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21 ottobre, 2015

Il timone



A volte si insinua nella vita il soprannaturale? Non è proprio così, visto che già la natura va oltre sé stessa, ponendosi come enigma inesplicabile. Tuttavia è vero che talora nella straordinaria ordinarietà dell’esistenza irrompe l’inatteso, il messaggio in codice che non sappiamo interpretare. Chi lo invia e perché, se quasi sempre è il classico plico nella bottiglia abbandonata alla corrente di un destino cieco e bieco?

E’ come se il timone per un istante fosse retto da qualcun altro.

Purtroppo, per paura di essere derisi, molti non rendono partecipi gli altri delle loro esperienze liminali, defraudandoci di preziose conoscenze: custodiscono nello scrigno della propria memoria i rarissimi episodi che, trascendendo la normalità, paiono aprire una breccia nel muro granitico dell’ignoto, una prospettiva su una dimensione ulteriore, persino offrire una speranza in un senso…

Speranze? Su cento speranze, novantanove sono inganni e spesso, dopo aver setacciato tutto, nel crivello resta un’illusione, mentre la microscopica pagliuzza d’oro scivola via nel fiume rapinoso del tempo.

Così in bilico tra allucinazione e realtà, tra veglia ed ipnosi, si sfoglia il calendario dei giorni e delle notti.

Intanto, contro ogni logica, cerchiamo segni, ma le mani sono ferite dai cocci di troppi sogni infranti.

Video correlato: Presenze

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

17 ottobre, 2015

I numeri in un mondo capovolto



Anni fa conobbi uno studente universitario che, ritenendo il numero la quintessenza della realtà, si era persino convinto che le sequenze alfanumeriche delle targhe automobilistiche contenevano messaggi reconditi. A suo parere, bastava decodificare i numeri, unirli secondo particolari combinazioni, associarli a lettere per ottenere frasi di senso compiuto con cui prevedere il futuro (idea folle) e scoprire nuove leggi fisiche. Qualsiasi cifra poteva rivelarsi utile all’uopo: un numero di telefono udito durante una conversazione, un codice su un prodotto, una data in calce ad un foglio, i numeri delle corriere… Le cifre erano poi inserite in sistemi, funzioni, equazioni, algoritmi, a loro volta tradotti in enunciati. A che cosa conducono tutte queste cabale è facile immaginare: nel migliore dei casi, si enucleano dagli oggetti sezioni auree ed altre euritmiche corrispondenze. Che cosa cambia?

Il goliarda mi ricorda una pellicola d’essai il cui protagonista è un matematico che crede di poter attingere Dio attraverso l’aritmetica. Dopo una serie di disavventure e di cerebrali dibattiti con il suo ex docente, l’uomo perde il senno: invece dell’Assoluto, trova il Nulla più assurdo, poiché la logica lo ha condotto nel territorio della follia. Gli si para innanzi l’infinita insensatezza del Tutto congelata nella solitudine di uno sguardo. L’efficace film è in bianco e nero a suggerire la rigida, cartesiana illusione dello scienziato.

Davvero il nucleo della realtà è una matrice? Se così fosse, difficilmente si spiegherebbero sia l’emergere della Coscienza sia il male: infatti la matematica è algida, ma innocua ed inanimata.

Sentiamo, invece, di vivere in un mondo, come scrive Carl Gustav Jung, “bellissimo ma crudele”. E’ in questa inestricabile contraddizione che si situa la vita. E’ da questo nodo ontologico che dipende l’abnorme irrazionalità del reale a tal punto che addirittura esso si capovolge, assumendo connotati contrari a quelli coerenti, regolari, come se una mente malandrina si fosse divertita a sparigliare, a mescolare le carte.

Così, quanto più rintracciamo nella natura nascoste armonie e correlazioni digitali, tanto più ci sembra di allontanarsi dal cuore delle cose. Questo cuore è carne, vene e sangue. Il rigore e la precisione dei numeri dileguano al cospetto dell’immenso, feroce enigma del cosmo e dell’esistenza.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

13 ottobre, 2015

Qualche aforisma



La metafisica mi è sempre sembrata una forma comune di pazzia latente. Se conoscessimo la verità, la vedremmo; tutto il resto è sistema e periferia. Ci basta, se riflettiamo, l'incomprensibilità dell'universo; volerlo capire è essere meno che uomini, perché essere uomo è sapere che non si capisce. (F. Pessoa)

A volte, quando alzo la testa stanca dai libri nei quali segno i conti altrui e l'assenza di una vita mia, avverto una sorta di nausea fisica che forse deriva dalla posizione curva, ma che trascende i numeri e la delusione. La vita mi disgusta come una medicina inutile. (Id.)

La felicità è fuori dalla felicità. Non esiste felicità, se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto. (Id.)

Meno credo in Dio, più ne parlo. (G. Bufalino)

Diffidate degli ottimisti: sono la claque di Dio. (Id.)

Gli uomini vogliono essere solo confortati nelle loro illusorie certezze, rassicurati di fronte all’ignoto, blanditi e persino ingannati. Quando l’autoinganno non funziona più, essi trovano subito il libro o il seminario utile per sedare l’ansia e convincerli che viviamo nel migliore dei mondi possibili, anche se nessuno finora se n’è mai accorto. Per questa ragione hanno tanto successo le pellicole ed i romanzi consolatori dove la debolezza, l’inettitudine e la malvagità sono mascherate, in cui un bene dolciastro e futile trionfa su un male mediocre. Per questa ragione le improbabili promesse di “politici”, guru quantici e chierici trovano sempre un vasto uditorio, mentre i maestri veri sono ignorati o addirittura vilipesi. (J.K.)

L'infinita insensatezza del Tutto congelata nella solitudine di uno sguardo. (Id.)

Senza un senso, senza una direzione, pesano in modo indicibile le vuote, inani, inerti liturgie dell’esistenza quotidiana. (Id.)

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

15 settembre, 2015

Una ragione irrazionale



U.A.A.R. è la sigla di Unione degli atei, agnostici, razionalisti. E’ una setta famigerata ed invadente che pontifica su tutto e sul contrario di tutto, atteggiandosi ad avanguardia illuminata contro la superstizione, l’oscurantismo e le “pseudo-scienze”. Evidente la parentela con la genia negazionista che ruota attorno al C.I.C.A.P.

Quello che in special modo non mi convince di questa chiesa è l’accostamento tra ateismo e razionalismo.[1] Come può un ateo, con tutto il rispetto per i suoi convincimenti, essere un propugnatore del razionalismo? Vedere nella ragione il fondamento della conoscenza e della condotta mi pare non sia del tutto conciliabile con la miscredenza. Se, infatti, l’universo è irrazionale, poiché non esiste un Logos trascendente che lo giustifica e lo organizza, da dove emerge la quadrata ragione utile ad analizzare il mondo? Bisognerebbe postulare che in un cosmo del tutto illogico ad un certo punto, in modo del tutto inatteso, nasce e si sviluppa una specie, Homo sapiens sapiens, che, a differenza di tutte le altre, è dotata del raziocinio. Tuttavia il raziocinio è adoperato paradossalmente per constatare l’irrazionalità del Tutto e per individuare delle leggi fisiche, traducibili in equazioni matematiche che, con il loro rigore e la loro costanza, paiono contraddire l’insensatezza universale.

Un ateo coerente dovrebbe essere un fervente irrazionalista come il marchese De Sade: il filosofo francese, infatti, negando Dio, asserisce che il fulcro della natura e degli esseri viventi è il perseguimento egoistico della propria perpetuazione, l’incessante ricerca del piacere ad ogni costo. De Sade disegna una realtà dominata da istinti incontrollabili, da ciechi processi biologici avulsi da qualsiasi fine etico. E’ una visione che si può condividere o rigettare in tutto o in parte, ma è congruente al suo interno, solidissima sotto il profilo concettuale. Il pensatore d’oltralpe rinuncia ad educare l’umanità, non si impegna nelle battaglie in nome della “scienza” e dei “lumi” contro i retaggi religiosi e sociali dell’ancien régime, ma si prefigge solo di trarre il maggior godimento e successo personale possibili dalla sua condotta amorale. Prima ancora che con Karl Marx, la sua filosofia è prassi.

I pontefici atei e razionalisti, invece, si impantanano in incongruenze insanabili, cercando di salvare capra e cavoli. Sono gli stessi che esigono le “prove concrete” di quanto supera l’angusto spazio dei loro pregiudizi. Con quali criteri, però, possono stabilire il confine tra empirico e teorico, naturale e soprannaturale, razionale ed irrazionale, dal momento che, secondo la loro Weltanschauung, tutto è gratuito, assurdo, immotivato, caotico? Che cosa significa “prova concreta”, quando la stessa materia ed il corso degli eventi sono, nella loro essenza, non solo inconoscibili, ma pure casuali?

Infine l’atteggiamento di codesti credenti al contrario prescinde del tutto dai progressi della scienza attuale, in primis la fisica quantistica che ha svelato scenari non sempre inquadrabili in schemi ottocenteschi. Sono proprio questi gli schemi che i sacerdoti dello scientismo (lo scientismo non è scienza, ma una sua caricatura) continuano ad imporre: oltre che obsoleti, sono riduttivi. I nostri atei fanatici pretendono di togliere una spina da un dito con le pinze da meccanico.

[1] Circa l’agnosticismo si veda “Scettici e dogmatici”, 2011

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APOCALISSI ALIENE: il libro

06 dicembre, 2014

Inasprimento della pressione fiscale: qual è il vero scopo?


Quis custodiet custodes?

I politici “onesti” sono quelli che non sono stati ancora colti con le mani nel sacco.

L’anno prossimo l’I.V.A. su molti prodotti e servizi sarà portata al 25,5 per cento e nel contempo saranno aumentati parecchi balzelli. Che senso ha inasprire la pressione dei vari gravami fiscali? Lo stato aumenterà in questo modo il gettito? No.

Anche un deficiente capisce che i cittadini già tartassati non possono essere spremuti indefinitamente: alla fine dai limoni non si riesce ad ottenere neppure una goccia. Le pecore vanno tosate, non scorticate. E’ palese che il ricavo per l’erario continuerà a diminuire, insieme con la costante flessione dei consumi associata al fallimento di aziende ed imprenditori. Allora perché i vari governi seguitano ad introdurre e ad incrementare i tributi, se sanno che tale politica deprime l’economia e favorisce l’evasione?

Per comprendere gli eventi di questi tempi finali, occorrono nuove, inedite chiavi di lettura. L’inasprimento della pressione fiscale ha come scopo precipuo la sadica vessazione dei cittadini e la loro riduzione in uno stato di indigenza. I ricchi ed i cosiddetti potenti navigano già nell’oro e non hanno alcun bisogno di altro denaro. Le risorse finanziarie solo in minima parte sono destinate ai servizi, il resto serve per garantire il lusso ad una pletora di funzionari e di parassiti, ma giganteschi ladrocini ed artifici contabili da soli bastano per soddisfare questa esigenza. Di nuovo: non è necessario dissanguare ulteriormente i cittadini, pardon i sudditi.

Oggi molti, delusi dal Movimento cinque stelle e da altre formazioni, confidano nei nuovi profeti del nulla, Salvini e la Meloni. Non si è ancora compreso che il sistema confeziona sempre nuovi feticci: un bambolotto ne sostituisce un altro. Il popolo è un eterno bambino capriccioso. Il fantolino, stancatosi presto di un balocco, piange e strepita per averne un altro che è quasi uguale al precedente. Dopo che i genitori gli hanno acquistato il nuovo giocattolo, il pargolo dopo un po’ non ci trova più gusto e ne vuole un altro e così via.

Alla massa l’establishment dona sempre nuovi pupazzi. Qualche idea di Salvini e della Meloni è pure condivisibile, non difettano di una dialettica talora persuasiva, ma essi, volenti o nolenti, sono organici agli apparati e gli apparati sono del tutto irriformabili. D’altronde in passato l’esecutivo, sostenuto dai partiti cui appartengono i due imbonitori, non ha neppure abolito l’I.R.A.P., a differenza di quanto promesso e strombazzato. Avrebbero credibilità solo se aggredissero, senza mezzi termini, il signoraggio bancario e la geoingegneria clandestina.

Che cosa ci si può attendere in una realtà in cui non esiste alcuna differenza tra Stato e mafia, dove la corruzione è endemica, radicata, dove chi controlla e vigila è più disonesto del più incallito delinquente ?

Quando ho appreso dello scandalo romano, con l’osceno connubio tra criminalità organizzata e classe “politica” capitolina, sono rimasto sconvolto, ma non per il marciume scoperto di cui ogni persona con un po’ di sale in zucca può solo essere certa, ma per il fatto che qualche giudice ha indagato e persino disposto misure cautelari. E’ immaginabile che in uno
Stato guasto come quello italiano agisca qualche magistrato integerrimo? Forse le inchieste, destinate comunque ad arenarsi ed a rivelarsi un fuoco di paglia, servono solo ad esacerbare l’opinione pubblica affinché, azzerata l’attuale casta, sia spianata la strada a banditi addirittura peggiori.

Lo ripeto: il sistema non può essere in nessun modo riformato e neppure leggermente migliorato, poiché nel suo D.N.A. albergano il pervertimento e la frode.

Non ci si illuda che la situazione possa evolvere: i politici probi (pochissimi) sono subito silurati o è loro impedito di agire; tutti gli altri sono dei briganti. Alle prossime consultazioni elettorali vedremo probabilmente la Lega nord celebrare un inutile trionfo ed il Movimento cinque stelle, logorato da contraddizioni, tentennamenti ed ambiguità, affondare. Nel contempo affonderà l’Italia... e non solo.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

20 agosto, 2014

L’uomo è un essere razionale?


L’uomo è un essere razionale? Per rispondere bisognerebbe prima comprendere che cos’è la “ragione”. E’ impresa ardua, se non impossibile. Considerata la “facoltà di pensare stabilendo rapporti e legami fra i concetti di giudicare bene, distinguendo il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto” (Zingarelli), da questa definizione corrente si arguisce che essa abbraccia sia gli intangibili orizzonti logico-conoscitivi sia gli impervi territori dell’etica.

Se risaliamo all’etimologia di “ragione” (dal latino ratio, misura, calcolo, nome collegato al verbo reor, calcolare), vi possiamo scorgere una capacità di computare il rapporto costi-benefici, ogniqualvolta si decide o si deve decidere qualcosa. Ergo il raziocinio, lungi dal possedere tratti nobili, diverrebbe uno strumento volto a favorire il maggior successo possibile nelle proprie azioni. Non sarebbe più dunque prerogativa umana, poiché anche gli animali (almeno quelli definiti "superiori") sono capaci di valutare i pro ed i contro di un comportamento. Si pensi ad un ghepardo che, allorché è in procinto di cacciare una gazzella, deve soppesare una serie di fattori: la preda è troppo veloce? E’ difesa in qualche modo dalle altre gazzelle? Qual è la distanza che separa il predatore dal potenziale pasto?

La tanto celebrata intelligenza, spartiacque tra gli uomini ed i bruti, tra gli uomini e le bestie, potrebbe essere, invece, una giustificazione a posteriori di scelte dettate da desideri e da motivazioni inconsce. La ragione dunque come coonestamento di circostanze irragionevoli? Il filosofo scozzese Hume scrive: “La ragione è schiava delle passioni e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa di quella di obbedire e servire ad esse”. (D. Hume, Trattato sulla natura umana)

Se diamo... ragione a Hume, siamo inclini a concludere che l’intelletto è solo un inganno volto a sublimare le inclinazioni più basse ed egoistiche. Nietzsche ed altri sarebbero d’accordo. Se osserviamo il genere umano e ciò che esso ha prodotto sino ad oggi, si dubita che vi alberghi alcunché di razionale. Quale potrebbe essere la causa? In fondo il Sapiens, in quanto essere naturale è, per molti rispetti, un prolungamento del mondo in cui vive e il mondo è di per sé contraddittorio. Chi potrebbe negarlo? E’ così spiegata l’irragionevolezza umana, rispecchiamento della non logicità del tutto?

La morale e la giustizia, che è un’etica istituzionale, nonché le religioni vorrebbero sancire dei princìpi universali secondo ragione e secondo l’accordo con le leggi divine. Inutile rammentare che, essendo la morale priva di un fondamento certo ed univoco, causa sovente più danni di quelli che mira ad evitare. Questo vale soprattutto per l’etica imposta (ebraica, cristiana, musulmana etc.) che, tentando di disciplinare una casistica quasi infinita sulla base, per di più, di dogmi, scivola non solo nella coercizione, ma anche nella costante necessità di ridefinire circostanze, limiti, deroghe e punizioni. Alla fine la morale assoluta diventa il relativismo assoluto sottoposto all’arbitrio di chi ha i titoli per interpretare i testi sacri.

Dunque l’uomo è un essere razionale? Lo sono tutti? Si sarebbe tentati di rispondere che è più sensato un sano istinto di una paludata, artefatta ragione.

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24 dicembre, 2013

L'ha detto la maestra!


Suscita infinita tristezza il recente intervento di Gianluca Nicoletti sulla geoingegneria clandestina. Non siamo animati da acrimonia, ma motivati da un profondo disinganno. Non è che non ci aspettassimo un suo scivolone sul tema, ma è il modo in cui è ruzzolato ad essere pietoso. Egli, pur con tutti i notevoli limiti degli intellettuali odierni, è pur sempre un intellettuale che, in primo luogo, dovrebbe dimostrare una certa dimestichezza con il lessico e le questioni semantiche...

Invece anche Nicoletti è invischiato nella solita terminologia quasi più sciatta che falsa: “bufala”, “teoria del complotto”, “complottismo”, "sciachimisti"... E’ un linguaggio che condanna al torto anche chi, per assurdo, avesse un briciolo di ragione. Sono vocaboli usati a vanvera, in una coazione a ripetere che si può forse comprendere nei consumatori abituali delle droghe televisive, non in chi è – o crede di essere – un osservatore lucido della realtà e delle sue traduzioni mediatiche.

E’ poi pretenzioso tutto quel discorso pseudo-epistemologico con cui il Nostro ha introdotto la questione: non ci si improvvisa dei Feyerabend che, tra l’altro, della scienza aveva una concezione molto più matura e scaltrita.

Non solo, il giornalista esprime ed incarna tutti i più beceri e logori luoghi comuni del suddito rimbecillito che di fronte agli indiscutibili crimini dei potenti reagisce con la solita battuta: “Gombloddo... sarà la Spectre…”. Non si accorgono di essere patetici oltre che autolesionisti?

Non importa stabilire se Nicoletti abbia subìto il lavaggio del cervello (non è il caso di Cattivissimo che non ne è dotato) o se aderisca alla setta negazionista per interesse di bottega: ad un certo punto la differenza tra dabbenaggine e malafede diventa labile, impalpabile. I negazionisti sono simili a quei robot stolidi della fantascienza pulp, automi che uccidono in modo più cieco che bieco.

E’ anche deprimente constatare la sudditanza, la resa di Nicoletti nei confronti della “comunità scientifica”: gli manca una visione critica della scienza, come se la citata élite fosse depositaria della verità assoluta, come se essa fosse una chiesa che può distinguere tra ortodossia ed eresia. Che approccio infantile e dogmatico! “E’ così, mamma! L’ha detto la maestra!” Tra l’altro il Gotha della scienza coincide, nella vulgata di Nicoletti, con l’ideologia dominante che di scientifico ha ben poco, essendo propagandata da un’accozzaglia di accattoni che si affannano attorno alle baronie universitarie, da una cricca di disinformatori disinformati.

In questo desolante contesto, è “spalla” degna di Nicoletti tale Stefano Morrigi, “storico della scienza” che, tradotto in una lingua veritiera ed attuale, significa che non è né storico né scienziato, ossia il nulla che pontifica. Renzi è in buona compagnia.

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28 settembre, 2013

Gli Architetti della distruzione


Quali sono le interpretazioni sui fatti occorsi il giorno 11 settembre 2001 a New York, a Washington ed in Pennsylvania?

1) Menzognera versione ufficiale (per i sudditi). Secondo il regime orwelliano ed i media asserviti al sistema, il giorno 11 settembre alcuni terroristi islamici di Al Qaida dirottarono due aerei di linea affinché si schiantassero contro le Torri gemelle etc. La Torre n. 7 crollò per solidarietà nel pomeriggio dello stesso giorno. Anche un'ala del Pentagono, la cui costruzione cominciò il giorno 11 settembre 1941, fu diroccata da un velivolo pilotato da un altro jihadista, più abile ai comandi del Barone rosso. Il quarto aereo, diretto contro il Campidoglio o la Casa Bianca precipitò in un campo presso Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che gli intrepidi passeggeri ed i componenti l'equipaggio avevano tentato, senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo.

L'amministrazione di George W. Bush Junior non era al corrente del piano criminale né sapevano alcunché l'F.B.I., la C.I.A. e compagnia cantante. Il N.O.R.A.D. manifestò della falle gigantesche. Tutti furono colti di sorpresa e le reazioni furono quelle di un bradipo.

2) Spiegazione di compromesso (for dummies): persone con incarichi di responsabilità negli Stati Uniti erano a conoscenza del pericolo costituito dai “terroristi musulmani”, ma decisero di non agire. Individui estranei ad al-Qaida parteciparono alla pianificazione ed all'esecuzione degli attacchi.

3) Interpretazione definibile propriamente come "inside job" (operazione interna): il 9 11 fu architettato dai cosiddetti neo-conservatori, da think thank reazionari e perpetrato dai servizi segreti statunitensi o da una loro frangia "deviata". Due aerei distrussero il World Trade Center, mentre sul Pentagono si abbatté un missile.

4) Esegesi del 9 11 come "affare cosmopolita": l'attentato si deve ai servizi segreti internazionali, vale a dire C.I.A., Mossad, MI6, I.S.I.(servizi segreti del Pakistan) etc., quindi ad una struttura di "intelligence" diffusa in modo capillare in quasi tutto il mondo e di cui gli esecutivi nazionali sono del tutto succubi.

5) Interpretazione esoterica: il 9 11 fu concepito da una setta nefanda che perpetrò le scellerate azioni non tanto per ragioni di dominio politico e di egemonia economica, ma per imprimere un sigillo oscuro alla storia. Si generò così una potente egregora le cui tracce iconiche furono disseminate in produzioni cinematografiche, televisive e libri. Il 9 11 fu un rito abominevole capace di sprigionare le forze diaboliche evocate dagli Architetti della distruzione. Fu compiuto un sacrificio umano atto a disserrare le porte dell’Inferno.

Le esegesi 3, 4, 5 non si escludono a vicenda, perché sono un progressivo approfondimento della medesima lettura, mentre la n. 1 è incompatibile con le altre. Tuttavia insistere sulla n. 3 può essere indizio di disinformazione, poiché di fatto tende a scagionare entità sovranazionali, addossando ogni responsabilità sull'amministrazione Bush e sull’entourage di un presidente babbeo. In questo modo, si occulta e si minimizza il ruolo di apparati occulti di natura mondialista.

Il dibattito - e non è un dibattito ozioso - verte pure sulle cause che portarono al crollo dei due grattacieli newyorkesi: furono degli aerei o, come è ormai assodato, le Torri gemelle rovinarono, sbriciolandosi, perché erano state piazzate delle cariche esplosive? I velivoli appartenevano dunque ad una gigantesca montatura televisiva? Sì!

Per quanto ci riguarda, d'accordo con pochi ma coraggiosi ricercatori, riteniamo che il 9 11 fu ideato da anime nere, da insospettabili personaggi il cui quartier generale è...

Post scriptum

Colgo l’occasione per segnalare il saggio di Roberto Quaglia, “Il mito dell’11 settembre e l’opzione Dottor Stranamore”. “L’autore ha sviluppato, articolato e caparbiamente documentato la sua ricerca, fornendoci un libro-inchiesta che, con stile brillante e con maestria nell’esercizio del dubbio metodico su ogni rappresentazione istituzionale fornita nel corso di questi cinque anni, ci mostra come le crepe, che si intravedevano celate già all’origine di quell’evento siano divenute tante e tali da determinare un senso di disfacimento della realtà percepita. Il lettore, però, non si accascia nell’angoscia grazie a quel senso di distacco, di arguzia e di raffinatissima ironia che il Nostro sa magistralmente comunicare al destinatario, riuscendo a tenerlo con il fiato sospeso dall’inizio alla fine”.

Purtroppo l'autore non si occupa di scie chimiche né chiama in causa il Vaticano in merito alle trame dei potenti, ma su tali ominose omissioni avremo occasione di disquisire...


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APOCALISSI ALIENE: il libro

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