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06 novembre, 2012

La visione di Ezechiele

Ezechiele è il celebre profeta ebreo vissuto tra il VII ed il VI sec. a. C., autore dell’omonimo libro della Bibbia. La magnifica teofania con cui si apre il testo (I, 1-27) ha dato origine a differenti interpretazioni con un corollario di controversie, su cui infra. In primo luogo riportiamo il testo nella traduzione definita "Nuova Diodati".

Visione dei quattro esseri viventi

1 Nel trentesimo anno, il cinque del quarto mese, avvenne che, mentre mi trovavo tra i deportati presso il fiume Kebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni da parte di Dio. 2 Il cinque del mese (era il quinto anno della cattività del re Jehoiakin), 3 la parola dell'Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 4 Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su sé stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco. 5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 6 Ognuno di essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come il bronzo lucidato. 8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali. 9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra e tutti e quattro la faccia di aquila. 11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo. 12 Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano. 13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 14 Gli esseri viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine. 15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli esseri viventi con le loro quattro facce. 16 L'aspetto delle ruote e la loro fattura erano come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota. 17 Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 18 Quanto ai loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 20 Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano, anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.

Visione della gloria dell'Eterno

22 Sopra le teste degli esseri viventi c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste. 23 Sotto il firmamento si stendevano diritte le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e due che coprivano l'altro lato del corpo. 24 Quando essi si muovevano, io sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo. 27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore. 28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava.

Una navicella spaziale?

Gli studiosi di archeologia spaziale considerano l’icastica descrizione di Ezechiele una delle prove più nitide dei contatti intercorsi tra i terrestri ed esseri provenienti da altri pianeti. Secondo tale supposizione, gli incontri ravvicinati del profeta con gli occupanti di navicelle extraterrestri sarebbero almeno quattro: uno nel 593, due nel 592 e l’ultimo nel 572 a.C. Come altri profeti, Ezechiele avvrebbe ricevuto messaggi e direttive.

Di recente l’esegesi clipeologica del passo è stata rinverdita dal semitista Mauro Biglino che, basandosi su una traduzione letterale del testo biblico, ritiene di riconoscere nel grandioso spettacolo la raffigurazione di un velivolo. Annota lo specialista: “Abbiamo la descrizione di quello che potrebbe essere un vero e proprio incontro ravvicinato con un U.F.O.: una nube tempestosa che proviene da nord, nel mezzo il fuoco dei sistemi di propulsione che ruota su sé stesso, la radiazione luminosa attorno e, al centro, un che di splendente come l’elettro! … Un particolare importante è il disegno della ruota dentro la ruota che ci ricorda molti dischi volanti raffigurati con una cupola che appare proprio come una ruota nel mezzo di una ruota”. (Biglino, 2011) Il suono udito dall’autore biblico è il rombo di un motore.

E’ arcinoto che trent’anni or sono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la N.A.S.A., fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, volle dimostrare che l’oggetto dipinto da Ezechiele non era un’astronave, ma smentì sé stesso, allorquando pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del ‘carro celeste’ visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di shuttle, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio. Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando, non si giravano", Blumrich giunse ad una sua interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Era tecnologia extraterrestre risalente a 2.500 anni prima, brevettata negli U.S.A. nel 1972! Ezechiele racconta nel suo libro dei ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. (J. Fiebag, 1998)

Un'esperienza sciamanica?

Altri studiosi sono proclivi ad interpretare la visione del profeta, richiamandosi alle esperienze sciamaniche: gli animali, i teriantropi (esseri metà uomo e metà animale), le ali, la ruota etc. sarebbero altrettante immagini percepite in uno stato di estasi. Scrive Corrado Penna in una sua ricerca: “Nel libro del profeta Ezechiele, troviamo le tipiche descrizioni visionarie di chi entra in uno stato di trance ovvero di coscienza alterata. Anche le sensazioni uditive sono caratteristiche di quegli stati. […] In effetti il ronzio, fruscio o un altro rumore (in questo caso un fragore prodotto dallo sbattere delle ali di esseri teriantropi) appartiene alle sensazioni che accompagnano chi accede ad una condizione di percezione modificata”. (Penna, 2012).

Un’aurora boreale?

Un’altra ipotesi è stata formulata a proposito della pagina in esame: Robert Schoch opina che la rappresentazione in oggetto sia riconducibile ad una serie di fenomeni causati da una tempesta geomagnetica: un’aurora boreale dai colori cangianti, con tipici drappi e configurazioni dall’aspetto zoomorfo ed antropomorfo. Schoch crede che la visione sia compatibile con uno spettacolo aurorale che, originatosi nel nord, fu osservabile sopra Nippur nel 593 a.C. in un periodo di forte attività solare. Il geologo, insieme con Perratt et al., riconosce in alcune incisioni rupestri di nativi nordamericani e nella scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua rappresentazioni di forme aurorali. Gli resta da spiegare il rumore abbinato all’”oggetto” di Ezechiele: lo scienziato menziona suoni (fischi, fruscii, sibili) che talora si odono in concomitanza di fenomeni boreali. La causa di tali suoni è incerta: potrebbero essere dovuti all’aumento ed allo scarico dell’elettricità statica in prossimità del suolo o ad una trasduzione elettrofonica legata ad una frequenza molto bassa (VLF) di onde radio associate all’aurora. Ci sembra una lettura forzata, sebbene l'autore sia spesso molto acuto. (Schoch, 2012)

Qualche nota conclusiva

Per concludere questa carrellata, ricorderemo che l’iconografia della visione di Ezechiele si presta pure ad un’esegesi emblematica. Gli animali tratteggiati dal profeta, oltre ad adombrare presumibilmente valenze astrologiche ed astronomiche (ere zodiacali, precessione degli equinozi…), anticipano i simboli dei quattro evangelisti, spaziando fino all’orizzonte esoterico di tali segni. L’uomo è Matteo; il leone è Marco; il bue è Luca; l’aquila è Giovanni.

E’ evidente che è difficile pronunciarsi in modo definitivo ed apodittico sull’epifania di Ezechiele, non solo per il linguaggio metaforico, ma soprattutto per via delle stratificazioni testuali. Sono necessari altri studi di tipo interdisciplinare per tentare di chiarire la questione. Non dimentichiamo infine che un’analisi plausibile richiede una conoscenza accurata della lingua originale, ma è dottrina che è privilegio di pochi semitisti. Costoro, tra cui il Professor Biglino, ammettono, però, che resta sembra un quid irriducibile, refrattario ad una traslazione immune da perdita di significati primigeni. Questo “rumore”, che interferisce con ogni attività di transcodificazione, è ancora più forte nel caso si debbano rendere idiomi antichi e complessi quali l’ebraico e l’aramaico. Dunque tutte le traduzioni sono approssimazioni, se non più o meno deliberati travisamenti.

A proposito di contraffazioni, si pensi, a titolo di esempio, a come è tradotto Matteo 11: 12.

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. (C.E.I.)

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Nuova Diodati)

“E dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono”. (Riveduta)

“Ora, da' giorni di Giovanni Battista infino ad ora, il regno de'cieli è sforzato ed i violenti lo rapiscono”. (Diodati)

Nessuna versione è aderente all’archetipo greco(?)in cui è scritto: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli si conquista con la forza ed i violenti se ne impadroniscono”.

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

01 ottobre, 2009

2012 e dintorni

Recentemente Stefano Panizza ha pubblicato un articolo intitolato Il 2012 secondo la scienza. L'autore esamina i capisaldi concernenti il 2012, come data spartiacque e prova a dimostrare che non esistono né nelle culture del lontano passato né tra gli studi scientifici di questi ultimi anni riferimenti al 2012 come snodo temporale, se si esclude qualche labile ed estemporaneo cenno. Ora, lo studio di Panizza è apprezzabile per l'impegno nella ricerca e per i toni che non sono apodittici, ma, denota, a mio parere, una carente inclinazione a considerare i valori simbolici e siano pure simboli non molto complessi, oltre a varie imprecisioni e lacune che rischiano di inficiare un'ipotesi già di per sé caduca.

Ad esempio, Panizza scrive: "Secondo la più scientifica delle teorie ‘eretiche’, quella di Robert Schoch, la Sfinge potrebbe risalire al 5-7000 a.C., periodo di piogge torrenziali atte ad erodere il corpo della struttura. Riflettiamo un attimo. E' plausibile che nel 7000 a.C. si inizi un progetto che si riferisce al 10.450 a.C. (ed in questi 3000 anni come si è conservata notizia?) ma venga completato solo nel 2.450 a.C., dopo cioè 5000 anni? Ed il tutto allo scopo di avvisare le antiche generazioni? Considerando come gli Egizi trattavano gli altri, francamente risulta alquanto sospetta questa premura per il prossimo". Qui si può osservare che la cronologia suggerita da Schoch è dettata da prudenza, essendo una retrodatazione minima: il geologo statunitense, infatti, non nega che la Sfinge potrebbe essere più vetusta e rimontare all'XI millennio a.C.[1] Il complesso fu presumibilmente modificato più che completato da Chefren, faraone della IV dinastia sotto il cui regno fu riscolpito il volto della statua. Questo non è poi così strano: quante chiese medievali furono trasformate nei secoli successivi, in età rinascimentale e barocca! In verità è difficile pensare che nell'XI millennio già esistesse il popolo degli Egizi, semmai i superstiti di Atlantide erano approdati in varie regioni della Terra e, a conoscenza del fenomeno precessionale e dei suoi influssi sui cicli storici, intesero forse avvertire non i posteri tout court di futuri cambiamenti, ma alcune confraternite che trasmisero una tradizione sapienziale di generazione in generazione. E' assodato che i popoli antichi, ossessionati dal moto precessionale del sole (si legga almeno G. De Santillana, E. Von Echend, Il mulino di Amleto), ne codificarono le principali cifre nei miti e nell'arte (vedi 23 gradi e 5). Gli stessi monumenti megalitici sono probabilmente giganteschi orologi precessionali. E' poi indiscutibile che, sebbene con una banda di oscillazione di alcuni decenni, siamo ormai verso la fine dell'età dominata dal segno dei Pesci, epoca coincidente con la diffusione del Cristianesimo, tra i cui emblemi si annovera il pesce (Ichtys in greco).

Tralascio altre coordinate del tema, limitandomi a rilevare che, se non sappiamo che cosa accadrà nei prossimi anni, possiamo asserire, però, che il 3113 a.C., anno in cui cominciò il Quinto sole per i Maya, combacia con una svolta decisiva tanto è vero che in quel periodo si colloca, grosso modo, il confine tra preistoria e storia, con lo sviluppo delle "prime" civiltà fluviali. Non è una differenza di poco conto. Sui fenomeni riguardanti la migrazione dei poli, l'attività della nostra stella, le anomalie gravitazionali ai confini del sistema solare, l’allineamento della terra con il centro della galassia… si pronunceranno gli esperti, ma è evidente che assistiamo a sconvolgimenti atmosferici e tettonici sempre più frequenti e disastrosi. Qualcuno forse ritiene che tutto ciò sia normale? Ritengo siano manifestazioni di origine per lo più artificiale, ma, ammesso che siano naturali o il risultato di una sinergia tra natura e tecnologie militari, sembrano preludere a cataclismi ancora più rovinosi. Questo non significa accodarsi ai catastrofisti, tra i quali si annidano moltissimi disinformatori che ci tormentano con la storiella dei cambiamenti climatici, ma sarebbe ipocrita nascondere che siamo prossimi ad una fase spaventosa e necessaria, sebbene ne possa scaturire una palingenesi. Il parto è doloroso, ma poi viene alla luce una nuova vita.

Il 2012: eliminiamo pure tutta l'enfasi su questo anno, ridimensionando o azzerando retaggi ed indizi culturali che comunque non mancano. Resta la potente (e nera) valenza simbolica della data 21-12-2012, da cui, anche se con calcoli macchinosi, si può ricavare il 666, ma che è soprattutto legata al numero 236, la cui somma è 11. Consideriamo pure tutte queste cifre delle mere combinazioni: non si può dimenticare che moltissime scadenze ed innovazioni decise dai governi, pròtesi dell'esecutivo mondiale occulto, si riferiscono al fatidico anno. Ricordando che la Cabal sceglie spesso delle date significative per indicare le "stazioni" verso il Nuovo ordine mondiale, non mi stupirei se, basandosi su una martellante ed astuta campagna mediatica, gli Ottenebrati decidessero di usare il 21-12-2012 come linea di confine, forse con l'instaurazione di una dittatura planetaria, preparata con studiata gradualità.

Se si definisse simbolismo la banale, ma sinistra lotteria degli Oscurati, si oltraggerebbero tutti gli studiosi di esoterismo e di tradizioni: nondimeno è ancora un giorno eloquente sotto il profilo numerico quello scelto per bombardare la Luna, ufficialmente alla ricerca di acqua nel sottosuolo selenico. E' il 9-10-2009: tolti gli zeri e sommando le cifre dell'anno, otteniamo 9 11... un'inquietante evocazione.

Alla fine, omettendo di sfiorare altri addentellati tradizionali, mitologici, astronomici ed emblematici circa il 2012 (in parte sono stati già toccati, ad esempio, in Assenzio), si deve individuare nell'articolo di Panizza un approccio piuttosto equilibrato, ma empirico e, in quanto tale, riduttivo.[2] La sonda di Panizza va poco in profondità e non esplora territori di frontiera, indagati, invece, con acume, ad esempio, da Angelo Ciccarella nell’articolo Il varco tra i mondi, in X Times n. 11, settembre 2009. Benché Il varco tra i mondi non si riferisca esplicitamente al 2012, capta i segnali di una prossima transizione. Dunque lo studio di Panizza è rassicurante, poiché inscritto nel piccolo e confortevole cerchio dell’empiria e soprattuto del "va tutto bene". Se solo si osasse oltrepassare la circonferenza della scienza ortodossa, si scoprirebbero interessanti correlazioni.

Così tutte le interpretazioni pionieristiche ed eccentriche (le verità sono sempre oltre) sono escluse, come se il cosmo fosse confinato al visibile, come se esistessero solo l'archeologia e la storia accademiche, magari timidamente aggiornate da Schoch, come se gli enigmi ed i paradossi di un universo multidimensionale potessero essere spiegati, affidandosi ai comunicati ufficiali della N.A.S.A.


[1] Di recente Schoch, in base allo studio degli antichissimi resti appartenenti alla città di Gobekli Tepe (nell’attuale Turchia), ha deciso di retrodatare il monumento leonino ad un periodo oscillante tra il 10.000 ed il 12.000 a.C. Vedi R.M. Schoch, Una civiltà di dodicimila anni fa, 2009

[2] Pur rimanendo in campo scientifico, soprattutto inerente a cosmologia e paleontologia, ma con qualche apertura verso la storia dell’arte ed il simbolismo, Paul La Violette, in Earth under fire, approda a conclusioni molto diverse.



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