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28 agosto, 2015

Oltre il turbocapitalismo



Diego Fusaro è filosofo ed intellettuale degno di questo nome: intellettuale è, infatti, colui che per mezzo della cultura interpreta la realtà e prova ad educare l’opinione pubblica. E’ quindi un’eccezione in un panorama desolante invaso da negazionisti e pennivendoli.

In un suo intervento del 2014 Fusaro si soffermò sul cosiddetto Nuovo ordine mondiale: l’analisi è senza dubbio di notevole spessore, perché lo studioso, avvalendosi per lo più di categorie interpretative marxiane, traccia un quadro della globalizzazione inteso come culmine di un forsennato processo di accumulazione capitalista, l’altrimenti definito “imperialismo”. Il New world order è dunque la concentrazione del potere politico-economico in una classe di plutocrati che, mentre affermano il loro controllo finanziario e produttivo su quasi tutto il pianeta, impongono un pensiero unico in cui i rapporti umani sono reificati. Così alla struttura (il modo di produzione capitalista) si sovrappone la sovrastruttura (l’ideologia che mercifica l’uomo e lo aliena da sé stesso e dalla natura). E’ un’ideologia che consacra il migliore dei mondi possibili (in realtà il peggiore) per demonizzare qualsiasi espressione di pensiero non allineato.

Le argomentazioni svolte da Fusaro sono, nel complesso, convincenti e soprattutto esposte con quell’empito morale oggi rarissimo. Nondimeno la sua disamina, pur valida sotto molti rispetti, lascia qualche zona d’ombra. Ci chiediamo: nel momento in cui il turbocapitalismo avrà completato la sua conquista della Terra, una volta saturato ogni mercato, come e dove saranno creati nuovi sbocchi per le merci? Dopo che saranno sconfitti i pochi paesi che si oppongono alla globalizzazione, quali obiettivi si prefiggeranno gli usurai internazionali? Molti ritengono che il capitalismo imploderà, a causa delle sue numerose contraddizioni tra cui la caduta tendenziale del saggio di profitto, il graduale impoverimento dei consumatori ed il progressivo esaurimento delle risorse.

Ci sembra un quadro plausibile, ma incompleto, perché la Tirannide planetaria, definita in modo eufemistico "Nuovo ordine mondiale", è un ibrido tra un capitalismo predatorio ed un socialismo statalista (non comunismo che, almeno in teoria, è libertario ed antistatalista) Si dovrebbe anche considerare l’Ideenkleid prevalente rispetto alla struttura economica, poiché la cupola mondialista è animata da intenti spirituali (di una spiritualità invertita e degenere), ossia mira all’instaurazione di un dominio apolide sotto il segno di credenze perverse.

Ciò non significa che gli strumenti interpretativi marxiani non siano idonei ad evidenziare i mali della nostra società, afflitta dalla distruzione del ceto medio, dal cronico sottosviluppo di intere aree e paesi, da flussi migratori volutamente incontrollati, dallo snaturamento e marginalizzazione delle culture nazionali, da un mercato del lavoro sempre più selvaggio e degradato, dallo smantellamento delle provvidenze sociali etc. Sono, però, chiavi di lettura in parte obsolete e che vanno integrate con metodi più scaltriti, benché eterodossi. Almeno oggi paiono metodi eterodossi, ma in futuro saranno normale prassi ermeneutica, perché, come ci insegna anche Marx, la storia, anche la storia del pensiero, è sempre in divenire, è un continuo processo dialettico.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

24 settembre, 2014

Bab Shaytan


Quando si intende condannare il crudele sistema produttivo che soggioga quasi tutto il pianeta si usa il termine “neo-liberismo”. Neo-liberismo? Magari! Se veramente fosse un modello che si richiama almeno in una certa misura al liberismo con i suoi vantaggi e limiti, gli artigiani e gli imprenditori sarebbero liberi di produrre e di investire in un quadro di agile concorrenza, di costante miglioramento dell’offerta per acquisire sempre nuove fette di mercato.

Non è così. Pochissime corporations dominano il mercato globale in un regime di oligopolio o di monopolio che è l’esatto contrario della libera iniziativa. Aggiungiamo tutte le soffocanti vessazioni dello Stato-Leviatano (scadenze, tasse esose, agenzie fiscali, partita I.V.A., studi di settore...) e del liberismo non resta neppure una pallida ombra.

Uno dei mali maggiori della nostra società è l’ipocrisia che impasta ed imbelletta la lingua: non abbiamo il coraggio di usare le parole aderenti alle cose. Anche chi denuncia le innumerevoli scelleratezze delle multinazionali e degli apparati mutua i vocaboli coniati dai media di regime. La sua denuncia perde così di vigoria e di mordente.

E’ il caso pure di “neo-con” (neo-conservatori): con questo lessema sono stati designati dei criminali statunitensi fautori di una politica aggressiva e machiavellica. Dove sarebbero i valori della conservazione, condivisibili o no, ma che sono comunque ideali? I cosiddetti neo-con dovrebbero essere i paladini di principi quali l’amor di patria, il senso etico, la famiglia, la religione etc., mentre sono dei volgari banditi senza scrupoli.

In verità il mondo in cui ci siamo intrappolati è un turpe, abominevole connubio tra il più feroce capitalismo ed il Socing descritto da Orwell in “1984”. La distopia è reale, granitica. Eppure non si riesce ancora a rendere l’idea, se non definiamo l’establishment come perfettamente satanico. Satanico è non solo sinonimo di maleficentissimo e di iniquo, ma soprattutto di capovolto. Tutto è sovvertito, rovesciato: la verità è contraffatta nella lurida menzogna, la morale è pervertita nel laidume, la bellezza deformata nell’orrore, la cultura scolorita nell’ignoranza. La corruzione non è la ruggine che attacca l’integrità, ma infezione sistemica.

Il consorzio “umano” si regge sullo squilibrio ed è raro imbattersi ancora in qualcosa di decoroso. E’ addirittura un miracolo trovare qualcuno, essendo quasi tutta l’umanità ottenebrata, che riconosca ed apprezzi la dignità.

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