01 novembre, 2015

Assolutamente



Ormai ci si imbatte sempre più spesso nell’abominevole “Assolutamente”. Donde sia spuntato questo mantra e perché si sia diffuso a macchia d’olio è difficile da comprendere. Fatto sta che l’avverbio ormai impazza e non ce ne liberiamo più: “giornalisti”, “politici”, “esperti”, persone comuni a qualsiasi domanda rispondono con “assolutamente” oppure per giunta con “assolutamente sì” o “assolutamente no”. Il lessema è usato come sinonimo di “certo”, “senza dubbio”, “affatto”, ma ormai è anche fine a sé stesso. Il vaniloquio degli hollow men alla fine ruota attorno a due o tre luoghi comuni, infarciti di codesta parola-intercalare che, con la sua lunghezza e la s geminata, forse aiuta a colmare il vuoto da cui è fagocitato il nostro decadente corpo sociale. Non abbiamo più alcunché da dire: possiamo dichiarare soltanto la nostra assoluta relatività, anzi trascurabilità.

Anche “assolutamente” è un segno dei tempi, come gli ormai quasi estinti “cioè”, “ovviamente”, “voglio dire”…: sono tempi in cui l’incommensurabile numero di parole che invadono lo spazio della “comunicazione” è poco più di un borborigmo.

Si racconta che Diogene andasse in giro con una lanterna per cercare l’”uomo”: il filosofo cinico intendeva in quel modo irridere i pensatori secondo cui esiste un archetipo “uomo” di cui i singoli sono accidenti.

Oggi qualcuno ancora si ostina a cercare un’ombra di humanitas tra la gente, ma è impresa vana. La maggioranza degli uomini non è formata da individui malvagi, bensì da ignavi. Basta camminare per strada: si incrociano non esseri coscienti, ma quasi sempre sagome senza identità. I volti sono vuoti, piatti, inespressivi. Oltre quelle superfici il niente. Le silhouettes si muovono sotto un cielo d’asfalto, percorrendo strade senza direzione, con la testa incollata al cellulare. Si ha il sentore che siano esistenze abortite nel cimitero della storia.

Articolo correlato: Umanità?, 2015

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

28 ottobre, 2015

Prescienza e predestinazione

I numerosi esempi di pellicole cinematografiche che predicono un evento spartiacque come l’inside job del 9 11 ci inducono a riflettere sul nesso tra prescienza e predestinazione. Se, escludendo la mera coincidenza, è possibile prevedere il futuro, significa che qualcuno orchestra gli eventi e che, ad un livello superiore, essi si dispongono lungo una traiettoria predefinita.

Come abbiamo osservato in altre occasioni, la concatenazione degli avvenimenti potrebbe essere solo apparente, poiché le vicende paiono disporsi lungo una sequenza temporale, ma sono già accadute nell’istante ucronico. E’ naturale che tale configurazione ontologica esclude il libero arbitrio: esso non è solo la possibilità di optare tra A e B, ma anche la chance (abbaglio?) di piegare i fatti e la realtà alla propria volizione.

Si ripete che l’assenza della libertà umana distrugge la morale. E’ certamente così: infatti quale responsabilità etica hanno degli esseri le cui esistenze sono predeterminate al 100 per cento? Si afferma che Dio, pur conoscendo il futuro, lascia agli uomini la libertà di decidere e di agire. Nondimeno la prescienza divina, se non collide con l’idea di libero arbitrio, la immiserisce: quale valore può avere per l’Essere supremo un futuro di cui conosce ab origine tutto? E’ come se seguissimo un film, sapendo, sin dai titoli di testa, ogni particolare dell’intreccio sino all’epilogo, del sistema dei personaggi, della sceneggiatura etc. Che tedio! La prescienza non è meno noiosa della predestinazione.

Per tentare di superare l’impasse si potrebbe congetturare una Coscienza semi-incosciente (concezione ossimorica) che esperisce miliardi di situazioni, proiettandosi ora nel bene ora nel male. In quanto Coscienza unica essa è libera, ma, nel momento in cui si frammenta (dimenticandosi) nelle sorti dei singoli, questi sono predestinati, giacché si limitano a recitare, nonostante non ne siano consapevoli, uno dei tanti copioni scritti dalla Coscienza in trance. In questo modo si riuscirebbe a conciliare l’inconciliabile, ossia il fato e la libertà, rinunciando, però, all’idea di Provvidenza.

Purtroppo tentiamo di dar ordine alle cose, di rintracciare una logica nell’universo, laddove l’irrazionalità esplode in milioni di schegge. Così la stessa idea di Dio, più che essere difficile da concepire, è inaccettabile, perché non si riesce ad armonizzarla con la presenza perenne ed indomita del male. Ci ritroviamo allora in un "punto di Lagrange" dove la fede e la miscredenza si annullano a vicenda: mentre molti indizi depongono a favore dell’esistenza di un Creatore, altrettanti la smentiscono.

Che il non-senso, la malvagità ed il mysterium iniquitatis siano confinati nel tempo, non è motivo sufficiente per accogliere l’infinito, gelido silenzio in cui annegano le domande (e le richieste) lancinanti.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

24 ottobre, 2015

Il monumento a Washington codifica l’Armageddon?



Il monumento a Washington è un obelisco di marmo, eretto a Washington D.C. per commemorare George Washington, padre fondatore e primo presidente degli Stati Uniti d'America. La costruzione dell’obelisco cominciò nel 1848 su progetto dell’architetto Robert Mills. Alta 169 metri, l’opera fu aperta al pubblico il 21 febbraio 1885.

Poiché George Washington fu, come altri padri fondatori, affiliato alla Massoneria, (una Massoneria non ancora infiltrata e traviata?), il monumento a lui dedicato non ha mero valore commemorativo, ma, stando ad alcuni ricercatori, codificherebbe, tramite i suoi piani, gli stadi e le svolte principali della storia moderna e contemporanea dalla caduta dell’Impero romano d’Oriente nel 1453, quando Bisanzio fu espugnata dai Turchi, fino all’anno 2022. Il 2022 sarebbe l’anno conclusivo della civiltà (?) umana (?), preceduto da un periodo di sconvolgimenti ambientali, politici e socio-economici culminanti nell’Armageddon, la battaglia finale tra le schiere della Luce e le armate delle Tenebre. Il teatro dello scontro decisivo è, nelle varie tradizioni, la Palestina. [1]

Davvero il 2022 sarà un anno spartiacque o capolinea? Il mondo è in subbuglio e non è improbabile che il Medio Oriente sarà il focolaio del Terzo conflitto mondiale vagheggiato nel cosiddetto carteggio Pike-Mazzini. Che siamo prossimi ad un cambiamento epocale è possibile; che questa società sia ormai del tutto perduta e non riformabile è certo.

[1] Anche la piramide effigiata sulla banconota da un dollaro cripterebbe gli snodi della storia contemporanea. Essa è considerata simbolo massonico, anche se fu ideata dal gesuita Athanasius Kircher.

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21 ottobre, 2015

Il timone



A volte si insinua nella vita il soprannaturale? Non è proprio così, visto che già la natura va oltre sé stessa, ponendosi come enigma inesplicabile. Tuttavia è vero che talora nella straordinaria ordinarietà dell’esistenza irrompe l’inatteso, il messaggio in codice che non sappiamo interpretare. Chi lo invia e perché, se quasi sempre è il classico plico nella bottiglia abbandonata alla corrente di un destino cieco e bieco?

E’ come se il timone per un istante fosse retto da qualcun altro.

Purtroppo, per paura di essere derisi, molti non rendono partecipi gli altri delle loro esperienze liminali, defraudandoci di preziose conoscenze: custodiscono nello scrigno della propria memoria i rarissimi episodi che, trascendendo la normalità, paiono aprire una breccia nel muro granitico dell’ignoto, una prospettiva su una dimensione ulteriore, persino offrire una speranza in un senso…

Speranze? Su cento speranze, novantanove sono inganni e spesso, dopo aver setacciato tutto, nel crivello resta un’illusione, mentre la microscopica pagliuzza d’oro scivola via nel fiume rapinoso del tempo.

Così in bilico tra allucinazione e realtà, tra veglia ed ipnosi, si sfoglia il calendario dei giorni e delle notti.

Intanto, contro ogni logica, cerchiamo segni, ma le mani sono ferite dai cocci di troppi sogni infranti.

Video correlato: Presenze

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17 ottobre, 2015

I numeri in un mondo capovolto



Anni fa conobbi uno studente universitario che, ritenendo il numero la quintessenza della realtà, si era persino convinto che le sequenze alfanumeriche delle targhe automobilistiche contenevano messaggi reconditi. A suo parere, bastava decodificare i numeri, unirli secondo particolari combinazioni, associarli a lettere per ottenere frasi di senso compiuto con cui prevedere il futuro (idea folle) e scoprire nuove leggi fisiche. Qualsiasi cifra poteva rivelarsi utile all’uopo: un numero di telefono udito durante una conversazione, un codice su un prodotto, una data in calce ad un foglio, i numeri delle corriere… Le cifre erano poi inserite in sistemi, funzioni, equazioni, algoritmi, a loro volta tradotti in enunciati. A che cosa conducono tutte queste cabale è facile immaginare: nel migliore dei casi, si enucleano dagli oggetti sezioni auree ed altre euritmiche corrispondenze. Che cosa cambia?

Il goliarda mi ricorda una pellicola d’essai il cui protagonista è un matematico che crede di poter attingere Dio attraverso l’aritmetica. Dopo una serie di disavventure e di cerebrali dibattiti con il suo ex docente, l’uomo perde il senno: invece dell’Assoluto, trova il Nulla più assurdo, poiché la logica lo ha condotto nel territorio della follia. Gli si para innanzi l’infinita insensatezza del Tutto congelata nella solitudine di uno sguardo. L’efficace film è in bianco e nero a suggerire la rigida, cartesiana illusione dello scienziato.

Davvero il nucleo della realtà è una matrice? Se così fosse, difficilmente si spiegherebbero sia l’emergere della Coscienza sia il male: infatti la matematica è algida, ma innocua ed inanimata.

Sentiamo, invece, di vivere in un mondo, come scrive Carl Gustav Jung, “bellissimo ma crudele”. E’ in questa inestricabile contraddizione che si situa la vita. E’ da questo nodo ontologico che dipende l’abnorme irrazionalità del reale a tal punto che addirittura esso si capovolge, assumendo connotati contrari a quelli coerenti, regolari, come se una mente malandrina si fosse divertita a sparigliare, a mescolare le carte.

Così, quanto più rintracciamo nella natura nascoste armonie e correlazioni digitali, tanto più ci sembra di allontanarsi dal cuore delle cose. Questo cuore è carne, vene e sangue. Il rigore e la precisione dei numeri dileguano al cospetto dell’immenso, feroce enigma del cosmo e dell’esistenza.

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13 ottobre, 2015

Qualche aforisma



La metafisica mi è sempre sembrata una forma comune di pazzia latente. Se conoscessimo la verità, la vedremmo; tutto il resto è sistema e periferia. Ci basta, se riflettiamo, l'incomprensibilità dell'universo; volerlo capire è essere meno che uomini, perché essere uomo è sapere che non si capisce. (F. Pessoa)

A volte, quando alzo la testa stanca dai libri nei quali segno i conti altrui e l'assenza di una vita mia, avverto una sorta di nausea fisica che forse deriva dalla posizione curva, ma che trascende i numeri e la delusione. La vita mi disgusta come una medicina inutile. (Id.)

La felicità è fuori dalla felicità. Non esiste felicità, se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto. (Id.)

Meno credo in Dio, più ne parlo. (G. Bufalino)

Diffidate degli ottimisti: sono la claque di Dio. (Id.)

Gli uomini vogliono essere solo confortati nelle loro illusorie certezze, rassicurati di fronte all’ignoto, blanditi e persino ingannati. Quando l’autoinganno non funziona più, essi trovano subito il libro o il seminario utile per sedare l’ansia e convincerli che viviamo nel migliore dei mondi possibili, anche se nessuno finora se n’è mai accorto. Per questa ragione hanno tanto successo le pellicole ed i romanzi consolatori dove la debolezza, l’inettitudine e la malvagità sono mascherate, in cui un bene dolciastro e futile trionfa su un male mediocre. Per questa ragione le improbabili promesse di “politici”, guru quantici e chierici trovano sempre un vasto uditorio, mentre i maestri veri sono ignorati o addirittura vilipesi. (J.K.)

L'infinita insensatezza del Tutto congelata nella solitudine di uno sguardo. (Id.)

Senza un senso, senza una direzione, pesano in modo indicibile le vuote, inani, inerti liturgie dell’esistenza quotidiana. (Id.)

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06 ottobre, 2015

Addio Darwin



Fra gli innumerevoli argomenti addotti contro la teoria dell’evoluzione di Darwin i più persuasivi non provengono dallo studio degli ominidi né da quello degli animali, ma dalla botanica.

Sappiamo che le Spermatofite (piante con semi) si distinguono in Gimnosperme ed Angiosperme: il primo gruppo comprende specie con semi nudi, ossia visibili, in quanto provenienti da ovuli posti sulla faccia superiore o sui margini di carpelli aperti (che non si saldano, cioè, a formare un ovario a differenza di quanto avviene nelle Angiosperme); il secondo include essenze legnose o erbacee in cui gli ovuli sono raccolti in un involucro chiuso formato dai carpelli da cui fuoriescono come semi maturi, dopo che l’ovario da solo o con altre parti del fiore, si è trasformato in frutto. [1]

Anche prescindendo dall’incredibile complessità e varietà del mondo vegetale, non facilmente spiegabile per mezzo della selezione naturale e di mutazioni genetiche fortuite (Neodarwinismo), resta da capire sulla base di quale necessità evolutiva ed in che modo piante in sé già perfettamente adattate ad un ecosistema, come le Gimnosperme, cambiarono le loro caratteristiche morfologiche ed ereditarie in guisa da diventare Angiosperme, ossia vegetali con fiori. Si potrebbe pensare che tale impulso evolutivo sia dipeso dall’urgenza di favorire l’impollinazione entomofila, ossia tramite gli insetti. Esistevano già gli insetti quando sul pianeta prosperavano le Gimnosperme? Come potevano sopravvivere gli insetti impollinatori, se non nascevano ancora piante con fiori? Insetti impollinatori e fiori sono interdipendenti: chi venne prima, come e perché? Sono forse concomitanti “ideazioni” della Natura? Sono domande cui è quasi impossibile rispondere: certo non può replicare il Neodarwinismo. Questo non significa aderire ipso facto al Creazionismo, ma esibire le contraddizioni insanabili di uno schema interpretativo a torto considerato ancora valido. [2]

Hanno probabilmente ragione i biologi statunitensi Eldredge e Gould: essi, pur essendo considerati evoluzionisti, intaccano i fondamenti del Darwinismo con la loro teoria degli equilibri punteggiati, secondo cui molte specie sono immutate da milioni di anni, mentre altre compaiono ex abrupto (speciazione), non come risultato di un lentissimo e graduale processo. Perché all’improvviso compaiano nuove “forme” viventi non è per nulla chiaro, ma è ragionevole pensare che nel corso delle ere passate numerose specie apparvero e si avvicendarono, mentre altre si estinsero.

Siamo comunque di fronte ad un puzzle: non si può escludere nella Natura operino forze che non abbiamo ancora scoperto sicché la stessa teoria di Lamarck, sebbene oggi sia per lo più reputata rozza ed inverosimile, potrebbe avere una sua ratio. Si potrebbe pensare ad un agente recondito che soggiace ai presunti cambiamenti dei modelli vegetali ed animali. Ecco, il termine “modelli” è significativo: esiste un paradigma, un archetipo platonico di ciascuna specie, per cui possiamo affermare che nacque prima la gallina dell’uovo?

E’ molto improbabile che, seguendo Lamarck, un giorno all’uomo spuntino le ali, giacché Homo sapiens sapiens è spinto da un’esigenza incoercibile a volare. Tuttavia, come si accennava, si potrebbe ipotizzare un influsso di energie oggi ignote, anche se, per quanto ci consta, un pino è tale da tempo immemorabile e, in un futuro lontanissimo – se non si sarà estinto - continuerà ad essere un pino, a produrre pigne e pinoli e non corolle dai colori vivaci.

[1] Il carpello nelle Spermatofite è ciascuna delle foglie fiorali che formano il pistillo, la parte femminile del fiore.

[2] La teoria elaborata da Charles Darwin è “scientifica”? Valutandola da un punto di vista popperiano, sì: infatti essa è falsificabile ed è stata falsificata, sebbene continui ad essere proposta ed insegnata come Verità negli ambienti accademici e nelle scuole. Qui notiamo l’infinita ignoranza e malafede di chi si ostina ad ammannirla come aletheia: infatti le teorie scientifiche, pure quelle più plausibili, sono pur sempre dei sistemi esegetici della realtà o di parte di essa, non la realtà stessa.

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04 ottobre, 2015

Se il futuro è passato



Il futuro è un libro già scritto: basta inforcare gli occhiali adatti per leggerlo.

Un interessante studio sembrerebbe dimostrare che siamo dotati della capacità di precorrere gli eventi. In breve, l’organismo reagirebbe con un anticipo di qualche secondo ad uno stimolo esterno. Lo suggeriscono i risultati di oltre venti sperimentazioni condotte dai ricercatori di sette laboratori indipendenti. Una meta-analisi del fenomeno è stata eseguita dalla psicologa Julia A. Mossbridge della North western University e pubblicata sulla rivista specialistica, “Frontiers in Psychology” nell’ottobre del 2012.

In molti degli studi analizzati, ai soggetti erano mostrate delle immagini scelte a caso, per suscitare sensazioni emotive di vario genere ed intensità. Ancora prima di mostrare la figura, l’organismo della persona esaminata registrava già un riscontro appropriato. Le reazioni più forti si sono rilevate dopo aver mostrato l’icona, ma sono state rilevate dei leggeri feedback anche alcuni secondi prima, suggerendo così una risposta inconscia ad un impulso futuro. [1]

Se le risultanze della ricerca saranno confermate, si dovranno trarre delle inevitabili conclusioni. Quali sono, infatti, le implicazioni teoretiche e filosofiche di tali esiti empirici?

Ci pare che siano le seguenti.

• La coscienza erra su quando occorrono gli accadimenti: essi sono avvenuti alcuni istanti prima, ma la mente li percepisce in ritardo.
• Come corollario di quanto sopra osservato, si dovrebbe congetturare che il libero arbitrio non esiste, giacché l’io si limita ad annotare quanto già accaduto.
• Il tempo, inteso come sequenza di passato-presente-futuro, è un’illusione: tutti i fatti trascorsi, presenti e futuri sarebbero in realtà condensati in un istante atemporale, anche se colti dall’io lungo una direttrice cronologica, consequenziale e causale (di rapporto causa-effetto) ingannevole. L’avvenire potrebbe agire sul tempo trascorso, come sostengono i fisici quantistici, non secondo un principio causale, ma sulla base dell’ucronia dell’universo, ucronia che si abbina alla non-località del mondo subatomico.

Le correlazioni sin qui accennate tenderebbero tutte a smentire l’idea della libera volizione. Cadrebbe uno degli idoli più venerati da teologi, filosofi ed anche non pochi scienziati. Il condizionale è comunque d’obbligo: attendiamo ulteriori sviluppi.

[1] Sono indagini molto simili agli esperimenti di Libet. Vedi “Appunti sull’Idealismo di ieri e di oggi”, 2010

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01 ottobre, 2015

War games



Il mondo è in fibrillazione: la Russia di Putin ha deciso di intervenire in Siria contro l’I.S.I.S., il califfato anti-islamico creato dalla C.I.A. Molti, dopo aver letto il discorso tenuto all’assemblea dell’O.N.U. cominciano a convincersi che il presidente russo è non solo uno statista di notevole caratura, ma pure una specie di salvatore. In effetti il discorso in oggetto è improntato a buon senso, moderazione nonché vivificato da alti ideali, sebbene in filigrana si intraveda un’inquietante venatura mondialista. E’ evidente che un politico usa un linguaggio che non rivela i veri obiettivi: si pensi allo scaltro Bergoglio che si avvale di una retorica sanguigna, corposa per incantare le masse, occultando obiettivi che sono diametralmente opposti a quanto dichiarato Urbi et orbi.

Dispiace deludere molti lettori, ma crediamo che non sia in corso una lotta tra il Bene (la Federazione russa) ed il Male (l’alleanza Stati Uniti-Vaticano), ma o una faida tra potenti logge o un mortale war game. Non pensiamo che Putin adempia un compito salvifico nello scacchiere internazionale, nonostante il suo indiscutibile carisma e le sue capacità diplomatiche. Come molti altri, in modo consapevole o no, interpreta una parte e gioca in una squadra il cui allenatore è presumibilmente lo stesso della rappresentativa avversaria.

Settembre è da poco trascorso e, malgrado le apparenze, è stato un mese cruciale, perché si è rinsaldata la micidiale coalizione tra Roma e Washington: è un patto in funzione anti B.R.I.C.S. con cui si sono gettate le premesse per un inasprimento delle tensioni nel Risiko planetario.

La politica è l’arte della simulazione e soprattutto della dissimulazione ed i più influenti centri di potere sono quelli più nascosti, lontani dagli opachi riflettori dei media, dall’attenzione distratta dell’opinione pubblica.

Stando a varie tradizioni, la Russia ed i suoi alleati, sono pur sempre Gog e Magog, le genti destinate ad invadere l’Europa ed a sconfiggere l’Occidente. La storia si alimenta anche di oscuri presagi e non solo di attriti economici, di contrasti militari. Di conseguenza non è improbabile che i vari focolai tendano ad allargarsi fino a conflagrare in un conflitto di ampia portata. Anche il recente riconoscimento della Palestina per opera della Chiesa di Roma è un atto che, lungi dall’essere ispirato a principi umanitari, è volto a fomentare discordie nella tormentata regione medio-orientale.

Lo scenario anticipato e descritto nel carteggio Pike-Mazzini sembra delinearsi sempre più in maniera netta e riconoscibile. All’orizzonte si profilano neri vessilli.

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27 settembre, 2015

Come affrontare il futuro?



Sempre più spesso le persone si chiedono come potranno resistere, per esempio, dovendo continuare a svolgere una professione o un mestiere logorante o comunque si domandano in che modo potranno sopravvivere in condizioni proibitive, tra spaventose incognite e difficoltà. Questi tempi grami acuiscono un’angoscia che era quasi del tutto estranea agli uomini dell'antichità e del Medioevo. Essi avevano un rapporto con il tempo più sereno ed equilibrato. Non vivevano sotto la spada di Damocle dell’avvenire. Si comprende quest’ansia, ma, se il presente appartiene agli uomini, il futuro appartiene agli dei. Che senso ha proiettarsi in un tempo lontano o persino elaborare progetti per anni assai distanti dal momento attuale, quando lo stesso presente è tanto precario? Eppure veramente siamo tirati e stirati da un futuro implacabile.

Questo non significa che non si debba essere previdenti, ma “ogni giorno ha la sua croce” ed è già più che sufficiente. Non si intende neanche incitare ad afferrare l’attimo che di per sé è inafferrabile, a sfruttare il “potere dell’adesso”: nel migliore dei casi, tale presunto “potere” è un vacuo slogan della New age, poiché il destino è avaro di doni, sempre e comunque.

Tuttavia è necessario sapere che la propria sfera d’azione non è alquanto estesa ed è illusorio credere di poter disegnare l’avvenire, secondo le nostre speranze o timori. Il futuro potrebbe riservarci delle sorprese nel bene o nel male.

Sarà meglio allora vivere ciascun giorno, come se fosse l’unico, con la coscienza che la possibilità di incidere sul corso degli eventi, se non è nulla, è molto, molto ridotta.

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20 settembre, 2015

John De Andrea e la natura umana



Oggi i “giornalisti” sono gli alfieri della disinformazione.

Qualcuno continua ad indagare sull’ormai nota fotografia che ritrae un bambino curdo (o siriano?) esanime su una spiaggia. A proposito di questo scatto, il filosofo Diego Fusaro si esprime nel modo seguente: “Direi che c'è un uso selettivo delle immagini, cioè il mondo della manipolazione organizzata va a vedere solo frammenti scelti per riconfermare sempre l'ordine simbolico dominante. Di conseguenza del bambino non gliene fregava nulla al finto buonismo del potere, interessava, invece, usare quelle immagini per preparare al bombardamento della Siria in nome dei ‘diritti umani’”.

Si può solo concordare: i media sono la cassa di risonanza delle decisioni prese dagli apparati e dei loro brutali progetti. Aggiungerei che dei bimbi non interessa un fico secco pressoché ad alcuno, non solo al potere. In una realtà ridotta a teleromanzo, le emozioni forti, sebbene effimere, sono quelle che spingono l’opinione pubblica a schierarsi, a muoversi proprio nella direzione voluta da infernali governi.

Alcuni (o molti?) tra coloro che hanno accolto calorosamente i profughi in Germania, sono mossi solo da ostentazione, dal desiderio di esibire il loro spirito umanitario, proprio come Donna Prassede nei “Promessi sposi”. Donna Prassede, infatti, si picca di fare il “bene” non per reale altruismo, ma per vanità, per dimostrarsi filantropa. Costoro che sono oggi tanto disponibili verso gli immigrati sono gli stessi che ignorano i Tedeschi indigenti ed altri derelitti.

Stando così le cose, non ha alcuna importanza se l’istantanea immortali un piccolo naufrago in carne ed ossa o sia un’opera iperrealistica di John De Andrea. Oggi, in modo paradossale, ci si commuove per il destino di un personaggio fittizio piuttosto che per una vera tragedia, a meno che la sciagura non ci tocchi più o meno da vicino. L’empatia, la sensibilità, la fratellanza, la comprensione non appartengono più ad un genere umano degenere. Le sventure e la morte sono esorcizzate e nascoste dietro la rutilante scenografia delle carabattole tecnologiche; la capacità critica ed il ragionamento avulso dal pericoloso influsso degli organi mainstream sono azzerati.

E’ indubbio: è stato operato un uso selettivo, capzioso ed indegno delle immagini, ma qualora fossero stati esibiti i bambini palestinesi ustionati dalle bombe al fosforo o un fanciullo pallido, malato di leucemia, anche senza i secondi fini tipici delle testate ufficiali, ad esempio raccogliere fondi che poi gonfiano le tasche dei soliti noti, sarebbe cambiato e cambierebbe qualcosa? Quanto sarebbe durata la partecipazione al dramma? Esistono le persone veramente solidali, ma esse operano in silenzio, evitando clamori e senza lasciarsi condizionare da un’icona vera o falsa che sia, il cui effetto è comunque temporaneo.

Riconosciamo che purtroppo i rapporti interpersonali sono oggigiorno deteriorati non di rado anche in ambito familiare o all’interno del vicinato, senza dimenticare gli ambienti di lavoro, spesso sentina di invidie e di maldicenze. Quando non siamo capaci di vivere in sufficiente armonia con gli altri neppure in piccoli contesti sociali, crediamo di poter affrontare sfide ben più difficili e ci sentiamo in diritto di indignarci per le ingiustizie? Ormai abbiamo perduto la nostra identità, a causa dell’egomania ed è illusorio pensare di superare ostacoli, di valicare muri che sono stati eretti dentro di noi.

John De Andrea, con le sue sculture in materiali sintetici, veramente finte, ci mostra in maniera impietosa che cosa quasi tutti sono diventati.


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15 settembre, 2015

Una ragione irrazionale



U.A.A.R. è la sigla di Unione degli atei, agnostici, razionalisti. E’ una setta famigerata ed invadente che pontifica su tutto e sul contrario di tutto, atteggiandosi ad avanguardia illuminata contro la superstizione, l’oscurantismo e le “pseudo-scienze”. Evidente la parentela con la genia negazionista che ruota attorno al C.I.C.A.P.

Quello che in special modo non mi convince di questa chiesa è l’accostamento tra ateismo e razionalismo.[1] Come può un ateo, con tutto il rispetto per i suoi convincimenti, essere un propugnatore del razionalismo? Vedere nella ragione il fondamento della conoscenza e della condotta mi pare non sia del tutto conciliabile con la miscredenza. Se, infatti, l’universo è irrazionale, poiché non esiste un Logos trascendente che lo giustifica e lo organizza, da dove emerge la quadrata ragione utile ad analizzare il mondo? Bisognerebbe postulare che in un cosmo del tutto illogico ad un certo punto, in modo del tutto inatteso, nasce e si sviluppa una specie, Homo sapiens sapiens, che, a differenza di tutte le altre, è dotata del raziocinio. Tuttavia il raziocinio è adoperato paradossalmente per constatare l’irrazionalità del Tutto e per individuare delle leggi fisiche, traducibili in equazioni matematiche che, con il loro rigore e la loro costanza, paiono contraddire l’insensatezza universale.

Un ateo coerente dovrebbe essere un fervente irrazionalista come il marchese De Sade: il filosofo francese, infatti, negando Dio, asserisce che il fulcro della natura e degli esseri viventi è il perseguimento egoistico della propria perpetuazione, l’incessante ricerca del piacere ad ogni costo. De Sade disegna una realtà dominata da istinti incontrollabili, da ciechi processi biologici avulsi da qualsiasi fine etico. E’ una visione che si può condividere o rigettare in tutto o in parte, ma è congruente al suo interno, solidissima sotto il profilo concettuale. Il pensatore d’oltralpe rinuncia ad educare l’umanità, non si impegna nelle battaglie in nome della “scienza” e dei “lumi” contro i retaggi religiosi e sociali dell’ancien régime, ma si prefigge solo di trarre il maggior godimento e successo personale possibili dalla sua condotta amorale. Prima ancora che con Karl Marx, la sua filosofia è prassi.

I pontefici atei e razionalisti, invece, si impantanano in incongruenze insanabili, cercando di salvare capra e cavoli. Sono gli stessi che esigono le “prove concrete” di quanto supera l’angusto spazio dei loro pregiudizi. Con quali criteri, però, possono stabilire il confine tra empirico e teorico, naturale e soprannaturale, razionale ed irrazionale, dal momento che, secondo la loro Weltanschauung, tutto è gratuito, assurdo, immotivato, caotico? Che cosa significa “prova concreta”, quando la stessa materia ed il corso degli eventi sono, nella loro essenza, non solo inconoscibili, ma pure casuali?

Infine l’atteggiamento di codesti credenti al contrario prescinde del tutto dai progressi della scienza attuale, in primis la fisica quantistica che ha svelato scenari non sempre inquadrabili in schemi ottocenteschi. Sono proprio questi gli schemi che i sacerdoti dello scientismo (lo scientismo non è scienza, ma una sua caricatura) continuano ad imporre: oltre che obsoleti, sono riduttivi. I nostri atei fanatici pretendono di togliere una spina da un dito con le pinze da meccanico.

[1] Circa l’agnosticismo si veda “Scettici e dogmatici”, 2011

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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 settembre, 2015

Il gregge e le eggregore



N.B. Il titolo-paranomasia della presente riflessione si deve ad un proficuo dialogo con l’amico Emanuele che ringrazio.

Siamo intossicati dalle notizie, per lo più false e distorte, provenienti dai media ufficiali: se smettessimo tutti di leggere i quotidiani sia cartacei sia telematici, se smettessimo tutti di seguire i telegiornali, il sistema avrebbe l’attuale deleterio influsso sull’opinione pubblica? Ormai ogni perversa decisione assunta dall’establishment è efficace, perché è amplificata nonché gestita e diretta dagli organi di regime. Editori, direttori e “giornalisti” sono molto più potenti dei generali. L’inganno può proseguire, solo se troviamo qualcuno disposto ad ascoltare i bugiardi. Basta un’immagine sconvolgente spesso spuria per innescare prevedibili reazioni nella massa, tacendo nel contempo sulle vere ragioni e sui retroscena di conflitti, crisi, “emergenze”. La psicologia ed il comportamento della folla obbediscono allo schema stimolo-risposta: Skinner docet.

Potremmo trarre immensi benefici da un oscuramento dell’”informazione” mainstream: non saremmo più colpiti dagli strali avvelenati di quelle news che servono solo ad instillare ansie, paure, sensi di colpa, ad installare falsità nella coscienza e nell’inconscio. Purtroppo il gregge è controllato con le eggregore.

Oggi, invece di leggere i classici da cui ricavare insegnamenti immortali, si affonda la testa negli scartafacci governativi e si presta attenzione alle menzogne del “cattivo pastore”.

Ormai il “pensiero” unico, un “pensiero” distorto ed autodistruttivo, è talmente inveterato nelle persone che supporre di poterlo estirpare è quasi utopico. Addirittura provare a svellerlo potrebbe causare più danni di quanti ne provochi il suo radicamento, come quando si decide di sbarbicare un glicine: si tenta di divellerlo e crolla il muro in cui la pianta ha messo le sue tenaci radici.

Anche la tecnologia, che è poi oggi il principale strumento con cui sono trasmessi i messaggi nel mondo globalizzato, è sempre più invadente e dispotica: bisognerebbe adottare nei suoi confronti il motto latino “habere, non haberi”, cioè “possedere, non essere posseduti”.

Le azioni più “semplici”, spegnere il televisore ed accendere la fantasia, usare i dispositivi tecnologici, senza lasciarsene dominare, sono diventate le sfide più ardue. Chi, novello Odisseo, prenderà le idonee precauzioni affinché la sirena della tecnica non ci spinga a sfracellarci sugli scogli?

Come sempre, l’equilibrio non è facile da conseguire e, anche quando lo si acquisisce, si può mantenere per qualche istante, dopodiché si ricade nell’alternanza degli eccessi il cui moto oscillatorio pare essere perpetuo.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

11 settembre, 2015

Ricchezza e benessere



L’universo economico attuale è un mostruoso ibrido tra il Socialismo statalista ed il Capitalismo delle corporations: ne consegue una struttura in cui piccoli e medi imprenditori ed artigiani sono soffocati sia dallo Stato, con il suo esoso sistema fiscale ed un ginepraio di norme abnormi, sia dallo strapotere delle multinazionali.

Fulcro di questo impianto è il denaro-merce: siano gli Stati o banche private a concedere denaro ad usura poco cambia. Nel momento in cui il denaro diventa una merce come tutte le altre, si innesca un processo che, un po’ alla volta, porta ad eccessi, iniquità e frodi. L’economia diventa finanza, persino religione, la religione che prospetta un paradiso di benessere, garantito dagli interessi, dalla magica moltiplicazione del capitale. In verità, sappiamo come i capitali iniziali si accrescono: con investimenti in industrie belliche, farmaceutiche ed agro-alimentari, nella modifica del clima o lucrando sui rifiuti (anche tossici e radioattivi) e le discariche o sul traffico di esseri umani.

Quand’anche, investendo in titoli di stato, in obbligazioni, in azioni, trascorso un certo lasso di tempo, si ottengono degli introiti, essi sono decurtati o azzerati da un aumento dei tributi, aumento con cui gli Stati versano gli interessi sul debito contratto con i cittadini. Qual è l’utile? Dov’è poi il beneficio dei “titoli tossici” che, promettendo astronomici proventi, frutto di truffe e di audaci speculazioni, hanno immiserito legioni di gonzi?

Questa non è economia, ossia insieme delle regole per amministrare la “casa”, ma depauperamento e distruzione. Più di tanti economisti classici e di oggi, un intellettuale come Ezra Pound aveva colto le aberrazioni di un complesso produttivo inficiato dall’usura: di per sé, in linea teorica, prestare una somma, chiedendo che dopo un periodo di tempo, sia restituita con una quota supplementare, non è disdicevole. Tuttavia, se il prestito si trasforma in un cappio per soffocare i debitori, in uno stratagemma per arricchirsi, sfruttando il lavoro altrui, esso va condannato, perché produce più danni che vantaggi.

Molti affermano che un sistema capitalistico-finanziario favorisce il benessere: è vero che la circolazione del denaro è fonte di prosperità, dà impulso ai commerci ed alle transazioni, ma bisogna vedere che cosa si intende per benessere. Possedere cellulari, televisori, automobili etc. è segno di ricchezza più o meno diffusa in alcuni strati della popolazione, ma è davvero benessere? Prescindendo dalle scandalose sperequazioni nel possesso di beni, dal fatto che la floridezza di pochi consuona con la miseria e la schiavitù di altri, con la spoliazione delle risorse, oggi benessere significa poter disporre dei principali agi, ma soprattutto godere di buona salute e vivere in un luogo armonioso e benefico sotto ogni profilo, persino estetico. Questo ambiente oggi non esiste quasi più: le nostre invivibili ed alienanti città sono quanto di più disumano ed orribile la "civiltà" ha costruito.

Chi ha tre smartphone, la fuoriserie, la villa al mare… gode della prosperità, se non si ammala e se non perde il senno, a causa di uno stile di vita viziato e di un milieu malsano. Naturalmente può essere felice chi si accontenta di quel che ha e chi trova un senso non nel mero possesso di cose, ma in altri valori, negli affetti, in un mestiere o professione gratificante. [1]

Forse, però, mi sbaglio: floridezza e felicità sono garantite da un feretro di ebano e da un mausoleo costruito impiegando marmi pregiati…

[1] Si prescinde qui dal fatto che si possa essere veramente felici: Schopenauer lo nega. Crediamo non abbia torto.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

08 settembre, 2015

Intervento alieno a La Salètte?



19 settembre 1846, La Salètte, villaggio delle Alpi tra Grenoble e Gap, a sud del dipartimento di Isère. Due pastorelli, Melanie e Maximin, stanno percorrendo pendii erbosi per condurre una piccola mandria verso gli alpeggi. I due bambini - Melanie ha 15 anni, Maximin 11 – giunti sul pascolo montano verso mezzogiorno, si fermano per rifocillarsi e riposarsi, mentre le mucche ruminano tranquillamente. Quando la fanciulla scende a prendere il tascapane, adagiato poco dabbasso su una panca di pietra, scorge un globo luminoso, “come se il globo fosse caduto là”. Indicata la sfera al bimbo, ambedue restano meravigliati, allorché vedono aprirsi un varco in mezzo alla luce ed una donna seduta su una panca di pietra: la signora, che tiene la testa tra le mani, con i gomiti sulle ginocchia, sta piangendo. Ella è abbigliata come le valligiane, con un lungo abito orlato da perle, un grembiule giallo ed uno scialle sulle terga. Indossa calze gialle, calza scarpe bianche con fibbie ed un copricapo da contadina, abbellito da una ghirlanda di rose. Sulle spalle porta una catena, da una catenina al collo pende un crocifisso.

La signora rivolge un’esortazione edificante ai pastorelli, ma i due non intendono quasi alcunché, perché la donna ha usato il francese, invece del patois, una variante del provenzale, parlato dai due indotti pastorelli. Così l”ambasciatrice” comincia ad esprimersi in patois con un invito alla conversione, alla preghiera ed alla santificazione della domenica. Infine prega i piccoli di farsi latori del suo messaggio presso gli abitanti del luogo. Compiuta la sua missione, la figura, procede verso un ruscello senza voltarsi, guardando ora il cielo ora la terra. La sua immagine a poco a poco si affievolisce: prima il capo, poi gli omeri, infine il busto, tutto si fonde nella luce da cui è emersa. Rimane solo una rosa che Maximin tenta di afferrare: inutilmente, poiché la sua mano stringe il vuoto.

La notizia della sorprendente epifania si diffonde presto tra le vallate, suscitando incredulità o una fervida devozione. Nel 1851, il vescovo di Grenoble, Monsignor Filibert de Brouillard, sancisce che cinque anni prima a La Salètte è apparsa la Vergine Maria.

L’apparizione di La Salètte, sommariamente ripercorsa, presenta alcune invarianti della casistica ufologica. Senza escludere l’esistenza dei fenomeni soprannaturali, ci sembra di poter enucleare in questo caso alcuni aspetti riconducibili ad un “prodigio” tecnologico piuttosto che ad una manifestazione mariana

• La sfera di luce, più luminosa del Sole, è una presenza frequente negli avvistamenti.
• La donna parla in francese, anziché in patois, come se si fosse preparata per un incontro con Francesi tout court. Lo sbaglio di lingua è un fenomeno non raro nelle presunte apparizioni mariane: a volte le donne, poi identificate con la Beata Vergine Maria, adoperano una versione arcaica dell’idioma dei destinatari, talora si servono di un codice totalmente ignoto ai percipienti.
• Le sembianze e l’abbigliamento della figura muliebre paiono essere uno strategico adattamento al milieu dei pastorelli. Naturalmente la madre del Messia sarebbe stata vestita in tutt’altro modo.
• La comparsa e soprattutto la progressiva sparizione della donna ricordano da vicino un ologramma, come la fissità della messaggera che, quando avanza sul prato, non si volta. Anche la rosa, che Maximin non riesce a prendere, richiama una proiezione olografica.

Mutatis mutandis, il caso di La Salètte assomiglia più di altri ai noti avvenimenti di Fatima, la cui natura squisitamente ufologica (e mistificatrice) è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio.

Fonti:

D. Bach, La Madonna di La Salètte, Strasburgo, 2010
J. Fernandes e F. D’Armada, The apparitions of Fatima and the U.F.O. phenomenon, 2006
C. Malanga, R. Pinotti, I fenomeni B.V.M.: le apparizioni mariane in una nuova luce, Milano, 1990


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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

06 settembre, 2015

Aristocrazia



Alcuni ritengono che Homo sapiens sapiens oggi stia divenendo sempre più consapevole: come sempre, non si può generalizzare, ma ci sembra che, nel suo complesso, l’umanità sia decaduta in modo preoccupante, soprattutto in quei paesi dove i media esercitano il loro deleterio influsso con la propaganda ed il plagio che hanno ormai quasi del tutto sostituito non solo la cultura, ma anche l’informazione.

E’ sufficiente vedere quali sono le “notizie” più condivise e votate sugli aggregatori di siti, sulle reti asociali ed altrove per constatare la pochezza e la stupidità dei peones: queste “notizie” riguardano il calcio, il cinema più scadente e commerciale, i teleromanzi, le sagre, la moda, gli ammennicoli tecnologici, i finti bisticci tra “politici di destra” e “politici di sinistra”, liti suscitatrici fra i lettori di interminabili polemiche, condite da insulti e parole turpi...

Dov’è dunque la tanto sbandierata presa di coscienza? Bisogna anche rilevare che tra le persone in buona misura consce delle insidie tese, ad ogni passo, dal sistema, non si assiste ad una reale maturazione. A volte è l’approccio ad essere errato. Valga un esempio per tutti: quando alcuni vengono al corrente della biogeoingegneria clandestina, invece di intraprendere un percorso di lotta e di tenace divulgazione in merito allo scottante tema, si affannano per cercare dei rimedi naturali in modo da smaltire i metalli che si accumulano nell’organismo.

E’ reazione legittima e comprensibile, tuttavia denota in fondo l’atteggiamento di chi, rimanendo sulla difensiva, rinuncia ad un’azione risoluta. Inoltre è un contegno che prescinde da una vera comprensione del problema: pensare di eliminare tutti veleni diffusi con le operazioni chimico-biologiche ed in altri mille maniere, introducendo nella dieta tale o tal’altro alimento o integratore, è come credere che, togliendo l’acqua con un secchio da un’imbarcazione che sta inabissandosi, a causa di un’ampia falla, il natante non affonderà. Insomma, non si possono scambiare i palliativi, pur opportuni e consigliabili, per risoluzioni definitive. Il rischio è anche quello dell’egocentrismo, dell’indifferenza per i danni che sono recati al pianeta ed ai suoi abitanti.

Ci si rintana in un buen retiro, illudendosi che il mondo là fuori, con le sue laceranti contraddizioni, non verrà mai a bussare alla porta.

E’ vero, però, che in questo panorama desolante, con la maggior parte della popolazione inebetita dalla fielevisione, spicca un’élite il cui ingegno, discernimento e coraggio sopravanzano le più rosee aspettative. E’ un’avanguardia che si muove, pur tra i dardi infuocati dell’ostilità generale, verso radiosi orizzonti. Questa aristocrazia che, per intrinseche ragioni di superiorità intellettuale ed etica, non può comunicare con il volgo acefalo, è destinata a lasciarsi dietro di sé non solo un mondo fangoso, ma soprattutto chi ama rivoltarsi nel fango.

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

02 settembre, 2015

La guerra della propaganda e la propaganda della guerra



Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne, l’odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono. (G. Orwell)

E’ molto istruttivo studiare con quali strategie gli apparati distruggono la pace. E’ palese che la feccia apolide intende trascinare il mondo verso un Terzo conflitto mondiale. Smettiamo di schierarci, di chiederci chi ha torto e chi ha ragione: in guerra hanno tutti torto, chi più chi meno, perché le ostilità sono sempre carneficine di soldati e di civili, mentre i generali se ne stanno al sicuro nei loro comandi, i fomentatori di odio beati nelle loro ville principesche.

Resisteremo alle sirene della propaganda o, come avvenne, ad esempio, nel periodo che precedette la Grande guerra del 1914-18, anche i ceti meno abbienti e gli intellettuali saranno plagiati? I movimenti internazionalisti, pur con qualche eccezione, abdicarono a molti loro princìpi per abbracciare la causa del nazionalismo più feroce, eppure il “nemico” non era costituito dai Tedeschi, dagli Austriaci, dai Francesi, dai Russi, dai Britannici, dagli Italiani etc., poiché il Nemico era ed è lo Stato-Leviatano, meglio la banda sovranazionale di usurai e di plutocrati, indefessa ideatrice e perpetratrice di stragi. Lo stesso sciovinismo fu ed è un espediente per istigare l’astio contro lo “straniero”, poiché i mondialisti non conoscono alcun senso della patria. Così, mentre sui vari fronti gli eserciti si massacravano, i banchieri e gli industriali si arricchivano, prestando denaro e vendendo armi a tutti i belligeranti: questo soprattutto durante la Seconda guerra mondiale.

Anche oggi il proselitismo a favore della xenofobia miete vittime, responsabili in primo luogo i media di regime con la loro subdola, martellante, capillare diffusione di menzogne e di disvalori. Ascoltiamo i discorsi dell’uomo medio-basso: uno vede in Putin e nella Russia una minaccia incombente, addirittura il Demonio; un altro considera gli Stati Uniti d’America l’unico male. Il Vaticano è, a torto, quasi sempre ignorato. Quanti sono in grado di ragionare e di concludere che i cosiddetti potenti sono più o meno tutti uguali? Vorremo forse reputare la Cina un modello da seguire e da esportare? La lotta non è tra Capitalismo statunitense e Socialismo russo-cinese, ma – se di vero antagonismo si tratta e ne dubitiamo... - tra Turbocapitalismo occidentale e Capitalismo di Stato, tra due sistemi molto simili, entrambi odiosi. Questo non significa che non agiscano persone degne nei vari schieramenti, nelle istituzioni di ogni paese, ma che il manicheismo, Buoni contro Cattivi, dove i Buoni ed i Cattivi sono intercambiabili, è proprio sia la premessa sia l’obiettivo della disinformazione militarista. Sono i popoli, tutti, quelli che non hanno subìto un indottrinamento, i nostri alleati; sono, invece, i governi gli avversari. D’altronde le nazioni di ogni latitudine sono avvelenate con la geoingegneria clandestina, mentre il vertice militare ed industriale, la cui azione non conosce frontiere, è in ogni dove l’artefice di questo genocidio.

Dal semplice fante al generale di corpo d’armata è ora di bruciare le divise, di sbarazzarsi delle armi, di mandare a combattere chi orchestra le guerre per rimpinguare i suoi patrimoni e per accrescere un osceno potere. Partano per il fronte i primi ministri ed i loro figli, i presidenti delle “repubbliche”, i parlamentari che votano a favore delle “missioni di pace”, i vescovi che benedicono gli eserciti e le bandiere, gli strozzini, i “politici” bellicisti, i finanzieri senza scrupoli, i “giornalisti” organici agli apparati, gli esteti della guerra bella... Partano per il fronte e ci crepino in massa: risolveremo anche il problema della sovrappopolazione.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

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