23 novembre, 2012

Uno o due Messia? (prima parte)

Chi legga in modo spassionato i Vangeli deve convenire che non di un solo Messia sono narrate le vicende ed è riferita la predicazione, ma di due. Poco importa se essi furono personaggi storici o no: le religioni germinano attorno ad un’idea che può essere incarnata da una figura carismatica realmente esistita, ma pure coincidere con una prodigiosa mitopoiesi.

Saremmo propensi a vedere nei Messia evangelici (compresi quelli tratteggiati nei libelli apocrifi) due uomini che veramente vissero in Palestina tra il I sec. a. C. ed il I secolo dell’era volgare. Per ironia (o frode?) della storia al Cristo politicizzato è stato attribuito un messaggio di amore ecumenico, mentre la placida figura del Messia di Aronne (Yeshua - Gesù bar Abba) è stata o appannata o svilita in malfattore, a tal punto che il vocabolo “barabba” è assurto a sinonimo di “briccone”.

Che cosa induce molti studiosi ad ipotizzare che i Messia fossero due? Gli indizi non mancano: gli Esseni, confraternita nel cui milieu o ai margini del quale si sviluppò il movimento ebionita, attendevano due Messia: uno regale ed uno sacerdotale. La congiunzione Giove-Saturno, che fu forse la stella di Betlemme, adombra la distinzione menzionata. Il Vangelo di Matteo contiene una genealogia regale, laddove Luca riferisce l’ascendenza levitica.

Non solo. I Vangeli di Matteo e Marco riportano due distinti episodi in cui Gesù moltiplicò pani e pesci per sfamare la moltitudine che lo aveva seguito: nel primo (Matteo 14,13-21, Marco 6,30-44) con cinque pani e due pesci rifocillò cinquemila persone; nel secondo (Matteo 15,32, 45, 44. Marco 8,1-10) con sette pani e "pochi pesciolini" il Salvatore ristorò quattromila seguaci.

La prima moltiplicazione è riportata anche da Luca (9,10-17) e Giovanni (6,1-14). E’ probabile che i due pesci siano i due Messia; i cinque pani, in tale contesto, dovrebbero simboleggiare i cinque libri della Torah.

Più di queste tracce è, però, la dicotomia diegetica e descrittiva a deporre a favore della congettura in oggetto. Coesistono nei Vangeli un Cristo combattivo ed uno mite: le loro vicende procedono desultorie non solo per i tagli, le cuciture e le ricuciture del tessuto narrativo, ma anche poiché lo scrittore pare seguire due itinerari, dipingere due attanti principali. La regia è piuttosto scaltrita, ma gli stacchi, le incongruenze affiorano: il montaggio è di tipo sovrano per necessità (e per la difficoltà ad armonizzare ed incastrare sequenze eteroclite) e non per scelta estetica.

Così si giustappongono episodi discordanti e proclami onestamente inconciliabili. Matteo 10, 34-38 scrive: “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno i suoi familiari.”

Luca è ancora più bellicoso, anzi incendiario: “Sono venuto a portare fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso! Devo ricevere un battesimo e quanto mi sento angustiato, finché non sia compiuto. Credete che io sia venuto a mettere pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. Perché d’ora in poi cinque persone in una casa saranno divise, tre contro due e due contro tre. Saranno divisi il padre contro il figlio, il figlio contro il padre, la madre contro la figlia, la figlia contro la madre, la suocera contro sua nuora, la nuora contro la suocera.” (Luca 12, 49-53)

Luca 35-38 riporta un dialogo dove all’ordine messianista è stata aggiunta una pacifica coda paolina: "Quando vi ho mandato senza borsa né bisaccia né sandali vi è forse mancato qualcosa?". Risposero: "Nulla". Ed egli soggiunse: "Ma ora, chi ha una borsa la prenda e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. 37 Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine". 38 Ed essi dissero: "Signore, ecco qui due spade". Ma egli rispose "Basta!"

Ecco che ci si sbizzarrisce con le esegesi metaforiche, simboliche, allegoriche… Spesso sono letture molto brillanti: peccato che brillino di una luce da oggetto di bigiotteria. Piaccia o no, siamo al cospetto di contenuti politici anti-romani maldestramente aggiustati, a guisa di un abito rappezzato alla bell’e meglio. Il Cristo depoliticizzato piaceva a Paolo: faceva alla sua bisogna. I dissidi con Giacomo, fratello del Signore, e gli altri Nazirei erano inevitabili, ma la propaganda nicena li cancellò: fu come propiziare la pace tra Eteocle e Polinice. Tanto chi conosce Eteocle e Polinice e chi era ed è al corrente delle dispute tra l’apostolo dei Gentili e gli Ebioniti?

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19 novembre, 2012

Epos

Paradossi e scosse dell’affabulazione

Che cosa spinge quasi tutti noi a raccontare quanto ci è accaduto? Si noti: molti ci trattengono per snocciolare episodi insignificanti e, non paghi di avercene resi partecipi una volta, ripetono l’insulsa storia ogni qual volta trovano l’appiglio idoneo. Non sono soltanto gli anziani ad amare la rievocazione di vicende o aneddoti del “buon tempo andato”, sebbene con il passare degli anni l’inclinazione affabulatoria si intensifichi.

Che cosa significa allora raccontare? Anzi, qual è lo scopo recondito? Ognuno ha il suo épos personale, pallidissima ombra dell’épos antico dove la diegesi di eventi archetipici assurge a simbolo, si eterna nella regione intangibile del mito. Quale differenza rispetto alla squallida e noiosa cronaca in cui si è intorpidito l’istinto narrativo! L’esposizione esemplare è stata eclissata dalla chiacchiera (Heidegger) in cui l’intreccio si sfilaccia, si sfibra. Secoli fa l’eco solenne dell’aedo scivolava nel mégaron sulle calde onde di luce che si sprigionavano dal focolare, oggi il borborigmo della chat

“In principio era il Lògos”... che è anche racconto. Dio narra a sé stesso il suo sogno infinito, ne dipana i fili che ora si aggrovigliano ora strangolano le galassie, i sistemi solari, le creature. L’universo è un grandioso romanzo senza né capo né coda, il delirio mistico di un febbricitante.

Quando ci ritroviamo a ripercorrere un evento del passato, nel nostro piccolo, strappiamo al tempo inesorabile un brandello di significato. Ci illudiamo di averlo strappato all’esistenza che è diaspora, entropia. Essa corre a rompicollo verso il decadimento e la senescenza, verso la fine.

Dio stesso non sarà roso da una struggente nostalgia per la condizione primigenia, prima che Egli si immergesse nel sangue dello spazio, prima che Egli si incarnasse nel tempo?

Un racconto di sapore ancestrale: narra il mito ellenico che Crono (il Tempo?), spodestando il genitore, Urano (il Cielo, lo Spazio?), lo evirò con un falcetto. Il Tempo è lo strazio del Cielo, il supremo sacrificio compiuto dalla “fondazione del mondo”. Il sangue dell’evirazione si spande per tutto l’universo, sino nei suoi angoli più remoti, si addensa e si impasta alla sofferenza ed alla morte. Il sangue è simbolo dell’èros, della vita e dell’espiazione ed è inutile piangere sul sangue versato. Così solo da un nume mutilato può nascere la generazione successiva delle divinità, sorgere la creazione. Il seme deve spaccarsi e perire affinché germogli. Il cosmo può esistere solo come carneficina, anzi come fallito suicidio per opera di Dio. La morte abbraccia la vita che alla fine è strozzata in un amplesso fatale.

Sotto un portico al freddo, Dio, affamato, la barba incolta, batte i denti guasti: non ricorda chi fu né perché abbia deciso di lanciarsi nel vuoto senza paracadute.

Descrivere, riferire, esprimere, comunicare… per ognuno di noi viene il giorno in cui finalmente potremo raccontare non un caso rilevante, ma l’avvenimento per eccellenza.

Quel giorno, però, dalla bocca non uscirà neppure un suono. Smaniosi di raccontare a chicchessia l’unico accidente che davvero merita di essere raccontato, non troveremo nessuno che ci possa ascoltare.

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17 novembre, 2012

Le élites e gli Stranieri

Negli ultimi tempi alcuni scienziati hanno osato rompere il tabù che circonda il tema degli extraterrestri. E’ noto che si viene subito additati come visionari o ciarlatani, non appena si sfiorano certi soggetti relegati nel novero delle fantasticherie di adolescenti. Dunque questo interesse dei ricercatori è sintomatico di un importante cambiamento. Che cosa li ha spinti a rilasciare dichiarazioni sulle civiltà stellari e come le dipingono? Questi annunci non sono casuali, poiché dipendono da una raffinata strategia volta a plasmare l’opinione pubblica. Gli scienziati accademici non sono soltanto i portavoce dell’establishment, quanto esponenti del potere.

Le loro analisi sono all’apparenza contraddittorie: alcuni (ad esempio, Hawking e Kaku) allertano il pubblico, descrivendo gli Stranieri come pericolosi invasori; taluni (Wilcock, Greer et al.), invece, promuovono l’immagine degli alieni salvatori, prospettando la risoluzione di ogni problema mondiale grazie all’elargizione all’umanità di tecnologie avveniristiche ed alla creazione di una confederazione planetaria improntata ai valori della pace e della fratellanza cosmica.

E’ evidente che il governo segreto conosce la verità sugli alieni. E’ poi probabile che l’esecutivo occulto abbia stipulato patti con civiltà malevole e spregiudicate cui si devono almeno le mutilazioni animali ed umane nonché il Terraforming al contrario. Forse una frangia delle élites è pentita dell’accordo siglato, ma non può agire: ormai è troppo tardi per tirarsi indietro. Pur con tutta la buona volontà, è impossibile scagionare forze esterne dalla perpetrazione di certi crimini, anche se la deprecabile collusione di una cupola terrestre (il complesso militare-industriale) è indubbia.

Lo scenario che si sta delineando – il Quarto Reich è giusto dietro l’angolo (o è già qui?) – fu anticipato negli anni ‘80 del XX secolo da alcuni autori, tra cui George C. Andrews. Essi preannunciarono la creazione di uno stato totalitario mondiale, diretto dietro le quinte da potenze “forestiere”.

Per gettare le fondamenta del “mondo nuovo” (A. Huxley), spacciandolo per il migliore dei governi possibili, è necessaria la disinformazione che è soprattutto un gioco di prestigio. Ammesso e non concesso che esistano civiltà galattiche benevole e nel contempo interventiste, saranno proprio queste ad essere demonizzate e combattute con le armi più micidiali affinché le nazioni siano soggiogate da una dittatura tecnocratica. Di converso visitatori scaltri e scellerati sono e saranno decantati come i redentori. Steven Greer ed altri ufologi, finanziati dai Rockfeller, si impegnano da anni in questa montatura orwelliana in cui il male è presentato come bene e vice versa. Si tradiscono, però, quando negano la Geoingegneria o la ignorano o la ridimensionano fortemente.

Oggi più che mai è opportuno credere nell’esatto contrario di quanto divulgato dai media di regime e dagli scienziati ortodossi. I liberatori si mostreranno sorridenti ed affabili: le loro mani saranno elegantemente inguantate per nascondere artigli da cui gronda sangue.

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13 novembre, 2012

Reliquie

Quante volte ci scopriamo a rincorrrere coincidenze, sincronismi, ombre di sensi, pensando che la misera vita umana, con tutto i suoi insostenibili fardelli, sia la linea, per quanto breve e tenue, di un disegno più vasto, persino di una composizione grandiosa. Alcuni affermano, però, che la verità, è un’altra: tutto è casuale, siamo alla mercé di una sorte assurda che mena fendenti alla cieca. Dio, il senso, il fine non esistono.

Gianfranco De Turris, nella prefazione all’incolore libro di Walter Kafton-Minkel, “Mondi sotterranei Il mito della Terra cava”, riporta una riflessione del saggista che pontifica: “Gli scienziati ci spiegano com’è fatto l’universo, indipendentemente dai bisogni e dai disegni umani e ci insegnano i segreti della natura (sic). I creatori di miti ci dicono come noi, con bisogni e desideri ben definiti, reagiamo al mondo e quindi ci parlano di noi stessi”.

Codesta visione così ingenuamente dicotomica ed antiquata lascia il tempo che trova. Anzi, la scienza accademica non ha neppure sfiorato gli enigmi dell’universo, ammanendoci, nel migliore dei casi, spiegazioni che sono mappe semplificate e bidimensionali di un territorio multiforme. Per gli scientisti la natura è un cadavere da anatomizzare, qualcosa di morto e di estraneo al soggetto che la seziona, come se l’uomo medesimo non fosse parte della natura che è molto più di quel che appare.

Vero è che nel deserto dell’assurdo si può solo raccogliere qualche reliquia di significato: un legame tra visioni oniriche di due sognatori, un nome o un numero che ci perseguitano come per comunicarci una verità ulteriore, un brandello d’intonaco, ultima traccia di un mirabile affresco…

E’ vero: ci aggiriamo in un paesaggio di rovine, ma tra questi ruderi, sotto un cielo desolato, si ostina a crescere qualche ciuffo d’erba. Anche il vento grigio, che risucchia in mulinelli la polvere ed i detriti, per un istante porta l’eco radiosa di un futuro magnifico… Si spera.

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10 novembre, 2012

Frammento di un romanzo disperso (I)

Il tempo consunto sta per finire e per... finirci.

[…] Entrò nella biblioteca di *** Dai vetri opalescenti delle finestre ad arco filtrava una luce vellutata che, scorrendo in rivoli negli incavi dei tendaggi, si allungava sui tappeti istoriati. Il barlume si mesceva all’alone ovattato del doppiere. Dai neri dorsi dei volumi, affiancati con austera precisione, si sprigionavano le scintille dorate dei fregi, a somiglianza di braci. Regnava il silenzio, appena rotto dal brusio della pioggia: come bocci che s’aprivano, fiorivano le ombre delle gocce sulla tappezzeria delle pareti.

Il secrétaire era in un angolo della stanza. Vicino si trovava una poltrona su cui era acciambellato un gatto siamese, unico essere vivente in quel luogo dove i libri e le suppellettili testimoniavano l’inesorabile fissità, lo stolido mutismo degli oggetti di fronte alle diafane vicende umane. Rifletté: le idee erano imprigionate in quelle pagine che presto nessuno sarebbe stato più in grado di leggere. Tutto era destinato all’oblio. Pensò a quanto fosse inconsistente ed inutile il sapere, custodito in quelle pagine incartapecorite: l’ospite, ormai prossimo ad internarsi nel regno dell’ignoto, aveva deciso di tenere per sé il segreto carpito ad uno di quei preziosi incunaboli, dopo lustri di studi appassionati e di pazienti consultazioni.

Il gatto, per nulla turbato dall’ingresso dell’estraneo, ma incuriosito, schiuse un occhio: l’iride azzurra brillò nella penombra, quasi tessera di lapislazzuli di un mosaico appena dissepolto.

La pendola scoccò le dieci di sera. L’eco dei rintocchi, attutita dai drappi e dal mobilio, si spandé in onde ramate. Fuori stava spiovendo. Egli si diresse verso la finestra: scostò la tenda e contemplò il cielo. Fra la chioma nereggiante delle nubi, pendevano, frutti lucidi, gli astri. Intorno la notte aveva la misteriosa profondità di un’abside. […]

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06 novembre, 2012

La visione di Ezechiele

Ezechiele è il celebre profeta ebreo vissuto tra il VII ed il VI sec. a. C., autore dell’omonimo libro della Bibbia. La magnifica teofania con cui si apre il testo (I, 1-27) ha dato origine a differenti interpretazioni con un corollario di controversie, su cui infra. In primo luogo riportiamo il testo nella traduzione definita "Nuova Diodati".

Visione dei quattro esseri viventi

1 Nel trentesimo anno, il cinque del quarto mese, avvenne che, mentre mi trovavo tra i deportati presso il fiume Kebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni da parte di Dio. 2 Il cinque del mese (era il quinto anno della cattività del re Jehoiakin), 3 la parola dell'Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzi, nel paese dei Caldei, presso il fiume Kebar; e là fu sopra di lui la mano dell'Eterno. 4 Mentre guardavo, ecco venire dal nord un vento di tempesta, una grossa nuvola con un fuoco che si avvolgeva su sé stesso; intorno ad esso e dal mezzo di esso emanava un grande splendore come il colore di bronzo incandescente in mezzo al fuoco. 5 Dal suo mezzo appariva la sembianza di quattro esseri viventi; e questo era il loro aspetto: avevano la sembianza d'uomo. 6 Ognuno di essi aveva quattro facce e ognuno quattro ali. 7 Le loro gambe erano diritte e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello e sfavillavano come il bronzo lucidato. 8 Sui loro quattro lati, sotto le ali, avevano mani d'uomo; e tutti e quattro avevano le proprie facce e le proprie ali. 9 Le loro ali si toccavano l'una con l'altra; avanzando, non si voltavano, ma ciascuno andava diritto davanti a sé. 10 Quanto all'aspetto delle loro facce, avevano tutti la faccia di uomo, tutti e quattro la faccia di leone a destra, tutti e quattro la faccia di bue a sinistra e tutti e quattro la faccia di aquila. 11 Tali erano le loro facce. Le loro ali erano distese verso l'alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il loro corpo. 12 Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano ovunque lo spirito voleva andare e, andando, non si voltavano. 13 Quanto all'aspetto degli esseri viventi, essi sembravano come carboni ardenti, come fiaccole. Il fuoco si muoveva in mezzo agli esseri viventi; il fuoco era risplendente e dal fuoco si sprigionavano lampi. 14 Gli esseri viventi correvano avanti e indietro, sembravano come un fulmine. 15 Come guardavo gli esseri viventi, ecco una ruota in terra accanto agli esseri viventi con le loro quattro facce. 16 L'aspetto delle ruote e la loro fattura erano come l'aspetto di colore del crisolito; tutte e quattro si somigliavano. Il loro aspetto e la loro fattura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota. 17 Quando si muovevano, andavano verso una delle loro quattro direzioni e, andando, non si voltavano. 18 Quanto ai loro cerchi, erano alti e imponenti; e i cerchi di tutti e quattro erano pieni di occhi tutt'intorno. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e quando gli esseri viventi si alzavano da terra, si alzavano anche le ruote. 20 Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch'essi, perché là andava lo spirito; le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche le ruote si muovevano; quando essi si fermavano, anch'esse si fermavano, e quando essi si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano con essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.

Visione della gloria dell'Eterno

22 Sopra le teste degli esseri viventi c'era la sembianza di un firmamento, simile al colore di un maestoso cristallo, disteso sopra le loro teste. 23 Sotto il firmamento si stendevano diritte le loro ali, l'una verso l'altra; ciascuno ne aveva due che coprivano un lato e due che coprivano l'altro lato del corpo. 24 Quando essi si muovevano, io sentivo il fragore delle loro ali, come il fragore delle grandi acque, come la voce dell'Onnipotente, il rumore di un gran tumulto, come lo strepito di un esercito; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 25 E si udiva un rumore dal di sopra del firmamento che era sopra le loro teste; quando si fermavano, abbassavano le loro ali. 26 Al di sopra del firmamento che stava sopra le loro teste, c'era la sembianza di un trono che sembrava come una pietra di zaffiro e su questa specie di trono, in alto su di esso, stava una figura dalle sembianze di uomo. 27 Da ciò che sembravano i suoi lombi in su vidi pure come il colore di bronzo incandescente che sembrava come fuoco tutt'intorno dentro di esso; e da ciò che sembravano i suoi lombi in giù vidi qualcosa somigliante al fuoco e che emanava tutt'intorno un grande splendore. 28 Com'è l'aspetto dell'arcobaleno nella nuvola in un giorno di pioggia, così era l'aspetto di quello splendore che lo circondava. Questa era un'apparizione dell'immagine della gloria dell'Eterno. Quando la vidi, caddi sulla mia faccia e udii la voce di uno che parlava.

Una navicella spaziale?

Gli studiosi di archeologia spaziale considerano l’icastica descrizione di Ezechiele una delle prove più nitide dei contatti intercorsi tra i terrestri ed esseri provenienti da altri pianeti. Secondo tale supposizione, gli incontri ravvicinati del profeta con gli occupanti di navicelle extraterrestri sarebbero almeno quattro: uno nel 593, due nel 592 e l’ultimo nel 572 a.C. Come altri profeti, Ezechiele avvrebbe ricevuto messaggi e direttive.

Di recente l’esegesi clipeologica del passo è stata rinverdita dal semitista Mauro Biglino che, basandosi su una traduzione letterale del testo biblico, ritiene di riconoscere nel grandioso spettacolo la raffigurazione di un velivolo. Annota lo specialista: “Abbiamo la descrizione di quello che potrebbe essere un vero e proprio incontro ravvicinato con un U.F.O.: una nube tempestosa che proviene da nord, nel mezzo il fuoco dei sistemi di propulsione che ruota su sé stesso, la radiazione luminosa attorno e, al centro, un che di splendente come l’elettro! … Un particolare importante è il disegno della ruota dentro la ruota che ci ricorda molti dischi volanti raffigurati con una cupola che appare proprio come una ruota nel mezzo di una ruota”. (Biglino, 2011) Il suono udito dall’autore biblico è il rombo di un motore.

E’ arcinoto che trent’anni or sono Joseph F. Blumrich, all'epoca ingegnere presso la N.A.S.A., fra i principali progettisti dei modulo di atterraggio lunare LEM, volle dimostrare che l’oggetto dipinto da Ezechiele non era un’astronave, ma smentì sé stesso, allorquando pubblicò quella che riteneva essere la ricostruzione del ‘carro celeste’ visto da Ezechiele. Si trattava di una specie di shuttle, caratterizzato da quattro rotori e da un corpo centrale, sulla cui sommità doveva trovare posto la cabina di comando con il relativo equipaggio. Anche per quanto riguarda "le ruote" del carro celeste che "ruotando, non si giravano", Blumrich giunse ad una sua interpretazione, che in seguito propose con successo in un brevetto. Era tecnologia extraterrestre risalente a 2.500 anni prima, brevettata negli U.S.A. nel 1972! Ezechiele racconta nel suo libro dei ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano. (J. Fiebag, 1998)

Un'esperienza sciamanica?

Altri studiosi sono proclivi ad interpretare la visione del profeta, richiamandosi alle esperienze sciamaniche: gli animali, i teriantropi (esseri metà uomo e metà animale), le ali, la ruota etc. sarebbero altrettante immagini percepite in uno stato di estasi. Scrive Corrado Penna in una sua ricerca: “Nel libro del profeta Ezechiele, troviamo le tipiche descrizioni visionarie di chi entra in uno stato di trance ovvero di coscienza alterata. Anche le sensazioni uditive sono caratteristiche di quegli stati. […] In effetti il ronzio, fruscio o un altro rumore (in questo caso un fragore prodotto dallo sbattere delle ali di esseri teriantropi) appartiene alle sensazioni che accompagnano chi accede ad una condizione di percezione modificata”. (Penna, 2012).

Un’aurora boreale?

Un’altra ipotesi è stata formulata a proposito della pagina in esame: Robert Schoch opina che la rappresentazione in oggetto sia riconducibile ad una serie di fenomeni causati da una tempesta geomagnetica: un’aurora boreale dai colori cangianti, con tipici drappi e configurazioni dall’aspetto zoomorfo ed antropomorfo. Schoch crede che la visione sia compatibile con uno spettacolo aurorale che, originatosi nel nord, fu osservabile sopra Nippur nel 593 a.C. in un periodo di forte attività solare. Il geologo, insieme con Perratt et al., riconosce in alcune incisioni rupestri di nativi nordamericani e nella scrittura Rongorongo dell’Isola di Pasqua rappresentazioni di forme aurorali. Gli resta da spiegare il rumore abbinato all’”oggetto” di Ezechiele: lo scienziato menziona suoni (fischi, fruscii, sibili) che talora si odono in concomitanza di fenomeni boreali. La causa di tali suoni è incerta: potrebbero essere dovuti all’aumento ed allo scarico dell’elettricità statica in prossimità del suolo o ad una trasduzione elettrofonica legata ad una frequenza molto bassa (VLF) di onde radio associate all’aurora. Ci sembra una lettura forzata, sebbene l'autore sia spesso molto acuto. (Schoch, 2012)

Qualche nota conclusiva

Per concludere questa carrellata, ricorderemo che l’iconografia della visione di Ezechiele si presta pure ad un’esegesi emblematica. Gli animali tratteggiati dal profeta, oltre ad adombrare presumibilmente valenze astrologiche ed astronomiche (ere zodiacali, precessione degli equinozi…), anticipano i simboli dei quattro evangelisti, spaziando fino all’orizzonte esoterico di tali segni. L’uomo è Matteo; il leone è Marco; il bue è Luca; l’aquila è Giovanni.

E’ evidente che è difficile pronunciarsi in modo definitivo ed apodittico sull’epifania di Ezechiele, non solo per il linguaggio metaforico, ma soprattutto per via delle stratificazioni testuali. Sono necessari altri studi di tipo interdisciplinare per tentare di chiarire la questione. Non dimentichiamo infine che un’analisi plausibile richiede una conoscenza accurata della lingua originale, ma è dottrina che è privilegio di pochi semitisti. Costoro, tra cui il Professor Biglino, ammettono, però, che resta sembra un quid irriducibile, refrattario ad una traslazione immune da perdita di significati primigeni. Questo “rumore”, che interferisce con ogni attività di transcodificazione, è ancora più forte nel caso si debbano rendere idiomi antichi e complessi quali l’ebraico e l’aramaico. Dunque tutte le traduzioni sono approssimazioni, se non più o meno deliberati travisamenti.

A proposito di contraffazioni, si pensi, a titolo di esempio, a come è tradotto Matteo 11: 12.

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. (C.E.I.)

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Nuova Diodati)

“E dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti lo rapiscono”. (Riveduta)

“Ora, da' giorni di Giovanni Battista infino ad ora, il regno de'cieli è sforzato ed i violenti lo rapiscono”. (Diodati)

Nessuna versione è aderente all’archetipo greco(?)in cui è scritto: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli si conquista con la forza ed i violenti se ne impadroniscono”.

APOCALISSI ALIENE: il libro

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04 novembre, 2012

Nuovo ordine mondiale: un no irrevocabile

“Forme avanzate di guerra biologica in grado di colpire specifici genotipi possono trasformare la guerra biologica da un regno del terrore ad uno strumento politicamente utile”.

William S. Cohen, Segretario della Difesa, Testimonanza davanti alla Commissione Congressuale (1997)

"Altri sono impegnati anche in un eco-terrorismo con cui possono alterare il clima, provocare terremoti, i vulcani a distanza attraverso l'uso di onde elettromagnetiche".

Ex segretario alla Difesa William S. Cohen che pronunciò un importante discorso programmatico sul terrorismo, armi di distruzione di massa e circa la strategia statunitense sulla tecnologia esistente.

"Esiste un governo ombra dotato di una propria forza aerea e navale, di un proprio sistema di autofinanziamento, capace di manipolare l'opinione pubblica e di perseguire i propri ideali di interesse nazionale, privo da ogni forma di controllo e non sottoposto al rispetto della legge stessa".

Daniel K. Inouye, Senatore degli Stati Uniti

"Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che veglia alla loro esecuzione ed assiste al loro compimento ed infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto".

Nicholas Murray Butler, membro del C.F.R. - Council on foreign relations

Il Nuovo ordine mondiale è la sintesi dialettica, in senso quasi hegeliano, di Socialismo e Capitalismo.

Sono molto più pericolose le menzogne che serpeggiano di quelle conclamate. Da qualche tempo alcuni autori hanno cominciato a suggerire che il Nuovo ordine mondiale di per sé non è poi così deleterio. Qualcuno ritiene che l’espressione sia neutra, una sorta di contenitore dove si può riporre quello che si vuole. Si distingue poi in modo sofistico tra un Nuovo ordine globale odioso ed uno desiderabile: il primo è perseguito dalle élites; l’altro è il naturale approdo di un’umanità che ha ormai superato divisioni e particolarismi.

Ci sembra che siano argomenti capziosi: la stessa dicitura “Nuovo ordine mondiale”, declinata come Novus ordo seclorum sul dollaro, è esecranda. Sono specialmente i vocaboli “ordine” e “mondiale” ad essere spaventosi: l’ordine non è armonia, ma coercizione e rigidità; “mondiale” descrive un pianeta in cui le culture locali, l’individualità e la libertà sono state schiacciate da una capillare ed occhiuta plutocrazia. Molti non comprendono che un’umanità veramente tale aborre il potere che presto degenera nello strapotere, rifugge dallo Stato che semmai è diluito in una forma leggera di amministrazione, sgranato nel decentramento. Con il pretesto delle guerre (conflitti le cui premesse sono create dalle oligarchie e fomentati ad arte), si vuole persuadere la popolazione a rinunciare alla sovranità nazionale per delegare ogni autorità ad un unico superstato planetario. Un’unica moneta elettronica, un unico esercito (per combattere chi a questo punto? Per difendersi da chi?), un’unica corte di giustizia, un’unica religione...: questo è lo scopo finale del governo segreto. Si promettono pace e benessere per tutti, ma la pace è la paralisi di una società omologata ed il benessere coincide con i “vantaggi” offerti ad una popolazione schiava della tecnologia digitale. Si noti che tutti coloro che, seppure con accenti diversi ed allettanti parole ("Zeitgeist movement", "Thrive", "Casaleggio" etc.), prospettano un‘età dell’oro, insistono sulla tecnologia che è presentata come la panacea, come il modo per cementare comunità lontane tra loro ed eterogenee. E’ un’azione livellatrice a causa della quale chi non vuole o non può accedere al sistema elettronico centrale, semplicemente non esiste.

Ci chiediamo: è auspicabile un Nuovo ordine planetario nell’accezione positiva sbandierata da certuni? No, è un assetto che disintegra le etnie, gli idiomi, le tradizioni, le varietà culturali. Bisognerebbe considerare l’estinzione di una lingua con la stessa preoccupazione con cui si reagisce alla scomparsa di una specie vivente. Eppure si perora la diffusione di una sola lingua, con la fatale eclissi del patrimonio di idee e di valori che si associa a ciascun codice linguistico. Si afferma che, per comporre le controversie tra i paesi, occorre un’autorità sovranazionale: l’O.N.U. deve adempiere questo ruolo con sempre maggiori prerogative. E’ chiaro che non si intende scrivere un’apologia degli stati nazionali - gli stati sono costruzioni repressive per loro stessa natura – ma avvertire che un iperstato globale è un male peggiore rispetto ad un organismo di più modesta entità.

Certi discorsi denotano una mentalità infantile in senso letterale: alcuni uomini, eterni bambini, preferiscono delegare ad altri la gestione della cosa pubblica; hanno bisogno di essere diretti, persino comandati. Ritengono che sia inevitabile una struttura che governi un mondo diventato ingovernabile. Auspicano una dittatura sotto le parvenze di una democrazia planetaria pur di superare l’attuale crisi socio-economico ed ambientale.

Che cosa abbiamo guadagnato grazie alle istituzioni internazionali? Le operazioni di Geoingegneria clandestina compiute sotto l’egida dell’O.N.U., assurte a quotidiano avvelenamento per mezzo di convenzioni che esautorano gli esecutivi ed i parlamenti nazionali, affidate all’aeronautica militare dei vari paesi aderenti al trattato “Open skies”. E’ questo il Nuovo ordine mondiale: un regime totalitario e totalizzante. Non esiste, non esisterà, per “la contradizion che no’l consente” mai alcun Nuovo ordine mondiale “buono” antitetico a quello cattivo.

Un lettore (Maksimiljan) denuncia le insidie insite in questa visione dualista, soffermandosi sulla setta Bahai, tra le precorritrici del Nuovo ordine mondiale: "La casa universale di Giustizia è la base della fede Bahai, una fede che ha come scopo l’unione pacifica di tutta l’umanità in armonia, dell’uguaglianza dell’umanità e di tutte le religioni. E’ proprio la logica dialettica delle élites a proporre queste 'alternative': la tesi e l’antitesi sono due poli che formano l’asse centrale, la sintesi, con la quale perpetuano il loro. Ci sono due N.W.O. che possiamo ricavare da questo gioco delle parti: uno è quello negativo e materialista, un altro quello 'positivo' e 'spirituale'. Usano il primo per proporre il secondo e con il fine di concretizzare il vero Nuovo Ordine Mondiale. Per questo hanno diffuso tanti movimenti in stile 'Zeitgeist': per provocare un sentimento di rivalsa verso l’altro polo. Chi non vorrebbe veder sconfitta la famigerata Cabala? Così la nostra volontà si indebolisce ed interpretiamo ogni segno positivo come una vittoria del ‘bene’ contro il ‘male’, ma è solo un loro meccanismo di dominio. Tanti new agers affermano che la dualità è un’illusione e poi sono i primi ingenui – o in mala fede – che cadono in queste trappole emotive della propaganda".

È evidente che chi addita questo tipo di New world order delinea una distopia, scambiando un incubo per un sogno. Una società rigenerata, se mai ne vedremo l’avvento, non conoscerà né norme né istituzioni. Gli apparati non hanno alcuna ragione di essere, dacché ciascuno trova nelle leggi interiori le uniche leggi. L’armonia ed il senso di appartenenza alla comunità non possono essere imposti, poiché sono la conseguenza di un’adesione spontanea, di una maturazione individuale.

Non cadiamo nel tranello della disinformazione sofisticata, restiamo vigili e soprattutto consapevoli che l’uomo vero non riconosce nessuna autorità, se non quella che nega gli immorali potentati terreni, non ammette alcun tribunale, se non la sua coscienza.

Scrive il poeta libanese Kahil Gibran: “L’uomo veramente libero è colui che non vuole né dominare né essere dominato”. Questa massima sia imperituro insegnamento.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

01 novembre, 2012

Il disertore

Sit ei terra levis.

Ha suscitato cordoglio la morte di un altro soldato italiano, Tiziano Chierotto. L’alpino è stato ucciso in Afghanistan ed è la cinquantesima e seconda vittima della missione di “pace”. La lacerante disperazione di parenti ed amici è l’ennesima prova di un fallimento culturale. Se, infatti, i giovani continuano ad essere carne da cannone, si deve, in primo luogo, all’indottrinamento cui sono sottoposte le nuove generazioni. La scuola, lungi dall’educare, plagia. I media poi concorrono a deformare le menti. La Chiesa, colpevole in primo luogo il vescovo di Ippona, benedice armi e massacri.

Un adolescente che abbia letto le pagine più celebri dei “Promessi sposi” non può decidere di arruolarsi. Il romanzo è una condanna inappellabile non solo della guerra, ma dell’untuosa retorica con cui essa è ammantata. L’ironia dell’autore milanese punge il potere e le sue menzogne, denuncia e demistifica il cinismo e la doppiezza delle classi dirigenti. Quelle attuali sono di gran lunga peggiori che le élites di un tempo. Oggi lo “stato democratico” - supremo ossimoro –colpisce alle spalle i cittadini, mentre finge di adoperarsi per loro.

Chi abbia inteso certi capitoli del capolavoro manzoniano può solo concepire un totale ripudio della guerra in ogni sua forma. Gli snodi della storia ed altre letture dovrebbero portare a concludere che i militari muoiono per i banchieri, anzi per carnefici spregiudicati che vedono nei conflitti la fonte di un lucro immondo e specialmente lo strumento per perpetuare il loro sanguinario dominio.

Non si “cade” per la patria, che non esiste, ma affinché si avverino gli incubi dei tagliagole.

In un intenso racconto, “Il disertore”, lo scrittore ucraino Ivan Babel(1894-1941) narra di un coscritto francese, Beaugy, che, stanco della guerra, delle granate il cui scoppio assordante gli impedisce di chiudere occhio per sei notti consecutive, decide di disertare. Mentre si trova tra le linee francesi e quelle nemiche, viene, però, scorto da alcuni commilitoni, arrestato e condotto dal capitano Gémier. Gémier è il prototipo del borghese benpensante, sciovinista ed orgoglioso. Egli vuole salvare l’onore del soldato e gli promette che non sarà giudicato come traditore dalla corte marziale, perché ai familiari sarà comunicato che è morto combattendo come un eroe contro i “barbari”. Deve, però, uccidersi: l'ufficiale inferiore porta il soldato in un bosco. Consegnatagli una rivoltella, gli ingiunge di togliersi la vita. Giacché Beaugy non ha il coraggio di spararsi, Gémier strappa la pistola dalle mani tremanti del giovane e gli trapassa il cranio con una pallottola.

Il sarcasmo che corrode la figura di Gémier e la propaganda bellicista fa da contrappunto alla contenuta ma umanissima pietas con cui è ritratto lo sventurato Beaugy, il suo tenero mondo di affetti e di sogni destinati a naufragare contro gli scogli della storia.

Mediante la prospettiva variabile, il narratore onnisciente ora si immedesima nel capitano per prendere le distanze, ora si incarna nel fante per condividerne la disgrazia. I dialoghi amputati, l’analessi che precipita il lettore nell’abominio della violenza, “il profondo silenzio del bosco” dove si consuma il dramma, il sapiente dosaggio degli accorgimenti narrativi rendono “Il disertore” un piccolo capolavoro antimilitarista.

Indimenticabile, infine, è il quadretto dove Babel dipinge “un roseo, splendente mattino di primavera”. Ogni tragedia è preannunziata da una luce vivida, da una olimpica, eterea serenità.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

29 ottobre, 2012

Che cosa cela il cielo?

Un universo fantasma

Che cosa cela il cielo? Il firmamento crivellato di stelle e la volta diurna sono proprio quel che sembrano? La descrizione della cosmologia ufficiale ha delle zone d’ombra, ma ciò non autorizza a pensare che non sia plausibile. Eppure…

L’ingegnere minerario ed inventore austriaco Hans Horbiger (1860-1931) elaborò la teoria del ghiaccio cosmico. Horbiger sosteneva che, durante la sua storia geologica, la Terra aveva catturato in sequenza quattro lune. Ciascuna di esse, inclusa l’attuale, nonché tutti i pianeti del sistema solare erano globi di roccia coperta da uno strato di ghiaccio spesso centinaia di chilometri. Gli astri erano dei blocchi di ghiaccio che riflettevano i raggi del Sole. Ognuno dei satelliti, nel corso di migliaia di anni, attratto dalla gravità terrestre, si era avvicinato al nostro pianeta, gelando gradualmente gli oceani e provocando lunghe ere glaciali, finché l’interazione delle forze gravitazionali avevano frantumato la luna. Cadde una pioggia di pietre e ghiaccio, seguìta dall’inondazione dovuta al disgelo dei mari. La distruzione della terza luna aveva segnato la fine dell’ultima glaciazione ed era stata l’origine della leggenda del diluvio universale (qui Horbiger anticipò Immanuel Velikovsky, autore di “Mondi in collisione”): i superstiti del cataclisma erano stati venerati come i progenitori dell’umanità.

Il tedesco Peter Bender, richiamandosi alle idee dello statunitense Cyrus Teed, desunte soprattutto da “The cellular cosmogony or the Earth a concave sphere”, disegnò, dopo aver semplificato le leggi ottiche e le polarità planetarie di Teed, un cosmo che definì “universo fantasma”. Al centro della Terra concava, Bender sospese una grande sfera azzurra, intorno alla quale il Sole, una massa di roccia fusa con un diametro di circa 250 chilometri, la luna e le stelle, masse più piccole, ruotavano a velocità e distanze diverse. Il globo era costellato di minuscoli punti che apparivano come astri. L’atmosfera, spessa poco più di sessanta chilometri, defletteva i raggi luminosi, dando l’impressione che gli astri si muovessero nel cielo, laddove l’alternarsi di giorno e notte erano determinati dalle rispettive posizioni dell’universo fantasma e del Sole. Se questo si interponeva tra noi e la sfera scura, era giorno; quando si trovava dietro, era notte. Il cosmo teorizzato da Bender prelude alla concezione, per così dire, olografica, di Giannini.

F. Amedeo Giannini fu autore di “World beyond the poles”(1959), un testo che andava oltre Horbiger. L’ingegnere, infatti, delineava un modello in contrasto con la scienza ufficiale, ma non rinunciando a considerare i corpi celesti degli oggetti concreti; invece Giannini li smaterializzava, trasformandoli in immagini ingannevoli.

Giannini descriveva una Terra che non è sferica, ma a forma di fuso con i Poli Nord e Sud illusori. La superficie del pianeta non termina alle estremità della “conocchia”, poiché prosegue nello spazio, curvando all’indietro sopra le nostre teste (?). Le stelle, i pianeti, le galassie e le comete sono “aree globulari ed isolate di una superficie esterna, continua ed ininterrotta”. Ciò significa che i corpi celesti non sono affatto tali, bensì punti sulla vasta estensione dell’universo, parte del quale è costituita dalla superficie terrestre. Lo spazio è un’illusione creata dal cristallino dei nostri occhi, dalle lenti dei telescopi e delle macchine fotografiche.

Alice nel paese dei miraggi

E’ curioso che un paradigma cosmologico di tipo olografico, pur nelle inevitabili differenze, sia stato valorizzato recentemente dall’astrofisica Giuliana Conforto. La Conforto ritiene che le stelle non siano solo corpi massicci, a differenza di quanto credono gli astronomi, ma immagini olografiche proiettate sul gigantesco schermo tridimensionale che avvolge il pianeta, il campo magnetico terrestre, a forma di mela. Il campo elettromagnetico intrappola due schermi al plasma: le fasce di Van Allen che sono oggi in via di dissoluzione. L’universo come ci appare è una matrice, una pellicola digitale che abbiamo scambiato per realtà: la vera realtà dunque è occultata dietro parvenze fallaci.

Si chiede la Conforto: “E se la luna, visibile in cielo, fosse non un corpo reale, ma un ologramma, un’immagine del vero satellite, forse molto più piccolo, il luogo extraterrestre dove si sono recati gli astronauti delle Missioni Apollo? […] Gli astronauti delle Missioni Apollo non sono rimasti a terra: sono andati su un satellite artificiale, immerso in una ‘zona’ senza campo magnetico, quindi invisibile, ma qui vicino, forse dietro l’angolo, ‘dietro’ la prima fascia di Van Allen, fuori dalla consueta visuale che chiamiamo “cielo”. […]

Se il campo magnetico si rovescia, come è già successo tante altre volte, il ‘cielo’ cambia, per il semplice fatto che il ‘cielo’ è un insieme di schermi al plasma, specchi curvi che amplificano e distorcono le immagini. La terra è circondata da una mela: è il campo magnetico terrestre, a sua volta immerso in una mela ancora più grossa, una Big apple, che è il campo magnetico solare, percorso da fiumi di particelle ad alta energia”. […]

Siamo come Alice nel paese delle meraviglie: gli specchi restituiscono immagini di immagini. Nulla è come appare ed i fenomeni si sovrappongono, si intersecano, si sfaccettano per ricomporsi. Chi abbia osservato il firmamento in questi ultimi decenni avrà notato particolari configurazioni, dimensioni inusitate, inattesi splendori, malgrado… È possibile che un indebolimento del campo elettromagnetico terrestre implichi una disgregazione degli aspetti tridimensionali, quasi fossero i fotogrammi tremolanti di un canale televisivo fuori sintonia. Il tempo subisce un collasso. Le forme quindi si disintegrano progressivamente. Il velo si assottiglia, si strappa, lascia intravedere l’invisibile. Possiamo escludere che le operazioni di Geoingegneria non siano pure volte a ricucire il tessuto che si sta per lacerare?

Comprendiamo che scenari come quelli cui si è accennato collidono sia con il senso comune sia con le “certezze” dell’astronomia, ma parecchi rompicapi ancora assillano i cosmologi accademici, perplessi di fronte alla cosiddetta materia oscura, ai buchi neri etc. E’ un campo dove le sorprese sono quotidiane. Oggigiorno, almeno le frange pionieristiche del pensiero scientifico sono meno recalcitranti ad accogliere sistemi che prescindono da una presunta oggettività assoluta, grazie segnatamente al modello interpretativo di David Bohm e di fisici che hanno elaborato ipotesi simili. E’ errato chiudersi a riccio al cospetto di teorie eccentriche, di mitologie ancestrali, oggi rilette e riproposte.

Se esiste una saggezza nella lingua, ricordando che il termine latino “caelum” (cielo) è probabilmente legato al verbo “celare”(nascondere, occultare), siamo tentati di pensare che gli antichi avessero intuito la verità. Il cielo eclissa qualcosa: dimensioni parallele, cavità atemporali, meandri siderei, universi secanti… Che cosa di preciso non è dato sapere… almeno per ora.

Libri consultati:

G. Conforto, Baby sun, Diegaro di Cesena, 2008
W. Kafton-Minkel, Mondi sotterranei, il mito della Terra cava, Roma, 2012
C. Paglialunga, Alla scoperta della Terra cava, Diegaro di Cesena, 2010


APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

27 ottobre, 2012

Ammazza-romanzo

Chi oggi non si cimenta nella scrittura di un romanzo? Ci si improvvisa narratori: un altro scartafaccio va ad accatastarsi sugli scaffali delle librerie. Non solo, i circoli culturali organizzano ampollose conferenze di presentazione. La noia infinita di questi simposi letterari supera persino quello di paludati programmi televisivi, a base di "scienza e tecnologia". E’ la noia la palude da dove esalano i gas mefitici che amano respirare a pieni polmoni letterati abortiti, critici stitici ed il pubblico vanesio. Tutto è già stato scritto: a che pro aggiungere all’arcinoto il già noto?

Da quando Sofocle compose “Edipo re”, abbiamo compreso che ognuno ha il suo destino cieco, ineluttabile. Può cambiare la copertina, ma tutti questi giovani di brutte speranze hanno stuccato con la loro pretenziosa narrativa. Se almeno sapessero scrivere, ma il linguaggio si barcamena tra una fiacca imitazione di Pennac ed il gergo degli adolescenti. Passi. Codesti imbrattacarte non incarnano una visione del mondo purchessia: spiattellano solo la loro miserabile esistenza post-borghese. I loro romanzi sono simili ai bocconcini per cani e gatti: sono contenuti in scatole sfavillanti e decantati come sani e succulenti pasti, ma ti vengono i brividi a pensare con quali scarti sono prodotti.

Vero è che il mondo è spesso atroce, disgustoso, inquietante. Allora è meglio rifugiarsi nell’hortus conclusus della “letteratura”, nello snobismo dell’originalità a tutti i costi. Intrecci intricati, eroi sopra le righe, una finta presa sulla realtà, alla Saviano, mestierante delle "verità" preconfezionate dai media delle oligarchie. Non crediamo a chi afferma di essere animato dalla passione per la verità: se non è uno sciocco, è un tronfio retore dell’antimafia, della "legalità". Ecco le storie impregnate di cronaca nera alla Lucarelli, adatte al palato grossolano di utenti che si succhiano le serie televisive con Carabinieri in gonnella. Istituzioni sciroppose difendono il cittadino dai crimini catodici.

L’altra faccia della patacca è il racconto pseudo-storico, magari ambientato in un Medioevo di cartapesta dove il monaco ed il cavaliere si esprimono come un frequentatore di discoteche. Qual è la differenza tra un romanzo ed uno scemeggiato? Tutto è piatto, dozzinale, stiracchiato… sempre le solite risciacquature.

E’ molto più saggio, se se ne è capaci, scrivere fulminei aforismi o saggi appuntiti. La vita, questa linea spezzata tra la nascita e la morte, può congelarsi in un romanzo che sia altrettanto spezzato, incastrato, protruso. Ben venga allora lo strappo, non ricucito nel quietismo consolatorio della morale corrente, in stile recita scolastica. Sia il solco nella bonaccia del tedio, l’arricciatura sulla pagina liscia. Le contraddizioni si possono ricomporre quando squarciano il perbenismo, quando sovvertono il pensiero dominante.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

23 ottobre, 2012

Dagli U.F.O. nazionalsocialisti a H.A.A.R.P. (terza ed ultima parte)

Leggi qui la seconda parte

I portali del Destino

Il documentario russo del 2006 “Terzo Reich: operazione U.F.O.” esplora le testimonianze circa la base segreta nazista in Antartide e l’attacco sferrato da una flottiglia di dischi volanti all’Ammiraglio Richard Byrd, nel corso della sua missione denominata “Highjump”.

Uno dei temi centrali del documento è la presunta esistenza della 'Base 211', la leggendaria struttura ipogea teutonica in Antartide. Richiamandosi all’interesse dei Tedeschi per l’Antartide, le relazioni a proposito del sottomarino U-Boat e la presunta scomparsa di migliaia di scienziati nazisti e ingegneri alla fine della guerra, uomini che non approdarono in Sud America attraverso l’operazione “Odessa”, gestita dal Vaticano, né negli Stati Uniti con l’operazione “Paperclip”, è dipinto un quadro inquietante.

Il filmato, arricchito con interviste a militari e specialisti russi di alto rango, non rispolvera soltanto le saghe, i riti ed i simboli del nazionalsocialismo occulto (il Santo Graal, la lancia di Longino, la Terra cava, Agarthi…), poiché introduce ingredienti nuovi. Certamente taluni legami possono sembrare delle forzature, ma alcuni fatti sono incontestabili: oltre alla Nuova Svevia, le basi statunitensi in Antartide popolate (diremmo infestate) da agenti della N.S.A. (National security agency) e della C.I.A., il racconto di Byrd a proposito dell’aggressione subìta dal suo equipaggio e le dichiarazioni al Congresso dell’Ammiraglio, secondo cui i “nemici” sono in grado di spostarsi da polo a polo, i numerosi avvistamenti di strani ordigni nel Mar glaciale antartico.

Ci aggiriamo in una landa brumosa dove informazioni, fantasie, speculazioni, inganni tendono a confondersi ed a scambiarsi le sembianze, come nella nebbia fitta gli alberi possono sembrare imponenti pilastri ed archi di una cattedrale gotica. Viene a taglio un aforisma di James Jesus Angleton, responsabile della C.I.A.: “Siamo entrati in un deserto di specchi”.

Tuttavia la ricerca non si ferma di fronte all’apparente inverosimiglianza di certe prospettive: così è forse plausibile che gli impianti H.A.A.R.P., non a caso ubicati per lo più non molto distanti del polo Nord, siano finalizzati – come ventilato dagli autori del documentario – a creare dei ponti spazio-temporali. I poli non sarebbero solo dei luoghi geografici, ma dei portali, gestiti con l’irradiazione di apposite energie. I poli sarebbero degli stargate attraverso cui astronavi extraterrestri o ctonie entrano ed escono.

Giancarlo Barbadoro si sofferma sui vari enigmi dell’Antartide, tra cui la mappa di Piri Reis, il caso del Lago Vostok, i resti di un’antica civiltà. Qui ci interessa in particolar modo quanto l’autore scrive a proposito di un presunto timegate antartico: “Viene raccontato da alcuni testimoni che il 27 gennaio 1996, mentre un’équipe di scienziati statunitensi e britannici stava svolgendo delle ricerche in loco, la ricercatrice Mariann McLein comunicò di aver osservato un inconsueto vortice di nebbia grigia al di sopra del Polo Sud. In un primo momento la spiegazione del fenomeno fu che doveva trattarsi di una tempesta di sabbia. Tuttavia, col passare del tempo, la grande nube grigia non cambiava forma né si spostava dalle coordinate in cui era stata registrata per la prima volta. I ricercatori dunque decisero di investigare sull’insolita manifestazione, lanciando un pallone sonda di tipo meteorologico dotato di strumentazioni in grado di rilevare la velocità del vento, la temperatura e la composizione dell’aria. Il pallone, una volta in prossimità del vortice, all’improvviso scomparve alla vista. Recuperata la sonda, furono analizzate le informazioni immagazzinate dalle apparecchiature di bordo e con sorpresa si accorsero che il cronometro di bordo mostrava la data del 27 gennaio 1965, lo stesso giorno del lancio, ma con la data di trent’anni prima. Ritenendo che si trattasse di un errore della strumentazione, i ricercatori, dopo aver controllato che l’equipaggiamento fosse funzionante, compirono più volte l’esperimento, lasciando che la sonda finisse dentro la nuvola bigia sulle loro teste, ma tutte le volte in cui riportavano a terra il pallone, l’orologio installato mostrava ancora l’anno 1965. […] Le indagini sull’inspiegabile fenomeno sono ancora in corso: si suppone che il vortice sopra il Polo Sud possa essere la manifestazione di un wormhole”. [2]

Anche il ricercatore Alfred Lambremont Webre vede nei poli dei passaggi interdimensionali e li collega alle stazioni H.A.A.R.P. Egli ritiene che esse siano delle armi per bloccare le intrusioni degli U.F.O. nonché degli spaventosi strumenti capaci di devastare la Terra. Il nesso non è forse così incredibile. Quali siano gli scopi nascosti dei riscaldatori ionosferici, oltre a quelli accertati inerenti alla modificazione climatica e tettonica, è, però, difficile stabilire, ossia gli Altri (alcuni per lo meno) sono alleati del governo occulto o antagonisti? Vale a dire, H.A.A.R.P. servirebbe a favorire gli ingressi o ad impedirli?

Questa ed altre domande si affollano e diventano sempre più pressanti ora che il portale sta per aprirsi…

[2] Purtroppo l’articolo di Barbadoro non indica le fonti.

Bibliografia essenziale:

G. Barbadoro, Il caso del lago Vostok e altri misteri dell’Antartide, 2012
Id., Le piramidi dell’Antartide, 2012
M. Barbetta, Aldebaran e le Pleiadi, 2004
G. Galli, Hitler e il nazismo magico, 2005
A. Lissoni, U.F.O., i dossier top secret, 2011
R. Malini, U.F.O., il dizionario etimologico, Firenza, Milano, 2003, s.v. Adamski, Meier, Vesco
A. Marcianò, Apocalissi aliene, 2008
C. Paglialunga, Alla scoperta della Terra cava, Diegaro di Cesena, 2010
L. Pauwels, J. Bergier, Il mattino dei maghi, Milano, 1997
M. Pizzuti, Rivelazioni scientifiche non autorizzate, Roma, 2011, capitolo V, L’eredità occulta di Tesla: gli U.F.O. nazisti


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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

20 ottobre, 2012

L'incubo dell'universo-software

Alcune esperienze visionarie (penso in special modo a certi raggelanti racconti di Phlip K. Dick ed all’ambiguo apologo “Matrix”) suggeriscono sfumature artificiali e tecnologiche del mondo. L’universo è descritto alla maniera di un programma informatico interattivo, come cablato all’interno di ciascuno di noi.

Gli oggetti sono bit. Le emozioni, i sentimenti ed i pensieri informazioni digitali; la percezione è generata da un software. Nell’officina aliena è tutto rigidamente organizzato e diretto. Gli automi controllano automi che si credono liberi: le loro azioni sono sequenze di un filmato. I gesti si spezzano, il movimento è una successione di fotogrammi bloccati.

Il cosmo è un gioco di ruolo, con piattaforme e livelli. Le leggi di natura (ma è una “natura” meccanica) sono le regole del gioco. L’applicativo viene di volta in volta aggiornato. Ogni tanto un virus penetra nel sistema. Nulla ha scopo né senso: sullo schermo dello spazio brulicano cifre fosforescenti, serie infinite di zero e di uno.

Il fulcro di tutto è un dispositivo generatore di numeri, un’intelligenza artificiale la cui anima è un microprocessore.

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16 ottobre, 2012

Le strane morti alla "Marconi"

Nel voluminoso ed istruttivo saggio “Extraterrestri amici e ostili”, George C. Andrews indaga l’inquietante sequela di morti che funestarono la società Marconi Ltd, azienda attiva nel settore della sicurezza e dei sistemi di difesa aerospaziale. L’autore desume quasi tutte le informazioni da un articolo di cronaca apparso sul Tulsa World, a firma di Leslie Shepherd dell’Associated press.

Il mistero ebbe inizio il 5 agosto 1986 quando Vimal Dajibahi, 24 anni fu ritrovato esanime sulla sponda del fiume sotto il ponte di Clifton, presso Bristol (Inghilterra sud occidentale). Si ventilò l’ipotesi del suicidio, ma gli esami del medico legale non chiarirono le cause del decesso. Nessuno seppe spiegare perché Dajibahi, giovane ingegnere che verificava i sistemi di guida per i siluri, all’interno della Marconi underwater systems ltd, presso Londra, si trovasse a 168 kilomteri dalla capitale britannica.

Tre mesi dopo la scomparsa di Dajibahi, Ashad Sharif, un analista informatico che lavorava ad un progetto di difesa in un’altra sede della Marconi, vicino a Londra, fu trovato morto in un parco nei dintorni di Bristol. Secondo l’inchiesta, il tecnico si tolse la vita, impiccandosi, dopo aver appeso una corda ad un ramo ed aver messo in moto la sua automobile. Un suicidio alquanto macchinoso…

Nel gennaio del 1987 fu la volta del programmatore di computer Richard Pugh il cui cadavere fu rinvenuto nell’abitazione di Londra. Le circostanze del decesso non furono mai accertate. Pugh, 37 anni, aveva lavorato per il Ministero della difesa.

Nello stesso anno John Brittam, esperto informatico di 52 anni, fu trovato privo di vita nella sua auto posteggiata nel garage di casa. Brittam era stato impiegato presso la Royal armaments research and development establishment.

Un mese dopo morì Peter Peabell, docente universitario titolare della cattedra di Metallurgia. Si trattava di un apparente suicidio, con Peabell esanime sotto la sua vettura con il motore acceso. Fonti governative lasciarono trapelare che l’ordinario era stato impegnato in un progetto che studiava i nuovi impieghi del berillio in Unione sovietica.

Nel marzo del 1987 l’esperto di sistemi informatici David Sands entrò con la vettura carica di taniche contenenti carburante in un ristorante vuoto, bruciando vivo. Sands, 37 anni, aveva lavorato per Easama, una società collegata alla Marconi, con un contratto inerente alla difesa aerea.

Nell’aprile 1987 perirono altri due scienziati. Uno era Mark Wisner, 25 anni, specialista di computer alla base della R.A.F. per il collaudo degli armamenti. Un’inchiesta stabilì che era morto suicida, soffocandosi con un sacchetto di plastica.(!) L’altro, Victor Moore, era un esperto della Marconi: in questo caso gli inquirenti conclusero che il decesso era stato causato da overdose. Wisner si stava occupando della creazione di programmi informatici destinati ai caccia Tornado, mentre Moore aveva progettato sistemi di rilevazione in condizuioni di oscurità.

Tempo dopo fu trovata su una scogliera la salma di Russell Smith, scienziato di 25 anni, impiegato all’Unità per l’energia atomica a Harvell. La polizia asserì che era stata reperita una lettera nell’auto di Smith, ma si rifiutò di rivelare il contenuto dello scritto.

Il 25 marzo del 1988 un altro addetto della Marconi, il 52enne Trevor Knight, fu rinvenuto morto nella sua vettura satura di monossido di carbonio. Knight, ingegnere elettronico, si era interessato di missili teleguidati presso il quartier generale della società.

A questi decessi Andrews aggiunge l’incidente fatale che occorse al pilota collaudatore Humphrey Taylor Scott il 22 ottobre 1987. Scott partì da una base aerea del Surrey a bordo di Harrier GR-5, velivolo a decollo verticale. Egli doveva colladaure l’unità prima che fosse consegnata alla R.A.F. Qualche minuto dopo il decollo, il controllore di volo ricevette una regolare comunicazione via radio da Scott, ma in seguito perse ogni contatto. Non fu captato alcun segnale di May day. Il 23 ottobre il corpo dello sventurato aviatore, con indosso tuta, paracadute e giubbotto gonfiabile, fu individuato in un campo del Wiltshire.[1]

Marcello Soave in “Ufologi uccisi”, sottolinea che gli specialisti della Marconi erano implicati in maniera diretta o indiretta in un piano di difesa spaziale, noto come “Scudo stellare”. Inoltre l’autore evidenzia un nesso tra la singolare serie di “suicidi” o “morti accidentali” e scottanti questioni ufologiche. Scrive Soave: “Molti hanno ipotizzato che la ricerca fu avviata con lo scopo di proteggere gli Stati Uniti sia dall’Unione sovietica sia dagli alieni. Probabilmente il KGB, comprendendo che le forze occidentali stavano perfezionando una potente arma che poteva essere usata nello spazio contro di loro, sferrò un'offensiva per vanificare il progetto. […] Forse gli scienziati eliminati avevano scoperto che i vertici militari erano in combutta con i Grigi”.

Qualcuno è proclive a ritenere che nella strage fossero stati coinvolti extraterrestri preoccupati che i militari stessero creando degli apparati volti a danneggiare o a distruggere le loro navicelle. Andrews, invece, suppone che gli esperti ad un certo punto si erano accorti che i loro servigi erano sfruttati da persone controllate dai Grigi, esseri per nulla interessati al benessere dell’umanità. In particolare Andrews nota che l’accademico Peter Peabell, prima di essere ucciso, stava profondendo il suo impegno in uno studio sul berillio, un elemento ad alta tenuta, destinato ad essere impiegato nella costruzione di strutture subacquee. Non sono poche le fonti che si riferiscono all’esistenza di basi aliene site sui fondali marini del pianeta.

E’ una storia molto sinistra, allarmante, piena di ombre: è sicuro che le autorità e gli investigatori spacciarono per suicidi una catena di assassinii, ma è arduo comprendere chi si trovi dietro questo eccidio: una potenza straniera? alieni alleati del governo occulto? una forza esterna?

Infine, perché i decessi sembrano essersi interrotti? Il programma dello scudo spaziale è stato solo ufficialmente accantonato. Stando ad alcuni ricercatori – si pensi ad Alfred Lambremont Webre - i sistemi H.A.A.R.P. sono uno sviluppo dei dispositivi bellici spaziali avviati negli anni ‘80 del XX secolo. Dispositivi bellici ideati e realizzati per combattere chi?

Forse non è difficile rispondere.

[1] Alcuni autori aggiungono alla ferale lista altri "suicidi" ed "incidenti".

Fonti:

G. C. Andrews, Extraterrestri amici e ostili, pp. 340-344, 1986
M. Soave, Ufologi uccisi, 2007


APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

14 ottobre, 2012

Mito


Quel ch’è stato e che sarà non è la realtà. (R.R.)

Si può comprendere per quale ragione Nietzsche provò uno sgomento indicibile, allorché fu folgorato dall’idea dell’eterno ritorno dell’uguale. Si può concepire qualcosa di più terribile? Il ciclo cosmico si ripete in eterno, senza alcun mutamento. Quel che accade oggi è già accaduto innumeri volte ed è destinato a rinnovarsi ad infinitum. Il tempo si avvita su sé stesso in un movimento che è paralisi nell’istante privo di senso. Il qui ed ora sono per sempre, con tutto il loro assurdo, insostenibile peso.

Se esiste una via d’uscita, essa non è in un’età rigenerata, ma nel mito. I miti antichi sono gli archetipi di eventi che sono collocati in un principio antecedente l’inizio stesso. Gli avvenimenti non si dipanano lungo una linea cronologica, ma si collocano in un spazio metafisico. Perciò gli eroi, sconfitto il tempo incarnato da creature spaventose, ascendono al cielo. Lassù i semidei sono trasfigurati in scintillanti costellazioni.

Il mito non è prima del tempo, ma al di fuori. Le avventure dei semidei adombrano un significato esemplare: la caducità trascesa nell’infinito. Così si avvera il sogno di un mondo salvato dal disfacimento o dalla perennità della caduta che non tocca mai il fondo. La vita si emancipa dall’errore primigenio, è redenta dalla sua insignificanza.

Che cos'è il mito, se non la verità che rifiuta di degradarsi nel verosimile?

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 ottobre, 2012

Memoria del futuro

Nel saggio “Bufale spaziali” Nick Redfern esamina alcuni eventi ufologici in cui è coinvolta la N.A.S.A. con i suoi segreti, insabbiamenti e depistaggi. Il capitolo IV del libro, “Il caso dell’Area 51”, è imperniato sulle rivelazioni di tale John (nato a Bloomington, Minnesota ed in forza presso il New York Department tra il 1948 ed il 1959). L’autore incontrò John nel 2005 e ne ricevette informazioni inerenti alcuni piani occulti dell’ente spaziale statunitense incentrati sugli U.F.O. Questi progetti erano stati elaborati all’interno dell’installazione nota come “Area 51”, sita nel deserto del Nevada.[1]

John, che era stato agente dell’F.B.I, cominciò a lavorare nella base nell’aprile del 1971. Destinato al complesso denominato “Dipartimento storico”, l’uomo venne a sapere da tre tecnici della N.A.S.A. che il settore, cui era stato assegnato, si occupava dello sviluppo del prototipo di un aereo avveniristico, della creazione di composti per la guerra chimica, di armi speciali e di “qualcos’altro”. Quel qualcos’altro – lasciarono intuire i tre – verteva su ricerche riferite ad accadimenti occorsi negli anni ’40 del XX secolo.

Un rapporto in particolare destò interesse ed apprensione in John: era un corposo documento intitolato “Analisi di una muta 48 Armageddon”. L’incartamento conteneva l’analisi scientifica di capi indossati da creature i cui corpi erano stati recuperati nel New Mexico nel 1947, in seguito allo schianto di un oggetto volante. Una volta eseguiti gli esami, fu accertato che le tute parevano confezionate con quello che oggi definiremmo una specie di velcro. Inoltre esse sembravano dotate di vita propria e di una forma di memoria incorporata. Uno dei componenti l’équipe scientifica, un tipo mingherlino, si offerse di indossare una delle mute. L’indumento aderì perfettamente al corpo del malcapitato che, subito dopo esserselo infilato, cominciò a manifestare sintomi di claustrofobia ed a captare inquietanti immagini mentali di un tetro e spaventoso futuro per la Terra e per la vita sul pianeta. Era uno scenario di un mondo avvelenato dalle radiazioni, con città in rovina ed enormi funghi atomici che s’innalzavano sullo sfondo di un cielo perennemente cupo, mentre dischi volanti sfrecciavano su territori devastati. Aspetto ancora più terribile: l’umanità era stata decimata dal contagio provocato da un virus mortale che attaccava e distruggeva il sistema immunitario. L’uomo che aveva indossato la “calzamaglia” ebbe l’impressione distinta e conturbante che gli esseri alieni odiassero la razza umana ed avessero congegnato un progetto per innescare un olocausto nucleare.

Come interpretare i ragguagli provenienti dal succitato whistleblower? Sono rivelazioni, come sempre, da prendere con le pinze, ma che non si possono ignorare del tutto. Non ci dilunghiamo circa questioni metodologiche ed ermeneutiche in relazione a temi delicati che travalicano i confortevoli confini della scienza accademica. Sono, infatti, problemi già affrontati.

Dunque ci limitiamo a sottolineare alcune invarianti e convergenze del caso in esame: la “profezia” aliena qui ottenuta in modo stravagante, per mezzo di un abito (biotecnologico?) in grado di conservare e trasmettere il vissuto mnemonico di un presunto ufonauta, l’azione nascosta di una genia malevola, il firmamento offuscato, la delineazione di un avvenire spaventevole in cui la Terra è ridotta ad una waste land, simile a quella descritta da T.S. Eliot…

Il tutto valga per esorcizzare.

[1] Il testo di Redfern è diseguale: a prescindere dall’infelice titolo italiano, dal… cattivissimo sapore (il titolo originale è, invece, il quanto mai opportuno “The N.A.S.A. conspiracies”), si alternano nel libro parti superficiali e persino forvianti a segmenti di grande interesse, ma dove è palese il debito dell’autore nei confronti del valente ufologo Mac Tonnies, scomparso prematuramente all’età di trentaquattro anni.

Fonte: N. Redfern, Bufale spaziali, Milano, 2011, pp. 63-80

APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

08 ottobre, 2012

Dagli U.F.O. nazionalsocialisti a H.A.A.R.P. (seconda parte)

Leggi qui la prima parte.

Tra i ghiacci dell’Antartide

Era stato Karl Haushofer nel 1919 a fondare la Vril Gesellschaft, la confraternita iniziatica al cui interno operarono due sensitivi, la croata Maria Orsic, ed un certo Sigrun. Essi ricevettero una comunicazione telepatica in cui si fornivano istruzioni per costruire una macchina del tempo o un ordigno volante. L’informazione, che veniva da Aldebaran, comprendeva pure la storia di due razze abitanti su pianeti orbitanti attorno a questa stella. Quando quelle civiltà vennero a sapere che il loro sole si sarebbe espanso, organizzarono, 500 milioni di anni fa, un’evacuazione di massa e si diressero verso il pianeta Mallona, di cui rimane la fascia degli asteroidi tra Marte e Giove, poi si trasferirono su Marte, infine sulla Terra, dove incivilirono le popolazioni presumeriche. [1]

Certuni si avventurano in congetture estreme: i Nazionalsocialisti avvrebbero pure costruito delle basi sotterranee sulla Luna già nel 1942. Inoltre la loro struttura segreta nell’Antartico spiegherebbe gli avvistamenti di U.F.O. nel secondo dopoguerra: dall’installazione nel continente ghiacciato, i transfughi del Terzo Reich vagheggiavano di conquistare il mondo.

È evidente che siamo di fronte ad uno scenario in cui le ricostruzioni storiche sfumano in elucubrazioni in buona misura fantasiose, sennonché il nazionalsocialismo esoterico, con tutti i suoi miti e tutte le sue missioni, è una realtà: la storia stessa, dietro le normalizzanti pagine dei manuali e delle fonti ufficiali, è simile ad un palinsesto. Così, scorticandone la superficie, si scoprono sotto il primo strato, inopinati scritti. Dunque non ci sentiamo di liquidare certe supposizioni come fantasticherie.

Vediamo in primo luogo di chiarire le affinità morfologiche tra i dischi tedeschi ed i ricognitori di Adamski. Scartiamo l’ipotesi terrestre nella sua declinazione radicale, per cui tutti gli U.F.O. sarebbero velivoli militari dalle performances avvveniristiche, senza escludere, però, che certi O.V.N.I. lo siano. E’, invece, possibile che una fazione, presentatasi come pleiadiana, si fosse alleata con la Germania di Hitler cui cedette conoscenze e tecnologie. In seguito, i sedicenti alieni, dopo aver abbandonata (almeno all’apparenza) per qualche motivo la Germania, inscenò la pantomima con Adamski, i cui amici sostenevano di provenire da Venere e Saturno. Se così fosse, si comprenderebbero le analogie di cui sopra. Il periodo in cui Adamski visse le sue avventure con esseri interplanetari è immediatamente susseguente alla fine della conflagrazione mondiale e copre un arco di tempo che va dal 1946 al 1961. Si ha quasi l’impressione che gli ufonauti avessero deciso, dopo il 1945, di spostare il baricentro dei loro piani dal’Europa centrale agli Stati Uniti. Sebbbene l’intera storia dell’astrofilo polacco-statunitense sia stata quasi sempre respinta come una colossale impostura, va ricordato che essa contiene particolari che depongono a favore dell’autenticità di almeno alcuni episodi. Non solo, U.F.O. adamskiani sono stati avvistati in alquanti paesi, anche negli ultimi anni.

I Pleiadiani sono anche i protagonisti degli incontri con il controverso Billy Meier, il contattista svizzero che comunicò con l’avvenente Semjase, la donna che capitanava i visitatori (sul nome Semjase si potrebbe disquisire a lungo…). Ora, gli oggetti volanti immortalati da Meier non sono così differenti dalle navicelle di Adamski, di cui paiono, sotto il profilo estetico, una versione più moderna dalle linee squadrate.

Un altro addentellato merita qualche postilla. Ci riferiamo alla misteriosa base germanica in Antartide.

[1] Il termine “vril” risale al letterato ed uomo poitico britannico, Edward Bulwer-Lytton (1803-1873). Bulwer Lytton nell’opera “Vril: la razza a venire”, descrive una specie di uomini molto più avanzata della nostra, con poteri tali da renderli virtualmente divini. Questi esseri, alati e vegetariani, possiedono airboats (navi aeree) energia elettrica, nucleare e persino qualcosa di analogo al laser. Essi vivono nascosti in caverne sotterranee situate al centro della Terra, ma hanno intenzione di uscirne per governare il mondo. Lytton aggiunge che questa civiltà è depositaria di una conoscenza segreta che permetterà di cambiare la specie umana, trasformandola in una simile agli uomini celesti.

Articolo correlato: La base tedesca Alpha sulla Luna




La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

03 ottobre, 2012

Il mondo visto dall'eterno

Noi fantasmi non crediamo che al nostro passato. (Delta V)

Da qui il cielo è una pagina strappata dove si conficcano le comete, schegge di grafite. Nello spazio si spande un denso inchiostro.

Che cosa resta? Cadaveri di parole, come zanzare morte, ora galleggiano sullo stagno nero del nulla.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

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