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15 settembre, 2015

Una ragione irrazionale



U.A.A.R. è la sigla di Unione degli atei, agnostici, razionalisti. E’ una setta famigerata ed invadente che pontifica su tutto e sul contrario di tutto, atteggiandosi ad avanguardia illuminata contro la superstizione, l’oscurantismo e le “pseudo-scienze”. Evidente la parentela con la genia negazionista che ruota attorno al C.I.C.A.P.

Quello che in special modo non mi convince di questa chiesa è l’accostamento tra ateismo e razionalismo.[1] Come può un ateo, con tutto il rispetto per i suoi convincimenti, essere un propugnatore del razionalismo? Vedere nella ragione il fondamento della conoscenza e della condotta mi pare non sia del tutto conciliabile con la miscredenza. Se, infatti, l’universo è irrazionale, poiché non esiste un Logos trascendente che lo giustifica e lo organizza, da dove emerge la quadrata ragione utile ad analizzare il mondo? Bisognerebbe postulare che in un cosmo del tutto illogico ad un certo punto, in modo del tutto inatteso, nasce e si sviluppa una specie, Homo sapiens sapiens, che, a differenza di tutte le altre, è dotata del raziocinio. Tuttavia il raziocinio è adoperato paradossalmente per constatare l’irrazionalità del Tutto e per individuare delle leggi fisiche, traducibili in equazioni matematiche che, con il loro rigore e la loro costanza, paiono contraddire l’insensatezza universale.

Un ateo coerente dovrebbe essere un fervente irrazionalista come il marchese De Sade: il filosofo francese, infatti, negando Dio, asserisce che il fulcro della natura e degli esseri viventi è il perseguimento egoistico della propria perpetuazione, l’incessante ricerca del piacere ad ogni costo. De Sade disegna una realtà dominata da istinti incontrollabili, da ciechi processi biologici avulsi da qualsiasi fine etico. E’ una visione che si può condividere o rigettare in tutto o in parte, ma è congruente al suo interno, solidissima sotto il profilo concettuale. Il pensatore d’oltralpe rinuncia ad educare l’umanità, non si impegna nelle battaglie in nome della “scienza” e dei “lumi” contro i retaggi religiosi e sociali dell’ancien régime, ma si prefigge solo di trarre il maggior godimento e successo personale possibili dalla sua condotta amorale. Prima ancora che con Karl Marx, la sua filosofia è prassi.

I pontefici atei e razionalisti, invece, si impantanano in incongruenze insanabili, cercando di salvare capra e cavoli. Sono gli stessi che esigono le “prove concrete” di quanto supera l’angusto spazio dei loro pregiudizi. Con quali criteri, però, possono stabilire il confine tra empirico e teorico, naturale e soprannaturale, razionale ed irrazionale, dal momento che, secondo la loro Weltanschauung, tutto è gratuito, assurdo, immotivato, caotico? Che cosa significa “prova concreta”, quando la stessa materia ed il corso degli eventi sono, nella loro essenza, non solo inconoscibili, ma pure casuali?

Infine l’atteggiamento di codesti credenti al contrario prescinde del tutto dai progressi della scienza attuale, in primis la fisica quantistica che ha svelato scenari non sempre inquadrabili in schemi ottocenteschi. Sono proprio questi gli schemi che i sacerdoti dello scientismo (lo scientismo non è scienza, ma una sua caricatura) continuano ad imporre: oltre che obsoleti, sono riduttivi. I nostri atei fanatici pretendono di togliere una spina da un dito con le pinze da meccanico.

[1] Circa l’agnosticismo si veda “Scettici e dogmatici”, 2011

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APOCALISSI ALIENE: il libro

11 luglio, 2015

Realistico-fantastico



Realistico e fantastico sono i due filoni della Letteratura e, più in generale, dell’Arte: come tutte le dicotomie, tale distinzione, se è comoda da un punto di vista ermeneutico, si rivela sovente riduttiva. L’orientamento realistico privilegia il criterio della verosimiglianza ed un taglio oggettivo nella descrizione del mondo e nella narrazione degli eventi, mentre la corrente fantastica valorizza la trasfigurazione del reale, filigranato di circostanze soprannaturali.

Nondimeno dobbiamo chiederci: che cos’è la realtà? Non è forse enigma a sé stessa? Dove è situato il confine tra natura ed oltrenatura? Quante volte nella nostra vita irrompono fenomeni non riconducibili alla logica aristotelica! Tendiamo ad ignorarli, poiché sovvertono la nostra confortante Weltanschauung. Li ignoriamo, ma le crepe del preternaturale fendono l’edificio della normalità.

La fisica quantistica ci squaderna un universo in cui la “nostra povera ragione” non ha più cittadinanza. Anche se non è corretto affermare che la coscienza agisce sulle particelle subatomiche, giacché sono gli strumenti di misurazione a determinare il risultato, è vero che la dimensione quantistica è controintuitiva, con “effetti” che possono precedere le “cause”, con interferenze dei fotoni su sé stessi etc. Sebbene non sia stato ancora definito un modello interpretativo univoco ed esauriente per inquadrare gli elusivi fenomeni dell’infinitamente piccolo, la fisica subatomica è già alla base di numerose tecnologie, in cui centrale è l’informazione. E’ un contesto che ricorda una persona che guida con grande perizia un veicolo, pur non conoscendo il funzionamento di un motore a scoppio.

Lo sfuggente concetto di “informazione” (meglio “in-formazione”) non è molto dissimile, sotto il profilo teorico, da quello di onda di forma: tali onde sarebbero prodotte dalla specifica configurazione dei corpi, delle figure geometriche, dei glifi, dei simboli. La capacità dell’acqua di reagire a determinate “vibrazioni” (si ricordino gli studi di Masaru Emoto) è riconducibile in parte proprio alle onde di forma. La materia quindi non emetterebbe solo le radiazioni conosciute, ma anche delle altre “oscillazioni” non rilevabili dalle normali apparecchiature, ma non per questo inesistenti. [1] D’altronde le culture antiche ritenevano che ciascun archetipo (incluse le lettere dell’alfabeto), oltre ad essere un’osmosi di significante, di significato e di referente, generasse una sorta di impronta, di eco non fisica.

E’ ovvio che tutti questi orizzonti euristici sono cancellati dalla “scienza” ufficiale, dimentica che “ci sono più cose in Cielo ed in Terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia". Soprattutto ci sono più cose di quante ne possa contenere il cervello nanometrico dei negazionisti.

[1] La tradizione cinese del Feng shui si basa sulle onde di forma.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

12 settembre, 2014

Façade


E’ stato tutto già deciso? E’ troppo tardi per deviare il corso degli eventi? Lo scenario internazionale appare compromesso in modo irreparabile: gli attriti tra la Federazione russa e gli Stati Uniti d’America, puntellati dai vassalli europei potrebbero essere il preludio di una conflagrazione globale.

Se consideriamo la facciata, possiamo nutrire ancora delle speranze, perché nel gioco di equilibri e di contrappesi tra le varie superpotenze del pianeta, potrebbe ancora prevalere una politica volta a preservare, pur tra numerose frizioni e scaramucce, la pace.

Se il mondo è davvero multipolare, allora restano margini di manovra per quei governi che, nonostante non siano del tutti immuni dalla Realpolitik, sanno che un conflitto globale coinciderebbe con la sconfitta di tutti i belligeranti. Sanno che una guerra nel XXI secolo sfocerebbe in un tenebroso “inverno nucleare”.

Se all’interno dell’esecutivo mondiale si annida una “quinta colonna” che si adopera per vanificare i piani dei banditi al potere, allora resta un barlume. Finora sono stati mandati al fronte ed allo sbaraglio singoli cittadini, mentre le frange dissidenti delle istituzioni paiono attendere l’occasione opportuna per agire, dimenticando forse che certi treni passano una volta sola. Un conto è l’accortezza, un altro l’inerzia.

Se, invece, assistiamo ad una sceneggiata il cui insospettabile regista si mimetizza con rara abilità, allora sarà meglio prepararsi al peggio, pur sperando nel meglio, perché una deviazione lungo un’altra linea temporale è sempre possibile, anche in extremis.

Il cruciale passaggio storico e metastorico potrebbe essere obbligato, la via potrebbe essere già stata tracciata secoli o addirittura millenni addietro. Non vorremmo sottoscrivere l’aforisma di Eschilo che sentenzia: “Ma ciò che è fatale accadrà”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

06 dicembre, 2013

Sistemi entropici e controllo sociale

To kill softly...



L’entropia imperversa in ogni dove. Basta pensare alle condizioni in cui si riduce, nell’arco di poche settimane, un cassetto che abbiamo riordinato con tanta cura. In modo inavvertito le cose ivi contenute si ammassano, si sparpagliano, talvolta si perdono.

Ad un assetto ordinato e razionale, un po’ alla volta, sottentra la disorganizzazione. La vita stessa, giorno dopo giorno si disarticola: i più grandi mutamenti sono quelli che avvengono senza che ce ne accorgiamo. Un abisso divide il presente dal passato, anche se il passato sembra identico all’oggi.

Come spesso accade, esiste l’eccezione alla regola: è nella società che l’entropia, la tendenza progressiva verso il disordine, è trasformata in sintropia. Ciò accade nel sistema sociale nel suo complesso, nonostante le singole cellule manifestino l’inclinazione opposta.

Si consideri una classe scolastica: in essa si sviluppa negli anni un movimento entropico che porta la classis, ossia “gruppo armonico” verso situazioni dispersive e di anomia che non è libertà. Anche nei nuclei familiari è facile riscontrare dinamiche centrifughe che si palesano nell’allentamento progressivo dei legami e nell’instaurazione di nuovi vincoli all’esterno della famiglia.

In maniera quasi sorprendente nel mondo contemporaneo, la frammentazione, l’individualismo, i moti di fuga sono tutti dominati e ricondotti in un recinto invalicabile. Il sistema è riuscito ad erigere uno steccato in cui anche le azioni all’apparenza anarchiche sono, per così dire, sterilizzate ed omologate. Se si vuole controllare l’azione, si deve in primo luogo soggiogare il pensiero.

Bisogna riconoscere che quei ribaldi dei ceti dirigenti sono dei geni, anche se geni del male. Non è forse geniale la loro capacità di dirigere miliardi di persone sul pianeta, di indirizzare gli eventi verso i fini da loro perseguiti? Non è forse geniale l’abilità di piegare pure gli accadimenti che sfuggono alla regia dei burattinai di modo che i processi storici si muovano verso le mete prefissate dall’establishment?

E’ sbalorditivo: attraverso la coercizione (“giustizia”, leggi, istituzioni, struttura economica, forze dell'ordine...), ma soprattutto per mezzo della persuasione più subdola, essi sono stati in grado di scatenare due conflitti mondiali, la cui conseguenza precipua, ossia la graduale centralizzazione del potere, è proprio quella da loro prefissata!

Il totalitarismo “democratico” è stato creato passo dopo passo, con paziente tenacia. Oggi questa dittatura sotto le pallide sembianze della libertà e del pluralismo, è scambiata da molti per il migliore dei governi possibili. Un altro colpo di genio! Il consenso non è strappato con la violenza, ma ottenuto con il raggiro e la seduzione.

Come hanno potuto i globalizzatori conseguire tale scopo ciclopico? Soprattutto attraverso i media di regime la cui diffusione attuale non conosce più limiti. Dacché essi hanno egemonizzato la Rete, è stato creato un pensiero, anzi un non-pensiero unico. I mezzi di disinformazione di massa usano i paralogismi, non si peritano di generare la dissonanza cognitiva. Inoltre banalizzano, censurano, distorcono, inventano i fatti. Pochissimi si accorgono di tali patenti incongruenze e plagi, poiché la massa è stata precedentemente preparata. Che cosa l’ha preparata? La scuola. Il sistema “formativo” è il più poderoso, formidabile strumento usato per distruggere lo spirito critico, il pensiero divergente, la creatività, l’intuizione. Gli studenti sono nutriti con dosi massicce di logica aristotelica ipersemplificata, abituati a credere nelle verità assolute della matematica e delle scienze “esatte”. Tutti gli ambiti culturali e gli approcci che potrebbero stimolare una visione del mondo non dualistica, più duttile e problematica sono esclusi a priori. Ecco allora che si producono automi programmati in cui l’abitudine al ragionamento è ridotta ad uno stato vestigiale e l’immaginazione azzerata.

Non stupiamoci poi se, ogni qual volta si tenta di favorire una comprensione degli sviluppi storici e politici, tra i cittadini medi, non si cava quasi mai un ragno dal buco. Anche quando finalmente, dopo mille spiegazioni, si riesce ad attivare una sinapsi, trascorsi pochi giorni, ci si accorge che il collegamento è interrotto. E’ come tendere un elastico: dopo che è stato teso, l’elastico torna come prima. Non solo, a furia di tenderlo, esso si spezza. Fuor di metafora: se si insiste troppo, il suddito perde il controllo, diventa aggressivo verso chi sovverte il suo falso ma rassicurante edificio di credenze.

Così gli apparati sono riusciti a costruire una prigione a cielo aperto, una cella talora confortevole ma fredda. Hanno invertito il movimento entropico, ottenendo una struttura ordinata, dolcemente oppressiva. Quest’ordine nondimeno non è armonia, ma un caos organizzato, un regime che irreggimenta le coscienze, che confonde ed atterrisce. E’ un ordine garantito dalla penosa confusione in cui versa la massa.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

14 settembre, 2013

Federica Di Noi, Io, donna clonata

Nel breve libro, “Io, donna clonata”, Federica Di Noi riporta le sconcertanti informazioni di un affabile sconosciuto che la mette al corrente di un’élite abituata a ricorrere alla clonazione per conseguire l’immortalità. E’ un’immortalità biologica, l’unica possibile, stando all’enigmatico rivelatore.

Questo lignaggio, da millenni al vertice di un potere occulto, propugna un’ideologia materialista e transumanista che nega lo spirito e le dimensioni invisibili.

Anche solo per spirito di contraddizione, spronati dall’opuscolo, siamo inclini ad esplorare il tema dell’anima, ad interrogarci su un destino umano che, nel bene e nel male, forse non si riduce ad un involucro inerte, sia pure “eterno”.

Si tengano pure la loro miserabile immortalità da zombies.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

21 giugno, 2013

Ipotassi, paratassi

Qualcuno un paio di settimane addietro volle consigliarmi di privilegiare la paratassi rispetto all’ipotassi. Al suo suggerimento allegò un breve testo scritto (molto male) da un gazzettiere. L’ignoranza impera: vero è che la coordinazione è sovente più icastica della subordinazione, ma la scelta tra l’una e l’altra dipende da esigenze espressive e persino dalla Weltanschauung.

Accuseremo scrittori come Cicerone o Livio, che optano per un periodare ampio, gerarchico, di non saper scrivere? Si è che autori come quelli sullodati esprimono con il loro modus scribendi una precisa concezione del reale, improntata a prospettiva ed ordine. Cicerone e Livio sono dei classici e “classico” vale in primo luogo regolare, armonico.

Un altro esempio: Giovanni Boccaccio, come è noto, predilige costruzioni linguistiche molto complesse dove attorno al “pianeta” della principale ruotano i numerosi “satelliti” delle complementari. Anche qui si rintraccia una visione del mondo, quella pre-umanistica destinata a culminare nell’interpretazione rinascimentale che colloca l’Uomo al centro della Storia e della Natura.[1]

Quando il concetto di realtà muta, cambia anche la lingua che insieme lo traduce e lo plasma. Così, verbigrazia, un poeta come Pascoli frantuma l’architettura del periodo, disarticola la frase, la scompone nei suoi atomi fonici, poiché l’universo che egli trasfigura è disgregato, privo di un baricentro.

Oggigiorno il gusto ci induce ad anteporre uno stile paratattico ad uno ipotattico. Tuttavia, in talune circostanze, solo un impianto linguistico complesso può rendere una stratificazione concettuale. La lingua è embricata al pensiero e viceversa: non comprenderlo significa non saper né scrivere né pensare. Di tale abissale ignoranza abbiamo, ahinoi, molti e sintomatici saggi.

La padronanza della subordinazione denota la capacità di ragionare, di sviluppare argomentazioni. In verità, chi oggi propugna una prosa esclusivamente paratattica, non ha alcuna dimestichezza con la lingua e, mentre crede di essere à la page, verga testi sconnessi e scorretti, dove le secondarie spesso non sono rette da alcunché.

Vediamo un campione. Vomita Heidi: “Sono in tanti, nel mondo scientifico italiano, a essere stufi delle cretinate pseudoscientifiche pubblicate sui giornali e trasmesse alla radio e in televisione (sì, Roberto Giacobbo, sto parlando con te) e del modo in cui il giornalismo sensazionalizza il lavoro paziente di chi fa ricerca scientifica: entrambi rimbambiscono la gente, spaventano inutilmente, affossano la ricerca italiana e causano sprechi e decisioni idiote (e a volte letali) da parte dei politici.

Così per domani (8 giugno) è stato organizzato l'evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica”: una serie di incontri, in varie città d'Italia, per fare divulgazione scientifica e fare chiarezza su alcuni temi (pseudo)scientifici controversi.

Io contribuirò nel mio piccolo partecipando alla sessione di Pavia (dalle 14:30) con una relazione sulle cosiddette “scie chimiche”, ma ci saranno relatori esperti anche per parlare di piante geneticamente modificate, di vaccini, di cellule staminali e di modelli animali nella ricerca biomedica. Siateci: è un modo per far vedere che non tutti si sono rimbambiti e che c'è ancora voglia di fare scienza per il bene di tutti. Anche dei ciarlatani e dei catastrofisti
”.

Si censurino almeno la vomitevole ripetizione del verbo “fare”, l’uso di termini del registro familiare (stufi, cretinate), "pseudo-scientifiche" scritto senza il trattino, l’impiego di orridi neologismi (sensazionalizza), l’immancabile ma molesto verbo “esserci”, le cadute a rompicollo nella sintassi popolare (trasmesse alla radio)… Dulcis in fundo, si deplori la proposizione conclusiva ellittica del verbo, enunciato che resta lì impiccato. E’ indubbio che taluni Autori amano talvolta suggellare un discorso con un’ellissi, ma in primo luogo non ne abusano, inoltre la loro scelta rientra in una ricerca di efficacia e non è sintomo di analfabetismo, a differenza di quanto succede nel caso della “guardia svizzera”.

Si potrebbero soggiungere altre osservazioni, ma non intendo sviscerare un tema comunque analizzato all’interno di altri articoli. Ho tratto spunto da una balzana “critica” di negazionisti la cui tracotanza è pari solo alla loro infinita sprovvedutezza. Costoro, Attivissimo in primis, producono scritti che, nella loro pacchiana pretenziosità, sono simili alle riproduzioni in plastica del Colosseo. L’analogia con l’Anfiteatro Flavio è pressoché assente, giacché il monumento di plastica sembra una dentiera.

[1] E' una semplificazione esegetica che riporto per comodità comunicativa, sebbene il discorso sia molto più sfaccettato.


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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

26 agosto, 2011

L'uovo e la gallina

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Se rivolgiamo questa domanda, quasi tutti risponderanno con sicumera: “L’uovo!”. E’, infatti, dalla cellula-uovo che si sviluppa l’individuo e non solo nel caso della gallina. Ce lo insegna la biologia.

Eppure, come avviene spesso, il common sense e la “scienza” provinciale, i cui araldi appartengono allo squallido C.I.C.A.P., dimostrano ancora una volta di bandire una visione acritica ed asfittica del mondo. Gli aderenti al gretto comitato osano affermare di non essere gli epigoni del Positivismo ottocentesco! Hanno ragione: sono molto più indietro. Abbarbicati alla logica aristotelica o, peggio, ad una sua parodia, reagiscono piccati, non appena sono capovolti o contestati i loro schemi post-peripatetici. Eppure è probabilmente più vicino ad una possibile verità Platone, rispetto ad Aristotele: il primo, postulando l’esistenza delle idee, si riferisce ad un archetipo di cui le cose “concrete” sono un riflesso.

Certo, è difficile immaginare che ciascun ente empirico trovi la sua ragion d’essere in un modello a priori, come se una Mente elaborasse dei concetti tradotti poi in cose. I problemi sono numerosi e complessi. Nessun rasoio di Ockam può essere utile. Esiste un archetipo di ciascun genere o di ogni cosa o, come ritiene l’ultimo Platone, solo delle “verità” matematiche e dei valori estetici ed etici? Quando un ente singolo o una categoria (ad esempio, la specie del Diplodoco) si estingue, resta il suo stampo, pronto per essere all’occorrenza riusato? Se la risposta fosse affermativa, si potrebbe pensare che la morte del singolo e l’estinzione di una specie non siano definitivi. Essi sopravvivono come forme e pre-esistono come tali, in un archivio in cui sono custoditi innumerevoli prototipi.

Qui il discorso si potrebbe estendere ai simboli, da non considerare solo significati culturalmente determinati, quanto matrici metafisiche. L’uomo penserebbe per simboli, perché da essi pensato. Anche le immagini oniriche, come opina Jung, sarebbero contenuti universali ed a-storici. Ciò potrebbe render conto delle strutture preformanti la lingua che è un sistema simbolico, le cui configurazioni potrebbero essere innate (si pensi al generativismo) e della codificazione che sembra soggiacere al mondo naturale.

Altre questioni si pongono: il numero enorme di specie animali e vegetali implica un altrettanto enorme numero di idee, con l’impressione di ridondanza: il mondo come eccesso di essere e di esseri. Le idee sono collocabili tutte nello stesso dominio o alcune (le idee e le rispettive estrinsecazioni sensibili che paiono aberranti, ad esempio, quella di un parassita micidiale e di abominii, come Paolo Attivissimo) hanno un’altra matrice? Le idee aberranti sono transitorie?

E’ nella biologia, di là dalla stessa querelle tra fissismo ed evoluzionismo, che il tema della specie-archetipo si palesa in tutta la sua enormità: ciascuna specie denota, oltre i tratti dell’individualità, un carattere generale, un disegno intrinseco ed immutabile, che sembra il risultato di un pro-getto.

Il discorso mi induce ad accennare al dominio degli intelligibili che è designato, nella tradizione orientale, akasha. Akasha, la base e l’essenza delle cose nel mondo immanente, è tradotto con “spazio” o con “etere”: in questa sorta di data-base universale, sono contenuti non solo gli esemplari delle cose, ma pure le memorie di azioni, pensieri, emozioni…

Dove si situano poi lo spazio ed il tempo in cui si collocano gli oggetti e gli eventi, sottoinsiemi di un insieme? Anche spazio e tempo potrebbero appartenere all’universo delle categorie o essere percezioni e non costanti universali. Platone definisce il tempo “immagine mobile dell’eternità”, sottolineando il suo valore percettivo ed illusorio (immagine) nonché atemporale (eternità). Nei confronti di tale definizione, appare rozza quella aristotelica: lo Stagirita, infatti, che concepisce il tempo come “il numero del movimento secondo il prima ed il poi”, accozza ad una visione empirica elementare e “soggettiva” (il prima ed il poi), una nozione quantitativa ed “oggettiva” (il numero).

Idee, cose, spazio, tempo: un tutto inesplicabile che è niente.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

08 maggio, 2010

Involuzione

Michael Cremo è un ricercatore statunitense, autore, insieme con il matematico Richard Thompson, di "Archeologia proibita" (la traduzione italiana del titolo è infelice e forviante, poiché il voluminoso saggio tratta per lo più di paleontologia). La sua ultima fatica è "Le origini segrete della razza umana, Le prove scientifiche e spirituali della vera storia dell'umanità", 2008.

Quanto espone Cremo, nelle sue scrupolose opere, contraddice i paradigmi scientifici imperanti, soprattutto nell'ambito della biologia, della paleontologia e della storia antica, collegandosi alle investigazioni di altri studiosi eretici, ma con una visione di più ampio respiro. Cremo, infatti, non resta confinato nell'ambito dell'empiria, ma slarga l'orizzonte verso le dimensioni immateriali. L'establishment scientifico può soltanto ignorare le acquisizioni provenienti dalle ricerche eterodosse o aggredire quanti non si allineano.

La scienza accademica, nonostante qualche timido tentativo di svecchiamento, è ancora quella ottocentesca, di cui Friedrich Nietzsche nella celebre opera "La gaia scienza", denuncia la misera visione meccanicistica. Scrive infatti il filosofo tedesco: "Un'interpretazione scientifica del mondo, come l'intendete voi, potrebbe essere pur sempre una delle più sciocche, cioè tra tutte le possibili interpretazioni del mondo, una delle più povere di senso: un mondo essenzialmente meccanico sarebbe un mondo essenzialmente privo di senso".

Nel campo delle scienze biologiche i dogmi darwiniani sono proclamati a gran voce da accademici aggrappati ad un'assurda teoria in cui il caso e un'inesplicabile differenziazione e presunta evoluzione delle specie viventi generano un guazzabuglio. Noncuranti delle falle e delle incongruenze che minano (uso una voce eufemistica) il neo-darwinismo, gli "scienziati" ortodossi sono simili a soldati che battono in ritirata, ancora inalberando, in un ultimo sussulto di orgoglio, una bandiera lacera.

Il merito maggiore di Michael Cremo, di cui alcune tesi restano opinabili, è l'aver sostituito al falso concetto di evoluzione, il principio contrario di involuzione. L'autore crede che in remote epoche geologiche già esistevano degli uomini, le cui tracce sotto forma soprattutto di reperti litici sono state trovate in gran copia. Egli ritiene pure che antichi abitanti della Terra fossero più evoluti sul piano spirituale e della coscienza rispetto al moderno Sapiens sapiens, constatando come la percezione della realtà si sia, con il passare del tempo, viepiù offuscata e la mente ottusa. Tale ottundimento trova una conferma nei testi della Tradizione che, sebbene con metafore differenti, alludono alla caduta dell'umanità da un primigenio stato di armonia e saggezza ad una condizione di ignoranza (avydia) e separazione.

Le esplorazioni di Cremo palesano qualche tangenza con le pur controverse risultanze di altri scrittori: mi riferisco, ad esempio, al vituperato Zecharia Sitchin cui, quantunque le sue traduzioni del sumero siano molto approssimative e nonostante altri limiti, non si può disconoscere il merito di aver intuito nella sua retrospezione storica sugli Anunnaki, gli sviluppi dell'ingegneria genetica, corroborando la teoria dell'intervento esterno.

Naturalmente, occorrerebbe comprendere il motivo del regresso ed individuarne i fattori (naturali? artificiali? esotici?), ma che l'umanità attuale occupi il segmento finale della parabola è incontestabile. Ancor più saremo rafforzati in questo convincimento, se considereremo il livello infimo in cui è precipitata la comunità "scientifica", rappresentata oggi in Italia (ma all'estero la situazione non è migliore) dai rauchi bardi del C.I.C.A.P.[1] Se questa non è la prova provata dell'involuzione!

[1] Recentemente l'orda barbarica del C.I.C.A.P., dopo aver bivaccato in Report, ha piantato le tende nella trasmissione Rebus, nuova serie. Per il buon De Collanz auspicavamo un decollo, ma paventiamo una decollazione.



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APOCALISSI ALIENE: il libro

31 agosto, 2009

Anni ruggenti

Absit iniuria verbis

L'ultima puntata di "Mistero" è stata vergognosa (venenum in cauda), suggellata da un servizio sui futuri attacchi nucleari, made in Islam, descritti da "esperti" di terrorismo. Tinte fosche, immagini apocalittiche di funghi, di città distrutte et voilà: la paura è servita. Naturalmente l'inafferrabile (ed inesistente) Osama bin Laden è sempre in agguato: la non molto intelligente Intelligence non è mai riuscita ad acciuffarlo.

Si tratta di disinformazione strisciante: l'ex cantante (con chi lo imbecca), con la sua voce arrochita ma blanda, vuole che si creda alla fandonia di Al Qaeda, quando il 9 11 fu un inside job. Più della metà degli Statunitensi ne è arciconvinto, ma i falsari glissano più o meno goffamente. Il programma segue a ruota le pasquinate di "Superquark" e della "Gaia scienza": il demoniaco Angela, Bario Tozzi ed il ruggente Ruggeri coalizzati per imbrogliare. Credo che Paolo Cattivissimo sia il regista principale della disinformazione, almeno in Italia. Lo stile, si fa per dire, è quello.

Costoro hanno ben svolto i compiti estivi, tutti facili: ridicolizzare qualche imbonitore scelto a caso o usare la grancassa televisiva per diffondere le anestetiche “verità” ufficiali. Vuoi mai che l'aviazione militare e civile spargano sostanze velenose? Sarà vapore acqueo o perché no? qualche essenza profumata. D'altronde, per coprire l'odore nauseante di putrefazione che esala da questi cadaveri del piccolo schermo, un po' di profumo ci vuole.

Non occorrono sterili, noiose e prolisse trasmissioni per apprendere il risaputo. Piuttosto il problema è un altro: l'opinione pubblica si fa infinocchiare dai media di regime. I "giornalisti" sono dei ciarlatani all'ennesima potenza e nessuno o quasi denuncia le loro infinite magagne e menzogne. Quei minus habentes del C.I.C.A.P., se non passano il tempo dietro Maga Magò, si guardano bene dallo smascherare i veri truffatori di stato. Ho capito: dovrebbero smascherare sé stessi, impresa inusuale.

I mistificatori conoscono pochi e fittizi "argomenti": esaurite quelle due nozioncine pseudo-scientifiche tanto faticosamente abborracciate per tentare di negare l'evidenza, si esibiscono in pagliacciate che vorrebbero essere divertenti, ma sono solo patetiche. Poi Sinone Angioni, il divino fanciullo del C.I.C.A.P., il volto presentabile della setta scientista, si lamenta che noi distorciamo i cognomi, quando sono i cicappini a distorcere dati e verità. Semplicemente adattiamo i vocaboli alla sostanza: così se Simone diventa Sinone, si restituisce al linguaggio la sua funzione di aderire alle cose.

Gli impostori hanno scritto un paio di articoli semiseri sulle rarissime scie di condensazione, per poi impantanarsi nella diffamazione, nella calunnia e nel dileggio più bieco e volgare. Visto che non riescono, stitici come sono, ad esprimere un concetto che sia uno, cominciano a deviare il discorso sugli alieni. Intanto, molto meglio gli alieni di questi alienati, utili idioti, con i loro pseudo-argomenti molto fittizi e molto stupidi. La stupidità è fittizia per definizione.

Il non plus ultra dell'idiozia e dell'incoerenza è raggiunto dal biscottino inzuppato nella melassa New Age, l'illustre Andrea Doria. Tra il giulebbe dei suoi lenocini e la sgangherata sintassi, lo strimpellatore sostiene che le scie chimiche sono scie di condensazione, usate per difendere la Terra dalle tempeste solari e dai raggi co(s)mici. Mai letta un'assurdità simile, ma i bugiardi della Rete, ora zuccherosi amici del frollino romagnolo, fingono di non notare l'agghiacciante contraddizione (o non se non sono accorti, mai sopravvalutare l'"intelligenza" di questi beoti) e leccano, in modo disgustoso, ogni parte epidermica scoperta, meglio se bombata.

Parti convesse in bella mostra dappertutto: sul... fecero linguetta.



APOCALISSI ALIENE: il libro
TANKER ENEMY TV: i filmati del Comitato Nazionale

Trattato di Lisbona: firma per chiedere il referendum

21 agosto, 2009

"Superquark" ed il controllo mentale: quali strategie adotta la televisione satanista per manipolare le coscienze

Absit iniuria verbis.


Nulla è più facile che nascondere l'evidenza.


Il 20 agosto scorso è andata in onda una puntata dell'ignobile trasmissione condotta da Pirlangela, "Superquark". All'interno del programma è stato inserito un siparietto sulle scelleratezze del sistema e si è pure accennato alle scie chimiche, cercando di spacciarle per “leggenda metropolitana” (sic).

Il nostro amico System failure, a proposito di questa immonda farsa, ha scritto:
"Il documentario "invertito" ha esibito foto e video di chemtrails, mentre la voce fuori campo ad un certo punto, dopo aver collocato sullo stesso livello morale, cartomanti ed operazioni militari clandestine, si è posta una domanda, con il solito timbro suadente e familiare, su come fosse possibile che ancora "tanti di noi" possano credere in "queste" cose. Poi è stata data la parola a pollidoro con tanto di inquadratura da premio oscar, ed a paolo cattivissimo con un'espressione molto indagatrice..."



Questi agenti dell'inganno insistono nella disinformazione più bieca, nella propaganda più volgare pur di convincere i dubbiosi e testimoni preoccupati che le chemtrails non esistono. A quali strumenti ricorrono i falsari della parola e delle immagini con il fine di manipolare i telespettatori?

- Usano in primo luogo la strategia della confusione, ossia mescolano ad arte argomenti futili ed insignificanti a temi scabrosi e seri, ad esempio il “mago” truffatore e l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

- Ricorrono al principio di "autorità" non autorevole, intervistando illustri ed accreditati bugiardi, quasi sempre esponenti o domestici del famigerato C.I.C.A.P. A causa della loro notorietà, di un carisma mal acquisito ma solido, come per miracolo, le colossali menzogne di questi spudorati ciarlatani diventano verità rivelate.

- Adottano l'insinuazione: ancora più della negazione plateale, la suggestione sortisce i suoi effetti. Coloro che investigano i complotti orditi dagli stati sono dei creduloni, dei visionari, dei paranoici. Si noti l’accorta climax che si snoda dal paternalismo ("poverini, sono un po' ingenui"), sino alla pseudo-diagnosi di paranoia.

- Eludono i fatti, i dati e le osservazioni, per trasporre i contenuti informativi sul piano della "fede": "credere" o "non credere" agli U.F.O. Questa tattica è stata adoperata, però, anche da Mazzucco… un motivo di riflessione.

- Ignorano i fatti, i dati, le osservazioni per trasferire il discorso sul piano personale: si scivola così in un'"analisi" pseudo-sociologica alla Umberto Eco, tutta focalizzata sui ricercatori descritti come persone non competenti e strambe. Quali sarebbero le competenze di Paolo Cattivissimo, esperto nel macinare le cose, e di Massimo Pollidoro, indecente docente di Psicologia dell'insolito (sic)?

- Si basano sulla tautologia scientista: la "scienza" dimostra che le scie che deturpano il cielo sono solo scie di condensazione, perché lo sostengono gli "scienziati". Gli "scienziati" lo affermano, poiché sono depositari delle verità “scientifiche”.

- Impiegano strategie sensoriali ad hoc: accostamenti tra immagini di scie chimiche e volti ambigui, tra sequenze di particolare impatto e voci carezzevoli.

- Si fondano sulla tattica del "cavallo di Troia": dapprincipio sono prodotti e trasmessi programmi innocui con documentari sugli animali, sugli ambienti naturali, poi, in modo graduale, si introducono brevi e capziosi accenni agli organismi geneticamente modificati, alla predazione degli organi, alle nanotecnologie etc. Infine si dedicano servizi alle "leggende urbane", cercando di sottolineare il contrasto tra la "scienza" dei vari "esperti" e l’ignoranza del cittadino medio: ecco allora le cannonate di Cannella, i lanci di Lanciano, le manierate maniere di Mainardi... Tra l'altro il bersaglio di "Superquark" e di formats simili è costituito dagli adolescenti e dai giovani, i più vulnerabili, in quanto fiduciosi nel mezzo televisivo ed animati da sincera curiosità verso argomenti scientifici o presentati come tali.

- Adoperano metodi della programmazione neuro-linguistica.

- Si avvalgono del linguaggio orientato: uso soggettivo, surrettizio e sofistico di termini per mettere in cattiva luce i ricercatori indipendenti.



Ci troviamo al cospetto di una propaganda alla Goebbels, imperniata sulla ripetizione ossessiva di pseudo-concetti, sull'uso emotivo delle immagini e della gestualità, sulla penetrazione nel subconscio del messaggio distorto attraverso la sua collocazione nella parte finale del servizio, sulla diffamazione ed irrisione degli oppositori, sulla malcelata istigazione ad isolare i dissidenti.

E’ una vera propaganda in stile nazionalsocialista, resa ancora più efficace dall'enorme diffusione del mezzo televisivo e dalla sua credibilità basata sulla confusione-identificazione tra medium (lo strumento tecnologico) e messaggio (i contenuti della disinformazione), secondo l’intuizione di Mc Luhan.

Dobbiamo chiederci come le reti televisive possano contribuire in modo così vergognoso al controllo mentale: ebbene, apertis verbis, asseriamo, circoscrivendo il discorso ai canali nazionali, la R.A.I. è una rete satanista, finanziata ed egemonizzata dai Rotschild. D’altronde, i programmatori e curatori del palinsesto oltre ad adottare tutti i sistemi per filtrare, selezionare, interpolare e contraffare le notizie e le fonti, non esitano ad occultare simboli ambigui, come, ad esempio, la farfalla che richiama l'infame e spaventosa Mondex, l'azienda produttrice del microchip sottocutaneo, il cui nome è la crasi di Money dexter, con allusione al marchio dell'Apocalisse.

Infine si ricordi che la R.A.I. è una protesi del sistema: così Pirlangela è un demoniaco banditore di menzogne, un vegetariano che trangugia compiaciuto il sangue degli animali appena sgozzati.

Articolo correlato: F. Lamendola,
"… e la lor cieca vita è tanto bassa che 'nvidïosi son d'ogni altra sorte", 2009


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01 marzo, 2009

La scienza ellenistica e la scemenza attuale: qualche nota

L'età ellenistica conobbe un'incredibile fioritura culturale e scientifica. Alcuni, considerando le invenzioni ed i risultati teorici di figure come Archimede di Siracusa, Eratostene di Cirene, Aristarco di Samo, Erone di Alessandria, Ipparco di Nicea... si dolgono poiché ritengono che, se la scienza alessandrina fosse stata maggiormente valorizzata dai sovrani, se si fossero intuite le potenzialità di certe scoperte, il movimento del "progresso" sarebbe stato più celere ed oggi la nostra civiltà sarebbe più "avanzata". I limiti al "progresso" furono costituiti dall'assenza di esperimenti organizzati (solo con grande difficoltà, per esempio, veniva permessa dai Lagidi la dissezione dei cadaveri), dall'abbondanza di manodopera servile che rendeva superflui molti macchinari, ma soprattutto da una forma mentis incline a privilegiare la speculazione rispetto all'applicazione pratica. Mi chiedo in quale spaventosa realtà ci troveremmo oggi, se il ritmo delle scienze alessandrine, non avesse subito un rallentamento ed un'interruzione nei secoli successivi.

Così la tecnologia del periodo ellenistico si arenò, eccezion fatta per le macchine da guerra che furono inventate o perfezionate affinché aumentasse il loro potere distruttivo. E' sintomatico: scienza e tecnologia sono strade che conducono, prima o dopo, alla morte. Sovrani, capi di stato, generali vedono nella ricerca soltanto uno strumento per accrescere il loro potere e per stabilire la loro egemonia. Per questa ragione Magat sentenziò: "Bisogna ammettere che tutta la scienza è maledetta". La scienza, in quanto "scissione", è diabolica: "diaballein", infatti, in greco vale "dividere". E' diabolica anche in senso più lato. Essa quindi nasce e si sviluppa sotto il segno della separazione. Questo non significa condannare in toto le discipline empiriche, ma riconoscere che, da quando il mondo è mondo, tali indirizzi purtroppo vengono facilmente strumentalizzati, diventando armi a doppio taglio. Uno dei due tagli, però, è quasi del tutto privo di filo. Oltre alla scienza, (quella vera, non l'aborto del C.I.C.A.P.), non si può e non si deve trascurare il contributo del Sapere tradizionale che, non di rado, ha anticipato acquisizioni scientifiche e non è scevro di addentellati con altri ambiti di conoscenza. Esiste altresì non solo un'area di convergenza tra le diverse forme di sapere, ma un punto in cui la conoscenza si trasfigura e si eleva in una dimensione superiore: solo pochi "spiriti magni" nel passato riuscirono ad ascendere verso vette eccelse, donde il loro sguardo penetrante potè spaziare su orizzonti incogniti, suggestivi.

Oggi, però, assistiamo ad uno spettacolo inverecondo di "scienziati" degeneri riciclatisi come disinformatori d'accatto, come "esperti" da salotto televisivo. Ripetono luoghi comuni mal compresi, farfugliano spiegazioni sull'onnipresente "effetto serra", cianciano in conferenze il cui unico scopo è vendere cianfrusaglie e libracci. Oggi è impossibile affrontare un discorso sul metodo o sull'episteme, semplicemente perché la scienza non esiste più, essendosi mutata in propaganda, in azione di censura, in dogma. E' una mutazione genetica che ha partorito un mostro.

Oggi possiamo soltanto ammirare quegli uomini che si stupivano di fronte alla natura e per i quali l'investigazione del mondo era un'avventura entusiasmante, preludio, a volte, per un itinerario superiore. I geni conobbero la precisione e l'estro, l’analisi e l’intuizione, considerando la prima come la sosta nel pronao prima di accedere nei penetrali del tempio. "Scienza occidentale" e Conoscenza simbolica sono sfere qualitativamente diverse, ma non agli antipodi. Non mancano, però, punti di attrito, anche perché la luce raziocinante della "scienza occidentale" è invasa dalle tenebre molto più di quanto si possa immaginare.

Comunque il futuro, un futuro forse ideale, appartiene al superamento, ad un percorso che dall’intelligenza concreta si diriga verso mete più alte.



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09 ottobre, 2008

Scie chimiche: confutazioni alle F.A.Q. del C.I.C.A.P.

Il C.I.C.A.P. ha recentemente pubblicato un testo che, in realtà, è un centone di tutti gli spropositi, gli errori e le mistificazioni sbandierati in questi anni, dalla rete degli occultatori. Il documento denota un grado di "scientificità" che si attesta a livelli infimi, prossimi alla non misurabilità. Si può quindi concludere che il famigerato comitato ha gettato la maschera: è palese che i numerosi disinformatori, usi all'insulto ed alla diffamazione, sono pròtesi del C.I.C.A.P. a cui risale la capillare azione di discredito e di depistaggio di questi ultimi tre anni, circa il fenomeno delle scie chimiche. Credere alla loro "verità" è come credere nelle parole di Ser Ciappelletto.

Il documento, in formato PDF, si può leggere e scaricare a questo link.

MIRROR 1
MIRROR 2
MIRROR 3

Qui la versione html a cura di Corrado Penna.



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