessi sposi” vagheggia una “provvida sventura” (ma non sarà spesso solo sventura?) , alcuni new agers affermano che la “grande messe” può avvenire solo con colossali sacrifici umani. La retorica del sacrificio, con tutte le sue dismisure sadiche e masochistiche, assurge a Diktat, a condicio sine qua non per passare nella “quarta dimensione” (sic!). Naturalmente i sacrifici riguardano solo gli uomini comuni: i trainers e gli eletti se ne stanno sereni e tranquilli.

Si oblia l’archetipo della vittima innocente che è innocente proprio perché subisce un male di cui non ha alcuna colpa: anche coloro che non sono cristiani riconoscono in Cristo la figura mitopoietica (esistono comunque dèi pagani che adombrano valori molto simili: si pensi ad Osiride) dell’Uomo che è immolato ingiustamente, immagine potente di un’ingiustizia umana tanto scandalosa da richiedere lo scandalo della Croce. Cristo è l’emblema di un male insensato.

Non so se la materia sia un errore cosmico (come pensavano i diffamati Buoni uomini, vulgo Catari, che, esclusi gli eccessi di alcuni Perfetti, seppero in non pochi casi contemperare il disprezzo per il mondo con una vita integra nel mondo) o se sia una necessità. Credo sia comunque un limite, se ci si riferisce alla materia caduca, corruttibile, imprigionante. Dunque la celebrazione della vita non è la venerazione dell’esistenza, del suo freddo sarcofago, ma di quanto di radioso brilla nell’involucro di carne. E’ una venerazione che conduce all’accanimento terapeutico, alla fanatica preservazione di un soma in disfacimento, alla santificazione di una sopravvivenza agonica, dimentichi della scintilla che sola dà senso all’essere. E’ un materialismo cattolico, ammantato di ipocriti discorsi sulla sacralità della vita.

Non so se il cosmo sia in toto perfetto, nonostante le sue palesi pecche o se sia la conseguenza di un errore (errare) primigenio, errore destinato ad essere riparato, ma che ora ci costa sudore, lacrime e sangue. Propenderei, però, per la seconda possibilità.

Ogni fine è un confine: gli stessi traumi, tragici spartiacque del cammino umano, insegnano e danno il senso della prospettiva, ma la legittimazione del male per giunta nelle sue forme assurde, parossistiche, estreme, è spregevole oltre che insostenibile sul piano filosofico e teologico. Disgustosa è la teodicea che concepisce il male come una vendetta divina per colpe più o meno gravi commesse da uomini comuni che non sono perfetti, ma neppure dei demoni. Se esiste una giustizia superiore, essa è distante anni luce dalle simmetriche e meccaniche espiazioni della “giustizia” umana.

Si abbia la compiacenza di rispondere agli strazianti interrogativi sul Male con l’unica parola che non risulterà falsa, stonata, insincera: il silenzio.



APOCALISSI ALIENE: il libro

01 aprile, 2011

Apologia del male (prima parte)

L’abbiamo accusato, difeso, scagionato, implorato, negato… Non manca chi attribuisce il male a Dio stesso. Così in Lamentazioni 3:38 si legge “Dalla bocca dell'Altissimo non procedono forse le sventure e il bene?” Il profeta Amos (3:6) è d’accordo: “Risuona forse la tromba nella città, senza che il popolo si metta in allarme? Avviene forse nella città una sventura, che non sia causata dal Signore?” Sarà…

Assai più intelligente è l’idea di Schelling che, tentando di dar conto di ciò che nei conti non torna, ipotizzò che l’Assoluto contenesse in sé le tenebre stesse, con buona pace di Hegel e delle sue vacche nere. Quanto è diversa l’idea di Schelling, risultato di una speculazione sofferta ed interrogativa, rispetto al quietismo anestetico dei “filosofi” che proclamano “Tutto è uno”!

Secondo alcuni, il male è uno strumento per promuovere l’evoluzione umana. Se il dolore è un viatico dell’esistenza, un mezzo per l’introspezione, la conoscenza, persino il miglioramento di sé, la sua sovrabbondanza a nulla conduce, se non alla pazzia. Est modus in rebus: esiste una misura per tutte le cose. Eppure taluni non esitano a vedere il male ipertrofico ed assurdo come una sfida: vediamo per quanto resisti alle sevizie. Vediamo come va a finire: somma incongruenza per chi dovrebbe conoscere, se non il fine, almeno la fine.

Avremo l’umiltà di ammettere che il male eccessivo non trova né giustificazione né motivazione?

No! Ecco allora le legioni di teologi dilettanti che spiegano, disquisiscono, chiariscono, illustrano. “Il male ti serve per evolvere ed è una meravigliosa dimostrazione che esiste il libero arbitrio. Se tu non esistessero il bene ed il male, non saresti libero di scegliere. Se hai scelto il male, significa che sei libero di sbagliare, anche se poi ne pagherai le conseguenze, anzi già stai pagando perché il tuo karma è negativo. Che bello! L’universo è duale e nella dualità si esplica il dinamismo del cosmo. D’altronde lo yin e lo yang sono lì a dimostrare che ho ragione. Non vedi? Anche i Cinesi, prima dei geniali maestri della New age, avevano capito che tutto è basato sul magnifico contrasto tra bene e male, da cui provengono tutte le stupende atrocità che ti permettono di crescere: le guerre, le torture, le malattie, l’agonia, la morte, la fame, la sete, l’infelicità, la disperazione, le ingiustizie, le sopraffazioni… Che l’introduzione del male consuoni con il libero arbitrio, è petizione di principio, mentre il concetto di libero arbitrio è e può essere solo un postulato della ragion pratica. La vera libertà è scegliere il bene: i malvagi sono schiavi. Non a caso, il termine cattivo deriva da “captivus diaboli”, prigioniero del diavolo. E’ difficile comprendere come un prigioniero possa essere libero.

Aveva ragione Gerolamo: Venter plenus facile de ieuniis disputat, ossia “Quelli che hanno la pancia piena facilmente disquisiscono di digiuni”. Quindi chi, per un fortunato concorso di circostanze, nella sua vita, non è stato mai scuoiato da patimenti fisici e morali, ma semmai è stato solo lambito da qualche contrarietà, è subito pronto a spiegare origini e scopi del male. Invece di tacere, di fronte all’inquietante enigma, si offrono risposte tanto dozzinali, quanto categoriche. E’ così e basta. Dall’apologia del male all’apologia dei malfattori il passo è breve. Essi sono i nostri addestratori, anzi i nostri redentori: senza i tagliagole, quale possibilità avremmo di evolvere? Commossi, ringraziamo. Ringraziano in primis i seviziati che, rivolgendosi ai loro benevolentissimi carnefici, chiedono: “Raddoppia i supplizi , intensifica la brutalità: in questo modo ci assottiglierai il karma”. [1]

Insomma, siamo noi ignoranti che non comprendiamo: i campi di battaglia pieni di soldati semivivi maciullati e ridotti a moncherini, gli ospizi dove gli anziani si riempiono di piaghe purulente, le strade in cui le prostitute sono percosse in modo selvaggio dai protettori, le camere di tortura che echeggiano di grida laceranti, gli ospedali psichiatrici, albergo di un’umanità disfatta ed umiliata, le caserme dove le reclute subiscono vessazioni indicibili e, perché no? Gli strazi psicologici, tutto questo e molto altro ancora – non ce ne eravamo accorti, a causa di un’imperdonabile distrazione – se non è l’Eden, è l’anticamera del Paradiso. Neanche Jacopone da Todi era così autolesionista.

[1] Ha scritto l’amica Ginger sulle folli motivazioni di Hidden hand: “Male intenzionale chiama male e non si capisce come questo potrebbe mai condurre al bene. Chi ordina il male o lo procura ad altri, lo riceva in cambio. Siamo già abbastanza bravi a farci del male con le nostre stesse mani, certe volte. Rifiuto di dar credito alle entità propagandate che si professano in diritto di giudicare i vivi ed i morti. Tutti abbiamo il nostro margine di miglioramento, forse siamo proprio qua per questo ma la strada non è quella prospettata dal fantasioso Hidden hand e dalle sue "muse ispiratrici". Mi spiace per lui e per chi ci crede".

APOCALISSI ALIENE: il libro

16 gennaio, 2011

Ateismo

Pensa. Ne sei capace. Soprattutto non devi fuggire nel sonno – dimenticare i particolari – ignorare i problemi – costruire barriere fra te ed il cosmo e le allegre ragazze brillanti – ti prego, pensa, svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato. Signore, signore, signore, dove sei? Ho bisogno di credere in te, nell’amore e nell’umanità… (Sylvia Plath, Diari)

Sono note le giustificazioni dei credenti e le motivazioni degli atei. Sarebbe forse auspicabile andare oltre per evitare di ripetere che la bellezza e l’armonia del cosmo, le mirabili creazioni della Natura dichiarano l’esistenza di Dio. Di converso, additare il dolore che lacera la vita e strazia questo mondo al contrario di per sé non bilancia gli argomenti a favore della presenza dell’Eterno.

Così siamo nella condizione dell’asino di Buridano: non possiamo decidere per l’una o l’altra possibilità, giacché le argomentazioni a favore e quelle contro sembrano elidersi a vicenda. Quasi sempre si pensa a Dio come all’Essere perfettissimo: allora l’imperfezione, indiscutibile dato del mondo, da dove proviene?

In verità, sia la presenza di Dio sia la sua assenza abitano nel centro del nostro essere. Sono racchiuse nell’attimo che contiene l’abisso dell’eternità. Siamo infiniti nella nostra pietosa finitezza. In quell’istante di solenne silenzio, di vuoto che contiene tutto, noi percepiamo l’Assoluto ed il Nulla, come i volti di Giano bifronte. In quel silenzio è custodita la verità indicibile, la paradossale intuizione: nell’inferno rovente della sofferenza possiamo avvertire il refrigerio dell’Eterno, nel caos rintracciare una filigrana e nell’assurdo un senso. Talvolta nella disperazione si incontra un sorriso o una tacita empatia.

Per questo motivo a Dio non ci si accosta con la ragione, meno che mai con il calcolo, poiché il calcolo non torna mai, ma solo con la ricerca estenuante di una direzione, consci, però, che questa ricerca potrebbe essere come il cammino di un uomo smarritosi nel deserto. Egli crede di dirigersi verso l’oasi che ha intravisto in lontananza, ma si muove in cerchio e, alla fine, torna nel punto donde è partito. Il miraggio è sempre in agguato.

Anche in quei rarissimi, eccezionali casi in cui l’esplorazione del senso, che è poi spesso una gragnola di domande, approda ad una pur parziale meta, chi potrà tradurre quella fulminea, fugace illuminazione in un discorso su Dio? Le parole sono miseri balbettii e la più grandiosa elaborazione teologica, biblica o extra-biblica che sia, è uno iota lillipuziano. La teologia trova il suo habitat nelle università. Osi un erudito disquisire di teodicea al cospetto di clochards mezzo ibernati e miserabili. Questi sventurati, costretti a dormire in un portico, avvolti in coperte bucate, le darebbero di santa ragione al teologo! Chi potrebbe biasimarli? In certi luoghi né la scienza né la filosofia attecchiscono facilmente. Alla Coscienza è assegnato l’arduo compito di sentire, se ci riesce, non all’intelletto.

Meglio dunque tacere: ad ognuno il suo universo, la traballante passerella da cui gettare uno sguardo nella voragine del buio.

Ad ognuno la sua parte, di apertura o di chiusura o di entrambe. Il peso dell’irrazionalità è un macigno che schiaccia, ma il peso di un senso che sfida ogni logica ed ogni spiegazione non è meno gravoso né meno difficile da sopportare: si è obbligati a costruire ed a ricostruire la vita, istante dopo istante, mentre il tempo e l’entropia la inceneriscono senza pietà.

La fatica di Sisifo è, al confronto, una rilassante passeggiata.

17 dicembre, 2010

Grondaie ostruite

Che cosa accomuna credenze tanto diverse tra loro: la fede nella rinascita, nella resurrezione e nella sopravvivenza dopo la morte? La proiezione del presente nel futuro. E’ una forma di alienazione: dacché il bene latita in questo mondo, deve esistere una prospettiva in un altro spazio, in un altro tempo.

La dottrina della metempsicosi o, meglio, della metensomatosi, come di solito è intesa, è verosimilmente un radicale travisamento di un’idea originaria. Le inconseguenze della metempsicosi non hanno impedito che tale opinione si diffondesse in modo straordinario, con tutte le idee inerenti, anch’esse sovente volgarizzate, di karma, samsara, nirvana

Circa la fede nella resurrezione della carne ci erudiscono gli storici delle religioni, ricordandone la probabile scaturigine persiano-mazdea. Si infiltrò poi in alcuni correnti ebraiche, nel Cristianesimo e nell’Islam. Non sarà certo il soma imperfetto a risorgere, bensì il corpo glorioso, incorruttibile animato dal soffio divino.

Promette Paolo: “Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché, se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno, però, nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato ed ogni potestà e potenza. Bisogna, infatti, che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte”. (1 Corinzi 15,20-26)

Il concetto di una sopravvivenza dopo il decesso è, pur nelle diverse accezioni, l’idea di un quid che, compiutosi il trapasso individuale, séguita ad esistere in un’altra realtà. Confortata da una tradizione molto antica e lambita da tenaci studi sulle “near death experiences”, la fede nella sopravvivenza dell’anima pare connaturata nell’uomo, in quanto essere senziente e sofferente, malgrado i proclami nichilisti di scienziati atei e di algidi agnostici.

Come fosse un filosofo, anche l’uomo comune è talvolta accecato dall’idea della morte e se, a differenza di Albert Camus non crede sia necessario dedicare ogni riflessione al suicidio, lo sfiora la sensazione che il gioco, sollazzevole o feroce che sia, debba un giorno finire.

Così, svalutato l’adesso, premuto dal macigno di un’esistenza torturante, gli uomini si pascono di queste amare ed avare speranze, consci che escluso il male, va, anzi andrà tutto bene. Come grondaie ostruite, attendono la pioggia celeste. Bisogna solo saper aspettare: intanto, mentre rimaniamo qui, incollati a ricordi dolorosi o crocifissi all’assurdo, alcuni savants non si peritano di spiegare il Male. Costoro, sempre pronti ad illustrare le loro grandiose teodicee, sono gli stessi che dal Male sono stati al massimo fugacemente sfiorati. Si sa: “Siamo tutti capaci a sopportare le sofferenze altrui” (W. Shakespeare)[1]. Molti non solo le sopportano: ne comprendono i più reconditi significati e risalgono alla loro origine.

Le spiegazioni per ogni malattia, guerra, tragedia, incidente, iniquità… sono lì, già belle e confezionate. L’industria delle risoluzioni non ha nulla da invidiare al mercato dei cellulari.

La porta della felicità è innanzi a noi, ma è sprangata. Tuttavia “domani è un altro giorno” e, chissà perché, si pensa che il futuro sarà migliore.

In questo modo la vita si protende, fidente e malcerta, sull’abisso dell’avvenire, del quale non si sa nulla, ma da cui tutto si spera.

[1] Su William Shakespeare, il cui vero nome fu quasi certamente Guglielmo Crollalanza, si legga l’articolo del Professor Francesco Lamendola, Quel grande punto interrogativo di nome William Shakespeare, 2010



APOCALISSI ALIENE: il libro


22 agosto, 2010

Il passato che non passa

Le seguenti sono note senza alcuna pretesa di stabilire una verità.

Occorre un impegno immane per conferire un senso al passato e riscattarlo dalla sua irrazionalità, si tratti del passato individuale o di quello che appartiene al genere umano. Vero è che, a distanza di tempo, eventi trascorsi rivelano la loro logica all'interno di un disegno che era apparso casuale. Tuttavia non solo non sappiamo se questa logica sia in parte un significato dato a posteriori e per di più soggettivo, ma anche restano scorie emotive, errori, iniquità che non si incastrano nella strettissima feritoia del senso.

Il passato continua a pesare sulla vita, il cui valore è quello di non acquisire valore nei confronti del tutto, poiché il suo valore è confinato nella contingenza che lo riduce ad un’incognita. Bene scrive l'ottimo Horkheimer nel saggio “Eclissi della ragione” (1947): "La coscienza che il mondo è fenomeno, che non è la verità assoluta, la quale è la sola realtà ultima. La teologia è - devo esprimermi con molta cautela - la speranza che, nonostante questa ingiustizia che caratterizza il mondo, non possa avvenire che l'ingiustizia possa essere l'ultima parola." Il filosofo tedesco è conscio che la giustizia non potrà essere mai essere realizzata nella storia, poiché "quando anche la migliore società avesse a sostituire l'attuale ordine sociale, non verrà riparata l'ingiustizia passata e non verrà tolta la miseria della natura circostante".

Con intelligenza, Horkheimer vede sia nella natura, sulla scorta di altri pensatori, sia nella storia i chiodi che non si possono sradicare dal muro. Egli poi concepisce la fede come un'apertura di credito a favore di Dio, l'espressione di "una nostalgia, secondo la quale l'assassino non possa trionfare sulla vittima innocente". Così fa tabula rasa del giustificazionismo teologico e filosofico, per cui ogni avvenimento (dallo sbocciare di un fiore ad una strage di stato) assurge a punto significativo, eppure insignificante nella sua perfetta intercambiabilità con gli altri punti. Nell'economia del tutto, ciascun punto, insieme con infiniti altri, concorre a formare la perfetta, razionale linea del progresso storico e dell’evoluzione cosmica. Da qui il laissez faire per cui qualsiasi cosa accada, comunque sarà il migliore degli avvenimenti possibili, poiché incapace anche solo di sfiorare la perfezione dell'essere e perché inquadrato in un piano imperscrutabile, ma - si afferma – coerente ed armonico.

Se il male, nelle sue numerose incarnazioni (ed alcune sono imprescindibili e persino utili), si dispone ad essere oggetto di un'appropriazione e significazione postuma, il compito dell'uomo è appunto in questa "sfida al labirinto", come di chi continui imperterrito a gettar via l'acqua con un secchiello da un'imbarcazione che sta affondando, pur consapevole che la barca s’inabisserà.

Il dilemma decisivo inerisce alla questione circa la razionalità del reale. Il reale lo è o non lo è: una risposta intermedia non pare probabile.[1] Se, come credo, il mondo non è Ragione, il passato può essere redento solo con la dimenticanza. Il passato va perdonato, ma il perdono non è riconciliazione. Giacché non è possibile (ri)conciliare l'inconciliabile, il perdono è dono di oblio. L'essere stesso è forse proteso verso un oblio che cancelli, mercé un colpo di spugna, non solo il passato con il suo strascico di innumerevoli falle, ma anche la sua memoria.

Questa cancellazione, affinché sia una vera catarsi, per giunta non deve riguardare solo le creature, ma anche l'essere.

[1] Quando mi riferisco ad irrazionalità del mondo, escludo qualsiasi valutazione emotiva e psicologica, come pure il riferimento al male. L’universo è irrazionale poiché viola il principio di non contraddizione. Scrivevo nel testo Il mondo, la coscienza ed il nulla: “Perché il reale è autocontradditorio? Perché, assimilato il reale a 1, esso è diverso da 0, ossia il nulla, ma non si spiega come dal nulla assoluto possa scaturire il reale. Bisogna quindi accettare che 1 è uguale a 0 e viceversa. Il paradosso è il seguente: lo 0 è più denso di 1, il nulla più creativo del tutto. Il cosmo è simile ad un enorme macigno in bilico su un abisso infinito. La sostanza del reale è il nulla.” D’altronde, pure la fisica quantistica, di fronte ai paradossi del microcosmo, ha dovuto postulare un nulla da cui tutto affiora, un nulla instabile.



APOCALISSI ALIENE: il libro

07 ottobre, 2009

Caduta

Pubblico qualche nota frammentaria e desultoria su un tema che ho già sfiorato in altri testi. Non ho la pretesa di dispensare su un soggetto tanto spinoso alcuna verità: intendo solo, in maniera più aforistica che sistematica, tentare di chiarire, in primo luogo a me stesso, quale potrebbe essere la genesi dell’errore.

Molti pensatori si sono interrogati sulla causa della caduta primordiale e sulla sua natura. Di solito si ritiene che la creazione originariamente fosse perfetta, ma un'Intelligenza emanata da Dio, dotata di libero arbitrio, decise di ribellarsi. Pungolata da superbia e da invidia, questa Intelligenza, che possiamo anche chiamare Lucifero, non ricambiando l'amore effuso dall'Essere supremo, si chiuse in un orgoglio impenetrabile. Fu la catastrofe: le tenebre cominciarono a dilagare e parte dell'universo si corruppe.

Nelle varie correnti gnostiche fu il Demiurgo, di solito identificato con YHWH, a creare la materia: la materia, in quanto tale, è involuzione, poiché è emanazione di un essere inferiore al vero Dio.

Qualcosa accadde: un atto di insubordinazione o una scelta arbitraria. La caduta tuttavia si potrebbe ritenere consustanziale all'emanazione o creazione nello spazio-tempo: infatti il tempo, per sua stessa natura, è strappo, degenerazione. L'errore allora sarebbe nella protrusione dell'essere nell'esistere, un quid inevitabile, originario. Il peccato originale è nell'origine, in nuce.

Altri reputano che la creazione fosse perfetta fino a quando Lucifero o Satana (che poi Lucifero e Satana non siano la stessa entità nell'ambito di queste frammentarie note è di poco momento) tentò i progenitori, promettendo loro che non sarebbero morti, se avessero mangiato il frutto che cresceva sull'Albero della Conoscenza. Pertanto la responsabilità del Male deve essere attribuita ai protoplasti. Questa interpretazione non riesce a dar conto del motivo per cui Lucifero (o chi per lui) abbia potuto, animato da intenti malevoli, istigare Adamo ed Eva a compiere il peccato originale, dacché, prima di questo peccato, il Male non era ancora entrato nel mondo.

Sia come sia, è palese che è arduo elaborare una "teoria" unitaria della caduta primordiale. Le diverse spiegazioni non solo non paiono convergere verso un fulcro, ma sono anche in buona misura incompatibili. In questo modo la vera scaturigine della deviazione ci resta in gran parte ignota e sorge pure il dubbio che un’irrazionalità alligni nel cuore dell’essere: è un’irrazionalità, le cui tangibili e crudeli conseguenze sfidano qualsiasi tentativo ermeneutico, poiché è come il rapporto tra il lato e la diagonale del quadrato.

Recentemente Fiorella Rustici ha congetturato che la deiezione sia solo in un secondo momento il risultato dell'hybris dimostrata da esseri emanati da Dio: infatti nel principio si annida un cedimento ontologico, dovuto ad una sorta di incoscienza ancestrale.

Se proviamo ad estendere il discorso alla cosmologia, notiamo che l'entropia è assimilabile al progressivo ed ineluttabile decadimento del manifesto, sebbene il movimento entropico sia contraddetto da fenomeni sintropici, tracce di un'invisibile armonia. Quanto più si procede lungo la linea (o linee?) cronologica, tanto più ci si allontana dalla perfezione primigenia, come di un suono, a notevole distanza, giunge solo una debole eco.

Il processo di palingenesi comincerà solo quando la creazione avrà toccato il punto infimo. Solo nel buio può risplendere la luce e soltanto nella più dura disperazione può germogliare il seme della speranza.



APOCALISSI ALIENE: il libro

20 agosto, 2009

Ironia

L'esistenza (quella empirica, ordinaria) è confinata in questo spazio angusto tra la nascita e la morte e dobbiamo ammettere che, per quanto ci affanniamo, sono pochissime le risposte sovente provvisorie che troviamo. Non credo a chi afferma di non essersi mai posto quesiti fondamentali nel corso della sua vita: davvero mai si è posto il problema di quale sia il senso e di che cosa ci attenda dopo la morte? Anche gli agnostici, se non sono dei perfetti bruti, un giorno o l'altro si troveranno al cospetto della Sfinge. Vero è che la Sfinge resta muta ed imperscrutabile, ma è nella natura umana la ricerca. Qualcuno, cercando, scoprirà un disegno superiore, per giunta un ordine provvidenziale; qualcun altro concluderà che il creato e la vita sono frutto del caso. Per quanto mi riguarda, penso che una logica debba essere sottesa alla "storia" dell'universo dall'origine sino al suo fine (uso questo termine in modo ambivalente), ma sono lontano dalle posizioni di chi pretende di spiegare l'intera realtà, magari ricorrendo a formule matematiche o esibendo la bellezza delle geometrie naturali.

Siamo seri: non si tratta di essere pessimisti o disfattisti. Credo, però, che, se un uomo di cultura tentasse di dimostrare ad un clochard semiassiderato, affamato e febbricitante, che la "vita è meravigliosa", poiché in ogni dove si può rintracciare la serie di Fibonacci, lo sventurato lo prenderebbe a botte ed a ragione. E' un po' come se un povero che non mangia da giorni fosse invitato da un ricco anfitrione nella sua principesca villa. Invece di offrire un pasto all'indigente, l'ospite compiaciuto gli mostra preziosi affreschi che adornano le pareti e le volte della magione. Nel biblico Libro di Giobbe, Dio, di fronte all’atroce esperienza del dolore, è soltanto capace di additare allo sventurato Giobbe le sue magnifiche invenzioni: “Che delusione –chiosa Claudel– l’Architetto orgoglioso ci porta su e giù per le sue costruzioni”.

Nessuna teodicea potrà essere del tutto esauriente e credibile: resta una penombra, in cui, come fremiti di una tenda scossa dal vento, si agitano dubbi ed inquietudini. Per questo motivo rifuggo dalla verità preconfezionate e dalle fedi tetragone, pur senza rigettare a priori interpretazioni, fossero pure eccentriche. Anzi le letture eterodosse spesso si accostano maggiormente al cuore delle questioni essenziali, a somiglianza di dardi che colpiscono il bersaglio, nonostante o grazie ad una traiettoria un po' irregolare. Si confida in una palingenesi, ma dobbiamo essere talmente umili da non escludere la possibilità che alcune speranze siano illusorie.

In fondo, la condizione umana è ironica: infatti l'uomo interroga fingendo di non sapere.[1] L'essere umano finge di non sapere che difficilmente troverà delle risposte soddisfacenti, eppure caparbio continua la sua estenuante queste. L'ironia è anche romantica, intesa come coscienza del divario tra reale ed ideale. L'ideale, simile ad una stella radiosa ma inattingibile, splende nel firmamento della Verità. Quanti astri, però, che ammiriamo nella notte, sono già spenti! Così, dobbiamo accontentarci di fioche ombre, di echi esangui, provenienti da abissi siderali.

La realtà sfugge a qualsiasi tentativo di definizione. Giochiamo a nascondino con il mondo che ora si appiatta ora si affaccia da dietro una cantonata. E' un gioco a volte divertente, talora sfiancante e crudele. Eraclìto l'oscuro aveva colto il carattere ambiguo, faceto e ludico del Tempo, quando scrisse: "Il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi".

Questo suo aforisma si potrebbe applicare pure all'universo ed a Dio, un fanciullo che costruisce fantastici castelli di sabbia sulla riva del silenzio.


[1] Il termine "ironia" discende dal verbo greco "eiro" che significa anche "interrogare, fingendo di non sapere".



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

26 aprile, 2009

Entropia e buchi neri

Si intitola E Dio creò la mente il nuovo, paradossale libro (sin dal titolo) di Fiorella Rustici. L'opera dell'autrice, sebbene apparentemente inscrivibile nell'eterogeneo filone della New age, è agli antipodi di testi come il noto The secret e di tutti i manuali per diventare ricchi, belli, felici in dieci lezioni. So bene che molti considereranno quest'opera gratuita ed insulsa, ma, nel mio caso, non mi ha lasciato indifferente per le traumatiche convergenze che vi ho rintracciato.

Chi scrive non è uno scienziato e non è mosso dal culto fanatico né del "fatto" né del numero, tuttavia ritengo sia auspicabile collocare certe opinioni in un contesto coerente e documentato. Non ci si può solo basare sulle proprie esperienze e visioni: il testo della Rustici trae proprio le mosse da un vissuto soggettivo, eppure, nonostante ciò e pur tra qualche oscurità e stramberia, approda a conclusioni che mi paiono degne di interesse.

Sconcertante che le recensioni dei lettori colgano solo gli aspetti solari del libro (in verità pochi), ignorando dure "verità" (da prendere tutte con le pinze) che la scrittrice, tra l'altro, evidenzia con il grassetto. Un esempio: "Avevo sempre confuso la purezza con la saggezza, credendo che la prima non potesse fare errori né nascere da qualcosa che si degradasse e che creasse solo amore, gioia, vita luce. Ma era una bugia! "

In bilico tra noologia (mi si passi il neologismo, ma è necessario) e cosmologia, la Rustici getta uno sguardo inquieto sulle vite umane, incatenate in un eterno ritorno psichico, specchio dell'eterno ritorno (del simile) cosmico: un ciclo che si ripete in una serqua di big bang e big crunch ed originato dal non essere, "un immenso di Amore puro, un Nulla".

Chi leggerà il testo non mancherà di notare similitudini con alcune concezioni scientifiche (lo spin, la carica positiva e negativa di alcune particelle, l'universo che affiora della coscienza, lo spazio-tempo come fenomeno secondario...), ma, a mio parere, sono più significativi gli addentellati con il pensiero che vede nel cosmo una caduta, un cedimento rispetto ad un'originaria perfezione, la materia il risultato di una vibrazione dimenticata. Il moto delle spirali coniche implica una perdita di energia e, attraverso processi che non mi sono chiari, una generazione di buchi neri con cui tutto si distrugge per poi ricrearsi, ma ormai segnato da meccaniche mentali. Ammettiamolo: i buchi neri, questi oggetti su cui sappiamo pochissimo e che hanno suscitato le ipotesi più fantasiose, sembrano giganteschi "errori", bolge dantesche che si aprono nei sereni spazi siderali. Sono proprio parole come "errore", "decadenza"... ad incidere solchi neri sulla pagine. Sono affermazioni come "La purezza non è sinonimo di consapevolezza", "Mi sono accorta che, così come c'è una Luce-Dio che pulsa in energie di amore, gioia, vita e giustizia con le Sue Gerarchie spirituali, esiste anche all'opposto una Luce/Dio che pulsa nel buio, un buio inteso come assenza totale di spiritualità, carico di energie distruttive e turbolente", "Noi nasciamo da una Mente senza alcuna coscienza"... ad allungare ombre scure, inquietanti.

Ampie parti dedica la Rustici a temi etici, all'eterna lotta tra Bene e Male, senza naturalmente poter spiegare in che modo la duplicità energetica determini tale conflitto (non è che un positrone sia buono ed un elettrone cattivo o viceversa). Tuttavia, in un cosmo così concepito, ossia scivolante nell'imperfezione entropica, poco tempo dopo, la sua creazione da lampi di energia (?), il male, lato sensu, si "giustifica" come in-coscienza primigenia. Sarà degno di biasimo un bimbo che, vispo e gioioso, mentre corre in un prato, schiaccia delle formiche?

Qual è dunque la via d'uscita? Qui si evidenzia la discrepanza rispetto ad opere affini solo nel titolo e nei tipi della casa editrice: la Rustici, con bruciante sincerità, sebbene tenti di edulcorare la sua "rivelazione" con l'appello alla presa di coscienza, non sembra prospettare dei veri sbocchi. La Terra stessa è dominata da una scienza senza coscienza (ma...), da costruttori in possesso di sbalorditive tecnologie: il pianeta è prossimo ad un "esaurimento energetico".

La via d'uscita allora è nel confidare in un ritorno, presto o tardi, pur dopo mille peripezie esistenziali e cosmiche, all'"immenso di Amore puro, al Nulla".




APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

03 maggio, 2008

L'enigma del Male: molte domande, nessuna risposta

L'incontro tra due guerrafondaiIn altri testi, tra cui Se l'anonimo seicentesco avesse ragione ?, ho ipotizzato che il Male denoti un'origine, in buona misura, esogena. E' naturale che impiego l'aggettivo esogeno solo per comodità comunicative, essendo la differenza tra interno ed esterno, una convenzione linguistica e concettuale, una dicotomia fenomenica, estranea all'essenza del reale che è unitario.

Distinguerei tra il male ordinario, (dolore, malattia, vecchiaia, morte) ed il Male straordinario, superfetazione dell'universo, oscuro abisso che, a guisa di un buco nero, assorbe la luce. Questo Male assurdo, gratuito, satanico non trova una giustificazione umana né è spiegato da una rassicurante teodicea.

"E' possibile che la Creazione fosse esente dal Male? Come e quando, da dove sarebbe poi giunto a contaminare un risultato originariamente perfetto? Se la forza del Bene è creatrice, perché il potere distruttivo del Male sembra prevalere sulla potenza generatrice? Certo, se il mondo ancora esiste malgrado tutto e tutti, potrebbe voler dire che la Creazione ancora prevale sulla Distruzione: rimane da chiedersi se è una legge immutabile a reggere le sorti dell'universo o la contrapposizione di forze in continua lotta tra loro". (T.B.)

E' qui il caso di spezzare una lancia a favore dell'umanità che, pur essendo aduggiata da mille tare, ignora la ferocia implacabile ed il sadismo, se non in qualche caso patologico.

Non dimenticherei poi che esistono delle etnie in cui le inclinazioni perverse non si manifestano oppure sono espressioni temporanee, non in grado di intaccare gli equilibri tra i componenti della tribù o con l'ambiente. E' significativo che tali popoli siano corrotti da un intervento esterno, di solito dai missionari che, con il fanatico obiettivo di convertirli al Cristianesimo, gettano i semi della discordia, del senso di colpa, della vergogna.

Che cosa ha preservato queste etnie dal Male? Forse il loro codice genetico è differente da quello della specie Homo "sapiens": sono mescolati anch'essi, ma con esseri evoluti sul piano etico, invece che con creature infide e superbe? Si potrebbe pensare che questi gruppi umani, non avendo conosciuto il "progresso" scientifico e tecnologico, si sono salvati dalla caduta nella voragine della techne. In realtà, tale caduta è insita in un pensiero raziocinante che ha origini profonde, etniche, ontologiche, legate allo spirito di una stirpe. Insomma la "civiltà" occidentale ha inscritto nel suo D.N.A., lato sensu, e nel suo destino l'anelito verso il "folle volo".

Come presumibilmente non tutti gli uomini sono uguali, da un punto di vista ontologico, allo stesso modo, è probabile che alcuni popoli siano superiori: è il caso delle tribù americana "Hopi, (Nuovo Messico) dei Nuer (Africa), degli Hunza (altipiani del Pakistan), popoli per i quali non hanno senso la logica del dominio e della sopraffazione. Il modo di intendere la vita ed i rapporti sociali degli Indiani Hopi è semplicemente fantastico: basti pensare che i giochi dei bambini non sono improntati alla simulazione della lotta e della guerra, come avviene invece regolarmente da noi". (C. P., La storia è indecente)

Non solo, alcune genti antiche, quali i Cretesi, ignoravano generalmente la guerra e pare fossero dediti ad una vita piacevole e serenamente alacre. E' forse un'immagine edulcorata dalla civiltà minoica, ma sappiamo che i Cretesi erano molto diversi dagli invasori indoeuropei da cui noi discendiamo, bellicosi e rapaci, pur con molte eccezioni e, sebbene col passare del tempo, gli Indogermanici mitigassero il loro ardore guerriero.

Forse il dissidio tra la cultura matriarcale e quella patriarcale, conflitto studiato da antropologi come Bachofen e di cui Robert Graves reperisce indizi nei miti antichi, è un segno di una differenza etnica. E' dunque il Male una sorta di traccia genetica o di memoria transpersonale con cui si nasce? E' quindi un marchio indelebile al quale pare alludere il racconto biblico di Caino su cui era visibile uno stigma? E' plausibile che il Male sia una forza esogena che attacca gli uomini in cui più facilmente si apre un accesso ad influssi negativi? E' possibile che esistano uomini vulnerabili ed altri immuni o quasi, come avviene che in alcuni gruppi umani certe malattie non allignano?

Se così fosse, si comprende perché gli Europei, sia cattolici, sia evangelici, sia anglicani si siano adoperati con tanta scientifica malvagità per sterminare i nativi americani o per snaturarne la cultura, con l'alcool, il gioco d'azzardo e l'aberrante American way of life. Dunque il Male va prevalentemente inteso come un’energia potentissima che si sprigiona da creature il cui essere domina i deboli (geneticamente ed ontologicamente) e gli ibridi.

Siamo tutti “figli delle stelle”, ma i progenitori di alcuni vengono dalla costellazione del Draco, gli antenati di altri sono originari delle Pleiadi.


TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

07 marzo, 2008

Cosmogonie

Uno dei temi cui ho dedicato molti articoli è quello del cosmo, della sua possibile origine: già Bojs nel testo Il Big bang, l'espansione ed il Creatore, si è soffermato su tale argomento che vorrei riprendere per evidenziare alcune linee del problema. In primo luogo, ci si chiederà quale sia il nesso tra la vita sulla Terra con tutte le sue contraddizioni e sofferenze e la speculazione sulla genesi e sulla natura dell'universo. Sembrano due dimensioni lontanissime, agli antipodi, eppure esse sono non tanto correlate, quando intrecciate e sovrapposte, perché la condizione umana è il risultato di un abissale principio, se di principio si può parlare.

Ciò chiarito, cominciamo il viaggio a ritroso nel tempo nel tentativo di immaginare un possibile stato iniziale. Ammettiamo, per ipotesi che l'universo sia stato generato dal nulla: falsa o plausibile che sia la teoria del big bang, ossia dell'esplosione iniziale, si deve pensare che la generazione ex nihilo si debba ad una Mente cosmica. E' una congettura che, in genere, gli scienziati rigettano perché riluttanti ad introdurre in un modello cosmologico Dio o comunque lo si voglia chiamare. Così essi semmai postulano che, prima di questo universo, ne esisteva un altro collassato, dopo essersi eccessivamente espanso, e poi un altro e così ad infinitum.

Altri cosmologi cercano di comprendere come il Tutto potè sprigionarsi dall'attimo iniziale e quali "leggi" di natura governarono quel punto, ma rinunciano a porsi l'interrogativo di chi o che cosa diede il via allo spettacolo.

Secondo Wheeler l'universo si congela nel momento in cui l'osservatore lo percepisce: è l'esse est percipi (essere significa essere percepito) di un Berkeley riveduto. La teoria di Wheeler anticipa per alcuni versi il modello dell'universo olografico di Bohm e di altri, con cui ha molti punti di tangenza la concezione tetraedrica di Malanga-Pederzoli.

Se consideriamo il cosmo generato da Dio, possiamo altresì congetturare una differenza ontologica tra la materia-energia ed il Principio divino. Dio, essere non materiale, in un modo misterioso ed inconcepibile, trae dal nulla la materia-energia e dà inizio al tempo. Qui, però, quasi come Cartesio, dobbiamo pensare che esista un demone ingannatore il quale proietta una realtà, intesa come mera apparenza. Costui in realtà è il Demiurgo che, con scaltrezza mefistofelica, costruisce elaborate e mirabili geometrie affinché si attribuisca il tutto a Dio, un Dio scienziato. Se, invece, il cosmo fosse una proiezione "cinematografica" che nasconde altre dimensioni in cui valgono leggi differenti da quelle note, dove il tempo non esiste o possiede una natura differente?

Dio potrebbe dunque non essere tanto uno scienziato, quanto un artista che ha creato l'universo spinto da un impulso incoercibile, come suggerivo in Credere? Questo, in una certa misura, potrebbe spiegare l'origine del Male, legato ad una creazione imperfetta, per quanto magnifica (come il Mosè michelangiolesco).

E' pure possibile che Dio, dopo aver forgiato il reale, si sia in qualche modo pentito, conoscendo ab aeterno l'indescrivibile mole di mali sotto cui è schiacciato, ma non ha voluto o forse non ha potuto più tornare sui suoi passi, come lo scultore che, con lo scalpello, stacca un frammento di marmo ed al quale una scheggia o un movimento inconsulto incrina la statua. Per sempre.

Qui ci troviamo di fronte ad un dilemma: “Dio non gioca a dadi con l’universo”, come sosteneva Einstein o “Non solo gioca a dadi con l’universo, ma spesso li lancia dove non riesci più a vederli”, come congettura Hawking? E’ l’antinomia tra armonia e caso, tra concordanza e caos. È una dicotomia che non è facile comporre. Giustamente molti sostengono che considerare la meravigliosa complessità di un organismo vivente come frutto del caso è come credere che dall’esplosione di un macigno, fatto brillare con una mina, si ottenga una scultura di Fidia. Il problema non è questo: non si può negare che il cosmo nelle sue manifestazioni, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, adombra uno stupefacente equilibrio, un disegno, un mirabile progetto. Il problema è un altro: come si è insinuato il Male, lato sensu, dall’entropia al dolore nell’universo? La mia impressione è che qualcosa sia sfuggito al controllo della Mente cosmica, che si sia palesato un errore nel programma. Nulla è perfetto, nemmeno la perfezione. Forse ciò non è poi così deprecabile.

Se adottiamo il modello del cosmo olografico, la questione del substrato energetico, in un certo senso si risolve, poiché la coscienza proietta delle immagini realistiche, le cui differenti, numerosissime sembianze, sono soltanto fotogrammi privi di reale consistenza. Tale teoria, secondo la quale il mondo è velo di Maya, svuota la materia-energia di ogni concretezza, riducendola ad ombra. Nulla esiste, se non la Mente, ma non si comprende che cosa abbia spinto l’Essere a proiettare questa pellicola in cui la scenografia, la trama, gli attori… sono parvenze inconsistenti. Il sogno dell’Essere si è tramutato in un incubo?

Alla fine pare che, nonostante complesse formulazioni cosmologiche tradotte spesso in modelli matematici, la concezioni siano quelle degli antichi: è cambiata la terminologia, ma non siamo proceduti molto oltre l’onnicomprensivo e, per questo, non comprendente nulla, “l’essere è, il non essere non è”. Ovviamente il non essere, in qualche modo misterioso ed inintelligibile, è.

30 ottobre, 2007

Esiste un progetto consapevole per strappare l'anima del mondo (articolo di F. Lamendola)

Pubblico un articolo di Francesco Lamendola tra i tanti che questo studioso schivo e serio ha scritto. Un giorno, disgustato dalla lettura di banalità e menzogne, gabellate per profonde elucubrazioni, pasquinate scritte anche da intellettuali, a torto, ritenuti maitres à penser come Eco e Romano, decisi di scrivere al Dottor Lamendola, per testimoniargli la mia stima. Avevo trovato, infatti, finalmente un'oasi di luce tra le tenebre fitte dell'ignoranza e della spocchia. Non sempre condivido le idee di questo autore, ma chi avrà l'occasione di leggerne gli studi, ne apprezzerà la penetrante e limpida intelligenza, lo stile cristallino, soprattutto la partecipe, sincera attenzione verso temi eterni, intento com'è ad auscultare, tra lo strepito assordante del mondo, la silenziosa voce dell'Essere. Quando scrissi a Lamendola, che mi rispose con affabile modestia, evitai di sfiorare il tema delle scie chimiche, che, pure, con qualche accorgimento, avrei potuto insinuare, perché ritenevo che una persona sagace, prima o dopo, da sola sia in grado di prendere coscienza del vero volto della realtà. Nel testo che propongo Lamendola si accosta a quella che, impropriamente, è definita teoria della cospirazione, cogliendone inquietanti indizi in figure ed eventi della storia contemporanea, ma, con intuizione ammirevole, intravede anche, oltre le battute ed i gesti degli attori che recitano la tragedie humaine, l'azione e la regia di creature malefiche il cui scopo è quello di "strappare l'anima del mondo", dopo averlo perduto.

In uno degli ultimi articoli, In un mondo dominato da problemi tecnici l’esigenza ontologica si affievolisce e muore, abbiamo sostenuto, sviluppando una notevole (e profetica) intuizione del filosofo Gabriel Marcel, che la nostalgia dell’Essere inevitabilmente si spegne laddove gli esseri umani, ridotti a rotelle impersonali e sostituibili di un ingranaggio tecnico, sono totalmente assorbiti dal meccanismo produttivo e tutte le loro attività siano subordinate ad esso.

Vogliamo ora riprendere quelle riflessioni, spingendoci fino alla domanda se, dietro una tale, crescente disumanizzazione della vita, il cui punto d’arrivo è l’oblio dell’Essere, ci sia “soltanto” una conseguenza del modo di produzione capitalistico (come direbbe Marx) o del dominio dell’apparato tecno-scientifico (come dice Severino) o se essa non celi una verità ancora più sconvolgente e cioè un disegno consapevole e deliberato di distruzione dell’elemento spirituale presente nei singoli individui così come nelle cose e nei luoghi che formano il nostro mondo.
Cominceremo citando un altro passo notevole di Marcel, tratto – questa volta – dalla sua opera fondamentale Il mistero dell’essere (Torino, Borla Editore, 1971, 2 voll., II, Fede e realtà, pp. 127-128):

“Più le attuali condizioni sociali fanno sì che l’umanità venga considerata e di conseguenza trattata come massa, cioè come aggregato i cui elementi sono destinati a sostituirsi semplicemente gli uni agli altri nella vicenda temporale, più vengono trascurati i valori di unicità e dignità che, nel passato, erano gli attributi dell’anima umana, in quanto immagine di Dio. Non solo tali valori vengono lentamente trascurati e persi di vista: a volte essi sono anche esplicitamente negati. L’uomo giunge persino a convincersi di poter dimostrare, con il suo stesso comportamento, di non corrispondere affatto alla definizione data d lui dai teologi. In realtà si tratta di un circolo vizioso: più i suddetti valori umani saranno negati e più l’uomo sarà trattato come una macchina capace di un determinato rendimento e tale rendimento diventerà la sola ragione comprensibile della sua esistenza, non solo, ma l’unica sua realtà: la conclusione logica di tale concezione è costituita dal campo di lavoro ed dal forno crematorio. A questo punto, dobbiamo fare attenzione al pericolo del paradosso: si potrebbe, infatti, supporre che, teoricamente, in una società simile, gli uomini potrebbero cessare di credere ad una vita ultraterrena, in quanto questa non avrebbe più, dati i presupposti, nessuna ragione d’essere affermata; per cui la vita presente acquisterebbe più valore e sarebbe più rispettata. In realtà, non è accaduto nulla di simile, anzi è vero esattamente il contrario: la vita terrena è apparsa sempre più come un fenomeno privo di valore, senza un'intrinseca giustificazione, suscettibile di qualsiasi tipo di manipolazioni che, con altre premesse metafisiche, sarebbero apparse sacrileghe.



“A questo punto siamo in dovere di mettere in risalto la stretta connessione fra ragionamento metafisico propriamente detto (se preferite fra una Weltanschauung la quale resta sempre un po’ confusa) ed un certo tipo di comportamento disumanizzato che, nel nostro mondo, sempre più sottomesso ad esigenze tecnocratiche, non può non diventare, a poco a poco, generale. Di conseguenza, per gli spiriti che hanno perso progressivamente l’abitudine alla riflessione e che non sanno che cosa sia la fede, un certo sistema di apparenze diventa consistente come la realtà stessa; si consolida sempre più presentando un carattere di sempre maggiore e temibile irriducibilità. L’estendersi del fenomeno della schiavitù è, senza dubbio, la caratteristica più saliente di un mondo siffatto, un mondo che si è votato così alla morte; sottolineo che non sono affatto i paesi totalitari quelli che detengono il monopolio della schiavitù, perché essa si presenta sotto svariate forme, tutte innegabilmente mostruose. Dicendo che questo mondo si è votato alla morte, intendo dire che è incapace d resistere al fascino che la morte esercita su chi la considera come atto finale del suo essere.”

Citiamo un altro passo notevole di Marcel (op. cit., II, pp. 129-130), un passo che fa venire i brividi e che, tuttavia, appare perfettamente logico e coerente rispetto alle premesse, specie per chi crede che il Male non sia solo una carenza ontologica del Bene, ma un principio autonomo, attivo e operante nella storia umana così come (sotto forma di tentazione) nell’animo dei singoli individui.

“In un mondo in cui, sotto l’influsso inaridente della tecnica, le relazioni intersoggettive fossero scomparse, la morte cesserebbe di essere un mistero: essa diventerebbe un fatto bruto come la rimozione di qualsiasi oggetto. Ma per fortuna questo tipo di mondo, abbandonato dall’amore, non è ancora il nostro e dipende da noi che non lo diventi, benché io veda addensarsi su di esso, ogni giorno di più, una coalizione di forze consapevoli e malefiche (malefiche appunto perché consapevoli) che sembrano essersi prefisse come scopo l’instaurazione di un mondo senza anima, un mondo che si presenta come il teatro di una sacrilega volontà di contro-creazione. Proprio in funzione di questa idea, che converrebbe analizzare nei particolari, potremo comprendere meglio l’affermazione da me postulata alla fine dell’ultima lezione, là dove identificavo il male con la morte.”

Marcel teneva queste conferenze (Gifford Lectures), poi raggruppate in volume col titolo Il mistero dell’essere, nel maggio del 1949 e del 1950, presso l’Università di Aberdeen, nella Scozia settentrionale, che lo aveva invitato da Parigi. È dunque trascorso più di mezzo secolo e molti fenomeni della “civiltà della tecnica”, che hanno invaso con tanta forza le nostre vite e le nostre strutture sociali, erano allora inimmaginabili. Tuttavia l’occhio profetico del filosofo francese ha saputo cogliere, con lucida precisione, una tendenza in atto che già aveva dato eloquenti prove di sé ad Auschwitz ed Hiroshima e che poi stava insinuandosi, in forme poco appariscenti e magari apparentemente edonistiche, nel tessuto della modernità: la distruzione dell’anima mediante l’affermazione del fatto brutale e definitivo della morte.

Non possiamo non ricordare che, durante la Rivoluzione francese, evento-cardine della modernità, nasce il primo tentativo di imporre l’ateismo come credo ufficiale dello Stato e, soprattutto, di imporre “per decreto” la negazione dell’immortalità dell’anima. Nel 1793 Joseph Fouché (futuro ministro di polizia di Napoleone), commissario della Convenzione nel dipartimento della Loira - ove si macchia di crudeltà inaudite ai danni dei "contro-rivoluzionari"– sale sui pulpiti delle chiese sconsacrate per predicare che Dio non esiste e che l’anima immortale è un’invenzione dei preti; e, dopo aver fatto scalpellare via i simboli religiosi delle tombe, ordina che sulle porte dei cimiteri di Nantes venga posta la famosa iscrizione:

LA MORTE È UN SONNO ETERNO

Fouché, l’anno dopo, sarebbe stato il regista occulto della rovina di Robespierre mediante il colpo di Stato del 9 Termidoro (27 luglio) del 1794.

Sarà forse un caso che ciò avvenne subito dopo che il deista Robespierre, il quale detestava l’ateismo (da lui considerato “aristocratico” e pertanto contro-rivoluzionario), aveva tuonato, dalla tribuna della Convenzione, non solo contro profittatori e commissari sanguinari, ma anche, esplicitamente – pur senza mai nominare Fouché – contro l’iscrizione fatta scolpire sulle porte dei cimiteri di Nantes? Sta di fatto che, dai banchi dell’Assemblea, qualcuno aveva gridato all’incorruttibile di pronunciarsi sulle azioni di Fouché in provincia, nelle vesti di commissario straordinario. Robespierre, pallido in volto, aveva risposto: “Di Fouché parlerò domani”; ma non avrebbe fatto in tempo: l’indomani, repentinamente, la Convenzione gli si sarebbe rivoltata contro e lo avrebbe tratto in arresto, per poi mandarlo alla ghigliottina.

Se andassimo a scrutare dietro le quinte della storia contemporanea, a nostro avviso, troveremmo molti piccoli Fouché la cui missione è stata quella di diffondere la persuasione che la vita umana è frutto del caso e che tutto finisce con la morte del corpo. Scopriremmo, ad esempio, che potenti società segrete, come la Massoneria, perseguivano un disegno complessivo tendente ad un tale obiettivo e che tali società, mutatis mutandis, ancor oggi esistono e continuano a lavorare per i loro scopi, seminando a piene mani nichilismo, scoraggiamento e confusione morale. Si tratta di gruppi potenti ed altamente organizzati che dispongono di capitali immensi e le cui cellule sono ramificate nei gangli vitali della politica, della finanza e dell’informazione mondiale. Si ricordi la celebre affermazione di Dostojevskij che, per bocca di Ivan Karamazov, a un certo punto dice: “Se Dio non esiste, allora tutto è permesso!”.

Disraeli, primo ministro all’epoca della pax britannica imperiale, ebbe a dire una volta: “Il mondo resterebbe assai sorpreso se conoscesse chi sono i veri protagonisti della storia umana; si tratta di personaggi completamente diversi da quelli che governano in apparenza”. Quanti sono i personaggi come Fouché, che passò indenne attraverso rivoluzioni e contro-rivoluzioni (mentre altri, più “puri” di lui, lasciavano la testa sulla ghigliottina, l’uno dopo l’altro), sempre stringendo saldamente il potere fra le mani e sempre facendo in modo da apparire defilato e quasi nascosto? Quante altre eminenze grigie vi sono state nella storia, legate tra loro da un patto segreto e volte al perseguimento di una medesima strategia, capaci di manipolare politica, economia ed informazione ai massimi livelli mondiali? Alcuni studiosi, come Leo Talamonti, hanno ipotizzato che le fila di questa congiura mondiale siano manovrate, in ultima analisi, da un ristretto gruppo di Maestri Sconosciuti, i quali sarebbero essi stessi o sarebbero dominati, da entità non-umane.

Fantasie, esagerazioni? Forse. Ma è certo che, in un mondo senz’anima e senza amore, maturano le condizioni adatte perché si realizzi un completo asservimento degli esseri umani a quelle forze malefiche che, facendo leva sull’instaurazione del convincimento che la morte è la fine di tutto, tolgono alla vita la sua unicità, la sua dignità, il suo senso ultimo e, in definitiva, la sua armonia ed il suo splendore. A tali forze occorre, pertanto, reagire, in nome di un progetto d speranza, fede e amore, che preservi l’anima del mondo e la pregnanza di significato del nostro esistere, qui e ora.

16 settembre, 2007

Esistono uomini senz'anima ed alieni? (seconda parte- articolo di Bojs)

Per mutare i pilastri di Matrix che ci avvincono
dobbiamo modificare i nostri obiettivi:
bisogna credere alla loro bontà.
Se fra il nostro obiettivo e noi c'è un legame spirituale,
riusciremo certamente a raggiungerlo.
[...]


Premessa

Continuiamo e terminiamo il discorso iniziato nel precedente articolo sulle possibilità che esistano uomini senza anima. Se non avete letto bene o compreso o creduto a quanto letto precedentemente, consiglio una rilettura profonda e scevra da pregiudizi prima di procedere con questo ultimo articolo. [Clicca qui] per leggere la prima parte.
E' scritto… che non tutti crederanno poiché non comprenderanno, ma giungerà il tempo in cui tutti coloro che hanno occhi per vedere e orecchi per udire avranno una sola mente ed un solo cuore. Per ora le divisioni continuano perché la manipolazione della Verità è nata insieme ad ogni uomo, che purtroppo ripone più facilmente la propria “fede” in altri uomini illuminati o nelle strutture umane che non nel Supremo che ci ha creati. Comunque sia, io cammino al fianco dei miei fratelli umani, condividendone le sofferenze e le gioie, ma essendo sempre pronto a tendere la mano a chi ha bisogno di aiuto. Osservando i loro comportamenti malvagi, ma non essendone partecipe. Comprendendo che il giudizio non può essere proclamato, se prima non sia stata resa evidente a tutti la Vera Realtà dei fatti dietro le quinte, ma rimanendo attivo 'mal'hakim' a testimonianza della Rivelazione e della Liberazione. Buona lettura e riflessione.


In considerazione di quanto si è detto nel precedente articolo, se l'anima fosse una cosa 'distinta' dal corpo e inserita in noi mortali da un’Entità Superumana Immortale, allora Esso stesso non dovrebbe avere un'anima… o no? Esso stesso – E' - un'anima vivente… proprio come noi [in senso lato – nda], altrimenti non avrebbero senso le scritture in cui Dio usa l'espressione “la mia anima” in questo caso non materiale, ma spirituale ed invisibile all'occhio umano, oltre che a darci un senso di identificazione con qualcosa che non possiamo completamente concepire. [Lev. 26:11, 30; Sal. 24:4; Isa 42:1]. Queste parole, quindi, non sono che un esempio di antropomorfismo, vale a dire l'uso di attribuire a Dio caratteristiche umane e fisiche per facilitarne la comprensione, come quando si dice che Dio ha occhi, mani ecc. Usando l'espressione 'la mia nefèsh' [Anima], che vuol dire chiaramente 'io stesso' o 'io come essere', Egli ci rende vicini a Lui, in quanto 'Dio è uno spirito' [Pnèuma] e non è possibile - per noi - rappresentare una Energia Dinamica, benché super-intelligente.

Quindi si dovrebbe comprendere che il complesso sistema, ancora in buona parte sconosciuto, di correlazione tra i vari livelli di energia più o meno densa che formano il nostro corpo e le funzioni cellulari e genetiche, forma ciò che siamo, “Anime viventi”. Noi siamo ANIME e quindi potremmo affermare che non esistano uomini senza 'anima'…, ma possono esistere uomini senza coscienza di ESSERE [come spiegato nel precedente articolo – nda] ed esistere e quindi come tali risulterebbero avulsi al concetto di 'anima vivente' [ebr. 'nèfesh chaiyàh'; gr. 'psychè zòsan' o 'psychè ton zòion' – nda] . In questo caso tali 'esseri non-esseri', pur con sembianze umane, non sarebbero altro che veicoli o mezzi di trasporto nella nostra trdimensionalità di altri 'esseri spirituali', invisibili… ma REALI e VERI quanto me e voi. Pur essendoci 'anime viventi' in dimensioni diverse… tutte queste hanno una cosa in comune: LA COSCIENZA DI ESSERE ED ESISTERE. Quando un essere non è cosciente di ciò, non può essere definita un'anima vivente!

Il fatto che noi siamo anime viventi non è affatto in contrasto con quello che molti pensano e cioè che ci sia la possibilità di vivere un'altra vita [qui entro nel vivo dei dubbi esposti da Zret nell'articolo 'Credere?'– ndr]. Certo che esiste la possibilità di vivere ancora… una vita eterna e libera dal male, dove tutto è più semplice, luminoso, pulito, leggero, trasparente, in una parola MERAVIGLIOSO.

Ma non c'è affatto bisogno di passare molteplici 'vite' in una paranoica “prova di iniziazione” per progredire verso la sintesi… né c'è bisogno di un'anima prigioniera del corpo ed in conflitto con la carne che debba attendere la morte del corpo per potersene LIBERARE e poi librare in altri luoghi. A cosa serve vivere qui su questo pianeta, se poi si deve volare in altri luoghi senza più un corpo fisico? A cosa servirebbero esperienze materiali per una vita immateriale? Tanto valeva essere creati in origine di natura immateriale… sarebbe solo 'sadismo' questa esperienza… non è affatto vero che serve a farci progredire… quanti progressi ha fatto l'umanità imparando dagli errori dei nostri progenitori? Se giungiamo alla morte con un poco di consapevolezza in più, ma fondamentalmente rimaniamo gli stessi di quando eravamo in vita… NO? Allora ditemi quante persone cambiano veramente prima di morire? Ben poche!!

Non voglio fare nomi, ma quanti imperatori, re, dittatori, o uomini e donne di tutti i ceti sociali in tutta la storia hanno fatto molto male all'umanità, sia nel piccolo che nel grande, conducendola nei sentieri perversi ed oscuri della disperazione e del dolore, mentre in pubblico dispensavano sorrisi, abbracci, baci e “panem et circenses”?
Quindi che tipo di anima “ELEVATA” trasmigrerebbe alla morte di quel corpo carnale?
Non potrebbe continuare a perpetrare lo stesso male anche 'dall’altra parte'?
Chi di voi ci vorrebbe andare insieme a queste tipologie di 'esseri'? IO NO!!

E' semplicemente inverosimile oltre che “pazzesco” che un Padre Creatore faccia queste cose ai propri figli… quale 'essere' potrebbe fare una tale cosa ai suoi figli ed a cosa servirebbe veramente? Siate onesti e sobri, siate sinceri e deduttivi… la risposta è quanto mai ovvia. SI', ci sono due padri. Il padre dei figli di questo mondo e il Vero Padre dei figli dello Spirito d'Amore. La lotta senza esclusione di colpi tra il Bene e il male, per lo stabilimento della luce sulle tenebre, in cui tutte le dimensioni sono coinvolte con tutti gli esseri viventi in esse, continua sino ad oggi.

Il fatto di dare “credito” a uomini che ricercano e brancolano per tutta la vita alla ricerca di “prove” su quanto 'elucubra' il loro spirito non dovrebbe farci capire che stiamo seguendo “dottrine di uomini” e non i pensieri di Colui che tutto ha progettato e creato dal nulla? Non si crede in un Creatore, ma si crede nel 'caso', nella natura, nell'evoluzione, nella luce della scienza umana, nella luce della religione umana, negli uomini “ILLUMINATI” fautori dell'umanesimo. Da dove proviene tutta questa oscura luce? Ovvio, dal “portatore di luce”, dal 'falso' padre del genere umano. Che lo ha preso in adozione al posto del Padre Vero [come questo sia accaduto sarà trattato in altri articoli – ndr].

La favoletta dell'anima a forma di farfalla che vola nelle dimensioni inaccessibili e tanto cara ai sognatori, è stato solo un altro modo per dire all'uomo quello che fu detto nel 'Principio': “… A ciò il serpente disse alla donna: “Sicuramente non morirete affatto. Poiché Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, i vostri occhi davvero si apriranno e voi sarete simili a Dio, decidendo ciò che è bene e ciò che è male [per vostro conto – nda]”. La menzogna è l'arte dell'inganno e l'origine di tutti i mali.

E cosa è in effetti la consapevolezza di avere un'anima immortale, se non proprio questo?

Muore solo il corpo… ma l'anima continua a vivere! “Voi non morirete affatto…”, la menzogna è il pezzo forte del 'dio' di questo mondo e dei suoi figli! Peccato che la realtà – momentanea – sia completamente all'opposto, si muore davvero! Quindi, come sempre, mezze verità vengono innestate su sopraffine menzogne, affinché l'uomo eserciti per proprio conto la possibilità di capire ciò che è male da ciò che è bene e subisca le conseguenze delle proprie scelte… che, a loro volta, si moltiplicano all'infinito, coinvolgendo l'intera umanità e relegandola nella Matrix luciferina in cui tutto è immerso.

Lo stesso concetto, d'altronde, è espresso nella parola del Padre, ma in maniera diversa, in quanto Egli sa che noi siamo 'anime viventi' e che il nostro diritto alla vita eterna ed immutabile non dipende da noi stessi, ma dalla Fonte di energia che tiene in vita ed insieme le diverse dimensioni universali… e che è Egli stesso.
Avere un'anima significa avere vita, essere coscienti di sé in relazione a ciò che ci circonda ed anche a qualcosa di immanente.
Non avere un'anima significa non avere vita né coscienza di sé e di ciò che ci circonda.
Pertanto l'essere anime viventi dipende esclusivamente dalla Fonte di energia ['Ruach', Spirito] che attiva tutte le complesse funzioni vitali del nostro organismo come quelle di TUTTO ciò che esiste in TUTTE le dimensioni universali.

Perché, senza energia elettrica, il mondo si fermerebbe? [domanda stupida vero?]
Nello stesso modo, se il Padre del Tutto togliesse anche solo per un frazione di secondo la Sua fonte di energia dall'universo, cosa accadrebbe…?

Gli 'esseri' di ogni dimensione possono definirsi anima, che è il risultato di tutti i loro complessi meccanismi di vita che li rende coscienti di 'ESSERE'. Diversa cosa è invece la possibilità di vivere ancora oltre la morte – momentanea – data dal 'VIRUS' inserito nella Matrice genetica originaria.

In sintesi siamo tutti d'accordo nel 'percepire' la possibilità di un affrancamento da tutto questo male e la possibilità di vivere ancora senza il 'dominio' del male sull'uomo. Non a caso furono dette le seguenti parole: “… E lo Spirito e la sposa continuano a dire: “Vieni!” E chi ha sete venga; chi lo desidera prenda l'acqua della vita GRATUITAMENTE”. Ma, nello stesso tempo, bisogna pure puntualizzare che non tutte le strade portano a Roma!!!

Ma la domanda fondamentale a cui abbiamo dato inizio nel precedente articolo è: “Esistono uomini senza anima e perchè?”.

Senza ripetere quanto già detto, possiamo aggiungere delle altre informazioni al riguardo. Innanzitutto dovete sapere che la scienza genetica non è altro che una forma di 'Alchimia' che cerca di condurre l'uomo a divenire immortale e simile a Dio, ma, come al solito, questa è solo una sopraffina menzogna innestata ad arte su una fondamentale Verità. La verità è che l'uomo ha una spinta genetica innata verso la vita [anche se questo apparentemente non ci sembra – nda] che gli appartiene di diritto universale. La sopraffina menzogna è che l'Alchimia ha ingannato ed inganna le menti degli uomini 'ILLUMINATI' [dalla luce di Lucifero - nda], portandoli verso sì una vita immortale ma... in una forma aberrante ed oltremodo malvagia di un eterno inferno in cui non si morirà mai. Proprio come nei videogiochi virtuali 3D in cui si continua all'infinito a vivere e combattere tra momenti di piacere elargiti 'dall'Architetto' del software e da chi 'comanda' il gioco.

Che sia possibile inserire all'interno di una realtà virtuale tridimensionale “l'anima” di un uomo, cioè il suo cosciente stato di 'essere'… è ormai certo ed incontrovertibile. Che sia possibile comandare a distanza i pensieri, le azioni e le emozioni di un'anima vivente è anch'esso un dato di fatto certo. Che sia possibile “creare” uomini e donne senza l'uso della procreazione naturale biologica, ma in un laboratorio, è ormai un dato di fatto.

QUINDI?

Esistono 'esseri' di un'altra dimensione che possono entrare nella nostra tridimensionalità… ma solo attraverso un mediatore… L'UOMO! Poiché noi siamo il collegamento tra ciò che è in alto e ciò che è in basso… non siamo solo e semplice carne, ma siamo mediatori, riceventi e trasmittenti energie e frequenze. Se un uomo non ha coscienza di SE', coscienza di potersi opporre al male anche fino alle sue estreme conseguenze, di essere qualcosa di più di una macchina biologica, di essere parte di un progetto di liberazione, di essere figli del Padre del Tutto… è terreno eccellente per le 'intelligenze' aliene di prenderne possesso come un manichino tramite le trasmissioni di frequenza e le 'magie tecnologiche'… donate ai loro servi e sacerdoti, ma che LORO utilizzano per i propri fini sconosciuti ai molti.
I servi ed i sacerdoti di questa Matrix Revolution sono quelli che tengono in mano i joystick, mentre LORO sono i programmatori del software al servizio dell'Architetto che 'porta luce' e controllano sia il gioco che i giocatori.

SI'… ci sono in mezzo a noi sul pianeta Terra uomini senza anima [nel senso spiegato nell'articolo – nda] ed Alieni a noi, con lo scopo di essere utilizzati per prendere possesso non solo della Terra ma delle cose più preziose… l'intima coscienza di sé dell'umanità, del suo legame con il proprio Vero Padre, della Verità occultata per secoli, della Vera Vita e della Liberazione che sta per arrivare. Inoltre questi uomini e donne senza [anima] coscienza di sé… fanno parte di un progetto orrendo: “utilizzarli come corpi mediatori degli esseri interdimensionali in modo da poter invadere 'fisicamente' ed in maniera massiccia la nostra amata Terra”. Tutte le banche del seme, degli ovuli, degli embrioni e del DNA sono volte al servizio del male a supporto della Rivoluzione Finale contro la Liberazione Universale.


B O J S


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14 settembre, 2007

Origine del Male

L’ingiustizia domina incontrastata in questo mondo. Fra il Male ed il Bene non c’è alcun equilibrio. Ad esempio, se, da un canto, sono necessari vent’anni per portare alla prima maturità un figlio, dall’altro basta un decimo di secondo perché muoia. Centinaia d’anni per costruire una città; un decimo di secondo perché un terremoto la inghiotta. (A. Di Benedetto)

A volte sono incline a pensare che il Male sia inerente all'essere stesso, ma, nell'ambito di queste riflessioni, vorrei accennare alla possibile origine del Male, inteso come altro dal Bene. Dissento da chi ne nega l'esistenza, affermando che l'universo è perfetto ed armonioso e che il negativo non esiste, essendo solo una percezione umana, distorta ed errata, rispetto ad una "realtà" che trova la sua piena giustificazione in sé stessa.

I negatori del negativo mi dovrebbero spiegare i cataclismi cosmici con cui una supernova inghiotte mondi e civiltà evolute, così come tutta la nequizia e l'infamia che albergano su questo "atomo opaco" chiamato Terra. Dovrebbero quindi chiarire i motivi del Male in tutte le sue molteplici, odiose forme: dalle torture contro i bambini e gli animali al tedium vitae, dalle carneficine all'assurdo dell'esistenza quotidiana, dalle malattie mortali al fastidio intollerabile per gli altri e per noi stessi, dalla prospettiva di un’immortalità indesiderata alla buia caduta nel nulla etc.

Quale potrebbe essere, precisato ciò, la genesi del Male?

Esso potrebbe essersi insinuato nel cosmo come errore del programma, non più corretto (vedi Credere?). In tal caso Dio non sarebbe perfetto.

Il Male potrebbe essere derivato da una ribellione di creature spirituali contro Dio che, rispettoso del libero arbitrio di questi esseri, avrebbe consentito loro di invadere e di aggredire l'universo a mo' di parassiti, in attesa di distruggerli o di reintegrali nell'ordine primigenio, insieme con tutto il resto.

Il Male potrebbe essere stato causato dal demiurgo, l'architetto e l'artefice dell'universo: ecco perché la sezione aurea, i rapporti numerici all'interno del cosmo, le corrispondenze e l’eleganza formale (dalle galassie al D.N.A.) non sarebbero tanto la prova di un'armonia divina, ma la traccia di un disegno mirabile ma gelido. Non a caso, nel Medioevo, la logica e la simmetria erano considerate prerogative del demonio... “Tu non credevi ch'io loico fossi”: chiosa compiaciuto il diavolo che porta via con sé l'anima di Guido da Montefeltro.

Il Male potrebbe essere stato progettato e previsto come strumento per un'elevazione spirituale delle creature attraverso il tempo. In tale ambito, il tempo stesso diventa sinonimo di negatività. Un gioco parecchio crudele...

Il Male potrebbe essere imputato al peccato di superbia dei Progenitori: è questa la spiegazione biblica, almeno quella correlata ad una lettura convenzionale del Genesi.

Ognuna delle precedenti ipotesi, crea più problemi filosofici di quanti non ne risolva e ciò ci fa comprendere che, di fronte all’enigma del Male, siamo come al cospetto della Sfinge, muta, impenetrabile. E’ nella natura umana, però, cercare le risposte, soprattutto quelle che non si possono trovare.

09 settembre, 2007

Alieni bugiardi (seconda parte - articolo di Bojs)

Premessa

Senza voler offendere nessuno e senza pretendere che sia obbligatorio credere in questo studio, continuiamo ad approfondire l'argomento delle 'rivelazioni' spaziali con metodo e verità. Rimane al lettore di buona volontà andare a verificare e trarre le debite conclusioni, [se leggerà completamente tutti e cinque gli articoli]. Per leggere la prima parte cliccate qui.

BUGIE SPAZIALI
Noi vogliamo fare ancora un piccolo sforzo e continuare a credere. Crediamo, per un momento, che ogniqualvolta sulla Bibbia si incontra la parole ‘Dio’, dobbiamo sostituirlo con ‘elohim’ ed identificarlo, naturalmente, con gli alieni.
A Rael, gli elohim hanno riferito: “Non c’è nessun Dio, ed evidentemente nemmeno l’anima. Dopo la morte non c’è niente… se la scienza non fa niente perché ci sia qualcosa” (4).
Quindi secondo le loro parole Dio non esiste, allora a chi dovremmo rivolgerci? Secondo gli elohim dovremmo rivolgerci ai medium: “I medium sono utili, cercateli” (5). Ma i medium, secondo quanto riferito nella Bibbia, non erano pericolosi? E la Bibbia, non è un libro fatto scrivere proprio dagli elohim? Seguendo le loro indicazioni e sostituendo sul testo sacro la parola ‘Dio’ con la parola ‘elohim’, rileggiamo un brano del libro del Deuteronomio. In questo contesto gli elohim avrebbero detto a Mosè: “Quando sarai entrato nel paese che gli ‘elohim’, ti danno, non imparerai a imitare le abominazioni delle nazioni che sono qui. Non si trovi in mezzo a te… chi consulti gli spiriti… perché chiunque fa queste cose è in abominio agli ‘elohim’” (6).

Se abbiamo capito bene tutto il discorso, gli elohim avrebbero detto a Mosè di non consultare i medium ed a Rael esattamente l’opposto. Stiamo scherzando? Questa sarebbe la eccelsa verità che proviene dalle galassie? Chi, dotato di buon senso, potrebbe dare credito a simili raggiri?
Ma non è finita. Supponendo che a Mosè gli alieni abbiano dato anche le tavole della legge, sul monte Sinai, scopriamo quanto segue: sulle tavole dei dieci comandamenti, è scritto “Non commettere adulterio”(7); cioè, se sei sposato con una donna, non la devi tradire andandotene con un’altra. Dopo 3500 anni, gli stessi alieni moralisti dicono a Rael : “…se hai voglia di avere una esperienza sessuale con uno o parecchi altri individui, qualunque sia il loro sesso… puoi agire seguendo le tue voglie”(8). Come sarebbe a dire? Per 3500 anni, ci avete fatto credere che le orge fossero attività poco consone alla dignità degli esseri umani e, in clima di post-modernismo, ci insegnate esattamente il contrario? Non è da Dio, signori! Non da quel Dio da cui deve provenire la Verità eterna e assoluta.

Ma siccome noi, a differenza di Rael, la Bibbia l’abbiamo letta tutta, restiamo inorriditi nell’apprendere che il vizietto della bugia fa parte dell’equipaggiamento spaziale degli elohim. Ci sembra, insomma, di ricordare altri 'esseri', ugualmente predisposti a tale infimo vizio. Scopriamo che, a più riprese, nel testo biblico si leggono condanne esplicite alla pratica della sodomia e dell’omosessualità (9); anzi, l’episodio della distruzione di Sodoma e Gomorra, città in cui si praticava l’omosessualità senza limiti, demolisce ancora una volta le pretese degli elohim quali legislatori divini.

Se sono stati gli elohim a distruggere le città di Sodoma e Gomorra, perché in esse imperava il vizio contro natura, secondo quale logica gli stessi elohim permettono a Rael di praticare non solo l’adulterio, ma anche l’omosessualità? Infatti non c’è logica: o Rael è un impostore, avendo inventato tutto per guadagnarci sopra oppure, se Rael è sincero, dobbiamo concludere che a mentire sono proprio gli elohim.
“Non uccidere”, avrebbero fatto scrivere a Mosè, su quelle tavole. Fanno invece credere a Rael che: “Ogni essere è padrone della sua vita e della sua morte, può suicidarsi e sopprimere chi soffre”(10).

Basta cosi! E’ ormai troppo, anche per i più pazienti. Smascheriamo gli elohim!
La Bibbia, quella vera, condanna l’adulterio, la promiscuità, il suicidio, l’assassinio. Pare, invece, che gli extraterrestri lo ignorino.
La Bibbia cristiana insegna che Dio, quello vero, odia il peccato, ma ama il peccatore, al punto da far morire per esso Suo Figlio. La bibbia degli alieni sembra insegnare che l’uomo debba essere guidato dagli istinti e dalle passioni alla stregua di uno zimbello.
Ognuno ha diritto a scegliersi la bibbia che vuole, ma questi extraterrestri raeliani nulla hanno in comune con gli angeli della Bibbia e soprattutto mentono.

I MILLE NODI DELLA MATASSA

Leggendo le migliaia di comunicazioni ufologiche, ricevute dalle centinaia di contattisti, il meno che ci possa capitare è di rimanere perplessi. Così come per le comunicazioni spiritiche, anche dalle astronavi giungono messaggi per i più assortiti gusti: inneggianti a Dio, al Cristo cosmico, ad una concezione atea dell’esistenza, ad una filosofia paganeggiante, ad una affermazione dello spirito razional-tecnologico e così via. Nulla importa ai consumatori interstellari se tali messaggi, tutti proclamati da personaggi sapienti, siano il più delle volte in contrasto tra loro, spesso annullandosi a vicenda. Ma non provengono tutti dallo stesso cielo? Non hanno tutti conoscenza dello stesso Dio e dell’unica Verità?

Gli ‘angeli’ di Rael li abbiamo ascoltati. Gli stessi si esprimono in maniera molto diversa al Sartorio: “Gesù, il figlio di Dio… è nostro capo e vive fra noi; tutti gli abitanti dei pianeti lo conoscono e lo servono” (11). A quanto pare, gli ‘angeli’ di Rael non sapevano nulla di un’adorazione riservata a Gesù Cristo. Ci sono dunque extraterrestri credenti e non credenti?
Anche tra gli extraterrestri ‘credenti’ c’è però chi difetta in teologia. Continuando a leggere le comunicazioni ricevute dal Sartorio si ritrovano echi di confusioni spiritistiche: “Molte possono essere le reincarnazioni – proclama l’extraterrestre credente – oppure poche, se si tratta di uno spirito evolutissimo… Questo è accaduto molte volte ed accadrà ancora. La reincarnazione è parte integrante del Sapere Divino Cosmico. Non c’è una sola vita. Sarebbe assurdo pensarlo” (12).

Probabilmente il Sartorio, su indicazione degli extraterrestri, avrà fatto della fede reincarnazionista una filosofia di vita; è certo, però, che la dottrina non è parte integrante della Rivelazione del vero Gesù il Cristo.
Stesso problema si riscontra negli scritti di un altro contattista, dichiaratamente cattolico-romano, il Di Bitonto. A lui sarebbero apparsi addirittura extraterrestri devoti a Maria. Raffaele, il suo alieno-guida, prima di lasciarlo per tornarsene nei cieli altissimi, gli fa un regalo inaspettato; conducendolo, per l’ultima volta, all’interno del disco volante gli fa apparire la ‘Madonna’ sotto gli occhi: “Ella (Maria)… - rivela l’alieno – noi la consideriamo la Grande Sorella, ma ancor più una madre, la Madre Universale….Ella è apparsa sulla terra un numero maggiore di volte di quanto chiunque possa supporre. Alcune volte è apparsa clamorosamente, come a Fatima…”(13).

Eccoci diventati testimoni indiretti di una novella Lourdes; in una grotta cosmica, sotto i fari delle astronavi. Perché no? “E’ nella possibilità degli Extra-Planetari - afferma Eugenio Siragusa -, proiettare in un determinato spazio, immagini mobili e parlanti”, volendo intendere che le apparizioni mariane possono essere provocate, volute, realizzate dagli extraterrestri.
A quale scopo, ci chiediamo? E’ la ‘Madonna’ che sponsorizza gli UFO o sono gli UFO a propagandare la ‘Madonna’?

UN PIANO OCCULTO?

Ci stupiva l’antagonismo tra extraterrestri ‘credenti’ e ‘atei’; ma non ci saremmo mai potuto immaginare che molti di loro fossero anche devoti alla Madonna.
A Crosia, un paesino calabrese della provincia di Cosenza, la sera del 2 giugno 1987, poco prima delle 22.00, si assiste ad un fenomeno eclatante. Il veggente locale, Vincenzo, cade in trance all’interno della chiesa parrocchiale e riceve un messaggio da parte della ‘Madonna’. Riavutosi, lo comunica a gran voce ai fedeli presenti: “Uscite dalla chiesa – dice – perché la Madonna mostrerà a tutti voi un segno, affinché possiate credere”. Ciò che accadde vale la pena di raccontarlo con le parole di un testimone ‘indiretto’, il prof. Roberto Pinotti:
“I fedeli, usciti dalla chiesa, si trovarono di fronte ad un inconsueto fenomeno luminoso indicato dai veggenti stessi come ‘La Stella della Madonna’ che, per usare un’espressione locale, ‘zompa pizz a pizzo’ per sei minuti e trenta secondi nei cieli di Crosia senza emettere nessun rumore, presentandosi sempre con la stessa angolazione visuale, ma andando avanti e indietro, a destra e a sinistra, con accelerazioni mostruosamente inverosimili. La gente grida, piange, canta e prega, mentre la forma luminosa continua, come la bacchetta di un prestigiatore, a comparire e a scomparire…” (14).

L’oggetto volante, il ‘segno’ della Madonna, ripreso da un cineamatore, si rivelò essere un disco volante, piatto, con un foro centrale e il bordo becchettato in due punti simmetrici. I ricercatori del C.U.N. [Centro Ufologico Nazionale] verificarono che l’oggetto era praticamente identico agli UFO visti cinquant’anni prima in USA da Kenneth Arnold. Non solo, l’oggetto misterioso fece la sua ricomparsa in Belgio, all’epoca della grande ondata del 1990. Ancora il Pinotti e il dott. Corrado Malanga, chimico dell’Università di Pisa, chiamati ad interessarsi del caso, stilarono il seguente rapporto: “Intendiamo riferirci all’oggetto filmato con una videocamera nel cielo della città di Amay in un giorno di febbraio, e che la stessa RAI, nel corso del telegiornale della Prima rete, ha mandato in onda in aprile. Quando abbiamo visto il brevissimo spezzone trasmesso al TG Uno, dapprima siamo rimasti increduli: nel cielo belga, infatti, si stagliava lo stesso oggetto filmato a Crosia…”(15).
Quindi, l’evento ‘mariano’ di Crosia, potrebbe essere un evento ufologico.

Pier Luigi Sani, ricercatore dello staff di Pinotti, afferma:
“E’ in atto un vero e proprio programma di ‘catechizzazione’ destinato ad intensificarsi con il tempo. Le apparizioni ‘mariane’, negli ultimi anni, stanno diventando ‘epidemiche’: Medjugorje, Kibeho, Schio, Carpi, Cittadella di Padova, Oliveto Citra, Flaminiano, Belpasso, Crosia, sono soltanto alcuni dei moltissimi eventi ‘mariani’, verificatesi negli anni ’80. In tutti questi casi la manifestazione religiosa è sempre risultata accompagnata, come a Fatima, da fenomeni di tipo ufologico [soli rotanti, luci nel cielo, ecc.]. Ma che cosa significa questo connubio UFO-religione? E in ultima analisi, ‘chi’ sta strumentalizzando, con le apparizioni della ‘Madonna’, le nostre credenze religiose? E soprattutto, a quale scopo?”.

To be continued...

B O J S

Note:
4–Vorilhon Claude: “Gli extraterrestri mi hanno portato sul loro pianeta”, Ed. Mediterranee, Roma, 1975, p. 46
5–Idem: p. 66
6–Deuteronomio 18:11
7–Esodo 20:14
8–Vorilhon: op. cit. p. 83
9–Genesi capitolo 19
10-Vorilhon: op. cit. p. 88
11-Grosso-Sartorio : ‘’ I nostri amici extraterrestri’’, MEB, Torino, 1977, p. 151
12-Idem: p. 125
13-Dibitonto Giorgio: “Angeli in astronave”, Ed. Mediterranee, Roma, 1986, p. 134
14-Pinotti-Malanga: “I fenomeni BVM Le manifestazioni mariane in una nuova luce”, Mondadori, Trento, 1990, pp. 11,12
15-Idem: p. 20

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