31 luglio, 2006

Censura globale

I giornalisti, ormai ridotti ad araldi dei potenti, continuano ad ignorare fatti che, se divulgati, potrebbero avere una valenza dirompente.

Spigolando è, però, possibile rinvenire notizie censurate o distorte: un esempio sintomatico è il cosiddetto “riscaldamento globale” (in inglese global warming) che i pennivendoli, per nulla abituati a documentarsi ed incapaci affatto di ragionare, attribuiscono, seguendo le istruzioni di scienziati mendaci, alla concentrazione di gas serra nell’atmosfera, mentre tale fenomeno è causato soprattutto dal cambiamento della risonanza Schumann e dall’emissione artificiale di onde elettromagnetiche. La siccità che ha colpito e sta colpendo molte aree nel mondo, le temperature torride, l’afa, (in California il caldo ha mietuto decine di vittime) sono il risultato di una criminale operazione attuata con H.A.A.R.P. e scie chimiche, ma i damerini della televisione e gli inchiostratori di quotidiani e rotocalchi continuano a ripetere le solite sciocchezze.

Anche in concomitanza con i fulmini che, in assenza di nuvole, sono caduti in questi giorni in un numero abnorme, i giornalisti si sono arrampicati sugli specchi per provare a spiegare l’anomalia e, tra un po’, qualcuno era tentato di attribuirli a Zeus adirato.

Qualche articolo menziona il tema del global dimming, ossia l’offuscamento globale: nessuno, però, ne spiega le cause che si possono facilmente intuire, mentre il problema è soltanto enunciato come se fosse qualcosa di normale o di inevitabile, collegato a fantomatici cambiamenti del clima di cui l’unico responsabile sembra essere il biossido di carbonio.

All’uranio impoverito, diffusosi anche in Europa, in India ed in Pakistan, dai teatri di guerra del Medio Oriente, per mezzo delle correnti atmosferiche, è stato fatto un cenno, poi è calato un greve silenzio.

Del pianeta scoperto alcuni anni fa oltre Plutone non si è saputo più nulla: alla fine si è accennato ad un planetoide appartenente alla fascia di Kuiper.

Armi ad energia diretta usate dall’esercito statunitense in Iraq, impianto di microprocessori nei neonati in Olanda, incriminazione di papa Benedetto XVI per aver coperto dei prelati e dei sacerdoti accusati di pedofilia, piloti intossicati da sostanze respirate insieme con l’aria condizionata, la deviazione verso sud della Corrente del Golfo… questi ed altri fatti sono stati o filtrati od omessi, mentre alcuni avvenimenti risultano inventati, ma specialmente, sono ingigantiti ed enfatizzati tutti quegli eventi che intontiscono le già ottuse masse, come lo scandalo dei campionati di calcio truccati.

Arbitri, presidenti di squadre, calciatori, quanto a trucchi, però, sono dei principianti al confronto con i manipolatori dell’informazione.

29 luglio, 2006

L'intelligenza in Rete nascosta nel DNA

Grazyna Frosar e Franz Budorf sono fisici, matematici ed ipnoterapeuti autori di un saggio che merita l’attenzione dei lettori. Il testo, intitolato L’intelligenza in Rete nascosta nel DNA, ci introduce ad una nuova e, per certi versi, rivoluzionaria visione dell’universo, spaziando “da presupposti apparentemente lontanissimi, come la trasmissione delle informazioni all’interno della fisica quantistica e la scoperta di una forza antigravitazionale o le recentissime teorie riguardanti le funzioni del DNA fantasma”. Non sono, quelli illustrati dai due scienziati, concetti semplici, ma il taglio divulgativo e, al tempo stesso, rigoroso, consente anche ai profani di comprendere le linee salienti dei temi esposti.

Il fulcro di quest’opera è in un eterodosso e dinamico approccio a contenuti culturali di ampio respiro, di là dalla tradizionale ed obsoleta separazione tra sapere umanistico e sapere scientifico. La tesi centrale degli autori è nella consapevolezza che ”l’umanità non è solo un insieme di singoli individui (di monadi direbbe Leibniz), ma compone, proprio come accade per Internet, una vera e propria rete di coscienza comune a cui tutti siamo collegati e dalla quale si possono attingere informazioni e conoscenze sorprendenti”.

È, in fondo, la riscoperta di convinzioni appartenenti alla Tradizione (si pensi soprattutto al Tat tvam asi, Questo sei tu dell’India vedica), coniugate con una concezione del mondo in cui i confini tra spazio e tempo, fra gli esseri viventi, tra situazioni empiriche e stati “metafisici” diventano labili, incerti. Si squaderna così un continuum di fenomeni per intendere il quale, l’atteggiamento analitico, anzi da anatomista o peggio da anatomopatologo, peculiare di molti “scienziati” dal metodo arrugginito, si rivela del tutto inadatto. Se la realtà è viva, complessa, misteriosa, occorre smettere di tentare di segmentarla, di sezionarla, se si vuole intuirne l’essenza profonda, magica.

Nella consapevolezza di un cambiamento è il pregio maggiore del libro, ma anche, in una certa misura, il suo limite: ho l’impressione, infatti, che una crepa New age, in senso deteriore, incrini il tempio magnifico della nuova scienza (mi viene in mente soprattutto Giuliana Conforto): l’umanità sta veramente entrando in un’epoca straordinaria? Davvero è possibile un salto quantico, lato sensu, nonostante le oscure minacce che incombono su una società letargica? Siamo alle soglie di un’evoluzione cosmica o l’illuminazione e la saggezza che essa sottendono sono soltanto delle illusioni? Sintomatica, a tale proposito, la percezione, a mio parere edulcorata ed ingenua, del problema relativo ai rapimenti, indagato, invece, con viva inquietudine da ricercatori come Corrado Malanga, Budd Hopkins, David Jacobs, Karla Turner ed altri. Si può ampliare il proprio orizzonte anche con esperienze estreme e, in molti casi, traumatiche, ma certe conoscenze ci fanno capire che la magia del cosmo, così tanto decantata, è magia nera.

Singolare, a tale proposito, è la politica di alcune meritorie case editrici che pubblicano contemporaneamente libri agli antipodi: testi che ti offrono su un piatto d’argento la salute, la felicità e l’ascensione accanto a saggi in cui si mettono a nudo gli aspetti più abominevoli ed orrendi della realtà. Sogni ed incubi in brossura e con rutilanti illustrazioni. Un punto spesso accomuna questi due orientamenti antitetici: il convincimento che l’universo è maya, una proiezione di ombre cinesi su un sipario invisibile, il convincimento che ogni essere si cimenta in un gioco… Un gioco comunque assurdo e crudele.


Nota: le frasi tra parentesi sono tratte dalla quarta di copertina del libro.

28 luglio, 2006

Non siate Benigni

Qualche sera fa, a Firenze, Roberto Benigni si è esibito in un’atellana durante la quale, dopo aver motteggiato Belzebusconi ed il Dottor Balanzone, ha, come è suo costume da alcuni anni, fatto strame della poesia dantesca. Ormai priva di qualsiasi mordente la “satira” del guitto toscano ha tentato di azzannare con denti consunti alcuni fantocci di pezza della “politica”, suscitando solo un senso d’immenso squallore, ma transeat. Che cosa ci si può attendere da un regista ed attore che ha non di rado stancamente ripreso i tòpoi del teatro plautino, per poi degenerare nella retorica sdolcinata della trasposizione di Pinocchio? La favola-fiaba di Collodi è stata condita da Benigni per gli spettatori-commensali con una disgustosa salsa hollywoodiana, ma con l’ambizione di realizzare un capolavoro cinematografico. Se questo è cinema…

Non pago di aver profanato Collodi, colui imperversa da anni, spesso con il plauso dei critici benpensanti, con indegne letture dantesche. Eccolo allora recitare il I canto dell’Inferno o il celebre episodio del Conte Ugolino per poi “culminare” nell’enfatica e mielosa declamazione della Preghiera alla Vergine che è, in realtà, la dea Iside. Il pubblico, mesmerizzato e rapito, si sente compenetrato di una sublime, divina emozione, laddove gli si sta propinando un prodotto kitsch, spacciato per originale.

Quello che più ripugna è la volgare volgarizzazione di un autore che Benigni, come molti altri, non ha per nulla compreso. Ma quale poeta cattolico! L’Alighieri era un eretico: per intenderlo, non basta uno studio liceale e neppure l’esegesi di qualche critico, anche se, anzi soprattutto se docente universitario. (1) Bisognerebbe che costoro leggessero almeno L’esoterismo di Dante, prima di discettare sulla Commedia.

Insomma, Benigni scherzi pure con i fantocci ed il fante, ma lasci stare Dante.


Vedi Zret, Dante era un eretico, 2005; Id., Un po’ di ECOlogia, 2005

27 luglio, 2006

L'invisibile armata (un'altra prospettiva)

Latet anguis in herba (Virgilio)

Chi agisce dietro le quinte? Noi vediamo il palcoscenico con l’occhio di bue che illumina Israele, la cui credibilità internazionale per le atroci ed autolesionistiche azioni in Libano, scema ogni giorno di più, anche tra i più fervidi sostenitori dello stato ebraico.

Albert Pike, il massone amico di Giuseppe Mazzini, più di un secolo fa, prospettò un conflitto tra Ebrei e Musulmani al fine di distruggerli entrambi (1). Noi vediamo Israele ed il movimento Ezbollah, ma chi li finanzia e soprattutto chi li manipola? Esiste un potere oscuro ed invisibile che tesse la sua appiccicosa ragnatela, simile ad una vedova nera che piomba all’improvviso sulla sua vittima ignara del mortale pericolo. Questo potere è concentrato nella City, là dove si decidono i destini del mondo. Questo potere è concentrato nella Kaput mundi, dove un nero ierofante sacrifica ad idoli pagani, mentre concepisce scenari di terrore. Un esponente dell’Opus Dei è stato ucciso pochi giorni or sono: sapeva qualcosa di compromettente per la Chiesa di Roma, da tempo immemorabile regista di cospirazioni ed istigatrice di delitti? L’infame alleanza con i Pipinidi-Carolingi, la falsa donazione di Costantino, la strage dei Catari, le persecuzioni contro i Valdesi, le carneficine di Ebrei, il Tribunale dell’Inquisizione affidato ai Domenicani, gli intrighi dei papi nepotisti, le cabale del cardinale Richelieu e del Mazzarino, un gesuita fondatore della confraternita degli “Illuminati”, la connivenza col Franchismo e col Nazismo, le banche armate cattoliche, il rapimento di Emanuela Orlandi, Monsignor Marcinkus, il “suicidio” di Calvi, la collaborazione di Giovanni Paolo II con la C.I.A., guardie svizzere e banche svizzere, gli scandali negli U.S.A. ed altrove… un elenco infinito di scelleratezze e di menzogne, note ma specialmente nascoste.

Perché dietro il recente conflitto che insanguina il Medio Oriente, non dovrebbe agire anche questa volta, come avvenne, ad esempio, per la guerra in Ruanda tra Hutu e Watussi, o per l’aggressione croata ai Serbi, qualche prelato mitrato? Il mitra e la mitra: un binomio perfetto.

Come in alcuni classici romanzi d’investigazione, i sospetti si concentrano sul maggiordomo, Israele. Lo stato d’Israele, però, è solo l’avanguardia mandata allo sbaraglio. Maggiordomi sono pure gli Stati Uniti ed i loro alleati. Chi è l’anfitrione? Chi trarrebbe maggiori benefici da un reciproco sterminio di Israeliti ed Islamici? Tra i due litiganti... Chi è il terzo?

Il maggiordomo è l’esecutore e forse finirà in carcere: il mandante (uno dei mandanti) trascorre vacanze ristoratrici nella quiete alpestre, mentre la sua armata invisibile avanza minacciosa, in una nube di vessilli crociati.


(1) La Terza guerra mondiale dovrà essere fomentata, approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno, in tal frangente, forzate a combattersi fra loro sino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico.
(Lettera di Albert Pike a Giuseppe Mazzini, del 15 agosto 1871)

26 luglio, 2006

Mater et matrona

Absit iniuria verbis. E' solo una pasquinata.

Clio, figlia di Zeus e di Memnosyne, è la musa della storia e della poesia epica. Clio è anche il nome dell’augusta consorte di Napolitano, l’inclito uomo politico da poco tempo asceso al colle della città eterna. Questa giunonica matrona, qualche settimana addietro, è stata intervistata da una “giornalista” in vena di piaggerie, in estatica adorazione al cospetto della nobildonna che ha dispensato, come fossero stati sublimi insegnamenti, insipidi aneddoti tratti dal bric a brac della sua vita di privilegiata.

Clio, laureata in Giurisprudenza, ha esercitato la professione forense, ma sembra che il sapere giuridico sia passato sulla moglie di Napolitano come acqua sull’impermeabile: è difficile, infatti, concepire il vuoto e la melensaggine delle risposte di costei, risposte infiorate di una stucchevole autocelebrazione e trasudanti ignoranza e dozzinalità da ogni sillaba.

Come in uno specchio, nelle insulse parole della patrizia, si può scorgere la fisionomia del divino marito, un fantoccio allevato ed indottrinato per diventare quello che è ora, un uomo di paglia trasferito da Via dei… serpenti al Quirinale, per fargli rappresentare lo sfacelo dell’Italia e delle sue putride istituzioni.

Dicono che, dietro ogni grande uomo, agisca sempre una grande donna: qui, però, sull’omuncolo del colle incombe una donna grande, anzi gr…a.

25 luglio, 2006

Vati vaticanisti

Qualche sera addietro ho seguito la trasmissione condotta da Corrado Augias, Enigma. La puntata, dedicata al Vangelo di Giuda, non ha brillato né per precisione né per chiarezza espositiva, ma almeno non è stata la solita furiosa crociata cattolica contro tutti quelli che ardiscono contestare il “magistero” della Chiesa di Roma.

Nella parte conclusiva del programma, Augias ha interpellato due ospiti, padre Cantalamessa e lo storico del Cristianesimo, Mauro Pesce. Il primo si è atteggiato a vate vaticanista ed ha “dissertato” sullo Gnosticismo, su Giuda, sui Vangeli canonici ed apocrifi, mostrando un’infinita e tracotante ignoranza, quando, per esempio, ha parlato di “ideologia” (sic) gnostica, invece che di dottrina. È un errore, una confusione, che non si perdonerebbe neppure ad uno studente della prima liceo classico. Il professor Pesce avrebbe potuto controbattere molte delle sciocche affermazioni dell’interlocutore, ma forse per compassione, forse per non apparire troppo eretico, ha tenuto molte frecce nella faretra, invece di scoccarle. Pesce ha tuttavia fatto due osservazioni fondamentali: ha ricordato che i Vangeli canonici ci offrono un’immagine del Messia che è solo una delle moltissime possibili; ha poi accennato al Vangelo di Giuda Tommaso, come testo molto antico ed autorevole. Questo breve libro non deve essere confuso con il Vangelo di Giuda su cui era incentrato il programma. Purtroppo temo che molti spettatori, come Augias, abbiano equivocato.

L’impressione generale che ho ricavato dalla puntata è assai deludente. È vero: si comincia ad aprire una breccia nel muro della censura storica, ma occorrono duemila anni per comprendere che la religione paolina è una rozza mitologia pagana, in cui Dio-Figlio (Dioniso, Attis, Osiride, Khrishna etc lo precedettero) si sacrifica per redimere l’umanità dal male? Basterebbe gettare anche solo un rapido sguardo al mondo circostante, che pullula di orrori di ogni tipo e per tutti i gusti, per capire che la storia della redenzione è una solenne, sfacciata bugia, una grossolana mistificazione.

Il tema è molto istruttivo: se ancora oggi due miliardi circa di persone, considerando solo i Cristiani, credono o pensano di credere in un coacervo di fantasticherie, come si può sperare che, in tempi brevi, aprano almeno un occhio per percepire (non dico intendere) l’inganno della politica interna ed internazionale, l’imbroglio dell’economia planetaria, ma soprattutto il vertice della piramide globale?

Nel migliore dei casi, forse, tra un paio d’anni si diffonderà la consapevolezza (1) che il 9 11 fu un autoattentato, ma quanto tempo ci vorrà per intuire tutte le altre assai più mefistofeliche trame della sinarchia? Si procede con la velocità di una chiocciola, ma nulla è tanto facile quanto calpestare le chiocciole per schiacciarle.


(1) Da questa consapevolezza scaturirà mai un’azione concreta o la gente resterà nell’inerzia?

24 luglio, 2006

La leva di Archimede

Molti si chiedono per quale motivo giornalisti indipendenti, ricercatori e scienziati insistano tanto con la questione delle scie chimiche. Non esistono forse altre cause dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici, quali le polveri sottili, il benzene, il biossido di carbonio, le emissioni venefiche dei “termovalorizzatori”, le scorie radioattive delle centrali nucleari, i pesticidi etc.?

Sono tutti problemi seri: chi oserebbe negarlo, ma sono fonti di polluzione riconosciute come tali anche da enti governativi e da “scienziati” ortodossi e dovute, per lo più, ad un modello di “sviluppo” aberrante su cui si è scritto e discusso moltissimo. Se veramente si volesse, si potrebbe ovviare a tali problemi ambientali: si potrebbe usufruire delle energie alternative, in primis dell’energia del punto zero, studiata dal serbo Nikola Tesla, già negli anni ‘30 del XX secolo. Tuttavia l’atteggiamento dei potenti, delle multinazionali e dei governi rispetto alla catastrofica situazione ecologica, dimostra solo (apparentemente) incuria, miopia, insipienza. Pertanto le persone, che poco o nulla, si attendono dalle istituzioni tendono a rassegnarsi, pensando che sia impossibile invertire la tendenza involutiva.

Invece, se si considera l’”operazione scie chimiche”, implicante uno sforzo economico, tecnologico e logistico gigantesco, impegno degno di miglior causa, si comprende, ipso facto, che il governo occulto mondiale, mentre attraverso i suoi burattini ventriloqui, ciancia di strategie per contrastare il riscaldamento globale e le sue dannose conseguenze, si adopera alacremente per minare e distruggere gli equilibri del pianeta e non solo.

Qualche visitatore disattento ed ingenuo di siti dedicati alle scie chimiche, s’illude che queste formazioni tossiche servano ad attenuare l’effetto serra ed a ripristinare lo strato d’ozono. È l’esatto contrario! Figuriamoci se i benefattori dell’umanità investirebbero somme così ingenti per nobili scopi! Se veramente poi agissero a beneficio del pianeta e dei suoi abitanti, se ne vanterebbero, invece di negare le evidenze e le prove che li inchiodano alle loro responsabilità. La siccità che affligge molte regioni del mondo, non è tanto un effetto collaterale di una politica economica dissennata (vedi il protocollo di Kyoto e baggianate simili), ma il risultato ottenuto con scientifica precisione, per mezzo specialmente dello spargimento di sali di bario. Infatti, non appena, qualche formazione di cumuli carichi di umidità, comincia ad addensarsi, ecco che i piloti chimici decollano con i loro aerei per inseminare le nuvole di sali di bario affinché non cada una sola goccia di pioggia. Le parole che più di un anno fa scrivevo a proposito dei danni arrecati all’agricoltura ed alle risorse idriche, effetti collegati alla diffusione di sostanze igroscopiche, si sono rivelate profetiche: a mero titolo di esempio, gli agricoltori della Pianura padana lamentano una perdita dei raccolti, a causa delle avverse condizioni meteorologiche, che tocca il 40 per cento!

La comprensione del sistema, del suo modo di “funzionare”, è una leva di Archimede: accantonata qualsiasi falsa, erronea concezione che tende a vedere nei potenti delle persone soltanto improvvide, avide e noncuranti, si deve acquisire la piena, assoluta consapevolezza che, dietro parvenze fallaci e rassicuranti, si nasconde l’azione nefanda e criminale di chi conosciamo ormai bene. Questa coscienza, come la leva di Archimede serviva per sollevare il mondo, è utile per sollevare il ciclopico, ponderoso macigno di censure e menzogne, sotto le quali si nasconde la realtà, quella vera.

23 luglio, 2006

Alla ricerca del sigillo reale (seconda parte)

Il presente studio è uno stralcio di una ricerca molto più ampia ed articolata: eventuali editori interessati a leggerla integralmente, possono contattarmi all’indirizzo di posta elettronica indicato a margine della pagina. Intendo ringraziare il mio amico Geko, dalla cui intuizione sul segno di Noè, ha avuto origine l’indagine. Le fonti saranno indicate in calce all'ultima parte.

Lo stigma per eccellenza dell’Antico e del Nuovo Testamento è comunque un altro ed è occultato nella parola “Messia”. Infatti, sebbene la stragrande maggioranza degli studiosi affermi che Messia deriva dall’ebraico “mashìach” (משיח) con il significato di "unto", reso in greco con Christòs (Χριστός), dallo stesso valore, l’insigne archeologo e semitista Mario Pincherle ha dimostrato che i traduttori sono incorsi in un grossolano errore, perché Messia vale “L’uomo che porta sul petto il sigillo regale”. Spiega Pincherle: “La parola MSA è formata da tre segni archetipici (lettere “madri”). MSA significa: “L’uomo che porta il sigillo reale”. Questa parola è stata letta in modo errato. È divenuta MSHA che significa “olio d’oliva”. Da questo errore nasce la parola “Cristo”.

A mio parere, l’espressione sopra riportata potrebbe avere una valenza letterale, ossia suggerire uno stigma sulla pelle, indicazione della natura speciale della persona che lo portava e forse tale segno era una sorta di carattere ereditario di tipo genetico, oppure un marchio che veniva impresso sul corpo di chi apparteneva alla dinastia dei re, dinastia consacrata da Dio e da Lui scelta per regnare sul “popolo eletto”. Ciò si addice alla mentalità incline alla concretezza degli antichi ebrei, alieni da speculazioni intellettuali troppo sottili.

“L’uomo che porta sul petto il sigillo reale” è dunque un re: il primo monarca degli Ebrei fu Saul (XI sec. a.C.), figlio di Qish, della tribù di Beniamino. Secondo la narrazione biblica, fu scelto dal sacerdote Samuele come sovrano degli Israeliti. In Samuele I, si legge: “Allora Samuele prese un vasetto d’olio e lo versò sul capo di Saul, poi lo baciò e gli disse:“Ecco, il Signore ti ha unto e consacrato capo d’Israele, suo popolo”.

Occorre anche rilevare che Saul apparteneva alla tribù di Beniamino, il cui nome dovrebbe significare “Figlio della mano destra”, ossia “occidentale”, forse ad indicare un’origine indoeuropea della tribù. Saul d’altronde è alto, forte e di bell’aspetto: la sua complessione ricorda quella di altri eroi israeliti, ma di tribù mescolatesi con elementi indogermanici o ariane, quale Sansone della tribù di Dan. Infatti, come rilevano alcuni storici tra cui il semitista Giovanni Garbini, alcune tribù d’Israele sono identificabili con popoli del mare, un complesso assai eterogeneo di popolazioni per lo più indoeuropee: Issacar adombra i Teucri, Dan i Danai. La parentela tra Ebrei e gruppi ariani, attestata da alcuni passi biblici e da antiche tradizioni, sembra altresì suffragata da acquisizioni storiche ed archeologiche.

Tali acquisizioni implicano un legame genetico e culturale antecedente a quello ipotizzato da Baigent, Leigh e Lincoln, nel loro famoso e discusso saggio: gli autori, infatti, sulla base di alcuni passi biblici e di qualche altro dato tradizionale, pensano che i superstiti della tribù di Beniamino, quasi sterminata dagli altri ebrei, dopo una sanguinaria guerra, per aver violato la moglie di un levita, migrarono nel Peloponneso dove si fusero con l’etnia della regione. Da questo incrocio sarebbero discesi i Franchi Sicambri che si gloriavano di possedere antenati giudei. È il caso di sfatare un luogo comune: la relazione tra Franchi ed Ebrei non è, come affermano quasi tutti, un’invenzione degli scrittori succitati, ma una leggenda alto-medievale, riportata dallo pseudo-Fredegario e da Gregorio, vescovo di Tours. I Franchi si vantavano di provenire da Noè che consideravano la sorgente della loro saggezza e di discendere dai re di Troia.

22 luglio, 2006

Il ciocco

In un poemetto intitolato Il ciocco, tratto dalla silloge I canti di Castelvecchio, Giovanni Pascoli mostra il microcosmo delle formiche, che si sono insediate in un ceppo, destinato ad essere bruciato nel camino.

Purtroppo nelle scuole si ammanniscono di Pascoli sempre i soliti componimenti che, di per sé, a volte non sono neppure i migliori, senza dimenticare che la loro continua lettura ha fatto perdere gran parte dell’aura che un tempo li circonfondeva. In questo modo, non si propongono quasi mai le poesie cosmiche che sono tra le più alte ed ispirate dell'autore romagnolo. La colpa è soprattutto delle case editrici che sfornano senza tregua “nuove” antologie e storie letterarie una peggiore dell’altra, libri abborracciati per lo più da scrittori falliti, ma con le aderenze giuste in modo tale da rimpinguare il loro patrimonio ed i già astronomici bilanci di editori cupidi di denaro.

Dicevo dell’epillio pascoliano che è una meditazione non solo sul male, ma sull’indifferenza nei confronti del male. I contadini, che guardano le fiamme mentre avvolgono il ciocco con il crepitio delle formiche bruciate e del legno combusto, diventano "dèi" antichi. Come "dèi" antichi, possono solo esibire l’egoismo cieco e quasi innocente di ogni creatura. Microcosmo e macrocosmo, formiche e uomini accomunati da un destino di noncuranza reciproca: è questa l’assurda dimensione dell’universo, dove la vita di un insetto vale quanto quella dell’uomo, dove, per dirla con Nietzsche, un verme ha lo stesso diritto alla felicità di ognuno di noi, dove gli "dèi" rimangono distaccati ad ammirare il brulichio delle stelle. Quella di Pascoli è una riflessione contro il superbo antropocentrismo, perché l’uomo non è misura di tutte le cose, ma solo della sua infinita stupidità. È contemporaneamente uno sguardo di comprensione sul mondo della natura considerato invece, dalla stragrande maggioranza dell’umanità, un territorio da depredare o, nel migliore dei casi, uno scenario bucolico in cui effondere leziosi sentimenti d’”amore”.

La realtà naturale, invece, dovrebbe essere riscoperta poiché spesso è più interessante, per esempio, una foglia di molte persone. Di fronte a persone vuote, grette, sussiegose, come è preferibile soffermare l’attenzione sulle venature ed il picciolo di una foglia! Dalla sua osservazione, possiamo apprendere molto di più che da tutte le opere di un opportunista come Cicerone o di una nullità come Benedetto Croce. “Non possiamo non essere cristiani”: è difficile pronunciare una frase più idiota di questa. Questa frase da sola basterebbe per infirmare il “pensiero” verboso e fumoso di quello pseudo-filosofo. Non a caso questa oscena locuzione fu ripetuta dall’ex uomo del colle, persona che non brillava certo per intelligenza.

Purtroppo la “civiltà” umana è sempre stata incapace di vivere in armonia col cosmo, essendo stata afflitta da un complesso di superiorità, se si esclude la visione orizzontale di qualche pensatore o maestro come il Messia sacerdotale, il cui insegnamento è stato volutamente censurato dalle chiese sin dai tempi di Shaul-Paolo per edificare un mostruoso tempio grondante del sangue di vittime sia animali sia umane.

Sul frontone del tempio della Chiesa diabolica massonica romana è scritta, non a caso, la celebre asserzione di un fanatico patrigno della chiesa: Sanguis est semen christianorum, Il sangue è il seme dei cristiani. Il seme è infecondo. Il sangue è velenoso.

21 luglio, 2006

L'elemento 115

Absit iniuria verbis

Di chi crede che la realtà sia quella che si vede (E. Montale)

In chimica gli elementi vengono classificati in uno schema ben preciso, il sistema periodico. Gli elementi collocati nella stessa fila del sistema periodico possiedono caratteristiche fisiche e chimiche affini. Recentemente alcuni ricercatori si sono concentrati sull’elemento 115, che si trova direttamente sotto il bismuto, metallo contrassegnato con il numero 83.(1) Finora l’elemento 115 non è stato scoperto, ma le ricerche e gli esperimenti continuano, poiché molti scienziati pensano che abbia effetti di schermatura gravitazionale, ossia ritengono possa contrastare la forza gravitazionale, una delle quattro forze fondamentali.(2) Gli elementi 114, 116 e 118, sono già stati prodotti in laboratorio per mezzo di acceleratori di particelle, tra il 1998 ed il 1999. Sono stati anche osservati, prima che rapidamente si decomponessero.(3) Sembra che si sia molto vicini alla produzione artificiale del “magico” elemento 115.

Se tale elemento dovesse essere un giorno ottenuto, si potrebbe cominciare a comprendere come mettere a punto delle tecnologie antigravitazionali o di schermatura della gravità esistente con l’ausilio di materiali idonei.

Già dalla fine degli anni ’80 del XX secolo, cominciarono a circolare voci nel mondo ufologico a proposito dell’elemento 115 che, secondo il controverso fisico statunitense Robert Scott Lazar, sarebbe l’elemento usato per la propulsione di astronavi di presunta origine extraterrestre. Tali velivoli sarebbero custoditi e studiati da équipes di scienziati nell’Area 51, la vasta zona militare segretissima ubicata in Nevada. Lazar è un cosiddetto rivelatore, una persona discussa dal passato un po’ torbido. Egli è considerato da alcuni un disinformatore, da altri un millantatore; alcuni, invece, credono che le sue rivelazioni siano plausibili. Nel 1989 Lazar dichiarò prima in forma anonima, con lo pseudonimo di Dennis, quindi con nome e cognome reali, di aver partecipato ad un progetto segreto di ricerca sui sistemi di propulsione di dischi alieni per identificare il tipo di combustibile impiegato. Come si può arguire dai disegni realizzati dallo stesso scienziato, gli apparati propulsivi dei visitatori si baserebbero, tra l'altro, su generatori di onde antigravitazionali alimentati dall’elemento 114 o 115.

I dati forniti da Lazar trovano quindi un’inopinata conferma nelle sperimentazioni più recenti, ma pure un addentellato nelle ipotesi del professor Marco Maurioni, dei ricercatori Melluni e Ferolla. Secondo Maurioni, “l'inversione assoluta di tempo è usata dagli U.F.O. per viaggiare più velocemente di quanto un essere umano possa immaginare. La linea del tempo è una linea retta, ma trovando il modo di piegarla e unendo gli estremi, il processo per oltrepassarla diviene teoricamente possibile. Il tutto dovrebbe avvenire, ricorrendo ad onde gravitazionali inverse, in grado di consentire ad osservatori fisici il ritorno al proprio passato. L'ambiente più vicino che possa essere usato per invertire il tempo… è la zona vicina ai buchi neri”.

L’umanità è ancora molto lontana dalla concreta applicazione di queste teorie, ma è evidente che è antidiluviano l’atteggiamento di certi “ricercatori”, anche in ambito ufologico, arroccati su meri pregiudizi nascosti dietro espressioni altisonanti e, sulla loro bocca, vuote, come “metodo scientifico”, “approccio logico-razionale”, “indagine strumentale”. Costoro, appartenenti, per lo più, al C.I.S.U. ed a minuscole ma petulanti organizzazioni di stanchi, sussiegosi epigoni, nel migliore dei casi, si avvalgono della logica aristotelica che, come è noto, sebbene proficua in molti settori, è del tutto inadeguata a spiegare fenomeni contraddittori della realtà subatomica (e non solo), dove, ad esempio, esistono particelle prive di massa o non-locali. Mi pare che questi investigatori siano stati indottrinati dagli esponenti del C.I.C.A.P., figure ancorate al Positivismo ottocentesco, con tutti i suoi pregi (pochi) ed i suoi innumeri limiti, ma usi a pontificare su qualsivoglia argomento con infinita protervia e capaci solo di negare tutto ciò che non cade sotto il campo limitatissimo dei loro sensi ottusi.

Lasciamo si trastullino con i loro sterili dogmi che li rendono tanto simili, non a caso, a quei “teologi” che, una volta, Angela e discepoli, anche se col viso imporporato per la vergogna, osavano criticare. Oggi, invece, saccenti sacerdoti e vaticanisti sono blanditi soprattutto dai custodi dello status quo "scientifico". Preconcetti “scientifici” e schemi religiosi sono spesso analoghi. Quando si dice: “Dio li fa e poi li accoppia”. Speriamo che un giorno o l’altro Dio li accoppi.


(1) Il bismuto è un metallo lucente grigio-rossastro, duro e fragile, con spiccate proprietà diamagnetiche.
(2) Le altre sono la forza elettromagnetica, la forza nucleare forte e la forza nucleare debole.
(3) Nel centro nucleare Dubna, presso Mosca, il fisico nucleare Yuri Oganessian, di concerto con i colleghi statunitensi Ronald Lougheed e John Wild del Lawrence laboratory in California, riuscì a produrre il primo atomo dell’elemento 114. Era il dicembre del 1998. Il 9 giugno 1999 il fisico tedesco Victor Ninov, del Lawrence Berkeley national laboratory in California, ottenne un atomo dell’elemento 118.


Fonti:

Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia, a cura di John Gribbin, sotto la scheda I buchi neri
Enciclopedia delle scienze, Milano, 2005, sotto le voci bismuto e forza
G. Frozar, F. Bludorf, L’intelligenza in Rete nascosta nel DNA, Diegaro di Cesena, 2006
R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003 sotto le voci Area 51, C.I.C.A.P., C.I.S.U., Lazar
P. Martinuz, L’uomo del mistero, 2006
M. Maurioni, Onde gravitazionali inverse: ecco la tecnologia U.F.O., 2006
Zret, La realtà, 2006
Id., Ne sarebbero CICAPaci?, 2005

20 luglio, 2006

I pupi siciliani, ossia come NON si scrive un editoriale

Di fronte agli eventi che insanguinano Israele, il Libano e la Palestina, i vari editorialisti si sbizzarriscono, scrivendo fondi che sono inficiati dai soliti schematismi, dalla solita inveterata tendenza a vedere dappertutto fittizie contrapposizioni e dall’incapacità di scorgere oltre le ingannevoli apparenze.

Queste penose penne del giornalismo internazionale, a seconda dello schieramento “politico” cui sono più vicini o dei pregiudizi che ottenebrano la loro mente, si adoperano per addossare la responsabilità del conflitto a questo o a quello: la Siria, Israele, l’Iran, gli ezbollah… Costoro scambiano l’astuta e dissimulata azione dell’O.N.U. e delle superpotenze occulte per inerzia. S’illudono che un presidente “democratico”, invece di uno “repubblicano” avrebbe privilegiato la diplomazia, piuttosto che sostenere la bellicosa politica sionista. Costoro non hanno capito che le classi dirigenti israeliane sono solo l’avanguardia di un esercito-ombra. Essi pensano che, senza l’aggressività di Israele, la pace regnerebbe in Medio Oriente e nel mondo intero.

Non si è ancora compreso che, direttamente o indirettamente, le guerre sono fomentate da chi, secondo i più, dovrebbe adoperarsi per evitarle, come accadde nei Balcani, dove le carneficine di Serbi, Croati, Slavi musulmani, furono perpetrate in seguito alla machiavellica manipolazione di filmati attuata dalla Criminal network news.(2) La definitiva destabilizzazione dell’area fu portata a compimento dalla N.A.T.O. con lo smembramento dell’ex Jugoslavia. Clinton e diciamod'alema ne sanno qualcosa.

In breve, dietro i principali accadimenti, bisogna sempre cogliere i loschi piani, anche a lungo termine, di oscuri potentati, gettando alle ortiche tutto quel ciarpame “interpretativo”, cristallizzatosi nei finti contrasti tra partiti, stati, istituzioni. Ad esempio, quanti sanno che i reattori nucleari nord coreani sono stati costruiti con tecnologia statunitense? (Non è insipienza né solo cupidigia di denaro, ma un preciso progetto, perché la guerra deve essere infinita). Quanti sono consapevoli che il presidente iraniano Ahmanidejad è un infiltrato al soldo della… ? (Vedi La S Cia in Iran)

Se si continua ad astrologare con i vieti schemi, non si scrivono dei commenti, ma recensioni di spettacoli con i pupi siciliani scambiati per persone reali, laddove le marionette sono manovrate da un unico burattinaio, questo sì reale. Occorre concentrarsi sul burattinaio e non sui pupi.

Infine, quando si usano certe parole, è necessario conoscere il valore semantico che esse, in un modo o nell’altro, trasmettono: è invalso, ad esempio, il barbaro termine neocons, ossia neo-conservatori, con cui si dovrebbero denotare i finanzieri, i petrolieri ed i guerrafondai statunitensi. Orbene, non si usi più questo vocabolo nato morto: coloro non sono nuovi conservatori, in primo luogo, perché appartengono alle più antiche e “prestigiose” famiglie dell’impero di USAtana, inoltre poiché non sono i custodi di alcun valore o ideale, ma solo i distruttori. Li si definisca distruttori, demoni, esponenti al servizio della sinarchia o in maniera simile, ma non neocons.

Dall’igiene del linguaggio dipende anche una mente più lucida e penetrante.


(1) Felice espressione di Avles
(2) La CNN, così definita da Icke

19 luglio, 2006

Alla ricerca del sigillo reale (prima parte)

Il nostro sguardo ha perso acutezza: non siamo più in grado di capire gli antichi. (Gregorio di Tours, Historia Francorum)

Il presente studio è uno stralcio di una ricerca molto più ampia ed articolata: eventuali editori interessati a leggerla integralmente, possono contattarmi all’indirizzo di posta elettronica indicato a margine della pagina. Intendo ringraziare il mio amico Geko, dalla cui intuizione sul segno di Noè, ha avuto origine l’indagine. Le fonti saranno indicate in calce all'ultima parte.

Esiste una correlazione tra il marchio di Caino ed altri stigmi biblici e post-biblici? Quegli antichi marchi hanno “solo” un significato simbolico oppure sono da considerare segni visibili?

In primo luogo, occorre soffermarsi sugli eventi narrati in Genesi, 4. Adamo ed Eva generano Caino ed Abele. Il primo fu agricoltore, il secondogenito pastore. Passato del tempo, Caino offrì a Dio i frutti della terra, mentre Abele immolò per il Signore alcuni primogeniti del suo gregge ed il loro grasso. Poiché Dio mostrò di gradire l’offerta di Abele, ma non quella di Caino, quest’ultimo si sdegnò ed uccise il fratello. Venuto a sapere del fratricidio, Dio maledisse Caino, condannandolo ad errare fuggiasco sulla terra. Il bandito, però, promise YHWH, non sarebbe stato ucciso, grazie ad un accorgimento, un segno che Dio mise su Caino, affinché nessuno, consapevole dell’iniquità compiuta, essendosi imbattuto nel figlio degenere dei progenitori, lo uccidesse.

Bisogna chiedersi in che cosa consisté il marchio di Caino: fu forse un tatuaggio? Fu, invece, un particolare anatomico, come un neo? Dovette essere comunque qualcosa di ben visibile sul volto o su un avambraccio affinché non fosse nascosto dagli abiti. Il fratricida forse ebbe una fisionomia che di per sé lo rendeva facilmente distinguibile? Nel Medioevo si riteneva avesse una barba biondo-rossiccia, che diventò simbolo di assassinio e di tradimento e fu usata nella raffigurazione di Giuda e degli Ebrei.

Il nome Caino significherebbe “possesso” oppure “fabbro”: qualora significasse “fabbro”, si potrebbe vedere un nesso con la barba rossiccia. Il rosso è il colore associato agli artigiani delle fucine, ovviamente perché esperti nel lavorare i metalli con il fuoco. Se ricordiamo che Caino figura anche nel Corano con il nome di Kabil, si è tentati di rapportarlo, per la somiglianza del nome, ai Cabiri, antichi dei non ellenici collegati alla fertilità e reputati protettori dei naviganti. Generalmente Efesto, il dio del fuoco e della metallurgia, appare come loro padre o come loro ascendente. Talvolta i Cabiri erano assimilati ai Telchini, esseri mitici abili nella metallurgia.

Lamec, figlio di Matusala, appartiene al lignaggio di Caino. Lamec “generò un figlio la cui carne era bianca come la neve e rossa come una rosa, i suoi capelli erano bianchi come la lana, i suoi occhi erano così belli che, quando li apriva, illuminava come un sole tutta la casa… Suo padre Lamec ebbe timore davanti a lui, fuggì ed andò da sua padre Matusala e gli disse: “Ho messo al mondo un bambino diverso dagli altri. Non è come gli altri uomini, ma rassomiglia ad un figlio degli angeli… Ed ora ti supplico, o padre, e ti prego di recarti dal nostro padre Enoch per conoscere la verità, giacché egli abita con gli angeli”. Quindi questo bambino descritto nel Libro di Enoch, testo non canonico, incute al padre un senso d’inquietudine: il turbamento è causato certamente dall’aspetto straordinario e dalla singolare bellezza. È evidente che anche questa creatura è “segnata” ed il bimbo dai capelli candidi è Noè, il patriarca il cui nome è associato al racconto del diluvio universale. In Genesi 8, 18-26, si narra di Noè che, dopo il diluvio, si dedicò alla viticoltura. Un giorno, essendosi ubriacato col vino, si assopì nudo all’interno della sua tenda. “Cam – dice la Bibbia -, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e corse fuori a dirlo ai suoi fratelli. Ma Sem e Iafet presero un mantello, se lo misero sulle spalle e, camminando all’indietro, coprirono la nudità del loro padre; e poiché avevano la faccia volta indietro, non videro la nudità del loro padre. Quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, apprese ciò che gli aveva fatto il figlio minore e disse: “ Maledetto sia Canaan! Sia per i suoi fratelli l’ultimo degli schiavi!”

Non si può escludere che il succinto testo biblico sia il risultato di una censura: forse Cam, insieme con la nudità del genitore, scorse un segno particolare che non avrebbe dovuto vedere, donde la maledizione della sua stirpe senza dubbio sproporzionata rispetto ad un atto disdicevole, ma non empio, un atto commesso per di più involontariamente.

18 luglio, 2006

Santi all'inferno

Si racconta che Francesco d’Assisi, approdato in Egitto ed ospite del Saladino, che tentò invano di convertire al Cristianesimo, fu interpellato dal suo anfitrione più o meno nel modo seguente: “ Se voi cristiani siete contrari, memori degli insegnamenti evangelici, alla violenza, perché avete intrapreso le crociate contro i musulmani?” Il poverello d’Assisi, con una scaltrezza degna del politico più machiavellico, rispose:” E’ vero: nel Vangelo è scritto “Porgi l’altra guancia”, ma anche “Io sono venuto per portare la spada”. Pertanto in alcuni casi la violenza è lecita e giustificata.” In fondo, Francesco riprese il funesto insegnamento del lascivo vescovo d’Ippona che inventò l’ossimoro della “guerra giusta”, ipocrita ossimoro tanto caro ai sostenitori dell’O.N.U. ed agli assertori delle “guerre umanitarie” (sic), delle missioni di “pace” e via discorrendo.

È per questo che si dice che il difetto è nel manico, ossia in un testo umano, troppo umano gabellato per parola di Dio. (Vedi L’ambiguità del sacro). Poco importa se l’ episodio che ho riassunto corrisponde al vero oppure se è un aneddoto “edificante”, poiché è comunque eloquente: infatti dimostra come un santo considerato pressoché unanimemente un esempio sublime di mansuetudine e di amore, persino (atteggiamento rarissimo all’interno del Cristianesimo) per gli animali, possa essere diverso dall’immagine agiografica cui siamo abituati. D’altronde, se così fosse, Francesco sarebbe in buona compagnia, con tutti quei “santi” fanatici e sanguinari di cui è pieno il calendario della Chiesa cattolica, da “Sant”’Elena, ex tenutaria di un postribolo ed istigatrice di delitti, a Stepinac, il massacratore di Serbi e di Ebrei, canonizzato in tempi rapidissimi da Sua “santità” Giovanni Paolo II, solo per citare due degli innumerevoli criminali della Chiesa diabolica massonica romana.

La sciagurata risposta di Francesco al sultano è addotta da tutti quei cattolici che si trincerano dietro le incoerenze del “sacro” per legittimare la loro RealpolitiK. Sono gli stessi che cianciano di carità e di solidarietà, parole vuote in bocca a poltroni con la tonaca o con la mitra.

Lo sgusciante parere è diventato uno scudo anche per i Cavalieri Templari cattolici d’Italia. Tuttavia, giacché spesso gli aspetti comici e farseschi si mescolano a quelli tragici, il ridicolo Ordine monastico-cavalleresco dall’ampolloso nome e rigorosamente papista, più che una confraternita, è l’Armata Brancaleone.

17 luglio, 2006

La lezione di Ad Reinhardt

Esistono segni invisibili.

Ad Reinhardt è il pittore statunitense (Buffalo 1913 - New York 1967) che, dopo aver dipinto quadri astratti negli anni 30 del XX secolo, opere che risentivano dell’arte decorativa indiana ed araba, si orientò, negli anni 50, verso composizioni di impianto geometrico tendenzialmente monocrome, giocate su quasi impercettibili variazioni tonali di verdi, di bruni, di violetti. Il precedente di queste tele deve essere cercato nel celebre Quadrato bianco su fondo bianco (1919) del pittore russo Kasimir Malevic, un olio in cui la forma razionale, regolare e quasi disumana del quadrato sfuma in modo indistinto sulla texture in un contesto compositivo che, come spesso avviene tra gli artisti più logici e costruttivisti, ha qualcosa di mistico.

Reinhardt, nelle sue tele più esemplari, porta alle estreme conseguenze la lezione di Malevic, affidando a differenze cromatiche minime il compito di sollecitare le abilità sensoriali dell’osservatore affinché la percezione diventi sempre più acuta, essendosi abituati a discernere forme evanescenti e passaggi graduali.

Nel mondo contemporaneo, in cui la percezione del “reale” è confusa, basata su schemi behavioristici (stimolo-risposta), su icone e messaggi subliminali, su un bombardamento di segnali non decodificabili o di segni il cui significato risulta distorto a priori, la “lettura” e l’osservazione dei quadri di Reinhardt diventano un allenamento percettivo che è un utile presupposto per la comprensione dei fenomeni.

Certo, le persone sono inclini a fruire messaggi molto più semplici ed accattivanti: il film spettacolare, il quadro banalmente veristico, le immagini dinamiche ed iperreealistiche di un videogioco, sicché l’arte impropriamente definita astratta, è considerata astrusa, gratuita, cerebrale. Esiste in verità anche una pittura astratta deteriore, quella che è solo esornativa, ma, accanto a creazioni grossolane, spiccano quelle di figure come Reinhardt, attenti alle sfumature (Nietzsche docet), ai valori tonali sulla soglia dell’invisibile, al linguaggio pittorico in sé.

Chi impara a percepire, potrà poi comprendere, ossia abbracciare con la mente, per intelligere, che è vedere, cogliere dentro.

16 luglio, 2006

Il vero significato del conflitto tra Israele ed ezbollah

Un nuovo conflitto è divampato in Medio Oriente, in seguito ad alcuni lanci di missili per opera di Ezbollah verso la Galilea ed alla cattura di alcuni soldati israeliani. L’aviazione dello stato ebraico ha bombardato, per rappresaglia, varie infrastrutture nel Libano: ponti, strade, aeroporti, centrali elettriche. Sono già numerose le vittime di questa guerra.

È evidente che gli attacchi degli Sciiti libanesi che, si dice, siano sostenuti dall’Iran e dalla Siria, seguiti dalla forsennata reazione di Israele, sono atti di una tragedia scritta dai soliti noti, ossia gli Oscurati. Costoro, del tutto indifferenti alle sorti delle popolazioni civili, anzi avidi di sacrifici umani, hanno fatto scoccare la scintilla, assistendo poi all’incendio. Non stupiamoci se gli Oscurati, come spesso avviene (si veda l’esempio significativo della seconda guerra mondiale) finanziano e provocano entrambi i belligeranti pur di perseguire i loro ripugnanti scopi, in primis la costruzione del Nuovo ordine mondiale, attraverso la destabilizzazione di intere regioni e la distruzione della Virginia company (vulgo Stati Uniti). Ex chaos (e che caos!) ordo. Essi, infatti, creano le potenze per poi distruggerle, traendo sempre grandi benefici da queste operazioni: emblematico il caso della Germania di Adolf Rotschild, finanziata, tra gli altri, dai Windsor (allora Mountbatten) e dalla famiglia Bush e infine annientata. Alla fine del secondo conflitto mondiale, fu istituita l’O.N.U. l’organismo volto a privare di ogni potere i vari paesi per spianare la strada a quello che Icke definisce un “superstato fascista globale”. Compreso ciò, tutte le analisi geopolitiche sugli equilibri nell’area, i torti o le ragioni di questo o di quello, le contrapposizioni tra Arabi ed Ebrei… diventano paccottiglia.

Senza dubbio, la comunità internazionale resta sgomenta di fronte alle devastazioni ed ai massacri perpetrati dall’esercito israeliano, ma bisogna capire che l’esecutivo di Gerusalemme è “solo” la longa manus nell’area del governo occulto mondiale. Questo potere oscuro gioca la sua partita a scacchi muovendo sia i bianchi sia i neri, ma facendo sembrare che si stia veramente disputando un incontro. In questa atroce farsa, diventa fondamentale manipolare le masse, inculcando dottrine assurde, retaggio di un’aberrante tradizione biblica e post-biblica, ad esempio, con l’immonda sciocchezza del ‘popolo eletto”… Eletto per che cosa? Per diffondere delle rozze mitologie da cui si formarono le altre escrescenze delle religioni monoteiste medio-orientali?

Ancora una volta, nondimeno, di quest’altro sanguinario conflitto si vedono allungarsi le ombre sinistre, ma non si vede l’Ombra.

13 luglio, 2006

Ma Magdi ama l'Italia? (recensione di un libro non letto)

Absit iniuria verbis

È stato recentemente pubblicato da Magdi Allam un libro intitolato ”Io amo l’italia (proprio così “italia” con l’iniziale minuscola!), ma gli italiani (anche qui la maiuscola non guasterebbe) la amano? “ Il titolo ha il sapore, dietro la domanda, di un lenocinio, cui Allam tra l’altro è avvezzo da adulatore quale è. Innanzi tutto, se veramente codesto realista più del re la amasse, scriverebbe “Italia” con la maiuscola, in secondo luogo, è ovvio che l’autore di cui non ho letto né mai leggerò quest’ultima fatica (è molto più istruttiva e decorosa una rivista di pettegolezzi, per non dire…), intende insinuare che noi Italiani siamo troppo tolleranti con i Musulmani, rei di snaturare la cultura italiana e che, secondo lui, tra una preghiera del venerdì e l’altra… In fondo Allam è un fomentatore di odi: egli fa leva sui pregiudizi contro gli stranieri, preconcetti che allignano, bene o male, in alcune frange di ogni etnia, per convincere subdolamente gli Italiani ad accettare ed a sostenere tutte le misure contro il “terrorismo”, con il pretesto della minaccia islamica, proprio come è avvenuto negli Stati Uniti d’America (alias Virginia company alias impero di USAtana) con il “Patriot” act.

Che cosa significa veramente apprezzare l’Italia, prescindendo dalle untuose ed ipocrite dichiarazioni d’amore di Allam, che ritengo sia soltanto un “giornalista” sul libro paga della…? Timeo Danaos et dona ferentes. A mio parere, amare l’Italia vuol dire conoscere e valorizzarne la cultura, le vere tradizioni, comprese le tradizioni gastronomiche, la lingua, il patrimonio naturale ed artistico… Questo attaccamento può anche sfociare nel tifo per la nazionale di calcio e nei festeggiamenti notturni, purché tutta la vita e gli interessi non siano circoscritti al pallone, il che purtroppo spesso avviene e non solo in Italia. Se le persone si entusiasmano e si emozionano per la vittoria della squadra italiana ai mondiali, ben venga: è un modo per manifestare un senso di appartenenza. Mi piacerebbe, però, che tutti, passata rapidamente l’ebbrezza per il trionfo, continuassero a sentirsi italiani, scrivendo, ad esempio, video-gioco, invece di video-game, ma soprattutto agendo ogni giorno da cittadini che pretendono siano rispettate le risorse culturali e naturali del nostro paese, i diritti e le libertà. Anche se poco numerosi, esistono cittadini di questo tipo e sono veri Italiani. Anzi, pur conservando un sano amor di patria, che non è il becero sciovinismo di chi invitava ad esporre il tricolore ad ogni piè sospinto, sono cittadini del mondo e perché no?, abitanti del cosmo.

Certo il pianeta terra è una prigione ed il cosmo un “pasto gratuito”, ma questo è un altro discorso.

Infine penso che siano veri Italiani coloro che non si fanno abbindolare da codesto cicisbeo svenevole che si spaccia per opinionista.

12 luglio, 2006

La setta

Qualche Ser Ciappelletto della Rete sostiene, circa il tema delle scie chimiche, che alcune persone folli e visionarie credono nelle chemtrails. Ciò è del tutto errato, poiché a proposito di un fenomeno come questo, si tratta solo di constatare. Si crede – così si dice – o non si crede in Dio, sebbene, pure in ambito teologico, il dilemma sia mal posto, in quanto si dovrebbe semmai tentare di capire se l’universo e la vita, così come li conosciamo e li esperiamo, si concilino o no con l’esistenza o, meglio, con l’essenza di Dio. Questo, però, è un altro problema.

Chi si ostina a negare l’evidenza delle scie chimiche, se fosse anche solo un po’ consequenziale, dovrebbe pure negare l’esistenza degli elettroni che nessuno di codesti disinformatori - ne sono certo- ha mai visto. Se il loro scetticismo fosse coerente e radicale, alla Pirrone, si potrebbe accettare, ma in realtà essi hanno un atteggiamento sgusciante, opportunista, contraddittorio: infatti affermano di non “credere” nelle scie chimiche, ma accettano come oro colato le dichiarazioni ufficiali di alcuni meteorologi, tecnici, chimici, ma soprattutto di istituzioni (non sempre), anche quando tali dichiarazioni cozzano con la logica, l’esperienza, i fatti, le ricostruzioni induttive, il giudizio dei sensi, le registrazioni video, le fotografie etc. Non paghi di ciò, accusano i “credenti” nelle scie di essere dei pazzi: allora tale calunnia dovrebbe essere rivolta al rappresentante del Congresso statunitense Signor Kucinich, che propose una legge, poi approvata, ma disattesa, nota come
Space preservation act (2 ottobre 2001, H. R. 2977). In tale legge, sono espressamente citate nel secondo comma, punto 2, le “chemtrails” che si traduce con “scie chimiche” e NON con “scie di condensazione”.

Chissà perché questo atto ufficiale è a bella posta ignorato dai disinformatori e dagli adepti della loro setta. Si tratta, infatti, proprio di una setta, ossia dell’insieme dei seguaci di falsi profeti che nascondono la verità e fanno apparire miracoli quelli che sono i banali trucchi di prestigiatori. Loro sì che sono dei credenti, i credenti nelle versioni propalate da regimi, dal Grande Fratello.

Spregevole, diffamatoria e calunniosa è poi l’accusa che viene rivolta a scienziati, ricercatori indipendenti ed agli uomini politici che hanno recepito e riferito le loro conclusioni nelle sedi competenti (Scott Stevens, Rosalind Peterson, Cliff Carnicom, Tom Bearden, William Thomas, Tom Bosco, gli onorevoli Ruzzante e Sandi, i consiglieri regionali Davoli, Uras, Pisu… ), i cui studi ci limitiamo a riportare (ambasciator non porta pena), di diffondere notizie “false” (sic!!!) atte a generare inquietudine tra la popolazione. Questa accusa va allora mossa al Congresso degli Stati Uniti d’America, al Ministero britannico della Difesa, all’Unione europea che ha diffidato i vertici statunitensi dall’uso di HAARP. Cercatevi gli indirizzi e scrivete loro che sono dei “mentecatti”, degli “squilibrati”. Cercate, però, di evitare tutti quei vituperi, quegli insulti, quelle espressioni da taverna che usate con chi informa. Di fronte all’accusa di squilibrio psichico, vi potrebbero esibire, senza scomporsi, una copia dell’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam (potreste leggerla, invece di sprecare il tempo a scrivere le vostre pasquinate); non so, invece, come reagirebbero, di fronte alla vostra gragnuola di volgari e gratuiti improperi.

11 luglio, 2006

Forum Boario

Forse qualche semente cadrà sul terreno fertile?

Qualche tempo fa lessi il testo di un’adolescente che evidenziò i limiti della Rete e soprattutto dei forum, in relazione in particolar modo agli aspetti comunicativi: un esempio di come il buon senso valga mille lauree. Come darle torto? Quanti di noi, attratti dalla possibilità di discutere temi che ci appassionano o dall’opportunità di conoscere nuove persone, si sono iscritti ad un forum! Dopo un iniziale entusiasmo e qualche utile confronto di idee, cominciano le polemiche che, non di rado, degenerano in baruffe, se non in improperi o minacce, nonostante la presenza di moderatori. Ecco allora le ripicche, le espulsioni, le intrusioni con uno nuovo pseudonimo. I forum telematici sono una prova che la comunicazione tra le persone è pressoché impossibile, a causa di incomprensioni, equivoci, chiusure, preconcetti, a volte causati od acuiti dall’assenza di elementi prosodici (il tono della voce) e gestuali. Questi fattori potrebbero far capire, ad esempio, che, in quel momento, si sta scherzando.
Eppure continuiamo a frequentarli anche quando ci imbattiamo in persone proterve, saccenti e volgari, forse perché si spera che si possa ogni tanto convincere qualcuno a porre tra parentesi per un istante i suoi dogmi religiosi, scientifici, filosofici. Si tenta così, se non altro di insinuare un salutare dubbio, in qualcuno. È tutto inutile! La colpa è sovente di tutti gli interlocutori, anche se alcuni sono più caparbi di altri e ripetono come mantra le loro affermazioni, sfociando in ossessivi monologhi.

I forum sono quindi la dimostrazione che, come sostengono paradossalmente alcuni glottologi, il vero fulcro della comunicazione è il rumore, ossia tutto ciò che interferisce sulla trasmissione del messaggio. Il messaggio risulta così distorto, disturbato o, al limite, annullato.

In fondo, in una foresta o tra i corridoi del labirinto telematico, vale sempre l’aforisma di Plauto: Homo homini lupus.

10 luglio, 2006

Americani vs Statunitensi (una riflessione di wyxyx)

Oggi gli Americani costruiscono grattacieli che poi gli Statunitensi fanno crollare; o aprono case da gioco a Las Vegas.

09 luglio, 2006

Il banchetto dei banchieri

Ciò che chiamiamo "privatizzazione" è la svendita dei beni dello stato al fine di impedire la bancarotta causata dal debito creato dalla banche (D. Icke)

Recentemente la compagnia del Dottor Balanzone in cui spicca, per il suo talento di comico, il guitto padoa schiappa, ha emanato un decreto con il quale si decidono delle misure di “liberalizzazione” nel settore del commercio e dei servizi (vendita di farmaci nei supermercati, concessione di nuove licenze per i conducenti di auto pubbliche…). Non è questa la sede per un’analisi economica di questi provvedimenti, anche perché l’economia è una “scienza” sordida almeno quanto i modi di produzione che essa studia.

Vorrei, però, far notare come i primi atti dell’esecutivo del Dottor Balanzone, non a caso magnificati dai grilli parlanti che confondono la libertà con lo pseudo-liberismo, siano pericolosi segnali di una “politica”, i cui contenuti e metodi sono dettati da usurai internazionali: il loro scopo è quello di imporre, nei vari stati dell’Unione europea, privatizzazioni di settori strategici, quali l’acqua e l’energia, per lucrare in modo vergognoso sulle risorse, ma illudendo i sudditi gonzi che risparmieranno.

Possiamo dimenticare che la “liberalizzazione” nel campo della telefonia, si è rivelata una truffa? Infatti le tariffe nell'insieme sono in alcuni casi anche diminuite, ma il canone da versare alla Telecom non è stato eliminato sicché, fatti i conti, non so davvero se gli utenti spendano meno adesso di quanto spendevano prima che si affermassero i gestori privati.

Possiamo dimenticare che la privatizzazione nel settore dell’elettricità adottata in California, ha causato un incremento delle tariffe ed un pauroso peggioramento del servizio?

Possiamo dimenticare che politiche analoghe, fortemente volute dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, hanno affossato il sistema produttivo argentino, facendo fallire lo stato stesso?

La progettata deregolamentazione nel campo energetico, se dovesse essere introdotta, produrrebbe dei risultati nefasti, ma ancora più disastrosa si rivelerebbe la privatizzazione della distribuzione e della vendita dell’acqua “potabile”, il preziosissimo tesoro liquido di cui le multinazionali vogliono impadronirsi, dopo che si sono già impossessate di quasi tutte le sorgenti donde sgorgano le acque minerali. Le spaventose multinazionali versano allo stato un canone ridicolo per sfruttare questa risorsa. Perché nessun esecutivo ha mai aumentato tale canone, invece di tartassare i cittadini?

Di fronte a tale famelica e cinica strategia, mi sembrano veramente ingenui coloro che plaudono alle iniziative di questo governo di ultraultra destra che, per raggranellare qualche baiocco e per esibire uno spirito “liberista”, emana funesti decreti, laddove basterebbe abolire il signoraggio (vedi http://www.signoraggio.com/) per ridurre notevolmente, anzi azzerare il debito, in realtà credito pubblico.

È ovvio, però, che i camerieri servono in tavola ai regali, augusti banchieri pietanze prelibate, mentre per gli altri non restano neppure le briciole.

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