13 ottobre, 2006

Alla ricerca del sigillo reale (quinta parte)

Ci si trova, però, di fronte ad un’antinomia: da un lato il fattore Rh negativo è più frequente tra gruppi etnici emarginati ed oppressi, come i Baschi ed i Gaelici (Irlandesi, Scozzesi, Gallesi, Bretoni…), dall’altro Icke lo associa ad una genia ariano-rettile e correnti neo-naziste sostengono che gli Rh negativi sono la “razza pura”, gli Ariani, discendenti degli Atlantidei o di un popolo delle stelle.

Come si è visto, da alcune fonti pare affiorare un punto in cui convergono tradizioni, a prima vista disparate e lontane tra loro sia nel tempo sia nello spazio: il marchio di Caino dovrebbe essere una croce celtica, con i bracci di eguale lunghezza che oltrepassano un cerchio. Essa è simbolo cosmico, solare, dell’equilibrio dei quattro elementi, ma, come spesso avviene, gli emblemi sono bivalenti e polivalenti: allora la croce adombra pure significati negativi. Secondo Sitchin, essa allude a Nibiru, il pianeta dell’incrocio, mentre Icke ne mette in evidenza i poliedrici valori, in ordine alla lingua segreta di antiche popolazioni, un codice trasmesso, attraverso il tempo, a sette, chiese, logge, confraternite che operano anche nel mondo contemporaneo, ma dietro le quinte.

È stato notato che i Grigi ed altri intrusi tendono a sequestrare soggetti con il fattore Rh negativo. Da che cosa può dipendere questa singolare predilezione? Esiste una maggiore compatibilità ematica e genetica tra questi rapiti e gli alieni? Tale compatibilità dipende da una comune, anche se lontana, origine? La traccia di tale comune genesi è nel sangue, ma anche in un segno sulla pelle? Il chimico e ricercatore Corrado Malanga, studiando molti casi di abduction, ha pure indugiato sulle cicatrici, in cui si imbatté per la prima volta studiando il caso di Valerio Lonzi. Nell’estate del 1982 Valerio Lonzi, ragazzo genovese allora quindicenne, fu vittima di un rapimento, il cui lascito è costituito da tre cicatrici, come dei fili sottili rossi orizzontali collocati in fondo alla schiena, lunghi circa 15 centimetri e ben distanziati. Per il medico quei segni erano cicatrici dovute a sutura. Le cicatrici di altri rapiti spesso sono circolari e non molto dissimili dal presunto marchio di Caino.

Certo, ci si trova con i rapiti di fronte ad un’inversione di “segno”: essi non sono dei prescelti, a differenza dei re giudei e dei Merovingi, ma delle vittime, oggetto delle attenzioni di intrusi che perseguono fini di ibridazione, forse per preservare una razza sterile o debole sotto il profilo genetico. Forse gli ufonauti intendono impadronirsi di qualcosa che certi uomini possiedono ed altri no, come suggerisce Malanga.

Resta, infine, da stabilire se anche i “prescelti” dell’antichità non siano stati degli ambasciatori, più o meno consapevoli, di una civiltà extraterrestre che per infiltrarsi tra le classi dirigenti, in modo dissimulato e graduale, manipolò ed indottrinò ierofanti, maghi e sovrani.
Le interferenze aliene sono un fenomeno soltanto recente?

Fonti:

AA.VV., I figli degli dei, in Area 51, giugno 2006
M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln, Il santo Graal, Milano, 1982
F. Barbiero, La Bibbia senza segreti, Milano, 1998
L. L. Cavalli-Sforza, Geni, popoli, lingue, Milano, 1996
J. De Galibier, I Celti, Aosta, 1998
D. Donnini, Nuove ipotesi su Gesù, Diegaro di Cesena, 1994
A. Faber Kaiser, Gesù visse e morì in Cascemir: la tomba di Gesù a Srinagar?
C. Fabre-Vassas, La bete singulaire, Paris, 1994
G. Garbini, I Filistei, Milano, 1997
D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001
C. Malanga, Alien cicatrix, 2005
Id., Gli UFO nella mente, Milano, 1998
A.S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Roma, 2001
Pensatore, Hydra tripudians
M. Pincherle, Il Gesù proibito 2000 anni di paganesimo cristiano, Diegaro di Cesena, 1997
J. Renan, Vita di Gesù, Milano, 1992
Z. Sitchin, Il pianeta degli dei, Casale Monferrato, 1998
G. Tranfo, Studi pubblicati su www.yeshua.it
G. Vinci, Omero nel Baltico, Roma, 1995 e 1998

12 ottobre, 2006

Sono comunisti?

Ho scoperto qualche giorno fa, seguendo cinque minuti di una dozzinale e soporifera trasmissione di RAI 3, che in Italia esistono quattro partiti comunisti con tanto di simbolo raffigurante la falce ed il martello. La proliferazione di queste formazioni politiche sedicenti comuniste è, in primo luogo, il risultato di una degenerazione irreversibile del P.C.I., progressivamente integratosi nel sistema, fino a diventare un movimento borghese di falliti. Visto che, però, una per quanto sparuta classe operaia esiste ancora, insieme con gruppuscoli di pseudo-intellettuali marxisti, alcuni pure animati da ideali sinceri, si avverte la necessità di rivendicare i diritti delle classi più deboli, attraverso gli strumenti della “democrazia” parlamentare, diritti di cui Rifondazione e Comunisti italiani non hanno nemmeno la più pallida idea, essendo partiti di manichini ossobuchivori perfettamente adattasi al mercimonio della “politica”.

Questi neo-comunisti, però, che temo non abbiano neppure mai letto un rigo del Capitale, ignorano che, se veramente fossero comunisti, sarebbero dei rivoluzionari intenti a rovesciare lo stato borghese con la violenza e non dei velleitari ed insinceri contestatori del capitalismo, il cui unico strumento di "lotta" è un linguaggio ormai obsoleto ed insignificante, utile solo ad abbindolare una manciata di elettori in modo da conquistare qualche seggio. Ad ogni seggio di parlamentare corrisponde uno stipendio di più di 15.000 euro: una bella cifra!

Insomma, costoro sono soltanto degli enfants gatés, sempre zelantissimi quando bisogna puntellare governi ultracattolici ed ultramassonici, come quello attuale del dottor Balanzone. È sintomatico che il segretario o presidente o non so che cos’altro (non importa: tanto sono tutti uguali) del nuovo partito comunista non abbia risposto a chi gli chiedeva provocatoriamente di inserire nel suo programma i temi della lotta al signoraggio ed alle scie chimiche.

Non è il caso di soffermarsi sugli aspetti dell’ideologia marxista che risultano caduchi, anche se Marx, pur controllato dai soliti manipolatori, fu un economista di vaglia. Perché ricordare che gli aspetti economici, sebbene importanti, non sono cruciali per le élites che sono dominate, invece, da un incoercibile e furioso istinto di morte? Perché ricordare che la dialettica marxista ed engelsiana è uno strumento messo a punto da Hegel? Come sorvolare sull’ingenuo ed insopportabile antropocentrismo dell’ideologia marxista?

In ogni caso, considerato il rispetto per le persone che dimostrano una certa coerenza, anche quando le loro idee non sono condivisibili, non vorrei che questi sedicenti marxisti fossero ritenuti dei comunisti, ma solo dei furbi, dei mestatori, dei falsari della parola.

Il comunismo, per quanto rarissimo nella storia, fu propugnato e parzialmente concretato dal Messia politico (Giovanni di Gamala): egli era contrario alla proprietà privata e favorevole alla lotta armata contro i dominatori romani. Sue alcune frasi emblematiche: “Chi non lavora, non mangi”; "E' più facile che una gomena entri nella cruna di un ago che un ricco nel Regno dei cieli"; “Il Regno dei cieli si conquista con la violenza”. Giacomo il Giusto, fratello del Cristo, fu a capo di una comunità comunista di fanatici apocalittici che attendevano il ritorno del Messia. Il Messia non tornò: in compenso arrivarono le legioni romane che sterminarono un po’ alla volta gli Ebioniti (letteralmente significa “poveri”) alias giudeo-cristiani, di cui i Romani avevano già crocifisso il Maestro. (1) Ecco come finì uno dei pochi veri comunisti della storia, mentre Bertinotti, che è comunista come la lingua cinese assomiglia all’italiano, è diventato presidente della Camera.

(1) Secondo alcuni storici, sulla croce fu inchiodato Simone di Cirene.

11 ottobre, 2006

Fondi che affondano

Absit iniuria verbis

È deprimente leggere i commenti di giornalisti di controinformazione che, di fronte agli eventi, quasi sempre funesti, che si rincorrono con ritmo incalzante, adottano vieti, miseri schemi interpretativi. Questi fondi affondano le profondissime radici in pregiudizi antidiluviani.

L’altroieri la Corea del Nord ha condotto un esperimento nucleare sotterraneo ed alcuni editorialisti hanno quasi preso le difese dello stato asiatico che ha fatto esplodere un ordigno atomico non molto potente, laddove l’impero di USAtana compie decine di esperimenti nucleari ogni anno. Che pena! Costoro non hanno compreso che la tecnologia nordcoreana è per lo più statunitense; costoro non sanno che il solito convitato di pietra ha enormi interessi nel nucleare, sin dalla fine degli anni 40 del XX secolo. (1) Inoltre il papa rosso e l’abominevole kissinger si sono incontrati a Roma il 29 settembre: dopo i prevedibili salamelecchi, avranno pure congegnato quelle due menti diaboliche qualche diabolico piano o vogliamo essere così ingenui da attribuire tutte le colpe ai “neo-conservatori” che, invece, sono i maggiordomi dei veri burattinai: gesuiti, cavalieri di Malta, numerari dell’Opus Dei? Non saremo così ingenui da pensare che i due gaglioffi abbiano amabilmente conversato delle rose che coltivano in giardino?

Sarebbe anche ora di superare il solito, frusto modo di “vedere” le cose: stati cattivi contro stati un po’ meno cattivi o quasi buoni, mentre i prelati si adoperano per la pace nel mondo, ma, tapini, nulla possono, perché belzebush e compagni sono ostinati e gli islamici pure. Tra un po’ rimpiango gli articoli di zucconi lo zuccone, del grottesco riotta, del maramaldo magdi…

È certamente un caso se i residenti nella Città del Vaticano sono 911, ma…


(1) Vedi http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=4437

10 ottobre, 2006

Il toro di Falaride (seconda parte)

Qualcosa non quadra: se veramente la coscienza è la vera matrice dell’universo, mentre energia, spazio, tempo sono soltanto elementi virtuali, come non solo sembrano dimostrare le più recenti ed accreditate teorie scientifiche da Bohm (universo ologramma) a Malanga (teoria del superspin di Malanga-Pederzoli), ma come intuirono anche molti filosofi circa due secoli fa nonché la filosofia indiana e Platone, allora che senso ha adoperarsi per tentare di cambiare quella che è comunque un’illusione? A che pro agire quando è solo una finzione creata dalla mente? Se è una finzione, per quale motivo non si è ancora riusciti a plasmare qualcosa di decente? È così oppure esiste uno zoccolo duro della realtà, un quid immodificabile e su cui non possiamo incidere?

Le domande sono moltissime, mentre le risposte, sia quelle scientifiche sia quelle filosofiche sono poche, ambigue, contraddittorie, insufficienti, astruse. Finora, se si esclude qualche caso isolato e semileggendario (Siddharta Gautama, Apollonio di Tiana, il Dalai Lama…), la vita è stata ed è per la stragrande maggioranza delle creature un groviglio di aculei o, nel migliore dei casi, una monotona e noiosa discesa verso la vecchiaia ed il nulla. Vita, storia e natura sono tutte nate sotto il segno di un fato assurdo ed irrazionale, perché il cosmo è irrazionale dal momento che esiste, nonostante la sua esistenza sia probabilmente illusoria. In fondo, basterebbe che, invece dell’essere, “esistesse” il nulla ed ogni antinomia si dissolverebbe come neve al sole, ma purtroppo siamo imprigionati in una bolla spazio-temporale per giunta scomoda ed angusta, da cui gettiamo uno sguardo intorno per vedere soltanto l’oscurità di spazi vuoti e freddi. Neppure il richiamo all’interiorità ci può salvare, poiché il vuoto universale permea di sé l’anima: In interiore homine habitat …vacuitas non veritas. O no?

La prima parte QUI

09 ottobre, 2006

Istituzioni

Per istituzione si intende un insieme di norme e di consuetudini fondamentali su cui si basa una comunità: le istituzioni sono quindi formate da individui. In questo risiede il loro enorme limite: gli individui, infatti, anche all’interno di una comunità, non rinunciano al loro individualismo, in senso deteriore (Cicero pro domo sua); le norme che modellano le istituzioni, poi, o sono assurde o, se sono ispirate al buon senso, vengono aggirate, disattese e violate. Le istituzioni sono quindi una somma di persone che, in modo del tutto illusorio, sono unite da valori comuni. Regole assurde o norme intelligenti, ma ignorate disgregano di fatto l’organismo.

Per queste ragioni, la distinzione tra istituzione e persone è del tutto speciosa: quando Dante inveisce contro i papi simoniaci, ma afferma di aver riguardo per ciò che il soglio di Pietro rappresenta (la reverenza per le somme chiavi), ammesso che sia sincero, cade in un’antinomia, poiché la Chiesa è un’istituzione-persona non solo corrotta fin al midollo, ma anche fondata sul peccato originale delle menzogne paoline e di tutte quelle successive.

È fallace l’asserzione di coloro i quali esortano a distinguere tra le istituzioni, di per sé degne di rispetto, e gli uomini che sono fallibili ed imperfetti. Essi invocano un quid misterioso ed astratto che sarebbe una sorta di legame interpersonale e sovrapersonale che legittima l’istituzione. Questo quid può valere per gli animali, non per gli uomini, per natura infidi: in un branco di lupi, esistono rapporti gerarchici e di collaborazione (anche di empatia) che rendono il gruppo coeso. Chi si appella all’ossequio per le istituzioni umane, in realtà, tesse l’elogio di cricche.

Le uniche, vere istituzioni sono i branchi.

08 ottobre, 2006

111

Esistono due modi per cercare di scoprire verità occulte: l’indagine empirica e l’interpretazione dei simboli.

Il valentissimo giornalista Greg Szymanski, insieme con molti altri ricercatori tanto sagaci quanto misconosciuti, da anni investiga le strette, strettissime relazioni tra l’agenda del Nuovo ordine mondiale ed il Vaticano, i cui vertici, costituiti da personaggi che ricoprono importanti cariche nell’Opus diaboli (vulgo Opus Dei), nella Compagnia di Gesù e nel Sovrano ordine di Malta, decidono il destino del mondo, avvalendosi di protesi giudaico(?)-massoniche. Non è un caso se i più potenti e pericolosi uomini (?) “politici” sono affiliati ad una delle tre citate infami organizzazioni satanico-cattoliche: ad esempio, George Bush senior. Quanti sono disposti, però, soltanto a concepire l’idea che l’attentato del 9 11 fu ideato in quel di Roma, assieme a moltissimi crimini prima e dopo? Eppure è così. Milioni di individui sono aggrappati ancora alla menzogna ufficiale dei 19 attentatori islamici; altri, invece, hanno ormai fatta propria la verità parziale che vede il coinvolgimento della Criminal Infamous Agency. La verità vera è tuttavia un’altra: la Chiesa diabolica romana, che aspira ad instaurare una tirannide planetaria, forte del suo miliardo di fedeli, del suo immenso potere economico e mediatico (Radio Vaticana, università, scuole, giornali, televisioni…) si serve della manovalanza massonica e “neoconservatrice” per i suoi spaventosi piani di dominio. Di questa manovalanza, però, presto si sbarazzerà, come i mandanti che eliminano i sicari per evitare che restino in vita dei testimoni.

Chi fosse interessato a conoscere i retroscena, i misfatti, le trame, i loschi interessi della piramide cattolica, può visitare i siti che sono indicati in calce, perché vorrei soffermarmi su un elemento simbolico che, per così dire, è la classica ciliegina rossa, sulla torta avvelenata. Secondo le profezie di Malachia, l’attuale papa rosso (si noti la sua non casuale predilezione per questo colore infernale) è il centoundicesimo. Questo numero, che per i profani non ha alcun significato, è invece per chi studia i simboli, la chiave per aprire la porta del sancta sanctorum vaticano. Il numero 11, definito la dozzina del diavolo, è, nella cifra 111, portato ad una sorta di apoteosi. Benedetto XVI non è solo il papa degli ultimi tempi, contraddistinti dall’ossessiva ripetizione del numero 11, ma la Bestia dell’Apocalisse, l’opera gnostica di Cerinto, di cui i paolini (alias, ma impropriamente cristiani) si appropriarono per i loro inconfessabili fini, attribuendola a Giovanni. Già allora i patrigni della Chiesa erano abili falsari e spregiudicati maneggioni: la passarono liscia, perché la loro nefasta ascendenza fu sottovalutata. Oggi il pernicioso influsso della Chiesa di Roma è del tutto ignorato e non è compreso: chi lo denuncia è additato come visionario. Almeno, però, i visionari vedono qualcosa; gli altri non scorgono niente.


Siti di approfondimento:

07 ottobre, 2006

L'anelito verso l'immanente

Si sente spesso ragionare di anelito verso il trascendente, di tensione verso ciò che è spirituale: mi chiedo se, dietro queste fughe dal mondo non si nasconda un’incapacità di affrontare le sfide attuali e, soprattutto, la solita manipolazione delle coscienze orchestrata dalle chiese e dai movimenti della New age.

Tali orientamenti sono viziati, a mio parere, dal solito dualismo tipico della Weltanschauung occidentale e che, per limitarci al cosiddetto Cristianesimo, trova nel lascivo vescovo d’Ippona uno dei campioni: fu, infatti, Agostino a distinguere tra corpo ed anima, sulla base di un’analoga dottrina platonica. Non è un caso se il patrigno della chiesa fu anche colui che inventò, contrapponendoli l’Inferno ed il Paradiso. Il manicheismo di Agostino, espulso dalla porta rientra dalla finestra: tale dicotomia tra bene e male è sempre stata un’ipoteca sulla cultura, non ostante alcune correzioni di rotta. Così oggi assistiamo alla titanica lotta tra il Bene ed il Male: per giunta, paradossalmente, il significato dei termini è invertito così che i corifei della morte e della distruzione avanzano lancia in resta, affermando di essere i difensori della libertà, della pace e della democrazia.

Bisogna poi considerare qual è l’impulso dell’anelito al trascendente: la fede? In tal caso, mi pare che si tratti di una mistificazione: la fede è il modo per assopire la coscienza ed annebbiare la mente. Non dimentichiamo mai chi ci esorta ad aver fede: sono le caste dei sacerdoti che mirano soltanto a nascondere verità scomode. Il valore della conoscenza e quello dell’integrità dovrebbero essere anteposti alla fede, soprattutto se è la fede in sterili e pericolosi dogmi su cui si basano le religioprigioni.

Infine auspico piuttosto un anelito all’immanente, perché la materia non è meno misteriosa e mistica dello spirito. (1)

06 ottobre, 2006

23 gradi e cinque

Gary Osborn è autore di un pregevolissimo studio intitolato 23,5 degrees, in cui il ricercatore, ripercorrendo la storia antica, medievale e moderna, rintraccia i simboli che, nell’arte, nella letteratura e nella tradizione esoterica, codificano il riferimento all’inclinazione dell’asse terrestre pari a circa 23 gradi e 5 primi.

È noto che da tale inclinazione dipende sia l’avvicendamento delle stagioni sia, insieme con il moto della Terra a mo’ di trottola, il fenomeno precessionale con la successione delle ere astrologiche. Sorprende scoprire il valore numerico in esame in una raffigurazione del tempio di Abydos, risalente al 1300 a.C. circa, con al centro lo Zed (o Djed), interpretato in genere come la colonna di Osiride, nonché in molte altre opere: in affreschi medievali, nell’uomo di Vitruvio, in quadri barocchi sino all’infame piramide effigiata sul dollaro.

Secondo lo studioso, l’allusione criptica all’inclinazione dell’asse terrestre potrebbe indicare la volontà di trasmettere, attraverso una linea esoterica, il ricordo di quando questa spina dorsale terrestre era verticale sicché alcune regioni del pianeta godevano di una perenne primavera, trasfigurata nei miti che narrano dell’età dell’oro. Intorno al 10.500 a.C., un cataclisma cosmico causò lo spostamento dell’asse e l’inizio delle età precessionali. A prescindere da questa tesi che non risulta, ad oggi, suffragata del tutto da prove geologiche e cosmologiche, senza dubbio convince l’interpretazione dell’autore, per il quale non può essere casuale il riferimento all’"asse del dio" nella memoria iniziatica che si espresse nell’iconografia e nelle religioni.

I culti egizi, il Cristianesimo segreto, il filone nascosto medievale e rinascimentale da Dante a Botticelli a Leonardo, solo per citare gli artisti più noti, testimoniano di una costante allusione a conoscenze astronomiche considerate nel loro significato simbolico e storico. In una ricerca di qualche mese or sono, ho individuato un presunto disegno astronomico nel I canto della Commedia, dove il veltro è identificabile nel Canis maior che splende nel cielo primaverile. Il veltro celeste rincorre sulla terra la lupa, allegoria di Roma, la sede della chiesa corrotta e simoniaca. Cenni alla precessione sono stati scorti all’interno del “poema sacro” da alcuni studiosi.

Bisogna, a questo punto, chiedersi per quale motivo le civiltà antiche erano quasi ossessionate dalle oscillazioni dell’asse terrestre, dall’orologio precessionale ed occorre altresì domandarsi per quali occulte vie un sapere venerando fu trasmesso.(1) Congetturare che popoli antidiluviani e postdiluviani vollero avvertire, attraverso il linguaggio immortale dell’arte, le generazioni future a proposito di catastrofi legate ai cambiamenti precessionali, implica l’idea che quei popoli furono saggi e pieni di sollecitudine. Ciò tuttavia non corrisponde alle acquisizioni circa Egizi e Sumeri che, nonostante le luminose conquiste in campo culturale e scientifico, furono dominati da classi dirigenti composte per lo più da scaltri e malvagi sacerdoti e principi. Forse qualche “dissidente” riuscì a carpire i segreti custoditi dai potenti ed a codificarli attraverso i secoli. Questi iniziati, in conflitto con l’establishment, preservarono conoscenze che, col passare del tempo, sono state filtrate e rielaborate, talora alterate, così che oggi risulta difficile comprenderle appieno?


(1) A questa domanda tenta di rispondere Alan Alford. Dedicherò alle sue teorie un intervento, non appena possibile.

Ringraziamento

Volevo esprimere la mia gratitudine a Menphis 75 che, con le sue instancabili ricerche, mi ha consentito di scoprire il testo che ho recensito.

Fonti:

04 ottobre, 2006

Scie chimiche su Radio Internazionale

Scie chimiche su Radio Internazionale (emittente regionale), venerdì 6, alle ore 17:30. Un breve reportage sul fenomeno, con particolare riferimento alla Sardegna. In studio, il giornalista Marco Pagani, in collegamento telefonico con uno dei responsabili di sciechimiche.org. La registrazione QUI.

La strana coppia

Nimium ne crede colori (Virgilio)
Non farti ingannare dalle apparenze


Recentemente, per la precisione il 29 settembre scorso, Benedetto XVI ha ricevuto a Castel Gandolfo, la residenza estiva del poltrone con la mitra, Henry Kissinger, l’ex segretario di stato, noto seminatore di discordie ed istigatore di delitti. La stampa vaticana non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in merito ai contenuti del colloquio tra i due.

Kissinger a Roma ha incontrato anche il presidente della bocciofila, Giorgio Napolitano, ed il prode Dottor Balanzone.

È vero che nulla è trapelato circa i temi affrontati da B 16 e l’intrigante uomo politico dell’Impero di USAtana, ma Kissinger non gode di una buona reputazione: ricordiamo che fu tra gli ideatori del colpo di stato contro il presidente argentino Salvador Allende. Il golpe, fortemente voluto dalla Criminal Infamous Agency, fu perpetrato il giorno… 11 settembre del 1973. Allende morì combattendo nel palazzo presidenziale della Moneda, assalito dalle forze fedeli al generale golpista Augusto Pinochet.

Sul sommo orefice e sul suo sinistro ruolo, anche se come pedina, all’interno delle strategie occulte internazionali, mi sono già soffermato. Vorrei solo far notare che è stato questo “vecchio mal vissuto” a ricevere Kissinger, ad indicare i ruoli gerarchici: più che un pastore tedesco, è un cane alfa.

Che cosa ci si può attendere da un incontro al vertice tra questi due loschi figuri? A mio parere, tale abboccamento non lascia presagire nulla di buono. Spero di sbagliarmi, ma mi pare che la sinarchia stia mettendo a punto la “soluzione finale”, nella beata indifferenza della stragrande maggioranza della popolazione, all’oscuro delle fosche e minacciose nubi che si addensano all’orizzonte.

Nel celebre racconto di Edgar Allan Poe, La maschera della morte rossa, dame e cavalieri si ritirano in una sontuosa abbazia per sfuggire una spaventosa pestilenza, fino a quando la “morte rossa” irrompe tra i gaudenti che muoiono, uno dopo l’altro, nelle sale irrorate dal sangue delle loro gozzoviglie.

La novella di Poe è una potente metafora dell’ignavia degli uomini, della loro illusoria speranza di poter evitare l’appuntamento con il destino.

03 ottobre, 2006

Le mani su Marte

La sonda dell’E.S.A. Mars Express ha ripreso, il 22 luglio scorso, delle nuove immagini di Marte ad alta definizione, grazie alla High Resolution Stereo Camera (H.R.S.C.), un’apparecchiatura installata a bordo del veicolo spaziale. Secondo gli scienziati incaricati di analizzare le foto satellitari, la Sfinge di Marte, inquadrata dalla sonda, è soltanto il risultato di un gioco di chiaroscuri e della tendenza a vedere in alcune forme naturali dei visi.

In seguito a tale responso, le agenzie di stampa di tutto il mondo sono state subissate da notizie riguardanti l’inesistenza del volto, attribuito appunto ad un insieme di luci e di ombre. Saggiamente il ricercatore Pablo Ayo nota che l’Ente spaziale europeo è stato coinvolto dalla N.A.S.A. in una maldestra politica di censura, attuata, per di più, non mostrando fotografie del presunto manufatto di Cydonia, per quanto manipolate, ma un’elaborazione digitalizzata tridimensionale di un massiccio montuoso percorso da fenditure e da avvallamenti.

L’allievo ha superato il maestro? Risponderei di sì, ricordando la capillare e dispendiosa campagna disinformativa condotta dall’Agenzia spaziale statunitense in merito al problema delle scie chimiche. Questa campagna, volta ad indottrinare le nuove generazioni cui si vuole far credere che i persistenti e filamentosi sfregi che graffiano il cielo sono soltanto più o meno innocue scie di condensazione, si è tradotta in un menzognero programma “scolastico” cui ha abboccato pure qualche docente italiano.

D’altronde la N.A.S.A. è abituata a mistificare, nascondere, contraffare: quante immagini del pianeta rosso sono state ritoccate o tagliate, prima di essere esibite al pubblico! Quante missioni poi sono fallite, alcune in modo alquanto sospetto: furono sabotate da qualcuno che non vuole si scopra la verità sul pianeta? Terrestri o alieni? Molti U.F.O. sono stati avvistati attorno al pianeta rosso.

Recentemente l’ingegner Ennio Piccaluga ha pubblicato un libro, intitolato Ossimoro Marte, in cui congettura che il corpo celeste, moltissimo tempo addietro, ospitava la vita: certi probabili artefatti testimoniano la presenza di una civiltà estinta alla quale si riferisce pure il sumerologo Zecharia Sitchin nei suoi noti saggi. La scoperta dell’acqua nel sottosuolo di Marte, sotto forma di ghiaccio, e tracce di ematite sono indizi di un passato in cui scorrevano fiumi e l’atmosfera marziana era meno rarefatta di quella attuale: forse questo ormai desolato gemello della Terra era popolato da esseri viventi. (1)

È manifesto che la comunità “scientifica”, collusa con i potenti, mira a nascondere, dietro una spessa cortina, la verità su Marte, con le consuete strategie, ossia ridicolizzando o ignorando tutti quegli studiosi (archeologi, storici, astronomi, cosmologi…) che non credono né alla storia ufficiale circa Sumeri ed Egizi né alle “veline” della N.A.S.A. e dell’E.S.A. a proposito del volto di Cydonia.

È comunque certo che, gettando un lucido sguardo indagatore sulle antiche culture medio-orientali, per osservare, ad esempio, la Sfinge di Gizah, che raffigura il Leone dell’era precessionale risalente al 10.500 a.C. circa, potremo scorgere, come in uno specchio che riflette il ciclo eterno del tempo, le sembianze della faccia marziana.


(1) Il rover Opportunity, nel 2003, rilevò, oltre a rocce che mostrano segni di erosione dovuta all’acqua, sferule contenenti ematite, formate presumibilmente da acqua ricca di minerali.


Fonti:

P. Ayo, Cydonia e la faccia (tosta) dell’E.S.A, 2006
Enciclopedia dell’astronomia e della cosmologia, a cura di John Gribbin, Milano, 2005, s.v. Marte e rimandi interni
E. Piccaluga, Ossimoro Marte, 2006
Straker, L’educazione nazionalsocialista della N.A.S.A., 2006

02 ottobre, 2006

Scenari futuri (seconda parte)

La pervicace, insistente pretesa di ottenere delle prove non diventi un alibi per non agire.

Per tentare di comprendere quali possono essere gli scenari futuri, bisognerebbe paradossalmente rivolgere lo sguardo al passato, soprattutto alla storia antica di Sumeri ed Egizi, ma un tale approccio ci porterebbe lontano. Dunque cerchiamo di cogliere alcune tendenze attuali, foriere di sviluppi ulteriori.

La sinarchia sta ormai portando a termine il suo spaventevole disegno né si può definire una vera e propria cospirazione, poiché il governo ombra agisce spesso, per così dire, alla luce del sole: quanti attentati portano la firma (numeri dal valore simbolico) degli Oscurati! Queste nefaste azioni sono inoltre precedute o seguite da filmati prodotti da gente che non ha mai letto nemmeno una sura del Corano, sebbene poi gli attacchi sanguinari vengano attribuiti ipso facto a qualche cellula “islamica”. Continua intanto coram populo, al cospetto di tutti, anche se pochissimi se ne avvedono, l’operazione “scie chimiche”. Ammesso e non concesso che le sostanze siano irrorate “solo” a fini militari e per ottimizzare la radiocomunicazioni, cosa di cui dubito moltissimo, l’effetto collaterale di tale scellerata iniziativa è l’inquinamento dell’ambiente e la diffusione di malattie tra la popolazione. In realtà il fine ultimo è l’istupidimento della gente (quella sopravvissuta), già in gran parte attuato grazie alla televisione, il cinema, lo sport, la scuola e quant’altro.

Le masse devono essere soggiogate, la loro coscienza annichilita affinché accettino di buon grado, anzi chiedano leggi viepiù coercitive: presto, con una serie di pretesti, i cittadini saranno convinti a rinunciare al denaro contante, a farsi inserire microprocessori sottocutanei, a combattere contro nemici fantomatici, nell’ambito di un micidiale “scontro tra civiltà”. Ebrei e Musulmani saranno aizzati gli uni contro gli altri: tra i due litiganti il terzo gode. Chi sarà mai il terzo? Come in molti romanzi d’investigazione, nell’epilogo si scopre che l’assassino è l’individuo insospettabile, così, tosto o tardi, si verrà a sapere chi è il vero regista: egli non risiede né a Londra né a Washington, ma…

Purtroppo quasi nessuno è consapevole di ciò o vuole aprire gli occhi: è meglio, infatti, pascersi delle seducenti immagini di un sogno che guardare in faccia la realtà, molto più sordida e mostruosa di quanto ci si possa immaginare.

Senza dubbio gioca un ruolo fondamentale nella nefanda agenda dei burattinai non solo che cosa deve essere compiuto, ma pure entro quando: il 2012, per una serie di motivi che possono essere intuiti considerando la storia antica, è una data spartiacque. Se l’umanità riuscisse a contrastare l’attacco sferrato dalla sinarchia fino al 2012, resterebbe un’opportunità di salvezza.

Occorrerebbe, però, un’immediata presa di coscienza, un risveglio collettivo per rifiutare in toto e senza compromessi la politica dei governi, delle chiese e degli organismi internazionali. Bisognerebbe ricorrere al rovesciamento semantico per cui i discorsi e gli interventi di “politici,” “scienziati”, cardinali, imam… adombrano sempre l’esatto contrario di ciò che affermano. Non è poi così arduo, ma purtroppo pregiudizi ed errori di valutazione sono radicati tanto profondamente che, per estirparli, non basterebbe un secolo.

Intanto i farabutti al potere trovano i loro migliori complici non nei camerieri degli esecutivi, ma nelle vittime ignare ed ignoranti. Quando questi sprovveduti se ne accorgeranno, sarà troppo tardi. Mi auguro solo per loro.

01 ottobre, 2006

Unidentified Flying Object over Sanremo


Questo strano oggetto volante non identificato è stato ripreso il 29 settembre 2006, alle 20:09 (direzione sud-ovest / nord est), al termine di una massiccia campagna chimica ad opera di aviocisterne militari. L'ordigno, composto da due tronconi e con una sorta di timone sul bordo superiore, appare emettere luce propria (e non riflessa dal sole al tramonto), in quanto lo stesso insolito bagliore è evidente anche quando l'oggetto si trova rivolto con il profilo verso est (lato opposto al sole).


30 settembre, 2006

Redenzione

Narrano antichi miti di un dio che decise di scendere sulla martoriata terra e di immolarsi per redimere l’umanità: egli versò il suo sangue per liberare il mondo dal peccato.

Questo dio, dai nomi molteplici (Khrishna, Osiride, Dioniso, Tammuz, Attis, Adone, Cristo…) si sacrificò, promettendo che la sua morte e resurrezione avrebbero riscattato gli uomini dal male. È un mito che, con il suo sanguinario rituale, di un dio suicida o di un dio-padre che condanna a morte il dio-figlio, denota una mentalità barbara ed arcaica. Eppure è il racconto su cui si imperniarono moltissimi culti antichi, poi mutuati da Shaul-Paolo, quando fondò il “Cristianesimo”.

La trama di questa fiaba cruenta è il leit-motiv della “cultura” occidentale, dalla crocifissione di Osiride in poi. Purtroppo, come tutte le fiabe, è una storia inverosimile soprattutto per l’improbabile lieto fine: penso che nessun dio sia mai stato lontanamente sfiorato dall’idea di offrirsi in sacrificio per gli uomini (perché poi ignorare gli animali e le piante?). La redenzione è soltanto un’illusione. Il Male, lungi dall’essere sconfitto, impera indisturbato e si ammanta delle apparenze del Bene. Lo stesso Cristo, il cui ritorno sulla terra, era spasmodicamente atteso dal Tarsiota e dai suoi seguaci, non si presentò all’appuntamento. Allora qualcuno pensò di elevare a dogma il romanzo della salvezza con il fine di evitare che si riducesse ad una barzelletta, per di più neanche tanto spiritosa.

Le persone amano il genere narrativo, gli intrecci pieni di colpi di scena, le pellicole che dipanano vicende appassionanti, le storielle amene, ma non facciamo di Dio, se esiste, un romanziere. Credo che già la professione di architetto, in cui lo costrinsero gli Illuministi non gli garbasse molto.

29 settembre, 2006

Gli uomini secondo la Gnosi

Oculos habent et non videbunt
Hanno occhi e non vedranno


Secondo gli gnostici, la cui dottrina è stata spesso travisata, gli uomini si distinguevano in tre categorie: gli uomini ilici, psichici e pneumatici. I primi sono gli individui materiali, nei quali la scintilla divina è forse irrimediabilmente spenta. Costoro costituiscono la stragrande maggioranza dell’umanità: sono gretti, ignavi, inetti, pigri, indifferenti, infidi, invidiosi, avidi, schiavi del ventre, sempre dediti a piaceri grossolani. Ha un senso tentare di destare questi “porci in brago” dal loro torpore?

Gli uomini psichici sono quelli che sono combattuti tra le lusinghe del mondo e un’esigenza di conoscere per elevare il proprio spirito: sovente queste persone hanno bisogno di essere stimolate affinché la favilla che balugina in loro diventi una fiamma che rischiara le tenebre dell’ignoranza. Gli uomini psichici, pur non disdegnando le voluttà, ne assaporano il gusto più profondo. Essi riescono a scorgere il lato invisibile nella corporeità e viceversa.

Infine gli uomini pneumatici sono i maestri, gli iniziati.

Quando ci si chiede per quale motivo il mondo, nonostante i reboanti proclami di “scienziati” e “politici”, sia ormai prossimo all’autodistruzione, si rifletta su chi ha quasi sempre deciso il destino dei popoli: il volgo stolto ed ignorante di cui le élites sono lo specchio, la necessaria, perfetta incarnazione.

Come in alto così in basso.

28 settembre, 2006

Parole sul silenzio (riflessione di R.C.)

Il silenzio è meditazione, è analisi di sé stessi, della vita, del passato che, a volte, rimpiangi e, a volte, vorresti cancellare. Il silenzio è amore, comprensione per le persone che ami. Il silenzio è analisi dei problemi che vorresti risolvere e non puoi. Il silenzio è dolore, è preghiera e, nella preghiera silenziosa, trovi conforto e speranza. Il silenzio è tutto, tranne indifferenza. Talvolta è tacita ribellione.

27 settembre, 2006

Che cosa accadde quel giorno di settembre?

Il giorno 2 settembre 2006, alle 3:21 di notte, avvenne un sisma il cui epicentro fu localizzato nella parte occidentale della provincia d’Imperia. La popolazione avvertì la scossa, preceduta da un forte boato, la cui magnitudo fu stimata in 3,6 gradi della scala Richter, soprattutto nei paesi di Airole, Olivetta S. Michele, Rocchetta Nervina, Soldano, Dolceacqua.

Che cosa accadde veramente? La scossa, della durata di qualche secondo, interessò una regione notoriamente piuttosto sismica, ma il giorno prima del terremoto si notarono strani movimenti nella zona: gli ormai famigerati elicotteri neri, dispiegamento di militari... Recentemente la strada del Col di Tenda, di cui un tratto piuttosto lungo attraversa la Francia, è stata chiusa al traffico veicolare, senza che siano stati spiegati in modo plausibile i motivi della decisione.

Quello del 2 settembre fu un movimento tellurico naturale o fu causato forse da qualche microcarica fatta brillare per costruire delle gallerie di una base sotterranea? È noto che in molte aree degli Stati Uniti esistono delle installazioni militari ipogee in cui si compiono esperimenti coperti dal più impenetrabile segreto. Una si troverebbe non distante da Denver, città nota per il suo aeroporto decorato con simboli sinistri. Secondo David Icke, tali gallerie vengono scavate molto rapidamente grazie ad innovazioni tecnologiche come la Subterrene, una macchina ad energia nucleare che frantuma le rocce.

Nelle viscere della sonnolenta, tranquilla Val Roja dimora un… drago?


Fonti:

J. Casbolt, Underground bases, missing children and extra-terrestrials, 2006
D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001
Zret, Elicotteri neri, 2006

25 settembre, 2006

Antigone

Absit iniuria verbis

La celeberrima tragedia di Sofocle, intitolata Antigone, è ambientata a Tebe. Eteocle e Polinice, figli di Edipo, si sono reciprocamente uccisi. Perciò Creonte, il nuovo re della città, prescrive che Polinice sia lasciato insepolto. Per Antigone, però, sorella dei due uccisi, le leggi divine e la morale sono al di sopra delle norme umane: dunque viola gli ordini del re che la fa rinchiudere viva in un antro. Con la donna, però, si è fatto rinchiudere all’insaputa del padre, il figlio di Creonte, Emone, promesso sposo di Antigone. Quando l’indovino Tiresia biasima Creonte con veementi parole, il re, sgomento, fa riaprire l’antro, ma Antigone si è appena impiccata ed Emone commette suicidio dinanzi agli occhi del genitore.

Sofocle drammatizza il contrasto tra la morale e le leggi umane: esistono principi etici non scritti che non si possono conculcare e per i quali la “giustizia” terrena è coercizione.

Maria è la bimba bielorussa che i coniugi Giusto hanno deciso di nascondere in Italia per evitare che, tornata nell’istituto del suo paese, fosse vittima di terribili sevizie. Infatti Maria ha confidato alla famiglia affidataria di aver subito violenze nell’orfanotrofio in cui è ospite: alcuni disegni denunciano, senza ombra di dubbio, questa tragica realtà. Anche a causa dell’irrigidimento dell’ambasciatore bielorusso in Italia, molti ripetono perentori che le leggi devono essere osservate. È un esempio di summum ius, summa iniuria: è necessario ricordare che la legge umana è spesso qualcosa di misero e di iniquo di fronte a profonde istanze etiche?

Per l’eutanasia valgono le stesse considerazioni: delle miopi regole vanificano qualsiasi reale rispetto per la vita. Non è un caso se i cattolici dei due (?) schieramenti politici sono contrari anche solo ad una discussione sul tema. Si sa: i cattolici, ipocriti incorreggibili, rivendicano la sacralità della vita, purché si tratti di embrioni e di malati senza più alcuna speranza, poiché, nelle altre circostanze, essa vale meno di un fico secco. Il “filosofo” cattolico Buttixxglione è stato tra i più determinati nel respingere qualunque ipotesi di dibattito che, ben inteso, sarebbe solo un po’ di fumo negli occhi, perché ai “politici” non interessa alcunché dei problemi veri, badando solo al loro astronomico stipendio. D'altronde la classe dirigente, se si esclude qualche eccezione, è una marmaglia di opportunisti e di incapaci che, non perdono mai l’occasione, tra le altre cose, per dimostrare la loro crassa, volgare ignoranza.

Sofocle, come tanti altri, non ha scritto per loro.

24 settembre, 2006

Le tre i

Operibus credite. Date credito ai fatti.

Ignoranza, ipocrisia, inerzia: sono queste le tre mostruose teste di Cerbero che bisognerebbe recidere. L’ignoranza è rigidità mentale, mero nozionismo ed alberga per lo più proprio dove dovrebbe essere bandita, ossia nelle scuole e nelle università. L’ipocrisia è la quintessenza del mondo in cui siamo costretti a vivere ed assume le sembianze proteiformi dei potenti e dei loro servili servitori. L’inerzia è l’acquiescente e rassegnato atteggiamento di chi pretende tutto o quasi senza fare alcunché.

Stando così le cose, non meravigliamoci se il Ragnarok è ormai vicino.

20 settembre, 2006

Scenari futuri (prima parte)

La verità è inverosimile (Eraclito)

Dopo aver dedicato molti articoli alla situazione del mondo attuale, secondo un’ottica anticonformista, anzi eretica, mi sembra giunto il momento per un bilancio che consenta altresì di delineare alcuni possibili scenari futuri.

In primo luogo, anche se con qualche inevitabile semplificazione, cercherò di chiarire come, a mio parere, deve essere intesa la struttura della società contemporanea, usando la metafora per nulla originale ma perspicua della piramide.

Alla base della piramide si trovano le popolazioni, decimate con conflitti ed epidemie, vessate con balzelli, oppresse con strumenti coercitivi di varia natura, ma anche manipolate con notizie false propalate dai mass media, blandite e narcotizzate con lo sport, il cinema, l’industria dell’intrattenimento.

Ad un livello immediatamente superiore operano i governi, con le varie istituzioni che dipendono dagli esecutivi: i governi, composti per lo più da individui avidi, ignoranti e ricattabili, non decidono quasi nulla, poiché sono controllati da persone molto più potenti, di cui i politici sono uomini di paglia.

Si arriva dunque al livello dei banchieri, dei finanzieri internazionali, dei proprietari di reti televisive e di quotidiani, di ricchissimi industriali etc.

Al piano superiore agiscono le istituzioni internazionali: O.N.U., W.T.O., N.A.T.O., F.M.I. etc.

Il grado successivo è costituito dalle varie logge massoniche diffuse un po’ in tutto il mondo, con le loro differenti denominazioni.

Sopra le logge, opera il complesso dei servizi segreti e degli apparati militari e tecnocratici, che progettano ed attuano una politica che è in totale contrasto con le dichiarazioni dei governi-fantoccio: per esempio, mentre il ministero della “salute” organizza campagne contro il tabagismo o a favore di uno stile di vita e di un’alimentazione sana e naturale, la struttura tecnocratica si adopera nell’avvelenamento dei cittadini con le scie chimiche, i farmaci dannosi, gli organismi geneticamente modificati, l’uranio impoverito, il fluoro, l’aspartame etc.

Più in alto, si colloca, a mio parere, la Chiesa cattolica il cui vertice è in realtà una setta luciferina. Il ruolo egemone della Chiesa cattolica nera (Compagnia di Gesù, Opus "Dei", Sovrano ordine dei Cavalieri di Malta) è correlato all’immenso patrimonio, appannaggio del Vaticano nonché all’immeritato prestigio di cui gode Roma in campo internazionale, ma soprattutto ad una bimillenaria tradizione di frodi e di carneficine.

Esiste, però, un ulteriore, ultimo livello: sebbene sia difficile dimostrare che esiste, essendo oltre le normali possibilità umane di percepirlo e di concepirlo, occorre postulare la sua presenza, per spiegare e dar conto della mostruosa, inimmaginabile, inverosimile condotta tesa scientemente alla distruzione del pianeta ed all’asservimento ed allo sterminio di gran parte dell’umanità. (1)

Avendo così individuato i differenti piani della piramide globale, mi sembra che siano in errore coloro che vedono nei pur turpi e nefandi banchieri, i diretti responsabili di tutti i crimini perpetrati nella nostra martoriata terra.


(1) Vedi Cfr J. Casbolt, Underground bases, missing children and extra-terrestrials, 2006; K. Forbes, The Reticulian connection, 2006

19 settembre, 2006

Il mistero dei Liguri

I Liguri sono uno dei popoli più antichi d’Europa, quasi certamente di stirpe mediterranea. Sebbene non esercitino il fascino dei Celti, sono stati e sono oggetto di ricerche per opera spesso di insigni studiosi che, però, sono quasi sempre degli eruditi attenti per lo più a catalogare reperti, manufatti, dati toponomastici, citazioni negli autori greci e romani, piuttosto che persone volte a scoprire il volto nascosto del passato. Infatti, per quanto il contributo di ricercatori come Nino Lamboglia, il più profondo conoscitore della Liguria antica, sia insostituibile, non si può dimenticare che gli archeologi e gli storici ufficiali hanno eluso di fatto le domande più suggestive sui Liguri: qual era la loro regione di provenienza? A quali altre etnie erano legati? Come si spiega una radice prettamente ligure come alb/alp (col significato di monte, altura) in un’area talmente vasta da comprendere Albione (l’attuale Inghilterra insieme con la Scozia) sino all’Albania, passando per la regione alpina? Le stele della Lunigiana, con le loro fattezze ieratiche e misteriose, sono davvero raffigurazioni di antenati come sostengono gli esperti? Qual è il ruolo dei Liguri all’interno della cultura megalitica?

Una delle regioni di remoto stanziamento dei Liguri fu il territorio delle Alpi Marittime dove si ergono monti dai profili maestosi e tormentati che dominano gole in cui scorrono torrenti dalle acque rapinose. Qua e là occhieggiano laghetti di origine glaciale. Celebre è la Valle delle meraviglie, dove s’innalza il Monte Bego: sulle sue pareti generazioni di cacciatori e di pastori transumanti lasciarono le tracce indelebili di culti e di credenze nelle incisioni rupestri raffiguranti animali cornigeri, armi, utensili, uomini (guerrieri, oranti) talora dalle strane sembianze… Tra i graffiti restano del tutto inesplicati quelli a forma di reticolo, simili a campi con partizioni interne o a terrazzamenti: tali disegni sulle rocce, però, risalgono ad un’età preistorica in cui l’agricoltura, in quell’area, era del tutto ignota. Che cosa vollero rappresentare gli artisti del Neolitico e dell’Eneolitico con i reticoli, le linee a zigzag, i cerchi concentrici? Sono simboli? Quando non si sa penetrare l’arcano di mondi scomparsi, si evoca sempre il valore simbolico e sacrale di immagini ed opere, ma il riferimento generico a significati magico-religiosi è una risposta inadeguata.

Uno dei soggetti più strani del Monte Bego è una figura antropomorfa che reca conficcato nella testa un pugnale e sul petto un segno cornuto su una sorta di paramento. La scena potrebbe ritrarre la fine di uno sciamano o di un sacerdote, la conclusione di un rito che imponeva la morte rituale del celebrante.

Non meno enigmatica è la relazione individuata da uno studioso misconosciuto ma valente, Gennaro D’Amato, che si sofferma sulla somiglianza tra alcune glosse liguri e vocaboli maya: come si spiega tale affinità, in due culture tanto distanti nel tempo e nello spazio? (1) La coincidenza, se di semplice coincidenza si tratta, può ricordare la pressoché totale identità tra la scrittura di Mohenjo-Daro, in India, ed i geroglifici denominati rongo-rongo dell’Isola di Pasqua.

Sembra che esista un’origine comune delle genti protostoriche, una sorgente da cui scaturiscono numerosi ruscelli, ma l’archeologia ortodossa ha steso una coltre sul passato del genere umano per impedire che certe verità affiorino e, quantunque i Liguri non siano probabilmente l’arco di volta della storia segreta, a differenza di Sumeri, Egizi, Inca, Maya…, anch’essi nascondono uno scrigno prezioso.

Occorre cercarlo.

(1) Cfr G. D’Amato, Platone e l’Atlantide, Genova, 1988, p. 144


Fonti:

E. Bernardini, Le incisioni rupestri della Valle delle meraviglie La storia, le interpretazioni, la visita, Genova, 2001
C. Conti, Corpus delle incisioni rupestri del Monte Bego, Bordighera, 1972
G. D’Amato, Platone e l’Atlantide, Genova, 1988

17 settembre, 2006

Schopenauer e Tinguely

Ad ideale continuazione del testo di Capitano Nemo, qualche riflessione su Schopenauer, il filosofo che, con Il mondo come volontà e rappresentazione, distrusse millenni di stolido ed orgoglioso antropocentrismo.

Le parole del pensatore tedesco risuonano come un monito perenne al cospetto di chi idealizza l’universo e quello sbaglio di natura chiamato uomo. Egli ci ricorda che l’amore è solo un’astuzia della Volontà tesa a perpetuare la specie, ci insegna che l’amicizia è simile a quegli animali stranissimi avvistati da qualche solitario navigatore della cui esistenza si può solo favoleggiare.

Schopenauer addita il cosmo, con le sue rutilanti galassie e i suoi spazi tenebrosi, come un’illusione e vede nella “realtà” soltanto un caos incomprensibile, un’irrazionale necessità. La vita stessa, come la descrive il filosofo, ricorda una di quelle opere di Jean Tinguely, l’artista svizzero esponente del Nouveau Realisme, che costruiva delle bizzarre macchine inutili. Messe in moto, dopo vari sobbalzi e cigolii, si autodistruggevano.

Mentre i tautoteologi discettano di Dio, come se lo conoscessero di persona e l’avessero ospite a cena, mentre i "politici" farneticano di progresso, di civiltà e di un nuovo ordine mondiale, la Terra, esauritasi la forza d’inerzia, comincia a perdere colpi. Come un giocattolo meccanico di Tinguely, sta ormai per fermarsi e, tra stridii e dondolamenti, presto si autodistruggerà.

16 settembre, 2006

Illusioni (articolo di Capitano Nemo)

Pubblico un testo dell’amico Capitano Nemo, una testimonianza che, di fronte a tante zuccherose e fatue riflessioni sull’amore e sulla vita, con una violenta sferzata, ci riporta alla realtà molto più dura e glaciale di quanto vogliano far crederci teologi, sociologi e psicologi d’accatto. Anche nel caso in cui non si condividano del tutto le disincantate parole dell'autore, si deve riconoscere che l’antidoto contro gli illusori inganni è pure questa lucida, leopardiana capacità di fissare l’”arido vero”.

Perché un essere umano si dia la pena di esistere è un quesito interessante. La risposta? Sfortunatamente questa è una di quelle domande che non possono essere comprese, leggendo una singola risposta, ma producendone una propria, riflettendo su altre interpretazioni e sulle proprie esperienze... la risposta che vi do io è che questo accade solo perchè l'uomo si circonda di illusioni alle quali è ben disposto a credere perché, in cuor suo, sa che, se dovesse accettare la realtà per quello che è, l'alternativa più desiderabile sarebbe il suicidio. L'amore non è che un trucco chimico per attirare il corpo verso il rapporto sessuale (per preservare la specie), Dio non è altro che un desiderio collettivo, tutto ciò che apprezziamo non è altro che un insieme di reazioni chimiche che ci danno piacere, l'amicizia è solo un impulso derivato dalla necessità di associarsi per sopravvivere (come in un clan o in un branco).

Tolte queste illusioni, quello che rimane è un corpo vuoto, freddo, senza vita, immerso nel nulla più assoluto: il nostro stesso corpo, sopra il quale noi fluttuiamo allontanandoci sempre più, mano a mano che passa il tempo fino a perderlo di vista. Fino a perdere di vista noi stessi.

15 settembre, 2006

Violenza evangelica

Tantum religio potuit suadere malorum (Lucrezio)

Fino a quando, Giuseppino, abuserai della nostra pazienza? Credi che siamo del tutto ignoranti: sappiamo che jihad non significa “guerra santa”, ma “impegno sulla via del Signore”; sappiamo che anche quelle fiabe chiamate vangeli non sono scevre di affermazioni di evangelica violenza. Perché dimostri questa mala fede nella traduzione?

Hai gettato la maschera, Giuseppino: se la maschera è già così orribile e grottesca, non osiamo immaginare quale sia il tuo vero volto. Sei riuscito, con parole mendaci e strumentali, ad abbindolare una persona che ritenevamo intelligente, Massimo Fini. L’intellettuale ha espresso il suo plauso per la tua “lezione”, abboccando all’amo.

Noi, lungi dal prestare orecchio al sordo brusio di parole false e bugiarde, abbiamo notato che in Baviera, hai tenuto uno dei tanti vomitevoli discorsi assiso su un soglio a sua volta collocato sulla piattaforma di una piramide tronca. Per smascherarti, ci basta questo, essendo superflue, anzi fuorvianti, le puntigliose esegesi dei paludati, vacui ed insinceri discorsi con cui inganni la gente. Hai osato addirittura asserire che non si può rimanere ”indifferenti di fronte all’ingiustizia”. Meglio stendere uno spesso drappo su quest’altro clamoroso esempio di volgare improntitudine.

Meglio tacere di fronte a tanta immoralità e doppiezza.

14 settembre, 2006

Il 2012 secondo i Maya e secondo i cosmologi (seconda parte)

LINK alla prima parte.


Secondo la studiosa D. Bortoluzzi,“nel XVIII secolo, l’astronomo inglese Edmond Halley, scopritore della cometa che porta il suo nome, studiando la costellazione delle Pleiadi, si accorse di un gigantesca “cintura” di luce proprio in quella regione celeste… Nel 1961, Paul Otto Hesse scoprì, sempre nelle Pleiadi, una massa di energia fotonica di forma circolare dello spessore di 759.864 miglia”. Pare che, da alcuni calcoli, la Terra traverserà questa massa di energia fotonica nel 2012”.

A proposito di quest’anno fatidico, il ricercatore messicano J. Massaun così si esprime: “L’anno 2012 segna astronomicamente il momento in cui avverrà un approccio della Terra al centro della galassia. I Maya credevano che l’energia di tale centro fosse potentissima… L’avvicinamento avviene ogni 25.000 anni: allora riceviamo una quantità enorme di luce e di magnetismo”.

Due scienziati statunitensi, Terrance e Tennis McKenna, sostengono che l’universo è un ologramma di 64 onde o scale temporali: ciò spiega i 64 esagrammi del Libro dei mutamenti, le 64 chiavi dell’Albero della vita ed i 64 codoni del DNA. Gli studi da loro condotti mostrano che le 64 onde si fonderanno, raggiungendo l’acme, nel 2012.

Recentemente alcuni cosmologi hanno espresso la loro apprensione, perché nel 2012 potrebbe accadere una collisione di buchi neri all’interno della nostra galassia con un conseguente grave squilibrio gravitazionale.

Sembra proprio che il 2012 sarà, nel bene o nel male, un anno di svolta: probabilmente i Maya avevano ragione e, con loro, scienziati come Giuliana Conforto per la quale il cambiamento è ormai imminente.


Fonti:

A. Alford, Il mistero della genesi delle antiche civiltà, Roma, 2000
D. Bortoluzzi, Alla ricerca dei libri di Thot, Aprilia, 2005
D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001
P. Kolosimo, Astronavi sulla preistoria, Milano, riedito nel 2004
Michela, Collisione dei buchi neri nel 2012?, 2006
Zret, Apocalissi aliene, di prossima pubblicazione

13 settembre, 2006

Accesso negato all'istruzione

In molti stati del mondo, soprattutto in Africa, Asia, America meridionale, i bambini e gli adolescenti delle pletoriche classi povere non solo non possono frequentare la scuola, ma spesso purtroppo sono reclutati affinché combattano in uno dei tanti conflitti fomentati da multinazionali che ambiscono ad impadronirsi di risorse naturali (legname, uranio, diamanti, metalli preziosi…), conflitti voluti dai governi ombra occidentali nonché dalle varie chiese, cattolica in primis.

Il tragico fenomeno implica lo snaturamento dell’infanzia e della pubertà, periodi della vita che dovrebbero essere consacrati al gioco ed all’apprendimento, non essere violati dalla ferocia della guerra. Responsabili di questo problema sono gli esecutivi corrotti di paesi appartenenti al cosiddetto Terzo mondo. Tiranni, presidenti quisling come il presidente dell’Afghanistan, incrudeliscono contro la popolazione, conculcando i più elementari diritti e negando l’accesso all’istruzione. Dietro questi dittatori fantoccio, s’intravede sempre la longa manus della sinarchia, che allunga in ogni dove i suoi mostruosi tentacoli.

La situazione non è tuttavia molto diversa all’interno delle nazioni occidentali. Infatti, nell’ambito delle plutocrazie sinarchiche, dietro parvenze fallaci, il sistema “educativo” affossa la cultura ed impedisce alle nuove generazioni di apprendere: di fatto gli alunni sono indottrinati. Gli allievi, per lo più, imparano qualche nozioncina delle discipline umanistiche e scientifiche o, nel migliore dei casi, acquisiscono qualche conoscenza, senza mai sapere quello che studiano, ma soprattutto ignorando verità scomode. La scuola, così come è concepita, è una prigione mentale, un lager per gli intelletti liberi. Quello che più inquieta non è tanto la preparazione assai carente delle nuove generazioni (molti attempati politici sono dei veri beoti), ma la fitta rete di pregiudizi, di banalità e di pseudo-concetti che otto anni di scuola primaria e secondaria di primo grado costruiscono sicché diventa poi arduo ed intempestivo cercare di smagliarla. Il Buddhismo Zen ci insegna che, se desideriamo comprendere qualcosa, occorre liberarsi da tutti i preconcetti. L’esperienza ci conferma che i discenti sono ingranaggi di un sistema volto a distruggere la libertà di pensiero e di azione, ma ricorrendo all’ipocrisia dell’educazione alla “salute” (scie chimiche permettendo, bisognerebbe chiosare), dei “valori” europei, della motivazione, della socializzazione e di altre corbellerie simili.

“Educare” significa letteralmente “far crescere”: si cresce attraverso l’osservazione, la riflessione, l’impegno, la conoscenza vera che è cultura e non la sterile erudizione di cui potranno gloriarsi semmai il “letterato” e lo “scienziato”. Entrambi, nonostante il differente (sino ad un certo punto) campo di “competenza”, sono adatti, a mala pena, a presentare qualche ignobile servizio di Superquark

12 settembre, 2006

Il 2012 secondo i Maya e secondo i cosmologi (prima parte)

I Maya furono il popolo la cui civiltà si sviluppò in America centrale, in una regione dove, da millenni, si conosceva una rudimentale coltivazione del mais. La civiltà maya storica fiorì intorno al III secolo d.C. Il periodo classico, tra i secoli III e X, vide il massimo splendore delle loro città-stato, che non formarono mai un'organizzazione politica unitaria, anche se erano legate da rapporti commerciali e da una comune civiltà.

Dei Maya si ripete che non conoscevano la ruota, sebbene ciò non sia vero: infatti sono stati rinvenuti dei giocattoli dotati di ruote.

Con alcuni caratteri arcaici della loro cultura (uso di strumenti agricoli primitivi, estrazione e lavorazione dell’oro e del rame, ma non del ferro), stridono sia la magnifica architettura monumentale sia le straordinarie conoscenze aritmetiche ed astronomiche: i Maya, infatti, usavano un sistema vigesimale comprendente lo zero, avevano calcolato 149 cicli lunari ed il periodo di Venere in 584 giorni (i calcoli attuali danno 583,92 giorni). Il fulcro della religione e della scienza maya era un calendario molto complesso, che contemplava tre differenti coordinate temporali per datare gli accadimenti. Il primo di questi sistemi si riferiva al giorno zero, coincidente con il 3113 a.C.; il secondo coincideva con un calendario lunare formato da dodici mesi di trenta giorni e da un mese di cinque; il terzo sistema era il Calendario sacro di 260 giorni elaborato intorno al numero 52. Infine i Maya computavano l’anno solare in 365,2420 giorni: l’effettiva lunghezza si discosta poco dal loro computo, essendo di 365,2422 giorni.

Per la popolazione del Centro America, il tempo cosmico era suddiviso in cicli: quello in cui viviamo è il quarto e finirà nel 2012, il 21 (o 22 o 23) dicembre. Per gli archeologi e gli storici ortodossi, restano un mistero sia le profonde cognizioni astronomiche sia l’ossessione per le dimensioni cronologiche dimostrate da questa civiltà precolombiana.

Nota: le fonti del presente articolo saranno indicate in calce alla seconda ed ultima parte.

11 settembre, 2006

Sine Iran et studio

Quinto anniversario del 9 11: i media dei regimi fondati sulla menzogna e l’imbroglio si apprestano a profanare la memoria delle vittime, ripetendo l’inverosimile versione ufficiale, tra voci vibranti di finta commozione e l’oscena fanfara delle autocelebrazioni. Il mostruoso inganno si perpetua e non solo nel mondo occidentale: l’altro giorno un influente ayatollah iraniano ha dichiarato che gli attentatori suicidi (???) del 9 11 bruceranno all’inferno, poiché il Corano non solo condanna l’assassinio, ma anche considera il suicidio un peccato gravissimo, qualunque sia il motivo di tale gesto.

Orbene, sin dalla fine del 2001, nei paesi arabi e maomettani circolano versioni non ufficiali circa il diretto coinvolgimento non solo della Criminal Infamous Agency e del Mossad, ma pure del Vaticano negli abominevoli attentati contro le Torri gemelle ed il Pentagono delle Bermuda. Senza dubbio così stanno le cose: tra l’altro credo che la Chiesa massonica diabolica romana tragga ed abbia tratto notevoli benefici da uno strategico affossamento dell’Islam. Allora perché la guida spirituale sciita, evocando quel tragico giorno, avalla de facto la bugia dei media ufficiali e degli esecutivi controllati dal governo occulto mondiale? Perché non rivela quello che sa? Le ipotesi sono due: o l’ayatollah vive nell’iperuranio e non sa alcunché di quello che veramente accade in questo mondo di mota oppure, congettura molto più plausibile, anch’egli appartiene alla sinarchia e, fingendo di essere un paladino del popolo persiano, come il presidente Ahmanidejad, mente e trama contro gli stessi Iraniani.

D’altronde all’ayatollah Khomeini, fondatore della repubblica islamica, fu consentito di prendere il potere nel 1979, dopo che fu detronizzato lo shah Reza Pahlavi: non si spiega diversamente il suo esilio dorato in Francia sotto l’ala protettiva della sinarchia. È noto che molti oppositori del regime dello shah salutarono con entusiasmo l’instaurazione di un regime ispirato ai precetti della religione musulmana e si illusero che corruzione ed ingiustizia sarebbero state bandite per sempre, salvo poi scoprire che il gotha di mullah ed ayatollah era formato da massoni cui non importava nulla né della giustizia né dell’Islam.

Dunque coloro che si fanno incantare dagli antagonisti dell’imperialismo e del sionismo incarnati dal pur micidiale connubio tra Impero di USAtana ed Israele, stiano attenti. Ho letto ingenue parole di ammirazione per Putin che, secondo Blondet ed altri, sarebbe un credibile alleato contro lo strapotere imperialista-evangelico-sionista teso a distruggere il Cattolicesimo. Se solo studiassero un po’ gli eventi ed i loro retroscena, verrebbero a sapere, ad esempio, che Putin, come i capi delle plutocrazie occidentali, avvelena i Russi con le scie chimiche.

La vera partita non si disputa tra uno stato e l’altro, ma tra la piramide ed i popoli, tenuti, però, nell’ignara e beata ignoranza delle reali dinamiche politiche. Se tutti i popoli fossero consapevoli che i nemici non sono costituiti dalle altre nazioni ma dai governi e da chi li controlla, si eviterebbero tanti cruenti conflitti e si potrebbero forse esautorare i diabolici potentati mondiali.

Insomma dai nemici ci guardi Iddio, ché dagli amici mi guardo io, ma chi ci guarderà dai falsi amici?

10 settembre, 2006

Padova 4 ottobre 2006: convegno sulle SCIE CHIMICHE

MERCOLEDI’ 4 OTTOBRE 2006 alle 21:00
nella sala Teatro Falcone-Borsellino in Via Roma 40 a Limena (PD)
Cause ed Effetti delle SCIE CHIMICHE

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Programma della serata

Ore 21:15
Proiezione documentario sulle scie chimiche.
Ore 21:30
Inizio delle relazioni e a seguire dibattito con il pubblico.

RELATORI

TOM BOSCO:
Giornalista, direttore della rivista NEXUS e pilota commerciale;

Dott. FAUSTO VERONESE:
Medico radiologo dell’ospedale di Camposampiero (PD);

Dott. GIOVANNI PECCARISIO:
Maestro Waldorf laureatosi alla Libera Università della Scienza e dello Spirito di Dornach in Svizzera.

MODERATORE

MARCELLO PAMIO:
Responsabile della casa editrice Il Nuovo Mondo e del sito: www.disinformazione.it

Il mito dell'interpretazione

Là dove l’anima individuale si fonde nell’anima mundi.

Quando la psicanalisi individuò nei sogni alcune caratteristiche basilari, tra cui la condensazione, la drammatizzazione e la simbologia, l’interesse degli psicologi ed anche dei profani si concentrò per lo più sulla simbologia. Non bisogna stupirsi: i simboli sono immagini potenti e misteriose. Il loro lato arcano spaventa ed attrae come l’abisso.

Un aspetto su cui, però, a mio parere, bisognerebbe soffermarsi è quello della drammatizzazione, la tessitura narrativa dei contenuti onirici, perché, in fondo, i sogni sono testi narrativi fantastici, con intreccio, personaggi, sequenze, anacronie… In questi testi, poi, particolare rilevanza assumono i nuclei descrittivi, ossia le immagini. Tuttavia pretendere di tradurre ogni immagine ed ogni evento in un concetto significa depauperare un’esperienza che ci conduce sul confine della morte e del nulla, sul limitare di una dimensione dove la coscienza individuale, perdendosi, può ascoltare le voci degli dei, nella mistica penombra di un tempio. Non lasciamoci sedurre solo dai simboli, ma consideriamo pure gli avvenimenti ed i luoghi di un mito dalle molteplici varianti. Infine dovremmo tentare di comprendere non tanto il significato dei sogni, ma di ricostruire la loro trama sfilacciata.

Come di fronte ad altre questioni fondamentali che eludono risposte definitive ed esaurienti, non si tratta di interpretare le figure oniriche, ma di accettarne la quintessenza insondabile, di recepire un messaggio che è un enigma. E’ inutile disquisire sul significato di immagini ed avvenimenti, applicando in modo più o meno rigido il sistema esegetico di una particolare scuola psicanalitica, per studiare la terapia più adeguata contro le nevrosi.

È illusorio pensare che esista un metodo definitivo di guarigione, se, come insegna Socrate, è la vita stessa ad essere una malattia.

08 settembre, 2006

Microprocessori e macroinganni


Plurimae leges in re publica corruptissima (Tacito)

Dilagano, soprattutto nell’Impero di USAtana, i sistemi di riconoscimento personale attraverso microprocessori sottocutanei, apparecchiature per la lettura dell’iride e marchingegni diabolici simili: sono strumenti atti a controllare le persone, ma diffusi con il pretesto di rendere certe operazioni più semplici e rapide, come l’acquisto di prodotti, il consumo di pasti nelle mense, le diagnosi sanitarie e la conseguente somministrazione di farmaci…

Nel Brutto paese molti istituti scolastici hanno introdotto un metodo di verifica di assenze e ritardi degli allievi, tramite l’invio di messaggi telefonici ai genitori di studenti non puntuali o che marinano la scuola. L’iniziativa è quanto di più abominevole e mostruoso mente “umana” possa concepire, nell’ambito di una società sempre più orwelliana. I genitori che sanno educare i loro figli insegnano loro a rispettare le norme sensate e talvolta anche a trasgredire. La legge è fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge. Non è poi un così grave misfatto marinare una tantum la scuola: da certe esperienze s’impara sempre qualcosa. Sempre meglio una mattinata trascorsa sul lungomare, gettando uno sguardo alla spiaggia deserta nella stagione invernale, che seguire un’ora di lezione in cui tentano di convincerti che le scie chimiche sono normali scie di condensazione o anche ad ascoltare il docente di religioprigione cattolica il quale ti inculca l’aberrante bipensiero, raccontando la fiaba con protagonista tale uomo-dio (sic) nato contemporaneamente a Betlemme ed a Nazareth.

I genitori dovrebbero imparare ad amare veramente i figli, capendo, come dice Gibran, che i loro figli non sono i loro figli. Certe madri, invece, di far uscire bambini e ragazzi imbacuccati, per timore del nemico numero uno, il freddo, dovrebbero chiedersi perché gli adolescenti di oggi sono quasi sempre malati: ogni tanto queste donne apprensive ed iperprotettive dovrebbero guardare il cielo e, resesi conto di quanti e quali letiferi veleni sono sparsi dai velivoli impegnati nell’operazione “scie mortali”, decidersi una buona volta a protestare e ad agire contro il genocidio occulto. Altro che SMS per accertare la presenza degli studenti a scuola, altro che la patetica educazione alla “salute”, altro che i consigli ipocriti e paternalistici del ministro delle patologie!

Che almeno il corpo sia sano, visto che ormai la mente, grazie a questi scellerati al potere, è del tutto insana.

07 settembre, 2006

Elogio della lentezza

Beata solitudo, sola beatitudo

Il motto latino festina lente, ossia “affrettati lentamente”, non mi trova concorde. Da che cosa deriva questa premura che c’incalza? Seneca, nel De brevitate vitae, descrisse in modo magistrale gli affaccendati oziosi che si affrettano senza tregua per tentare di riempire il vuoto delle loro insulse e convulse giornate.

Oggi il mito della velocità è diventato una sorta di moto immobile: tutti si precipitano, stringono i tempi per ritrovarsi sempre nel punto di partenza. La società attuale esige efficienza, tempestività, rapidità negli spostamenti, ma siamo in preda ad una folle frenesia, siamo ingranaggi di un meccanismo che muove solo sé stesso.

Il sistema, in cui l’informatizzazione ha reso parossistica ma immotivata la richiesta di celerità, esige che le persone siano sempre occupate, assillate da impegni e scadenze, affinché non si fermino mai a riflettere e ad osservare: il pensiero e la capacità di osservazione sono mortali nemici di un sistema perverso, in cui il lavoro non serve tanto a produrre, ma a distruggere e ad inebetire.

Contro tutto ciò, è necessario recuperare, quando possibile, del tempo che sia otium, lontano dal frastuono della fretta, dal turbinio della velocità. È doveroso rifugiarsi, se possibile, nel silenzio e nella solitudine, non per ritrovare sé stessi, ma per perdersi. Nell’annullamento di sé stessi, si annichilisce anche il mondo, con tutte le sue vane apparenze.

05 settembre, 2006

La domanda di Hawking

Il tempo non è la legge impietosa che ci porta verso la morte (G. Conforto)

Stephen Hawking è il celebre cosmologo autore del saggio intitolato Dal Big bang ai buchi neri. (1) Con questo libro, che dovrebbe essere divulgativo, benché non lo sia per nulla, Hawking comunque dimostra il lodevole intento di cercare un trait d’union tra la scienza e la filosofia. Infatti il fisico teorico britannico è uno dei pochi scienziati che, esplorando gli abissi tenebrosi ed arcani dell’universo, non si è soltanto compiaciuto di formule, matrici, equazioni che pur non mancano nei suoi testi (2), ma si è posto delle domande ontologiche. In questo ultimo secolo, numerose teorie sono state elaborate sull’universo: dalla relatività generale di Einstein alle speculazioni della fisica quantistica, dalla teoria dell’universo ologramma di Aspect e Bohme, al modello interpretativo delle superstringhe, fino alla recente teoria del cosmo tetraedrico di Malanga-Perderzoli.

Tuttavia, sebbene intriganti, sono pur sempre costruzioni intellettuali che spiegano, in modo più o meno soddisfacente, la superficie delle cose, eludendo, però, la domanda per eccellenza che Hawking, con la lucidità di uno spirito sublime imprigionato in un sepolcro, lascia echeggiare nella gratuita immensità degli spazi. “Perché – si chiede lo studioso – l’universo si dà la pena di esistere?” La sua domanda, che incenerisce ogni conato di risposta, sarebbe accademica, se non implicasse un’accorata considerazione della realtà come suprema incarnazione dell’assurdo, come gioco crudele di cui non conosciamo le regole, come disequazione incomprensibile. “Dio – osserva sempre Hawking – non solo gioca a dadi con l’universo, ma spesso li lancia là dove non riesce più a vederli”.

La domanda si può anche riformulare nel modo seguente: qual è il principio, nel senso di arché, di tutto e perché esiste? Non è una questione astratta, visto che dal principio discende l’esistenza spesso tutt’altro che piacevole (Dasein) hic et nunc. Bisogna abituarsi a porre i quesiti fondamentali, spingendosi verso il bordo del baratro, come H. Rouge che, provocatoriamente, in un suo testo, L’amore ai tempi dell’amore, indaga il possibile nesso-discrepanza tra la teoria delle superstringhe e il sentimento per eccellenza, per approdare sul lido deserto del significativo non-senso della natura. In un altro scritto si chiede: “Esiste vita dopo la nascita?” Proprio così, non dopo la morte, problema che è stato indagato da Raymond Moody jr e da Elizabeth Kubler Ross, solo per citare i più insigni ricercatori nel campo delle esperienze di pre-morte. Che cos’è l’esistenza? Che cosa la distingue dal nulla e dalla morte? Ex-sistere, stare fuori… fuori da quel mondo primigenio ed incognito dove sorge il sole di una risposta.

Lì la scienza potrà un giorno forse scorgere il pallido barlume di un senso, ma allora non sarà più scienza, ma sapienza.


(1) Quella del Big bang è una teoria ogni giorno più vacillante.

(2) Credo che nemmeno gli scienziati comprendano quel coacervo di formule ed equazioni in cui ci si perde come in un labirinto, senza il classico filo di Arianna.

04 settembre, 2006

I falsari della parola

L’ipocrisia peggiore è non chiamare le cose col proprio nome. Finché mi sarà possibile, continuerò ad indicare le cose con i termini che le denotano: ad esempio, mi ostino a definire l’Italia non una repubblica democratica, ma una plutocrazia sinarchica fondata sull’anatocismo, l’usura ed il veneficio. Qualcuno mi dimostri, se ci riesce, il contrario.

Chi non ricorda il canto di Ulisse? L’eroe greco è punito nella bolgia dei consiglieri fraudolenti insieme con Diomede, per aver pervertito il linguaggio con i suoi discorsi mendaci e forieri di disgrazie. Anche l’”orazion piccola al cammino” è un esempio di un uso scaltro ed ingannevole della parola col fine di persuadere i compagni a compiere “il folle volo”. Per questo motivo Dante tramuta i due personaggi in una fiamma biforcuta che evoca la lingua immorale dei bugiardi incalliti.

Sempre a proposito di figure infernali, al festival dell’arte (?) cinematografica di Venezia è stata proiettata una pellicola dedicata a sua bassezza, la regina Elisabetta II. Il film, che qualificare come "un obbrobrio" è un elogio, s’intitola Queen. Orbene, il vocabolo “queen”, di radice indoeuropea (si pensi al greco gyné, donna), deriva dall’inglese antico, quean, che significa… Ha un valore davvero appropriato all’infame regina di picche. Ritengo inoltre che l’epiteto di “serpenti” affibbiato a lei ad alla sua genia da Lady Diana Spencer, uccisa in seguito ad un complotto cui non fu certo estranea l’algida ed avida sovrana, sia quanto mai indovinato. (1)

Restituiamo perciò al linguaggio non solo una forse illusoria corrispondenza con la “realtà”, ma soprattutto una tensione etica, uno spirito di verità, che lo differenzi dall’idioma idiota di gazzettieri, maneggioni, legulei, “economisti”, scemenziati… Rintuzziamo questa legione di impostori ciarlieri il cui unico scopo è quello di ingannare, nascondere, distorcere.

Ab uno disce omnes.


(1) Vedi D. Icke, Il segreto più nascosto, Diegaro di Cesena, 2001, cap. 19, La dea ed il re

03 settembre, 2006

Firmate la petizione contro le scie chimiche!

La raccolta delle firme per la PETIZIONE CONTRO LE SCIE CHIMICHE, procede, seppure tra mille difficoltà. Siamo quasi a quota 2000. E' certamente un ottimo risultato, ma voglio comunque esprimere il mio disappunto e la mia disapprovazione nei confronti di tutti coloro che sono stati informati (anche personalmente) su quanto accade sulle loro teste e che sono stati esortati ad aggiungere il loro nome nella pagina della petizione, ma che non lo hanno fatto. Essi non hanno compreso la gravità del fenomeno. Non hanno capito che ne va della loro salute, già forse compromessa dalla continua dispersione in bassa atmosfera di elementi microscopici, tra cui metalli come l'alluminio, minerali quali il quarzo, il radioattivo bario e, molto probabilmente, elementi patogeni di vario tipo.

Allora! Cosa aspettate!? Per un attimo, siate uomini e non zombie! Firmate la petizione. Fermiamoli!


:: STRAKER ::

02 settembre, 2006

Pope star

In amaritudine salus

Qualche mese addietro, papa Benedetto XVI si recò in Spagna in visita “pastorale”. Lo scenario architettonico ed urbanistico in cui la star della chiesa di Roma tenne il suo discorso sui valori (?) della famiglia, al cospetto di un’oceanica folla di fedeli, era disseminato di simboli neanche tanto nascosti, tra cui spiccava l’emblema cattolico-massonico dell’occhio che tutto vede, concretizzato in una faraonica struttura.

Se si riconsidera il messaggio cifrato nascosto dietro il Q 33 N Y, scritto in carattere wingdings, l’allusione iconica al 9 11, con il disegno raffigurante un aereo, due torri, il teschio con le tibie incrociate, la cosiddetta stella di David, alla luce degli indizi che si stanno raccogliendo, si può congetturare un coinvolgimento diretto dei vertici del Vaticano nell’atroce attentato alle Torri gemelle. (Vedi La televisione è la verità) Infatti, mentre il significato del velivolo che si dirige verso i grattacieli e della “stella di David” è trasparente, il teschio che, senza dubbio, evoca la morte, è anche, come penso di aver dimostrato in Kaput mundi, metafora della Chiesa diabolica massonica romana. Mi pare notevole che tale simbolo preceda la stella a sei punte, come ad indicare una supremazia del Vaticano su tutti gli altri centri occulti di potere. Non si dimentichi che la figura in oggetto campeggiava sui vessilli dei pirati, alcuni dei quali ex Templari. Oggi lo si può osservare in oggetti liturgici, in dipinti etc. Sebbene l’interpretazione corrente ed “ortodossa” lo riferisca al Golgota, che significa luogo del cranio, tale immagine è, a mio parere, un riferimento all’origine ed al vero nucleo semantico della religione “cristiana”.

Sia ben chiaro, però, che dissento totalmente da coloro che, dopo aver individuato, per mezzo di strumenti ermeneutici, le reali finalità della Chiesa cattolica dietro sembianze rassicuranti, propugnano il ritorno ad una situazione preconciliare, sostenendo posizioni vicine a quelle del cardinale Lefebvre. Sia i cattolici tradizionalisti sia quelli più o meno modernisti sono in errore, poiché basano la loro fede su un'elucubrazione mitologica babilonese che definire obsoleta ed aberrante è poco. Perciò stiamo attenti a chi evoca il deicidio in funzione antiebraica, adducendo il “fatto” che furono i Giudei a volere la morte di Cristo. Il Messia politico - che tutto fu tranne che Dio - venne condannato e crocifisso per decisione dei Romani, notoriamente inflessibili con i sediziosi ed i rivoluzionari.

Infine guardiamoci da certi cattolici: in fondo anche Hitler era un fervente cattolico.


Nota: si osservi nell’immagine in testa all'articolo lo stendardo con il triangolo, controfigura bidimensionale che adombra la piramide degli Oscurati. Si esamini pure la mitra del falso profeta: il copricapo ricalca l’iconografia di Dagon, divinità adorata dal popolo indoeuropeo dei Filistei, ma di ambiente semitico. Una giovane fan di B 16 saluta la Pope star, formando con le dita un simbolo satanico: ella non sa quanto sia appropriato.


Ringraziamenti

Esprimo la mia gratitudine ad Avles per aver segnalato, dopo averle scovate, le immagini menzionate nel testo, ed a Straker per l'elaborazione iconografica.

01 settembre, 2006

Il progresso

Ogni progresso è, in realtà, un'involuzione.

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