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23 gennaio, 2017

Frodi ed odî



Governo rima con inferno.

Senza dubbio ha ragione Gramsci quando asserisce che “ogni Stato (maiuscola ironica ed ortografica) è una dittatura”, ma gli Stati attuali amano camuffare la tirannide dietro parvenze oltre che democratiche, paternalistiche. E’ un po’ come un orrido scheletro vestito con abiti signorili e sapientemente panneggiati.

L’essenza dei governi è la coercizione accanto alla frode. I governi imbrogliano, mentono, abbindolano il volgo con ogni mezzo. Sono innumerevoli le frodi architettate dal sistema per controllare i peones e per giunta ottenere il loro consenso, mentre sono intossicati, affamati, spellati. Che cos’è la struttura economica, se non una titanica truffa per spillare denaro ad inconsapevoli cittadini?

Che cos’è la recente campagna di “vaccinazione contro la meningite”, se non un colossale inganno? Dopo che l’antidoto contro l’influenza stagionale ha causato alcuni decessi, i furbacchioni hanno subito ingigantito a dismisura il problema della meningite (il numero dei casi rilevati è nella media) per spacciare dosi industriali di vaccini ad una popolazione spaventata da un possibile contagio. Come sempre, gli organi di regime hanno funto da cassa di risonanza per diffondere ed amplificare un allarme ingiustificato o, per lo meno, ingrandito. Lo Stato non ha (o finge di non avere) il becco di un quattrino per i malati di sindrome laterale amiotrofica e per mille altre emergenze reali, ma, se si tratta di sbolognare partite di portentosi “antidoti contro la meningite”, all’improvviso, come per miracolo, l’esecutivo reperisce immense risorse. Strano… Lo stesso Stato che ignora richieste pressanti di disoccupati, imprenditori sul lastrico, categorie svantaggiate, all’improvviso diventa così sollecito e generoso. Strano… La verità è evidente: la crociata serve ad arricchire le industrie farmaceutiche, inoltre si accoppano un po’ di persone il che, in linea con l’obiettivo di sfoltimento demografico perseguito dalla feccia, non guasta.

Che cos’è l’incessante (e molesto) battage di organizzazioni non governative e di associazioni “benefiche” (da Telethont in giù) per ottenere donazioni dai gonzi con il pretesto di aiutare bambini indigenti, malati affetti da patologie rare, diseredati di ogni natura e provenienza, con il pretesto di promuovere la ricerca in ambito medico-scientifico per debellare le più disparate sindromi? E’ una FRODE.

Che cos’è l’incessante (e molesto) battage di media ufficiali per ottenere donazioni dai gonzi con il pretesto di aiutare i terremotati o gli alluvionati di turno? E’ una FRODE.

Qual è la percentuale di denaro che veramente è destinata ai bisognosi? L’uno per cento è già una quota alta: il resto è arraffato da banche, Vaticano, società telefoniche, profittatori in veste di benefattori…

Nonostante ciò, i grulli continuano a donare, non contenti di essere già scorticati da un fisco esoso il cui gettito serve a mantenere una masnada di parassiti, ad avvelenare l’ambiente con la geoingegneria clandestina ed a pagare gli interessi sul debito pubblico, cappio che stritola le attività produttive.

Nonostante ciò, se provi ad avvisare la massa di questi colossali raggiri, gli uomini medio-bassi reagiscono non solo con incredulità, ma pure con odio, con risentimento, come se tu avessi rotto loro il giocattolo con cui amano trastullarsi.

Si attribuisce all’imperatore Caligola una frase tranchant che la dice lunga sull’imbecillità del popolino: “Vulgus vult decipi et decipiatur!”, Il volgo vuole essere ingannato e sia ingannato! E’ una constatazione amaramente vera, sebbene una minoranza di cittadini (in senso aristotelico) accorti e consapevoli provi a destare dal letargo la moltitudine dei deficienti da cui, bene o male, dipende in buona misura la sorte di tutti. Ci sembra, però, di parlare ai muri, con la differenza che un muro si può demolire, si può distruggere, mentre la stupidità della plebaglia è indistruttibile.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

06 gennaio, 2017

Qual è il significato del termine "elohim"?



Un’analisi etimologica comparata ci permette di accostarci al significato del controverso termine biblico “elohim” (singolare “eloha”). Il vocabolo è reso con "dei" (o "Dio"), ma qual è la sua possibile matrice?

Siamo ormai prossimi a smentire il valore propugnato da sedicenti eruditi che, dall’alto della loro pedante saccenteria, attribuiscono al lessema il peregrino significato di “legislatori”, mentre ci sembra più probabile quello di “splendenti”, “luminosi” con uno slittamento semantico identico a quello, ad esempio, che occorre nel latino dove "deus", “dio” viene dalla radice “deiwo” che rappresenta la nozione di “luce”.

Sempre a proposito di luce, vediamo che cosa scrive il glottologo G. Devoto: “Sole, lat. sol, parola antichissima, di ricca ancorché disturbata tradizione. La forma originaria sembra si debba restituire in SAWEL che appare nello stato più o meno primitivo anche nelle aree celtica e germanica, con diversa alternanza in quella indo-iranica, con ampliamento in –yo nella regione indiana, greca ('helios' da 'sawelios'), in altre forme ancora, più o meno semplici, nelle zone baltica e slava”.

Il prestigioso dizionario Etymoonline riferisce, sempre a proposito della genesi del vocabolo designante l’astro del nostro sistema: “'Sun', dall’antico inglese, 'Sunne' 'sole', dal proto-germanico *sunnon (fonte anche del norreno, antico-sassone, antico alto tedesco e del medio olandese 'sonne', dell’olandese 'Zon', del tedesco 'Sonne', (dal gotico SUNNO 'il sole'), tutti dalla base proto-indoeuropea 'S(u)wen' (fonte anche dell’ avestico 'xueng' 'sole', dell’antico irlandese 'fur-sunnud''che illumina'); un’altra base è *saewel- ‘brillare, sole’”.

Nell’antico inglese "Sunne" era femminile (come generalmente negli idiomi germanici) e fu usato con il pronome femminile fino al secolo XVI; da allora prevalse il genere maschile forse per influsso del francese.

Se oltrepassiamo il confine delle lingue indo-germaniche, alla ricerca di un ceppo comune da cui si diramano voci primigenie e significative sotto il profilo semantico, potremo vedere nell’ebraico “elohim” il permanere di un morfema ("el", con caduta della sibilante iniziale) indicante la luce, lo splendore?

A questo punto la domanda è quasi retorica.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

03 gennaio, 2017

Direzione sbagliata



E’ stata imboccata la direzione sbagliata: soprattutto le nuove generazioni hanno preso la strada che conduce al baratro. Sono schiere che potremmo definire di “vittime felici”: esse, lungi dal dominare la tecnologia, il tetro totem di questi tempi, aspirano ad essere dominate. Il controllo è diventato autocontrollo, anzi spontanea evirazione.

Un paio di esempi. Dilaga la demenziale moda del piercing. Non si accorgono adolescenti e giovani che tutti questi brillantini ed anelli impiantati in ogni dove sono altrettanti corpi estranei? Tatuaggi giganteschi e pacchiani, dilatatori dei lobi ed orrori simili dimostrano non solo una totale ignoranza dei danni alla salute che queste manie comportano, ma pure culto dell’apparenza: è un esibizionismo con cui si tenta di colmare il vuoto interiore, la penosa mancanza di interessi e di talenti.

E’ lodevole che ci si impegni a cercare adozioni per cani che languiscono in celle fredde ed anguste, ma, ogni volta in cui si cerca una famiglia per queste sventurate bestie, si decanta il fatto che sono vaccinati e microchippati. Allucinante! Il microprocessore sottocutaneo, che non ha impedito e non impedisce di continuare ad abbandonare cani e gatti, è causa di tumori oltre ad essere il prodromo di innesti destinati agli uomini. Non ci si accorge che la tecnologia odierna è spesso un cavallo di Troia per espugnare le ultime roccaforti di un’agonizzante umanità? [1]

E’ errato l’approccio nei confronti dei media: non affermiamo che si devono del tutto ignorare, ma che bisogna aggredirli in modo implacabile, esibendo tutte le menzogne che diffondono gli organi ufficiali. I giovani dovrebbero usare i mezzi di comunicazione, di cui oggi è possibile disporre, non per cianciare, ma per sovvertire le bugie del regime. La loro indubbia padronanza degli strumenti tecnologici dovrebbe diventare un boomerang contro il sistema per creare un’informazione parallela in grado di sostituire la propaganda imperante.

L’umanità attuale pare essere diretta verso la meta della più algida cerebralità. Si è perduto il valore delle attività manuali, dalla scrittura con la penna alle più disparate forme artigianali ed artistiche che implicano un contatto con la materia. Si è perduta la relazione con la natura, non intesa in senso estetizzante, ma come ricettacolo delle energie vitali, come ricchezza materiale e spirituale. Tutto è elettronico, virtuale, smaterializzato: non trovare un modo per impedire i piani criminali sottesi alla digitalizzazione del mondo è inquietante; trovare chi è entusiasta di codesta decadenza è avvilente.

E’ giusto ed opportuno che le nuove leve della società mirino al benessere, ma dovrebbero ricordare che la tecnologia non è sinonimo di felicità. Guardino al presente ed al futuro dietro l’angolo, ma non dimentichino qual è la vera meta dell’esistenza: il rischio è che la coscienza sprofondi per sempre nel sonno della noncuranza, della sottomissione al sistema e dell’ignavia.

Se oggi fosse vivo Dante, descriverebbe un solo cerchio nell’oltretomba, un girone in cui collocare tutti i “passivi digitali”, quello degli ignavi.

[1] Vedi T. Lewan, Chip implants linked to animal tumors, The Washington post, 8 settembre 2007

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APOCALISSI ALIENE: il libro

29 dicembre, 2016

Visioni del Paradiso e dell'Inferno




Più vivo intensamente la vita e più mi interrogo sull’enigma della morte. (J.K.)

Sono sempre più nutrite le testimonianze circa le cosiddette esperienze di pre-morte: in quasi tutti i resoconti i “redivivi” riferiscono di essersi inoltrati nel Paradiso e, non di rado, nell’Inferno. Sulle near death experiences, sulla loro natura e circa i loro addentellati con vissuti esplorati all’interno della Letteratura e persino dell’Ufologia, abbiamo disquisito in diverse occasioni (si veda infra); qui vorremmo, però, porre un quesito cruciale: è possibile che tali percezioni, pur nel notevole grado di realtà esperito, siano raffinati inganni alieno-arcontici? In altre parole, ha ragione chi opina che, dopo la morte, ci attenda il nulla o un sonno profondissimo in attesa della risurrezione? Lo spettacolo dell’Empireo e, di converso, dello spaventevole Tartaro potrebbero inculcare un senso di soggezione nei confronti del destino ultraterreno, rincalzando un’etica fondata non su un reale spirito di abnegazione, ma sul timore del giudizio: ne consegue una morale eterodiretta nonché una forma di controllo.

I cristiani dovrebbero sapere che la dottrina dell’immortalità dell’anima è estranea al Cristianesimo delle origini: oggi, tale concezione, mutuata da credenze e filosofie elleniche ed orientali, coesiste - in modo contraddittorio e senza che i fedeli se ne accorgano - con la fede nella rinascita nel giorno del Giudizio universale. Si ricordi, ad esempio, che la preghiera “L’eterno riposo” descrive proprio uno stato post mortem di insensibilità, escludendo una continuazione dell’esistenza in un ipotetico aldilà.

Purtroppo di fronte ad una questione fondamentale, una questione che riguarda tutti, abbiamo solo indizi frammentari ed ipotesi non verificabili. La sincerità di coloro che hanno varcato la soglia è indiscutibile; il radicale cambiamento di prospettiva, palingenesi che connota il loro percorso terreno pure. Tuttavia, un po’ come Cartesio, restiamo sempre con il dubbio che un demone possa aver architettato la frode.

Sfortunatamente né i numerosi libri né i documentari sul tema fugano le perplessità, anzi – e ciò vale per tutti gli interrogativi abissali – quanto più si approfondisce il soggetto, tanto più aumentano le domande che sorgono dalle antinomie in cui ci si imbatte.

Nel caso di un problema tanto vitale (e mortale), seguitiamo a reperire solo risposte parziali, ambigue ed insufficienti, quando avremmo bisogno della RISPOSTA.

Approfondimenti:

- Truman Cash ed il destino dell'anima, 2014
- Che cosa succede dopo la morte?, 2011
- Le esperienze di pre-morte nell'ambito dell'Ufologia, 2009

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APOCALISSI ALIENE: il libro

26 dicembre, 2016

Oltre il codice



Numerosi scienziati hanno osservato che in Natura tutto è numero: dalle galassie alle conchiglie, dai ritmi delle specie viventi alle armonie della musica, tutto si inscrive in precise sequenze aritmetiche (il pi greco, la serie di Fibonacci, la sezione aurea...), in corrispondenze razionali e predicibili. [1] Questa struttura perfetta, che soggiace ai più disparati fenomeni, è stata definita “codice”. Molti concludono che il codice è il segno di un’impronta sovrumana: è difficile dissentire. Si resta incantati nel contemplare la mirabile perfezione dell’universo, simile ad un gigantesco orologio (così lo interpretarono alcuni illuministi) o ad un immenso arazzo in cui la trama e l’ordito istoriano soggetti meravigliosi. Eppure, quanti eppure…

Eppure ci chiediamo: in un cosmo così esattamente congegnato, come si può infiltrare il male? Una creazione matematica non esclude in toto il totem del libero arbitrio? La scienza dei numeri non ammette anomalie: nel linguaggio comune si ripete che “la matematica non è un’opinione”. Il logico, matematico e filosofo austriaco, Kurt Gödel, asserisce in modo più serio che provocatorio: “La matematica è una religione ed è l’unica che può dimostrare di esserlo”. Gödel non è lontano dal vero: i postulati della geometria e dell’aritmetica assomigliano ai dogmi di un credo poiché, in entrambi i casi, siamo al cospetto di qualcosa di ineludibile, di assoluto.

Ci domandiamo anche se il codice non lasci affiorare più che un’orma divina, una matrice (termine non casuale) per così dire arcontica o, come ipotizzano alcuni astrofisici, gli indizi di un megaprogramma informatico generato da una civiltà tanto evoluta quanto dissimulata. Sono scenari che escludono la libera volizione. All’interno dell’universo-software il male è un virus con la funzione di introdurre il cambiamento in un sistema che, altrimenti, sarebbe statico. D’altronde questo potrebbe essere la finalità del polo negativo pure in un cosmo diversamente concepito: il problema non è il male in sé, che gioca il suo ruolo, bensì una sua superfetazione, la sua preponderanza. A corollario di questa riflessione, si può accennare ad una serie underground, “Black mirror”, incentrata sulla devastazione dell’umanità causata da una tecnologia fuori controllo. In un episodio, il protagonista è incalzato da un persecutore che, dopo avergli distrutto la vita, gli invia un’icona sul cellulare: è l’immagine di un troll che, in àmbito informatico, denota anche il malware.

Insomma, è tutto molto bello: sono fantastici i disegni della natura e le melodie che si possono comporre, rispettando dei rapporti numerici, ma dov’è lo scopo di ciò? Siamo condotti a visitare gli ambienti di una villa principesca, camere adornate con dipinti di maestri rinascimentali, busti magnifici, stucchi preziosi, ma nessuno ci mostra gli squallidi locali della servitù che vive in condizioni disumane per garantire i privilegi di un’aristocrazia oziosa e fatua.

Siamo affascinati dalla bellezza, ma vorremmo capire per quale ragione l’universo e la storia sono schiacciati dalla sopraffazione, dall’ingiustizia, sommersi da fiumi di sangue. Quanti non sanno ogni giorno, come scrive Giovanni Verga, in quale maniera “buscarsi il pane”! Quanti vivono esistenze infelici, straziate nel corpo e nell’anima! Che importanza può avere per loro il codice? Sì, senza dubbio intravediamo una filigrana stupenda oltre le cose, ma…

Riflettiamo: il codice è numero ed il numero è tempo, successione: in quanto tale, è una perfezione imperfetta, (ossimoro necessario). Il tempo è entropia, disordine, declino. Giustamente Nietzsche tuona contro chi vede nelle relazioni numeriche l’essenza della musica: che cosa si può apprezzare di una sinfonia, delle emozioni che essa suscita, dell’incanto cui dà origine, una volta che si sono anatomizzati i valori aritmetici di una composizione? Inoltre giustamente Bergson distingue il tempo della coscienza che è un flusso, un’onda avvolgente, dal tempo della scienza, inteso come algida segmentazione, arida misura.

La vera perfezione è dunque oltre i numeri, oltre i codici? E’ “lì” che è situata la realtà reale, nel nulla che contiene in potenza il tutto? Forse è per questo che Schopenauer ritiene che l’autentico uomo di genio non abbia attitudine per la matematica: egli la trascende, attingendo all’Idea che è di là dalle manifestazioni collocate nello spazio e nel tempo.

I numeri, intesi come quantità, peggio come strumento per quantificare e reificare gli esseri viventi, persino per monetizzarli, sono algidi, vuoti, morti. Ben diversa è la vibrante euritmia, la dissonante consonanza, la dolente felicità di un’opera d’arte. Ben diverso è il mondo della vita, dimentica del tempo, dei suoi perfetti ma freddi meccanismi. [2]

[1] E’ notorio che già gli antichi, ad esempio i Greci, avevano osservato il mirabile equilibrio del cosmo: infatti “kòsmos” significa “ordine”.

[2] Nel mondo quantistico la rigidità delle cifre si allenta e non sempre uno più uno dà due.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

23 dicembre, 2016

Favoletta di Natale



- Venite costì, nipotini, ché la nonna vi racconta una favoletta.
- Sì, nonnina, racconta!
- Bene, c’era una volta un Tunisino a Berlino. Era un ragazzo brutto, brutto, cattivo, cattivo: era soprattutto invidioso, perché era ormai prossimo il Natale e, come tutti, aveva scritto a Babbo Natale per avere un dono, ma Babbo Natale gli aveva già mandato un sms per dirgli che a lui no, non avrebbe portato alcun regalo, perché brutto, brutto, cattivo, cattivo.

Il Tunisimo per Natale avrebbe voluto un camioncino: così lo rubò ad un bimbo polacco che era andato a Berlino per acquistare lo zucchero filato. Che bella atmosfera, nipotini! L’albero di Natale nel mercatino vicino alla chiesa, con tante luci colorate, i festoni d’argento, le bancarelle con il torrone, le ciambelle fritte e tutti gli altri dolciumi! Peccato… però… Il Tunisino, sempre più indispettito con il mondo intero, salì su un camioncino posteggiato lì vicino e, messosi alla guida, pigiò sull’acceleratore e si lanciò sulle bancarelle. Che strage di ciambelle, cari bambini! Potete immaginare! Tutto a soqquadro: pezzi di torrone sparsi in ogni dove, zucchero filato attorcigliato agli abeti, balocchi smontati, barbe di Babbo Natale appiccicate sui visini dei pargoletti...

Non contento del dispetto, il Tunisino rubò una slitta e si dileguò veloce come il vento, mentre i bimbi di Berlino piangevano con in bocca le pigne degli abeti, invece delle ciambelle fragranti. Il Tunisino con la slitta arrivò fino in Italia dove voleva gettare nello scompiglio altri mercatini. In Italia, però, due guardie coraggiose videro il monello e capirono dal cipiglio che era stato lui a fare tutte quelle bricconerie. Così lo riempirono di botte e lo mandarono al Creatore.

Tutti ad applaudire fino a spellarsi le mani: il re, i ministri, i sudditi. Il primo ministro disse: - Che bello, che bello! Il Tunisino cattivo è stato punito! Tunisino, hai rotto l’alberello e sei stato ridotto a mal partito! Che gran successone, che barbatrucco! Che bel copione per quel... di Massimo Mazzucco! -


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APOCALISSI ALIENE: il libro

18 dicembre, 2016

Semplice



Quando io crederò imparare a vivere e io imparerò a morire. (Leonardo da Vinci)

Quante volte cerchiamo le risposte nei libri, negli altri, nella natura, in noi stessi! Cerchiamo risposte che non troviamo. E’ poi così importante sapere? Non è preferibile essere felici, visto che non potremo mai snidare le cause delle cause, portare alla luce le vere radici del male?

Che cosa ci spinge a cercare di conoscere, a tentare di essere felici, quando la conoscenza, per un attimo acquisita, si rivela solo come un altro grado di ignoranza, quando la felicità, per un attimo sfiorata, si rivela solo come un altro grado di dolore?

Vorremmo, ma che cosa può anche la più tetragona volontà contro i fendenti del destino?

Invece di aspirare alla conoscenza dovremmo ambire alla saggezza. Come scrive T. S. Eliot: “Dov'è la saggezza che abbiamo perso con la conoscenza? Dov'è la conoscenza che abbiamo perso con l'informazione?” Aggiungiamo: dov’è l’informazione che abbiamo perso con la disinformazione? Siamo precipitati dalla saggezza alla disinformazione, dal cielo nell’abisso, dal silenzio iniziatico al frastuono dell’incomunicabilità.

Siamo tragicamente soli nei momenti decisivi dell’esistenza, cioè quando dobbiamo vivere e quando dobbiamo morire, vale a dire che siamo soli sempre sicché potremo condividere il dolore e le rarissime gioie solo con noi stessi.

E’ molto semplice: cerchiamo un modo idoneo per vivere ed un modo idoneo per morire, ma non li abbiamo ancora trovati.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

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