15 febbraio, 2008

Paolo VI era un massone? Il fumo di Satana in Vaticano (articolo di F. Lamendola)

Any journalist or broadcaster to talk about the Illuminati, Bilderbergers and Council on Foreign Relations, without making a connection to the Knights of Malta reveals they are grossly misinformed or just covering up for the real Vatican-led New World Order culprits. (G. Szymanski)

L'articolo di Francesco Lamendola, Paolo VI era massone? Il fumo di Satana in Vaticano, è un'indagine sulle relazioni tra Massoneria e Chiesa cattolica. L'autore, riflettendo su alcuni studi di Ferruccio Pinotti e del sacerdote anticonciliare Luigi Cozzi si chiede se logge massoniche si siano infiltrate nella Chiesa di Roma e con quali conseguenze. Il tema, certamente poco gradito alle gerarchie romane, merita di essere lumeggiato con oggettività e sguardo penetrante.

Ora, atteso che i centri di potere più influenti sono dominati da Roma (il Council for foreign relations fu fondato dai Gesuiti, il famigerato Gruppo Bilderberg dai Cavalieri di Malta) non sarà il caso di chiedersi se non sia stata la Chiesa romana ad infiltrare la Massoneria e non viceversa? Non è una questione di poco momento: chi non accenna al ruolo egemone del Vaticano nella politica mondiale o ignora molti retroscena o si impegna ad accusare di ogni nefandezza le lobbies sioniste e massoniche, per nascondere scomode e sconvolgenti verità. Molto zelante in questa campagna anti-ebraica è un giornalista purtroppo considerato un maitre à penser da molti lettori e curatori di siti più o meno indipendenti. Costui svela verità minori per occultare verità molto più inquietanti, un po' come un fascio di luce nel buio diretto solo verso una zona, la illumina perfettamente, lasciando, però, nell'oscurità totale tutto il resto.

Che sia Giovanni XXIII sia Paolo VI fossero massoni pare ormai assodato; è probabile che lo fosse anche Giovanni Paolo II, a mio parere di un grado più alto, come si può intuire dal suo rapporto privilegiato con Pinochet, Ronald Reagan e con l'Opus Dei. Invece l'attuale pontefice, in questa climax ascendente, anzi discendente, sembra essere iniziato a quell'ambito in cui la "religione" massonica è sostituita da un culto luciferino.

Sfortunatamente l'uomo medio, già poco incline a comprendere la scaltra politica che sta conducendo in modo inesorabile all'instaurazione del Nuovo ordine mondiale, è ancora più incredulo di fronte al ruolo strategico svolto da Roma sulla scena planetaria. Eppure, a ben vedere, tale ruolo è il naturale coronamento di un machiavellico operato che, almeno dai tempi di Costantino, ha propiziato, pur tra fasi alterne, un'inarrestabile scalata al potere della Chiesa cattolica.

Ammesso e non concesso comunque che il Vaticano sia "solo" un complice, cooptato dalla Massoneria, per il perseguimento dei fini volti alla creazione del superstato mondiale, resta l'imperdonabile silenzio dei porporati sulle vere cause della distruzione del pianeta e della riduzione in schiavitù dell'umanità: le scie chimiche, le banche armate, il terrorismo non islamico, la politica liberticida degli stati in nome della sicurezza, il signoraggio, le torture a Guantanamo e scelleratezze simili. I moniti del papa al rispetto della vita e la sua crociata contro l'aborto sono solo fumo negli occhi: veramente fumo di Satana, non un fumo infiltratosi in Vaticano, ma esalante dal Vaticano.

È noto che la ragione fondamentale per cui un forte movimento tradizionalista cattolico ha visto con preoccupazione e sgomento l'indirizzo preso dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II non è stata di tipo strettamente teologico o liturgico, bensì spirituale e ideologico, nel senso più ampio del termine. Da monsignor Lefebvre, giù giù fino a un certo numero di semplici parroci di campagna, la diffidenza e, a volte, l'ostilità mostrata nei confronti delle "aperture" di Giovanni XXIII e di Paolo VI verso le istanze del mondo moderno, era originata dal sospetto, che tali pontefici, a giudizio di alcuni, stessero conducendo, in maniera più o meno consapevole, un'opera di sottile distruzione del genuino nucleo della tradizione cristiana e che, dietro tale manovra, vi fossero i potenti tentacoli della Massoneria.

Uno di questi umili parroci, sconosciuti al grande pubblico, è stato il friulano don Luigi Cozzi, autore di alcuni libri nei quali non solo sosteneva questa tesi, ma si spingeva assai oltre, disegnando uno scenario internazionale del tipo che oggi (ma non allora, cioè trenta o quaranta anni fa) si definirebbe "complottista". Egli, cioè, ipotizzava che esista una congiura mondiale di poteri occulti, volta a favorire l'avvento del regno di Satana mediante la distruzione dell'autentica fede in Dio, in Gesù Cristo e nella Vergine Maria, nonché per mezzo dell'indebolimento programmatico dell'autorità e credibilità del magistero ecclesiastico; e che il Concilio Vaticano II fosse stato un episodio significativo, ma non l'unico, di una tale strategia.

In vastissimo affresco storico, che rivelava sia l'ampiezza straordinaria delle sue letture sia la sua limitata capacità critica ed una chiara tendenza ad ingigantire i fatti per dimostrare certe tesi precostituite, egli delineava anzi l'intera storia della modernità, dal Rinascimento in poi, come frutto di una congiura di quello che definiva "il potere sinarchico", un centro occulto di cospirazione globale formato da potentissime lobbies finanziarie ebraiche e dalle svariate logge della Massoneria internazionale, tra le quali quella degli Illuminati; le prime solo apparentemente in lotta con le seconde, ma, in realtà, miranti entrambe a un obiettivo comune: la distruzione del cristianesimo e l'instaurazione di una dittatura mondiale israelita che vorrebbe asservire i popoli e le nazioni. Don Cozzi, inoltre, individuava nei banchieri ebrei del XVII secolo i principali finanziatori del colonialismo britannico e poi, via via lungo i secoli, del capitalismo finanziario americano e, da ultimo, anche del comunismo sovietico.

L'articolo continua qui.

14 febbraio, 2008

La filosofia nel giardino

Fino a che punto si può tendere la corda?

Ricordo che qualche anno fa sul terrazzo avevo una magnifica e frondosa pianta di gelsomino, i cui fiori bianchi effondevano un profumo gradevolissimo. Purtroppo, soprattutto a causa di un fattore che si può facilmente immaginare, il gelsomino cominciò a deperire: le foglie ingiallivano e cadevano, sui rami sempre più spesso brulicavano gli afidi. Alla fine, nonostante tentassi con rimedi naturali di debellare i parassiti, la pianta seccò, rimanendone solo uno scheletro grigio. La vicenda del gelsomino è un piccolo ma emblematico caso di lotta per la sopravvivenza, conclusasi con un fallimento. E' appena il caso di ricordare la celebre pagina dello Zibaldone in cui Leopardi raffigura "il giardino della sofferenza" con le piante che si tolgono vicendevolmente la luce e l'aria, soffocandosi ed intrecciando fronde, sarmenti e viticci. La descrizione dell'autore recanatese è una dimostrazione di come il Male si annidi nella natura stessa, sia consustanziale all'essere.

Certo noi constatiamo il Male ogni giorno: nelle guerre che dilaniano intere nazioni; nei bambini, macilenti e dagli occhi infossati, che muoiono di inedia e di sete, dopo un'atroce agonia (Il colpo secco della morte è di gran lunga preferibile); negli ospedali dove i pazienti trascorrono ore eterne in reparti tetri, mentre alcuni medici ed infermieri, del tutto indifferenti al dolore dei malati, si raccontano delle barzellette volgari. Lo constatiamo negli ospizi, in cui anziani abbandonati a sé stessi possono soltanto ripiegarsi nostalgicamente su un passato irrevocabile; negli orfanotrofi, nelle strutture psichiatriche, nelle carceri, nelle camere di tortura, nei mattatoi... Se oltre alle sofferenze fisiche, consideriamo anche quelle morali e psicologiche, l'elenco diventa quasi infinito. Occorre stilarlo?

Eppure al Male che domina incontrastato o quasi la "politica", l'economia, l'"informazione", la "scienza", la società (per chi ci adoperiamo tanto? per questa società laida in cui le persone degne sono numerose quanto i giusti nella Firenze di Dante?), bisogna aggiungere anche il Male spesso nascosto dietro parvenze piacevoli e dietro l'armonia delle forme.

Ricordo che molti ramoscelli del gelsomino si attorcigliavano ad altri, stringendoli in una morsa mortale. Di quando in quando dovevo tagliarli, per evitare che la pianta, forse perché costretta nello spazio angusto di un vaso, soffocasse sé stessa, quasi lasciando intuire un'occulta voluntas tesa all'autodistruzione.

D'altronde il Male non sempre è rivolto contro gli altri o la natura, ma anche, in un impulso di autoannichilimento, contro noi stessi. Thanatos: autolesionismo, suicidio, anoressia e bulimia, come cupio dissolvi. Se il Male storico lascia sgomenti, ma con la forza di denunciarlo e di gridarne l'assurdo, inaccettabile, iniquo prepotere, il Male che, a guisa di radice tenacissima, si abbarbica al cuore dell'essere, lascia ammutoliti.

13 febbraio, 2008

Dante e l'Islam

Pochi autori hanno messo in luce i significati esoterici del poema sacro e costoro hanno subito l'ostracismo della critica ortodossa arroccata su posizioni in linea con l'interpretazione cattolica del capolavoro. Ancora più sparuto è, però, il gruppo di studiosi che hanno colto le convergenze tra la cultura occidentale e quella islamica, in ordine soprattutto alle visioni oltremondane.

Tra gli antecedenti culturali del poema di Dante, si ricordano le opere fondate sul tòpos della “visione” dei regni oltremondani: il Somnium Scipionis, la Visione di San Paolo, il Purgatorio di San Patrizio, il Libro delle tre scritture di Bonvesin della Riva, il De Ierusalem coelesti et de Babilonia civitate infernali di Giacomino da Verona… Non sono, però, quasi mai citate, sebbene correttamente René Guénon ed altri le considerino fondamentali per l’ispirazione dantesca, le fonti arabe, ossia il Corano, il Libro del viaggio notturno e le Rivelazioni della Mecca di Mohyddin ibn Arabi, testi anteriori di circa ottant’anni alla stesura della Commedia. M. Asin Palacios, autore del saggio intitolato La escatologia musulmana en la Divina Commedia, Madrid 1919, afferma che le analogie tra le opere islamiche ed il capolavoro dantesco sono più numerose da sole di tutte quelle che i commentatori hanno individuato rispetto a quelle intercorrenti con le altre letterature di ogni paese.

L'influsso della cultura araba ed ebraica sulla Commedia è indiscutibile. Guénon ci ricorda gli addentellati con la tradizione islamica rintracciabili nell'opera. Eccone qualche esempio: in un adattamento della leggenda musulmana, un lupo ed un leone sbarrano la via al pellegrino, come la lonza, il leone e la lupa fanno indietreggiare Dante; Virgilio è inviato al poeta fiorentino e Gabriele a Mohamed dal Cielo; entrambi, durante il viaggio, soddisfano le curiosità del pellegrino. L'Inferno è annunciato nelle due narrazioni da segni identici: tumulto assordante e confuso e raffica di fuoco. La struttura dell'Inferno dantesco è esemplata su quella dell'inferno musulmano. Ambedue sono un gigantesco imbuto formato da una serie di piani e di scale circolari che menano al centro della terra; ognuno dei gironi accoglie una categoria di peccatori, la cui colpa e pena si aggravano a mano a mano che sono collocati in un cerchio più profondo. Infine questi due inferni sono entrambi situati sotto la città di Gerusalemme. Per purificarsi all'uscita da Malebolge, Dante si sottomette ad una triplice abluzione. Una stessa triplice abluzione purifica le anime nella narrazione musulmana. L'architettura delle sfere celesti attraverso cui si compie l'ascensione è identica: nei novi cieli sono disposte, secondo i loro rispettivi meriti, le anime dei beati, che alla fine si radunano tutte nell'Empireo. L'apoteosi finale dei due itinerari in mentem Dei è la stessa: i due viaggiatori, innalzati sino al cospetto di Dio, ci descrivono il Creatore come un focolare di luce intensissima, circondato dalle schiere angeliche irradianti fulgori.(1) Queste ed altre coincidenze non possono essere accidentali. Per mezzo di chi Dante attinse tali immagini e tòpoi? Mohyddin, nato a Murcia, in Andalusia, morì a Damasco. I suoi discepoli sparsi in tutto il mondo islamico furono forse in contatto con gli Ordini di cavalleria cui l'Alighieri fu molto vicino. (Vedi La normalizzazione degli eretici). E' presumibile che "il ghibellin fuggiasco" recepisse qualche suggestione indiretta tramite i Templari o per mezzo di personaggi come Emanuel Romano, poeta ebreo che Dante conobbe.

Senza dubbio un'attenta rilettura della Commedia, affrancata da pregiudizi interpretativi, consentirebbe di individuare altri indizi di un Dante conoscitore del retaggio arabo ed islamico. La stessa figura di San Francesco potrebbe essere riconsiderata per enucleare qualche legame con i Sufi dei cui insegnamenti risentì il poverello d'Assisi, quando si recò in Egitto, come ormai accertato dalla critica più avveduta. "Però chi d’esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Orïente, se proprio dir vuole". Questi versi del canto XI del Paradiso dove San Tommaso d'Aquino tesse l'elogio di Francesco, accentuando il valore semantico dellla parola "Oriente", adombrano forse il debito del santo nei confronti dell'Oriente musulmano? E' solo una congettura, ma forse non indegna di una qualche considerazione.

Ancora più interessante è l'ipotesi del Troni che, circa il celebre incipit di Inferno VII, Pape satan, pape satan, aleppe, individua assonanze con la pronunzia araba: E' la porta di Satana, è la porta di Satana, fermati, in arabo, bab sciaitan, bab, sciatan, alebb. Se è una combinazione, è una combinazione ben strana, checché ne pensi l'ineffabile Giacalone che definisce tale esegesi "bizzarra" (sic).

Infine se la porta verso il Dante esoterico è stata dischiusa, quella verso il Dante che si ispira all'Islam è ancora ben serrata: sarà il caso di cominciare ad aprirla.

(1) R. Guénon, L'esoterismo di Dante, Roma

12 febbraio, 2008

Miti e mitili

Absit iniuria verbis


Recentemente Bojs ha dedicato un articolo alla Russia nell'ambito dello scacchiere mondiale. Il testo, intitolato Eurasia: nuovo ordine globale e crollo economico, descrive il ruolo dell'ex impero sovietico sulla scena internazionale e rivela come un'inquietante psicopolizia agisca contro i cittadini la cui libertà è costantemente minacciata da pericolosi, infidi delatori.

Purtroppo gli uomini, per natura, tendono a credere ingenuamente in eroi intrepidi ed integerrimi che combattono per difendere i loro diritti. Così si affidano ad altri, delegando loro ogni azione. Gli uomini sono proclivi a schierarsi, a cercare dei paladini a livello nazionale ma anche internazionale. Ciò è avvenuto anche con Vladimir Putin, presentato da molti "giornalisti" di siti "indipendenti", in realtà fiancheggiatori del V., come un salvatore, un nuovo Messia cui Dio ha conferito la missione di contrastare e sconfiggere i cattivi, nella fattispecie gli Stati Uniti dell'America, in realtà una delle numerose teste dell'Idra.

Inutile ricordare che questa è una rappresentazione edulcorata, anzi completamente menzognera. Capisco che ognuno di noi avverte l'esigenza di credere in qualcosa o in qualcuno, ma come si può dar credito a gente screditata, a falsi difensori dei cittadini, falsi ambientalisti, falsi sindacalisti, falsi giornalisti, falsi...? Dalla Gabanelli a Grillo, da Bario Tozzi a Luca Mercalli, da Piero Angela a Giulio Betti e Guido Guidi... è tutto un pullulare di tribuni, di demagoghi, di pseudo-esperti abilissimi, quando si tratta di blandire il popolino con lusinghe, di circuirlo con mirabolanti promesse di un destino radioso, senza politici corrotti, senza malattie, senza inquinamento, salvo poi censurare l'espressione "scie chimiche" e la parola "signoraggio", dimostrando di essere assai più intolleranti ed ipocriti dei barattieri che essi mettono alla gogna.

Lo stesso Hugo Chavez, il mito della "sinistra" planetaria (comunisti di tutto il mondo unitevi!) è solo un altro burattino: lo dimostra il suo abboccamento col satrapo di Roma; lo dimostra l'estensione dell'operazione "scie chimiche" al Venezuela, estensione che può essere avvenuta solo col suo benestare o con la sua connivenza.

Dunque riconosciamo che questi "cavalieri" senza macchia e senza paura sono solo fantaccini del sistema, attori di infimo ordine che, con espressioni licenziose e lazzi volgari, intrattengono il pubblico e lo distraggono dai problemi concreti, ma soprattutto dai veri artefici della politica, sempre intenti a tramare dietro le quinte.

Evitiamo l’atteggiamento puerile di chi ha bisogno sempre del sostegno altrui, di essere rassicurato e vezzeggiato: dal sistema ci si può attendere solo un coacervo di problemi, non certo la loro risoluzione.

Ammettiamolo: costoro non sono dei miti, ma dei mitili, delle cozze attaccate allo scoglio, ai loro meschini privilegi, ad una gloria mal acquistata e disonorevole, perché frutto di inganno. Rinunciamo a questi idoli di terracotta, a questi miti "falsi e bugiardi", per fare assegnamento sulle nostre forze e su quelli di amici e collaboratori fededegni, per creare comitati, per intraprendere iniziative utili a noi stessi ed agli altri.

Le cozze sono buone, sì... col limone.

11 febbraio, 2008

Distorsione dei simboli

Il vocabolario dei simboli usati dalla sinarchia è noto a chi ha compreso che gli Oscurati amano ostentare emblemi che sono, in primis, segni di appartenenza. Questi simboli hanno anche altri valori su cui non è il caso qui di soffermarsi: basterà ricordare che forme e colori sono anche vibrazioni, significanti suscettibili di trasmettere vari significati (Vedi Scienza e magia) e di sedimentarsi nelle dimensioni interiori.

In primo luogo, una precisazione: so che è invalso il termine Illuminati per indicare un'èlite segreta che trama contro le nazioni dal XVIII secolo. Tale termine è, a mio parere errato, per due motivi. Innanzi tutto la setta degli Illuminati, fondata dall'ex(?) gesuita Adam Weishaupt nel 1793, dopo alterne vicende, si estinse già agli inizi del XIX secolo. Pertanto, le attuali confraternite che, stando agli studi più accreditati, dipendono da Roma, pur avendo mutuato qualche "ideale" dalla congrega fondata da Weishpaut, sono organizzazioni sviluppatesi e consolidatesi in altri contesti e con fini molto più perversi. Sono anche assai più potenti. Inoltre negli Illuminati non balugina neppure una luce per quanto fioca che, invece, brillava in alcune logge settecentesche ed ottocentesche non ancora infiltrate da Roma o da altri poteri occulti. Pertanto gli Illuminati sono, in toto ed irremissibilmente Oscurati, devoti al Male. Non si spiegherebbe altrimenti la loro agenda piena di inimmaginabili scelleratezze, dall'asservimento dei cittadini attraverso il sistema economico, finanziario e creditizio, alla fomentazione di mortali conflitti, dalla diffusione di strumenti e sostanze per distruggere le nuove generazioni, sino alla ciliegina (avvelenata) sulla torta: l'operazione "scie chimiche", i cui veri fini sono ancora oscuri.

Tra i vari simboli di cui gli Oscurati si sono impadroniti e che connota il loro infrenabile, folle desiderio di controllare tutto e tutti, col nefando fine di sostituirsi a Dio (essi non sono atei...), è l'occhio che vede tutto. Ci ricorda René Guénon, in Simboli della scienza sacra, che "uno dei simboli comuni al Cristianesimo ed alla Massoneria è il triangolo nel quale è inscritto il Tetragramma ebraico o qualche volta semplicemente uno iod, prima lettera del Tetragramma che, in questo caso, può essere considerato un'abbreviazione e che, d'altronde, in virtù del suo significato principiale. è esso stesso un nome divino. Talvolta lo iod è sostituito da un occhio che viene designato come l'occhio che vede tutto... Quest'occhio non è né destro né sinistro, ma è un occhio centrale, un terzo occhio che vede tutto nella perfetta simultaneità dell'eterno presente.

Il triangolo diritto si riferisce al Divino; ma quando è rovesciato... assume il significato di Provvidenza. D'altra parte si deve notare che la forma del triangolo rovesciato non è altro che lo schema geometrico del cuore"
. Lo iod è anche una ferita nel cuore e quindi un germe, assimilato simbolicamente ad un frutto, in senso sia microcosmico sia macrocosmico. Anche la coppa è un equivalente simbolico del cuore, con tutti i sensi correlati.

L'asimmetria nella raffigurazione nell'occhio (l’occhio degli Oscurati è sempre asimmetrico) o l'aggiunta di elementi incongrui, denotano un rovesciamento semantico del simbolo per opera di empi figuri. Guenon nota che in qualche caso il simbolo è snaturato da un'inesattezza iconografica, ma non pare voler diffondersi sulle valenze nere di tale distorsione formale. Queste inesattezze ostentate rivelano quindi la precisa volontà di stuprare un'immagine ed i suoi significati originari per strumentalizzarla affinché diventi la cifra kitch di dilettanti dell'esoterismo, simili a quei rozzi manigoldi che amano tappezzare i loro nascondigli di santini, di immagini devozionali di Cristo e di Maria, icone dozzinali nello stile e nell'iconografia.

Riconosceremo dunque gli Oscurati dalle loro menzogne, dai loro delitti, ma anche dal loro cattivo gusto.

(1) R. Guénon, Symboles fondamentaux de la Science sacrée, Paris, 1962

09 febbraio, 2008

Dissonanza

A volte, dopo molti anni, si incontra nuovamente un amico e ci si illude che, dopo l'iniziale imbarazzo (è passato molto tempo e qualcosa si è interposto, come un'intercapedine di silenzio e di distanza), ci si ritrova a rievocare episodi “leggendari” di cui siamo stati protagonisti. Poi, però, uno dei due si accorge che manca una vera empatia, quell'empatia che si era creata quando si condividevano gli stessi sogni ed ideali. Uno si è adattato al sistema che, come è noto, considera gli ideali semplice ciarpame. Si è adattato un po' alla volta, quasi impercettibilmente, perché in realtà il sistema lo ha inglobato a somiglianza di una pianta carnivora che adagio chiude le valve appiccicaticce per divorare l'ignaro insetto. Dopo un po’ l’entusiasmo dell’incontro si spegne come la fiamma di una candela il cui lucignolo si è consumato del tutto. Ognuno se ne va per la sua strada.

Ormai, però, credo, che pur non ritenendomi superiore ad alcuno, non potrei in nessun modo accettare di "vivere" come l'uomo medio, narcotizzato davanti al televisore al plasma, dal cinema e dal calcio, rassegnato alle bizze di politici e magistrati, sprofondato nel sofà, il telecomando nella destra, lo sguardo vacuo. L'unica "indignazione" si prova quando si segue Ballarò con il damerino che intervista gli esperti sui mali non sradicabili dell'Italia. Qualche minuto di collera per inveire contro i politici e poi tutto come prima. L'ufficio, la famiglia, sabato e domenica si va in montagna ad insudiciare un po' i prati ed a scattare foto di banali panorami impreziositi, però, da un originale merletto di scie chimiche. Questa normalità borghese ha qualcosa di mostruoso: le più turpi perversità si celano dietro una rassicurante facciata Biedermeier. Nulla è più repellente di questa decorosa rispettabilità.

Il coraggio di un tempo dov'é? Il rifiuto del conformismo? Scorre ancora sangue nelle vene? Si crede ancora in qualcosa o ci si è adagiati su un giaciglio di spine, credendo sia un soffice cuscino? Meglio tormentarsi alla ricerca di un senso, di una risposta che spegnersi in un'esistenza insulsa, piatta appena increspata da noiosi divertimenti creati dal sistema per rendere le persone automi, involucri vuoti.

Preferiamo confrontarci con sfide ardue che unirci al gregge. E' inevitabile quindi sentire una dissonanza con questi uomini medi, sovente onesti lavoratori e buoni padri di famiglia, ma senza nerbo, imborghesiti. Meglio la solitudine o la compagnia di persone eccentriche come noi. Inquieti, eretici e curiosi, alla televisione preferiamo un saggio che ci appassiona ma di cui rifiutiamo molte conclusioni. Non ci fidiamo più dei media ufficiali, della medicina ufficiale, della politica ufficiale…

Ci allontaniamo dalla volgarità, da situazioni dozzinali, da interpretazioni correnti alla ricerca di altre verità, senza dubbio parziali, elusive, insoddisfacenti, ma nostre.

08 febbraio, 2008

Mondi possibili

Esistono altri mondi dove gli eventi si dipanano in modo differente da come si svolgono qui, in questa nostra dimensione?

E' la teoria elaborata da Hugh Everett III (1930-1982) [1], lo scienziato che ipotizza l'esistenza dei molti mondi. Per Everett, l'idea del collasso della funzione d'onda, ossia del congelamento della realtà in uno ed uno solo particolare stato, discende dall'incapacità degli esseri viventi di interagire con la totalità della realtà quantistica, essendo gli uomini confinati lungo una sola diramazione della nostra realtà che continuamente si scinde in modo schizofrenico. Questo scenario ha conseguenze quasi inimmaginabili, come i paradossi di molti racconti di Borges, in cui ogni cosa che può logicamente succedere succede o dove gli avvenimenti si biforcano in nuove diramazioni da cui si generano altri bivii... "Ciascuno di noi continuerà ad esistere, finché vi saranno lo spazio ed il tempo, perché, anche se moriamo in questo mondo, ne esiste un altro nel quale ciò non accade, ad infinitum." (John D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Oxford, 1988).

Le idee di Everett rivelano in primo luogo il singolare sincronismo che spesso mette in comunicazione la letteratura e la scienza: più o meno negli stessi anni artisti e fisici disegnano prospettive cosmologiche ed ontologiche che tendono a convergere verso una nuova concezione del reale. Anzi, come sovente accade, Jose Luis Borges, letterato ingegnoso e profondo, sebbene talora cerebrale, creatore di geometrie narrative non euclidee, precorre i tempi, immaginando situazioni compossibili. Sono scenari del tutto controintuivi e lontani dal senso comune, ma che aprono una breccia nel muro solido eppure evanescente della nostra realtà. E' singolare che l'idea di immortalità, espulsa dalla scienza materialista e considerata alla stregua di una mera superstizione dalla maggior parte degli accademici, si riaffacci nel nostro orizzonte culturale dominato dall'incredulità e dall'agnosticismo, attraverso le elucubrazioni, comunque non gratuite, di un fisico.

Tra l'altro, visto che alcuni
paradigmi, meglio paradogmi si stanno sgretolando, la teoria dei molti mondi sembra adatta ad incarnare lo Zeitgeist dei decenni futuri, quando finalmente il pensiero, liberatosi di inutili involucri scientisti, potrà armonizzare alcune tra le congetture più avanzate della meccanica quantistica con le concezioni di correnti filosofiche non cartesiane. Si profilerà forse un modello interpretativo che, oltre grazie al suo intrinseco fascino, potrà dare linfa a quei sogni che accompagnano un'umanità prigioniera in una segreta spazio-temporale, un'umanità che viaggia in un treno deteministico diretto in modo ineluttabile verso la sua meta entropica, verso la morte termica, il nulla.

Chi può escludere che un giorno forse non lontano riusciremo a trovare un varco ed ad inoltrarci in uno dei tanti giardini dell'universo dove è il tempo è reversibile, dove gli eventi possono essere cambiati ed in cui le "leggi" di natura acquisiscono un'altra natura?

La nostra condizione limitata e costretta da catene invisibili si può superare. Si può aprire una finestra che si affaccia sul sogno divenuto realtà.


[1]
Hugh Everett III (Maryland, 11 novembre 1930 – McLean, 19 luglio 1982) è stato un fisico statunitense attivo principalmente all'Università di Princeton. E' stato celebre tra i fisici per aver formulato per primo nel 1957 l'interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, definito anche multiverso. Secondo questa teoria, quando si esegue una misurazione quantistica e si osserva una funzione d'onda, questa non diventa l'unica reale (come si pensava precedentemente), ma assumono esistenza anche tutte le misure che non sono state trovate, generando ognuna un altro universo. Everett abbandonò gli studi in fisica subito dopo aver completato la tesi di dottorato, scoraggiato dallo scarso interesse degli altri fisici verso queste sue teorie.

07 febbraio, 2008

Giorgio Pattera: conferenze





La luce del mondo

William Holman Hunt (1827-1910) è il pittore preraffaellita che dipinse, tra il 1851 ed il 1853, un celebre quadro, intitolato La luce del mondo. L'artista "vi esplica una notevole tensione nel rendere con cura lo sfondo illuminato dalla luce lunare, lavorando di notte, all'aperto a lume di lanterna. Accolto con scarso interesse all'esposizione della Royal Academy del 1854, il quadro fu difeso fa John Ruskin. L'autore spiegò come la luce fisica corrisponda alla luce spirituale, la ruggine alla corrosione delle facoltà vitali, le erbacce alle malvagie attitudini, il pipistrello, animale notturno, al buio ed all'ignoranza e così via. Opera molto popolare, riprodotta senza fine in libri e stampe, diventò una delle immagini-chiave della religiosità vittoriana". (M. T. Benedetti)

La tela manifesta una cifra oleografica destinata ad accentuarsi nei dipinti successivi di Hunt, che sfociarono in un gelido e calligrafico realismo, in descrizioni minuziose, ma aride ed edificanti. La luce del mondo è un'opera, per molti versi, edulcorata che esprime una religiosità devozionale ed esteriore più che una fede intima. Il gusto del particolare preciso, iperrealistico, la figura convenzionale del Cristo simile a quelle effigiate nelle cartoline natalizie, il simbolismo scoperto e prevedibile spiegano il successo del quadro tra un pubblico poco consapevole.

Nondimeno l'olio si apprezza per la luce che si soffonde dalla lanterna: è un alone dorato e caldo che, riflettendosi sulla veste del Salvatore, le conferisce una qualità metallica. Ancora più suggestivo, però, è il chiarore selenico che, diluito di un glauco tenue, scorre tra il magnifico brano di paesaggio con gli olivi dai tronchi arcuati. Il chiarore lunare splende pure sul placido corso d'acqua sullo sfondo.

Più del quadro in sé mi hanno sempre attratto le circostanze in cui fu creato: le notti rischiarate dalla luna. Le immaginiamo fredde e silenziose, appena increspate da un brivido di vento, col firmamento su cui sono impuntati gli spilli delle stelle.

Sarà un approccio ingenuo e "romantico", ma saper contemplare la natura, volto visibile dell'Essere, perdersi nel suo abbraccio voluttuoso o tremare dinanzi al suo mistero profondo, sono inclinazioni che abbiamo perdute. Chi oggi ama veramente il creato? Chi oggi indugia per osservare o solo vede? Homo videns, disse qualcuno. No. Mi accorgo sempre più che i sensi dell'uomo sono offuscati: la stessa vista, ritenuta peculiare dell'uomo contemporaneo, incapace di per-cepire (letteralmente capire, afferrare bene), è stata come sostituita da un apparato sensorio rudimentale adatto solo alle azioni quotidiane, consuete, un po' come quegli strumenti muniti di sensori per misurare le condizioni di temperatura e di umidità di un ambiente.

Che dire poi della luce? La luce fisica si sta spegnendo, come quella di una candela il cui lucignolo è consumato. Viviamo in un mondo di luci pallide e crepuscolari: il cielo è uno specchio opaco. E' solo apparenza. E' in parte vero, ma anche l'apparenza è sostanza ed aggirarsi in questa realtà spettrale con i colori esangui, le forme che si dissolvono nella grisaille, è sconfortante. Restano le luci nervose, frenetiche delle discoteche, le luci stroboscopiche che si rincorrono pazze sulla pista da ballo: quando si esce, nella notte, gli astri sono fiammelle che languono. La luce interiore, dell'anima, dov'è? Quel raggio mistico, soprannaturale che Hunt provò ad adombrare con i colori e le pennellate liquide, le campiture omogenee. Balugina ancora nella vita: a volte, come lucciole nelle notti d'estate, pulsano bagliori di anime.

Cerchiamo la luce del mondo, la luce che sgorga dal mondo e quella che lo rischiari e forse sfavilla tra gli spazi insondabili dell’universo, là dove si addensa la materia oscura.

06 febbraio, 2008

All'interno di un tanker chimico

Ritengo doveroso riservare grande attenzione ad una notizia concernente le scie chimiche. Leggi qui oppure qui l'articolo.

Gli U.F.O. di Bino Bini

Bino Bini è un meteorologo toscano che ha lavorato, per molti anni come valentissimo direttore, all’interno dell’Istituto meteorologico e sismologico di Imperia. Scomparso nel maggio dello scorso anno, Bini ha coltivato anche studi ufologici, dopo aver rilevato strani oggetti nello specchio di mare antistante la costa tra Capo Berta ed Imperia.

In particolar modo, è piuttosto nota la sua osservazione di ordigni luminosi il giorno 6 dicembre del 1984, in circostanze simili a quelle di altri avvistamenti caratterizzati da una concomitanza tra il volo di caccia ed U.F.O., proprio come nel caso del disastro avvenuto presso l’isola di Ustica. A circa ottanta miglia dall’isola di Ustica, il 27 giugno 1980, un DC-9 dell’Itavia, decollato a Bologna e diretto a Palermo, cadde in mare, esplodendo in volo. Morirono ottantuno persone. Diversi elementi hanno indotto a pensare che l’aereo fu abbattuto da un missile, ma le cause del tragico accadimento non sono state ancora ufficialmente accertate.

Tra i vari ricercatori, Umberto Telarico ha dedicato un corposo e documentato studio alla strage nei cieli di Ustica, formulando l’ipotesi di una correlazione tra il probabile abbattimento dell’aereo e la presenza di un’astronave. Secondo Telarico, che ha compulsato e studiato un numero enorme di fonti, articoli di quotidiani, documenti ufficiali e no (tracciati radar, registrazioni telefoniche…), il velivolo dell’Itavia, trovandosi nelle vicinanze di uno o più U.F.O., cui davano la caccia alcuni aerei militari della N.A.T.O., precipitò in seguito al lancio di un missile che incrociò la traiettoria del DC-9. Non fu quindi il bersaglio dell’attacco, ma si trovò nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Osserva Domenico Pasquariello: “Anche se sembra strano, le prove raccolte fino ad ora portano a concludere che il DC9 Itavia si trovò in mezzo ad un tentativo per opera delle forze N.A.T.O. di abbattere un’astronave aliena. La tragedia avvenne perché il DC9 in questione fu sfiorato dall’U.F.O. durante una manovra evasiva, oppure perché il DC9 fu colpito per sbaglio da un’arma della N.A.T.O. diretta contro l’U.F.O. È emerso anche che “il DC9 Itavia era stato solo danneggiato e riuscì ad ammarare restando integro, ma fu distrutto da forze N.A.T.O, affinché nessun civile potesse rivelare la verità”. Pare che i passeggeri dell’aereo, anche se colpiti da una violentissima onda d’urto, si salvarono grazie ai dispositivi di emergenza, ma furono crudelmente eliminati di modo che non restassero testimoni dell’accaduto. In seguito furono uccise o ridotte al silenzio le persone coinvolte nell’operazione (piloti, radaristi).

In questo sinistro scenario, si inserisce lo strano incidente occorso a Ramstein, dove, nell’ambito di un’esibizione delle Frecce tricolori, morirono due testimoni scomodi. Domenica 28 agosto 1988, durante l'Airshow Flugtag '88 nella base statunitense di Ramstein (Germania), l'esecuzione della figura detta del “Cardioide", gli Aermacchi MB-339 del Tenente Colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10 della formazione), del Tenente Colonnello Mario Naldini (Pony 1) e del Capitano Giorgio Alessio (Pony 2) entrarono in collisione ad un'altezza di circa quaranta metri dal suolo. Gli aerei numero 1 e 2 precipitarono in fiamme ai lati della pista. Il terzo velivolo, sempre in fiamme, si abbatté sulla folla. Oltre ai tre piloti, persero la vita sessantasette spettatori.

Nella sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore sulla strage di Ustica a pag. 4667, riferendosi ai due ufficiali dell’Aeronautica militare, componenti della pattuglia delle Frecce Tricolori, colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, si legge: "E' emerso in più punti dell’inchiesta, che i due ufficiali piloti, del gruppo intercettori, in servizio presso l’aeroporto di Grosseto, la sera del 27 giugno 80 fossero in volo su F104, fino a 10 minuti circa prima della scomparsa del DC9 Itavia – il loro atterraggio all’aeroporto di Grosseto è registrato alle 20.45 e 20.50 locali; che questo velivolo, insieme ad altro, con ogni probabilità quello dell’allievo, avesse volato per lunga tratta di conserva al velivolo civile; che durante questo percorso e al momento dell’atterraggio avesse squoccato i codici di emergenza."

Secondo fonti giornalistiche, l'8 settembre 1988, il tenente colonnello Naldini, avrebbe dovuto rispondere alle domande del giudice Priore sui fatti di Ustica.

Furono quindi occultate prove ed indizi e vennero diffuse ipotesi e voci depistanti: quella risibile del cedimento strutturale e quella dell’attentato.

Sul meteorologo Bini, indirettamente legato alla tragedia di Ustica, ho condotto accurate ricerche, ma purtroppo senza riuscire a reperire notizie sulla sua attività di ricercatore ufologico. Ho anche interpellato per posta elettronica i responsabili dell’Istituto meteorologico di Imperia per avere almeno delle informazioni biografiche; non ho ricevuto, però, risposta alcuna.

E' noto che, negli ultimi anni, Bini profuse tempo ed energie per investigare gli avvistamenti di U.F.O. e di U.S.O. piuttosto frequenti nella zona di mare che lambisce la costa ligure, una zona in cui si vocifera esistano basi militari segrete, forse subacquee. Bini, noto anche per i suoi studi sui terremoti, è scomparso all’età di 79 anni. Sarebbe interessante conoscere i risultati delle sue indagini ufologiche e se per caso, da persona dall’acume notevole, aveva intuito che potrebbe esistere un nesso tra alcuni disastri aerei e l’apparizione di O.V.N.I.

Fonti:

La Stampa del giorno 8 dicembre 1984, cronaca della Liguria, p. 17
U. Telarico, Ipotesi su una componente ufologica nella strage del DC-9 Itavia verificatasi nel cielo di Ustica il 27 giugno 1980, 2006

Articoli correlati: Luk, La misteriosa tragedia del volo TWA 800, 2008; Zret, Strani eventi a Pontedassio, 2007

05 febbraio, 2008

Metabolismo

Olio su tela di Lucio FontanaE' più facile, a volte, metabolizzare un lutto, un evento tragico, funesto che certi particolari: sguardi che feriscono, parole indelicate, silenzi pieni di livore o di imbarazzo. Sono epifanie di un mondo inquietante, quello che si nasconde dietro le luccicanti apparenze della cortesia e dell'affabilità.

E' sufficiente il frammento di un attimo per rivelare l'orrore. E' singolare come questi invisibili, istantanei accadimenti restino impressi nella nostra memoria, marchi indelebili, incisi a lettere di fuoco. Continuiamo a vivere come se nulla fosse, ma qualcosa si è incrinato. Camminiamo per la strada, ma di quando in quando, affiora quel ricordo (agguati della memoria): il volto di un passante, un rumore, l'istantanea di un luogo e quella reminiscenza dolorosa, lancinante si riaffaccia alla mente. Come neutralizzarla? Come metabolizzarla? E' tutto inutile: invano ci perdiamo nelle frenetiche attività quotidiane. Questi ricordi sgradevoli sono indistruttibili, sono ombre che nessuna luce può cancellare e nessuna notte può inghiottire. Davvero l'arte dell'oblio è la più difficile.

Anni spesi a studiare argomenti che dimentichiamo in pochi minuti, mille tentativi per ricordare frasi ed aforismi che verrebbero a taglio in certe circostanze, ma non resta nulla, mentre questi ospiti sgraditi e petulanti continuano ad aggirarsi attorno a noi. E' solo una fuggevole occhiata: si può obliare e forse siamo stati noi ad attribuirle quel significato così profondo e tremendo. Non è così: la chiaroveggenza è un dono fatale. Come una goccia di acido che scava il marmo, così quella sillaba pronunciata a fior di labbra, quasi inavvertita, lascia un solco nell'anima. Per sempre.

04 febbraio, 2008

Sacrificio

Qualche sera fa una rete televisiva ha trasmesso un documentario dedicato al tempio di Gerusalemme costruito per volontà di Erode il Grande. Alcuni minuti del documentario sono stati dedicati ad illustrare l'importanza del sacrificio presso gli Ebrei che offrivano a YHWH tortore, agnelli ed altri animali, in occasione delle ricorrenze religiose: per qualche istante la camera ha indugiato su un rivolo di sangue che colava su un altare. Quando si pensa al sacrificio, la mente corre alle antiche civiltà presso le quali era diffuso anche il sacrificio umano, in particolar modo di bambini. E' noto che i Cartaginesi immolavano all'abominevole dio Moloch i primogeniti delle famiglie più potenti. Qualche storico ha messo in dubbio tale notizia che, però, sembra essere attendibile. Nei tofet cartaginesi erano sepolti i rampolli delle schiatte aristocratiche, a volte sostituiti da bimbi appartenenti a famiglie del popolo. Il sacrificio umano fu praticato da moltissimi popoli, dai Cinesi ai Romani, dai Greci agli Aztechi, dai Celti ai Maya... Alcune civiltà lo abbandonarono, salvo ripristinarlo in circostanze difficili, come i Romani durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.). Una volta abbandonato, si offrirono agli dei animali e primizie vegetali.

Che significato ha tale rito? "Sacrificio" significa letteralmente compimento di un'azione sacra, ma anche terribile, di una sublime terribilità (in latino sacer vale "sacro", ma pure "esecrando"... non è un caso).[1] Certi storici considerano il sacrificio la scaltra invenzione di caste di ierofanti che, da un lato, mostravano al re, alle élites ed al popolo, di essere gli intermediari tra i numi ed il mondo terreno, dall'altro riservavano per sé le parti più opime e succulente degli animali uccisi. Agli dei veniva di solito offerto il fumo odoroso che si levava dalla vittima offerta in olocausto. Questa interpretazione mi pare riduttiva: il clero sapeva, a mio parere, che il terrore dell'animale destinato ad essere ammazzato, i gesti dei sacrificanti, il sangue... generavano energie di cui le "divinità" si nutrivano. Non perché certe energie sono invisibili ne discende che non esistono. I sacerdoti erano consiglieri di sovrani, nomarchi, satrapi... un po' necromanti, un po' astrologi, essi conoscevano segrete dottrine (risalivano a quegli esseri che nel libro di Enoch sono chiamati "bastardi"?) tramandate da tempi remoti ed inerenti ai moti delle stelle, alle proprietà medicamentose delle erbe, alle virtù delle pietre, alla magia delle formule... Tra loro qualcuno fu un iniziato che tentò di custodire la saggezza antidiluviana, ma certi segreti furono carpiti da profani che poi corruppero quelle conoscenze per volgari fini di potere, per arricchirsi e per godere i piaceri effimeri della vita. Credo che ciò accadde, anzi che il sapere esoterico fu strumentalizzato e degradato.

E' cambiato qualcosa oggi rispetto all'antichità? Anche oggi, in occasione di festività cristiane, islamiche, ebraiche etc. un numero abnorme di animali è macellato per ricordare eventi della storia sacra e fiumi di sangue scorrono da bestie sgozzate. Queste feste, però, hanno perduto del tutto l'aura di sacralità e sono divenute banchetti consumistici. Anche oggi queste vibrazioni basse alimentano "dei" oscuri, avidi di energie psichiche che si sprigionano negli stadi, presso i santuari mariani, come un tempo negli anfiteatri dove i gladiatori combattevano tra loro o contro le fiere. Anche oggi si compiono nefandi sacrifici umani...

Nel Vangelo degli Ebioniti, il Messia (sacerdotale?), afferma: "Sono venuto per abolire i sacrifici e, se non cesserete dal sacrificare, non cesserà l'ira su di voi". Non cessammo di sacrificare, l'ira pende ancora su di noi.

[1] Sorvolo qui su quei riti sacrificali che, nell'ambito di culti misterici, creavano una comunione tra l'adepto e la divinità, sovente nella forma della teofagia. E' noto che in India la casta dei brahmini era depositaria di un'antica saggezza e che per loro il sacrificio aveva, almeno agli inizi, un potente valore simbolico.

03 febbraio, 2008

La normalizzazione degli eretici come strumento di dominio ideologico: il caso di Dante Alighieri (seconda parte)

Mi sia concesso qui di fare una breve digressione sul Templarismo. E' un errore, a mio parere, sia considerare i Templari ora gli unici depositari di una dottrina iniziatica ora, al contrario, degli avidi banchieri e, peggio, i corifei di quelle sette perverse che, dietro le quinte, dirigono i destini del mondo perseguendo scopi ignobili, almeno dal XVIII secolo. No, non penso che i Templari fossero tutti dei depravati né che fossero, anche quelli ai vertici dell'Ordine, degli iniziati ad un sapere esoterico. Come spesso avviene, tra loro dovette allignare qualche mala pianta, ma pure qualcuno operò per ripristinare i rapporti con la cultura sotterranea ebraica ed araba, di cui, non a caso, Dante fu profondo conoscitore.

E' in questo ambito che si colloca appunto il Templarismo del poeta fiorentino, da intendersi probabilmente come sogno di una religione universale, di là dalle differenze confessionali. Era l'obiettivo perseguito dai Cavalieri di Cristo, ostili come Dante, all'egemonia teocratica di Roma. Dietro una parvenza di ortodossia (ma ripeto: che cos'è l'ortodossia?), essi coltivarono una dottrina tesa a recuperare pristini e perduti ideali risalenti a correnti pre-cristiane, gnostiche, egizie, archetipiche. Che poi simboli dei Templari (dal Baphomet alla croce) siano stati mutuati per opera di confraternite cattoliche e para-cattoliche, per snaturarli e per stravolgerne il valore, non significa che già in origine tali emblemi rivestissero un significato malefico. I profani penetrarono nel Tempio e ne asportarono gli oggetti sacri.

E' come se un bruto volesse dedicarsi alla pittura Zen. Potrà pure, ma con quali risultati? Ebbene è quello che è successo quando certe perle sono cadute nelle mani di esseri ignoranti e malvagi. Pertanto, come osservava Paolo, in suo commento, "non dobbiamo confondere la validità di una dottrina spirituale con l'indegnità dei suoi ministri (anche se non di tutti). Un conto è la qualifica spesso banditesca del clero cattolico e di altre confessioni cristiane. Un conto è la natura di una dottrina spirituale di per sé impersonale e pertanto non legata ad individualità storiche...
Non dobbiamo nemmeno confondere il nucleo esoterico, spirituale del Cristianesimo con la sua estrinsecazione exoterica fatta di dogmi, coercizioni, minacce a tipo ‘feedback’, violenze senza nome e soprusi a non finire".

Così non si deve creare una commistione tra l’insegnamento iniziatico del Templarismo e di altre tradizioni medievali e moderne con la volgarizzazione e persino, in taluni casi, con la demonizzazione di contenuti originariamente alti per opera di loschi personaggi cui interessano solo il denaro, la lussuria, il successo, il potere ed il controllo, disvalori agli antipodi, come è evidente, dell'abnegazione e del sacrificio di sé.

E' anche possibile che di antiche scuole alchemiche (lato sensu) non resti oggi più nulla o quasi: l'imbarbarimento della nostra società è a tal punto grave e capillare che, dietro parvenze di esoterismo, si nasconde solo l'abominazione. E' come se del fustagno fosse impreziosito da qualche filo di seta a mo' di broccato.

Si corre, però, il rischio, quando si cerca di scovare simboli dappertutto, prendendo lucciole per lanterne, simboli ostentati da quelli che impropriamente sono definiti Illuminati, di condannare alla damnatio memoriae lo stesso Dante che amava scrivere in modo cifrato. Il sommo autore, infatti, come notò correttamente Guénon, con la sua visione iniziatica dei tre regni oltremondani, anticipò alcuni "lessemi" della Massoneria. Questo non significa che la sua Weltanschauung debba essere confusa con gli scopi della Massoneria degenerata che oggi domina. Il senso della giustizia, la caratura morale, la fede, l' anelito verso un’età in cui la Terra sarà redenta dal male, sono del tutto incompatibili con i disvalori di congreghe che sono la grottesca caricatura di circoli iniziatici.


Articolo correlato: Mario Madia, San Francesco d'Assisi ed i Sufi, 2007

Leggi qui la prima parte.

02 febbraio, 2008

Segni dei tempi e tempi di scempi

Che siamo in una fase decisiva e critica della storia "umana" è evidente: solo gli stolidi non lo capiscono. Stabilire che cosa avverrà e con quali modalità è impresa non facile. Tuttavia, considerando segni ed indizi, si possono formulare delle previsioni plausibili che auspico saranno smentite da una svolta radicale. Definire una sequenza cronologica degli eventi risulta arduo, ma credo che assisteremo ad un crescendo di avvenimenti culminanti in uno Spannung "alieno". Certi eventi saranno intrecciati in modo inestricabile, con cause ed effetti interagenti e premesse di altri scenari. Forse alcune calamità si abbatteranno in modo repentino, con un colpo secco, impedendo di prendere le necessarie precauzioni.

Vediamo in modo molto stringato e inevitabilmente incompleto nonché ipotetico quali potrebbero gli accadimenti forse destinati ad occorrere nei prossimi mesi ed anni. Resta la possibilità che i piani della sinarchia (almeno qualcuno dei diabolici disegni) siano sventati attraverso una presa di coscienza, per opera di strati sempre più vasti della popolazione o grazie ad un intervento esterno.

• Crisi finanziaria: indici borsistici in caduta libera, con speculazioni dell'ultim'ora, fallimento di molte società, perdite massicce per i piccoli investitori.
• Crisi delle banche e monetaria: svalutazione del dollaro e contestuale ed eccessiva rivalutazione dell'euro.
• Crisi agroalimentare: crollo della produzione agricola a causa specialmente della siccità, della moria delle api, della decisione di destinare ampie aree alla coltivazione di mais usato per la produzione di etanolo, diffusione di piante geneticamente modificate che contaminano le colture tradizionali, inquinamento, proliferazione di insetti nocivi, diminuzione del pescato... Molti di questi problemi sono legati alla nefanda operazione scie chimiche.
• Stagflazione, ossia stagnazione economica e spaventoso aumento dei prezzi di generi alimentari, carburanti, acqua, gas, elettricità etc.
• Tumulti e sedizioni causati dalla penuria di beni di prima necessità o da situazioni sociali, etniche ed ambientali dirompenti: si considerino come prodromi le proteste ed i blocchi stradali in Campania contro l'apertura o riapertura di ammorbanti e pericolose discariche.
• Instaurazione di governi le cui parole d'ordine saranno "ordine e sicurezza". Le forze di polizia sederanno le rivolte nel sangue, ricorrendo anche ad armi di nuova concezione (armi elettromagnetiche, armi acustiche...). Proclamazione della legge marziale e sospensione sine die delle costituzioni.
• Censura della Rete libera e di media non allineati.
Disturbi e sabotaggi dei sistemi elettronici non protetti al fine di impedire la diffusione di notizie non ufficiali.
Imposizione della moneta elettronica per chi vorrà usufruire di servizi minimi e per la compravendita di merci e prodotti.
• Asservimento della popolazione tramite sistemi di schedatura e di controllo elettronico (dalla videosorveglianza alle reti wireless)
• Disastri innaturali provocati da H.A.A.R.P. e sistemi simili: distruzione della coltre di ozono, sismi, maremoti, alluvioni...
• Estinzione di numerose specie vegetali ed animali.
• Conflitti in teatri bellici molto ampi anche con l'impiego di ordigni nucleari tattici.
• Problemi legati all'indebolimento del campo magnetico terrestre e forse allo spostamento dei poli.
• Epidemie che decimeranno la popolazione mondiale già stremata ed indebolita dalle carestie. Virus e batteri saranno diffusi specialmente con gli aerei.
• Accorciamento della vita media ed aumento della mortalità per via di un ambiente e di un'alimentazione sempre meno salubri.
• Estinzione di numerose specie vegetali ed animali.
• Proiezione di ologrammi nel cielo (l'operazione scie chimiche avrà, nel frattempo, reso l'atmosfera satura di metalli ed adatta a tale scopo "cinematografico") con cui sarà inscenata una falsa invasione aliena seguita da un'altrettanta falsa Parousia di Cristo, di Krishna e di altre figure religiose.
• Intrusione di esseri interdimensionali malvagi che accorreranno in rinforzo degli Arconti già presenti sul pianeta almeno da millenni. Forse tale invasione sarà possibile grazie a cambiamenti cosmici ed energetici.
• Instaurazione del Nuovo ordine mondiale sotto l'egida della Chiesa di Roma.
• ...

Può darsi che tutto ciò sia solo la trama di una pellicola di fantascienza. Comunque, come ha scritto un lettore, ci avviamo verso la catastrofe, ma con ottimismo. Infine chi vivrà vedrà. Dunque saranno pochi quelli che vedranno.


Articolo correlato: Bojs, Grande tribolazione 2.0, 2008

01 febbraio, 2008

Tre per cento

Tre per cento: secondo alcuni autori, è questa la ridicola percentuale di civiltà aliene che si possono considerare benevole o forse addirittura neutrali. Altri ricercatori calcolano che le star nations evolute costituirebbero circa un quarto dei popoli non terrestri. Precisato che su tali computi non abbiamo alcuna certezza, resta come orientamento ormai prevalente dell'Ufologia quello che tende a considerare la maggior parte degli alieni come malvagi, sino all'ipotesi estrema definita monopolare.

Si tratta di conclusioni che si basano su testimonianze, resoconti di vario tipo, inferenze, indizi, ipotesi. Talora una particolare visione del mondo induce alcuni studiosi a vedere negli extraterrestri soltanto dei demoni. Vorrei qui riflettere su due aspetti di questa intricata questione esobiologica. In primo luogo, i cosiddetti extraterrestri sono veramente creature provenienti da lontane costellazioni?

Negli ultimi anni, molti ricercatori hanno concluso che questi esseri non provengono da pianeti extrasolari, ma da dimensioni parallele: sarebbero, in effetti, esseri interdimensionali penetrati in massa (già, però, nel passato essi si intrusero) nel nostro mondo attraverso varchi, portali apertisi forse a causa delle esplosioni nucleari in atmosfera o in seguito ad operazioni occulte. I celebri Grigi inoltre, come affermato da Philip Corso e confermato in seguito da altre indagini, sarebbero androidi e non esseri biologici. Se così fosse, i veri extraterrestri o non sarebbero mai giunti sul nostro pianeta oppure sarebbero un'esigua minoranza formata da star people in conflitto con demoni e con i Grigi. E' uno scenario che vede contrapposti in un duello cosmico extraterrestri evoluti e sinistri esseri interdimensionali? Tale duello è riconducibile, ad esempio, alla lotta nei cieli tra angeli del Bene ed angeli ribelli o alle guerre tra Deva e Asura della tradizione indiana?

Assistiamo forse, come ho già avuto modo di osservare, alla demonizzazione di quelle poche civiltà non ostili per opera della sinarchia, i cui esponenti più pericolosi, sono soggiogati da entità negative che intendono sbarazzarsi, una volta per tutte, di chi contrasta i loro diabolici piani, ossia le poche persone libere, sostenute, pur a loro insaputa, nella maggioranza dei casi, da esseri evoluti.

In tale contesto, occorre rileggere il problema dei rapimenti: sono per lo più perpetrati dai militari come sostiene, tra gli altri, Steven Greer? Non dubito che i militari posseggono sofisticate tecnologie per creare situazioni fittizie riconducibili ad astronavi aliene e ad esseri di altri mondi cui addossare la responsabilità in toto delle abductions. Non dubito che alcuni militari sono artefici di nefandezze di ogni tipo e che non si peritano di compiere le azioni più deplorevoli, accreditando di sé, nel contempo, un'immagine di patrioti e di difensori di nobili ideali.

Non si può certo escludere che esistano extraterrestri perfidi, ma da costoro ci potranno mai difendere i governi del pianeta, famigerati esecutivi distintisi per ipocrisia e per scelleratezza? Ci potranno mai difendere i militari delle varie nazioni che agitano lo spauracchio, insieme con vari capi di stato, della minaccia aliena? Gli alieni sono una minaccia? Potrebbe darsi, ma alla fine, se sono criminalizzati da uomini di governo e dai generali, mi sorgono moltissime perplessità. Certamente, invece, sono una micidiale e concreta minaccia per i cittadini i governi del pianeta ed i loro alleati-controllori, gli Arconti interdimensionali.

30 gennaio, 2008

Il Big Bang, l'universo in espansione... ed il Creatore (terza ed ultima parte - articolo di Bojs)

Premessa

Negli articoli precedenti abbiamo parlato di geometria euclidea e non-euclidea, di quadridimensionalità, di cosmologia relativistica e di paradosso degli orizzonti. Ma indipendentemente dal fatto che lo spazio in cui viviamo sia in un modo o in un altro continuiamo a immaginare linee rette e superfici come costituiti da un'infinita serie di punti. Nella geometria non c'è posto per le molecole, gli atomi e le particelle elementari del mondo reale. La GIUSTIFICAZIONE di ciò risiede nella PIGRIZIA degli uomini, perché la maggior parte delle regole geometriche è stata concepita in epoche assai antiche, quando gli atomi erano considerati una curiosa bizzarria di alcuni “filosofi”. Poi a NESSUNO è venuto in mente di CAMBIARLE.

Questo è un altro errore nella MATRIX!! Perché tali teorie non sono mai state messe in dubbio pubblicamente?? Chi OGGI conosce un “pochino” di più… troverà la giusta risposta. Ma andiamo avanti nel discorso.


Se l'Universo è attualmente in espansione, ritornando mentalmente indietro nel tempo, ce lo ritroveremo concentrato in un volume sempre più piccolo, con una densità sempre più alta. Per una frazione infinitesima di tempo all'origine del mondo. L'intero Universo ha attraversato una fase di “buco nero quantistico” che conduce al paradosso discusso nel precedente articolo. Per questo breve attimo il cosmo si è trovato in una condizione che la Relatività Generale [non riesce a descrivere] da sola poiché bisognerebbe tenere conto degli effetti quantistici.

A questa MISTERIOSA epoca della storia del cosmo è stato dato il nome di “Era di Planck” in onore del fisico tedesco fondatore delle Teorie Quantistiche. L'interesse su questa era, risiede nel fatto che essa è la più vicina all'inizio. Se vogliamo cercare una spiegazione per l'origine del mondo è lì che la dobbiamo trovare. Ma per farlo occorre COSTRUIRE una NUOVA Relatività Generale Quantistica, una “teoria” che NESSUNO è stato ancora capace di mettere in piedi.

Le maggiori speranze in questa direzione vengono dal fisico teorico indiano Jayant Narlikar, “discepolo” del premio Nobel Chandrasekar del “Tata Insitute of Foundamental Research of Bomaby”. Narlikar si è divertito a far fluttuare lievemente la geometria. Non ha ancora [ufficialmente] osato farlo con il tempo, poiché un'azione di tal genere produrrebbe EFFETTI DISASTROSI PER QUALSIASI ALTRA TEORIA. Infatti se, anche per un brevissimo momento, passato e futuro fluttuassero tanto da invertirsi, tutte le relazioni di causa ed effetto delle leggi fisiche andrebbero a “farsi benedire”.

La realtà è che la fisica dell'Era di Planck rimane SCONOSCIUTA e puramente teorica. Questa situazione ha avuto sino ad oggi due risultati. Innanzitutto ha scatenato la FANTASIA dei cosmologi: non è possibile, per esempio, che nell'Era di Planck si sia avuta un'inversione della direzione del tempo, cosicché un precedente Universo in collasso si è mutato nell'espansione attuale? Oppure, dalle fluttuazioni quantistiche di quest'era non possono essere nati “infiniti Universi paralleli”, di cui noi ne abitiamo UNO soltanto?
O ancora, perché non ipotizzare che il tempo si ferma all'Era di Planck ed oscilla avanti e indietro cosicché NON C'E' NESSUN PROBLEMA DI UN INIZIO?

Capite ora come nascono certe “teorie” scientifiche “umane” che ammorbano le menti di tanta gente senza che nessuno del popolo si accerti del vero fondamento? Ma di queste UNA è la più vicina alla Verità. E' possibile che in quella remota era detta di “Planck” si nascondano delle dimensioni in più rispetto alle tre dimensioni spaziali da noi conosciute?

Fin dal 1970 i fisici teorici Yoichiro Nambu di Chicago, Leonard Susskind di Stanford e Holger Nielsen di Copenhaghen hanno mostrato come sia possibile costruire una perfetta teoria delle particelle elementari e della gravitazione se lo spazio avesse non “tre”, ma ben 26 dimensioni. In seguito John Schwartz e Michael Green nel 1984 hanno “ridotto” a 10 le dimensioni possibili, gettando le fondamenta di una complessa teoria matematica nota con il nome di “Teoria delle Superstringhe o Teoria del Tutto (Theory of Everything =TOE). QUESTA TEORIA INVOCA L'ESISTENZA DI DIMENSIONI MAI VISTE E SPERIMENTATE NEL NOSTRO UNIVERSO. Possiamo muoverci semplicemente e agevolmente in alto, in basso, a destra, a sinistra, possiamo persino immaginare di andare avanti e indietro nel tempo, ma a quali ulteriori direzioni corrispondono le sei dimensioni restanti?

Ma per non appesantirci ulteriormente passiamo in rassegna alcune dichiarazioni fatte in vari tempi dai cosmologi stessi:

Il matematico Shing-Tung Yau in California ha dimostrato che esistono alcune migliaia di modi possibili per compattare uno spazio a dieci dimensioni in uno a quattro. Ma rimane un dubbio: “Perchè e come è stato scelto proprio quello in cui viviamo e non un altro?”.
Il problema della scelta delle condizioni iniziali rimane irrisolto!

Non sappiamo come si sono formate le galassie. Sarà perché la loro origine deriva da una fluttuazione MISTERIOSA nell'Era di Planck. Non ci spieghiamo perché viviamo proprio in questo Universo e non in un altro con densità di materia e di radiazione differente!
E perchè soltanto un Universo dovrebbe essere permesso... e quale?

Il fatto più fastidioso della Cosmologia Caotica è che richiede un aggiustamento molto particolare delle equazioni della Relatività Generale. Perché dovrebbe valere proprio questo SPECIALISSIMO MODELLO DI UNIVERSO? In fondo, a pensarci bene, imporre tale tipo di Universo è tanto ARBITRARIO quanto stabilire per legge che tutti i mini-universi sono eguali. Stiamo risolvendo il PARADOSSO per mezzo di un altro PARADOSSO.
La grande esplosione iniziale ha provocato “onde sonore” che hanno percorso l'Universo in lungo e in largo, come un brivido, scuotendo la materia. Se qualcuno di noi fosse stato presente ad ascoltare avrebbe dunque percepito questo STRAORDINARIO CANTO DELLA CREAZIONE, suoni che portavano un'eco (VIBRAZIONE = ENERGIA – LA PAROLA = VIBRAZIONE = ENERGIA) e che si propagavano nel plasma denso e caldo della materia primordiale, COMPRIMENDOLA QUA, RAREFACENDOLA LA', proprio come le onde sonore emesse da un Hi Fi a tutto volume.

L'idea che le luci che splendono nel cielo siano la trascrizione di un'Antica Voce Cosmica è affascinante (“...e la luce sia...” dicono le Scritture). Il Prof. Lifshitz è stato il primo a chiedersi quale doveva essere l'intensità delle onde sonore primordiali per produrre alla fine le strutture materiali che osserviamo in cielo. Onde sonore troppo grandi avrebbero determinato catastrofici collassi gravitazionali. L'Universo si sarebbe popolato di Buchi Neri. Onde troppo piccole starebbero ancora oggi a vagare come un sussurro per il Cosmo. L'ampiezza giusta deve essere tale da comprimere e rarefare la materia per circa un decimillesimo della sua densità media. Ma perchè proprio un decimillesimo?
Cosa sarebbe successo con valori leggermente più alti o più bassi? E CHI o COSA ha deciso questo esatto valore? E' possibile che questo numero, sia una conseguenza diretta della fisica delle particelle elementari?
I fisici delle particelle elementari sostengono di sì, questo magico decimillesimo deve essere un parametro della fisica sub-nucleare, legato alla Teoria dell'Inflation.
Sembra di essere sulla buona strada, ma guai a vendere la pelle d'orso anzitempo: le sorprese non sono finite.
C'è una notevole differenza tra i due numeri “magici” dell'evoluzione cosmica. Il primo è stato misurato direttamente. Il secondo è invece legato a una “teoria” sulla formazione delle galassie. E' PROPRIO SICURO CHE TALE TEORIA SIA VERA? Sono le galassie l'eco di una esplosione primordiale o si sono formate in epoche successive, attraverso altri e distinti processi?

Quasi tutti i cosmologi concordano, tanto per fare un esempio, che non c'è stato tempo sufficiente perché una generazione primordiale di stelle si sia [autonomamente] organizzata in galassie e queste si siano a loro volta raggruppate in ammassi e, poi, in superammassi. Per accelerare il processo ed evitare questi inconvenienti, alcuni cosmologi hanno proposto meccanismi di formazione di tipo “esplosivo”, COMPLICANDO così oltre il lecito le FANTASIE TEORICHE. Può apparire strano che non si riesca a SCEGLIERE TRA LE “TEORIE”, visto che la distribuzione in cielo delle galassie può essere osservata con notevole PRECISIONE. In effetti ci si sta rendendo conto che il confronto tra questo tipo di osservazioni ed i modelli teorici è ASSAI POCO CONVINCENTE.

Le osservazioni con i satelliti a raggi X hanno mostrato che gli ammassi di galassie sono riempiti di gas caldissimo a milioni di gradi. Qual è l'origine di questo gas e della sua temperatura? Non ci suggerisce forse l'idea che COMPLICATI processi sono INTERVENUTI NEL MODELLARE LA FORMA DEGLI AMMASSI?
Così di dubbio in dubbio, i cosmologi tendono a spostare il confronto tra teoria e osservazioni verso strutture sempre più grandi.

Etc. etc. etc.

Si potrebbe continuare all'infinito, ma rimangono solo dubbi, incertezze, fantasie, teorie... come è possibile che invece la maggioranza del popolino CREDA che l'Universo sia UNO e nato da un'immane, devastante e abnorme deflagrazione?
La risposta è: FEDE..!! Sì, fede nella scienza, negli uomini che si “innalzano” a dèi, nelle pseudo-conoscenze di cui si sente parlare tramite programmi come Quark o in riviste come Focus (solo per citarne due, ma la lista sarebbe lunga – ndr)
Così mentre la “maggioranza” laica adotta [come i falsi religionisti] una forma di devota fede agli apostoli e portavoce di questa religione scientifica, una minoranza viene “criticata” aspramente, se adotta un punto di vista diverso e basato sulla “fede” in un Creatore. Eppure le “evidenze” dovrebbero apparire EVIDENTI agli occhi, ma poiché sono “accecati” dal loro orgoglio riescono a negare spudoratamente anche l'evidenza.

Se io dicessi: “..guardate quella casa è stata COSTRUITA tramite un'esplosione..”, come minimo sarei messo sotto cura psichiatrica. Però se dico: “...guardate che universo complesso e perfetto, è venuto a seguito di una immane esplosione…”, tutti mi additerebbero a prossimo premio Nobel…!! E' vero che le favole sono più credibili della Verità… perché la Verità fa MALE a chi non vuole rendersi conto che non è affatto un dio ma solo una semplice “creatura”… punto infinitesimo su di un punto infinitesimo nel Multiverso sconfinato. Siamo bambini nel tempo Universale e non conosciamo nulla dello stesso, se non le nostre immaginifiche teorie. Ma nessuno vuole sottomettersi ed ascoltare lo Scienziato che ha creato tutte le cose visibili ed invisibili. Eppure anche gli scienziati riconoscono scientificamente l'energia creatrice chiamata il “Canto di Dio”.

La Parola…!!

“In principio c'era colui che è <<>>.
Egli era presso Dio,
Egli era come Dio,
Egli era nel principio con Dio.
Per mezzo di Lui Dio ha creato ogni cosa.
Senza di Lui non ha creato nulla.
Egli era la vita
e la vita era Luce per gli uomini.
Quella Luce risplende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta”.
(Gv. 1:1-5)

Leggi la prima parte QUI

Leggi la seconda parte QUI


B O J S

29 gennaio, 2008

Le dodici nicchie del Castello di Sperlinga

Pubblico un articolo per la cui stesura mi sono avvalso della preziosa ed intelligente testimonianza di T.B. Il castello di Sperlinga è già di per sé un edificio singolare, perché ricavato interamente nella roccia, ma un altro particolare alimenta il fascino del maniero medievale: infatti, in uno degli ambienti si possono ammirare dodici piccole nicchie.

E' senza dubbio significativo il numero delle nicchie: il dodici considerato, da tempo immemorabile, una cifra dal valore simbolico, rimonta presumibilmente, almeno per quanto attiene al mondo occidentale, alla cultura sumera e deve essere correlato ai dodici segni zodiacali che l'antico popolo mesopotamico aveva riconosciuto nella fascia celeste.. Non si può escludere che il dodici si debba riferire ai pianeti conosciuti dai Sumeri (ciò tuttavia è molto controverso) o anche alla presunta esadattilia dei loro antenati. E' comunque assodato che il dodici, il suo sottomultiplo, sei ed i multipli furono alla base della numerazione dei popoli mesopotamici e non il dieci, come ci si potrebbe attendere, pensando alle dieci dita di una mano. Quale valore assumano le dodici nicchie nella sala del castello siciliano è veramente difficile dire.

Arduo è anche stabilire che significato avessero le uova di pietra incluse nel massiccio di roccia. L'uovo è simbolo cosmogonico par excellence, associato all’energia vitale ed al rinnovamento: suppongo che questi oggetti siano più antichi della fortificazione eretta forse su un sito legato a culti ed a tradizioni ancestrali. Sperlinga, in provincia di Enna, è nel cuore della Sicilia, una plaga abitata nella protostoria e nell'antichità da popolazioni non indoeuropee, cui si sovrapposero in parte i Siculi, etnia indogermanica legata a doppio filo agli antichi Liguri. Il nome Enna contiene una radice peculiare di molti toponimi liguri. Si veda, ad esempio, Benevagienna, Questo, però, è un altro tema al quale, se sarà possibile, dedicherò un breve testo.

"Il Castello di Sperlinga è un'imponente costruzione edificata intorno al 1082 su un enorme blocco di arenaria, in parte scavata nel massiccio stesso, completata con sovrastrutture in pietra. Nelle grotte scavate ai livelli medi si trovano ambienti al tempo destinati alle attività degli artigiani, a quelli inferiori i magazzini.

Al livello superiore si trovano sale e saloni scavati direttamente nella rupe e resi particolarmente suggestivi da pilastri ricavati nella roccia stessa.

Una di queste sale, che mi sembra di ricordare circolare, ma non potrei escludere fosse ellittica, con soffitto a cupola scavato nella pietra, presenta sulle pareti dodici piccole nicchie ad altezza di circa un metro e mezzo da terra e mi incuriosirono per la disposizione ed il numero.

Le feci notare ai miei compagni ed osservai che probabilmente la sala era destinata ad ospitare riunioni a carattere esoterico e misterico, riservate a personaggi con competenze particolari.

Ma la cosa che più attirò la mia attenzione nel corso di questa visita furono delle formazioni in pietra incluse nel massiccio roccioso, all'interno e all'esterno dello stesso, dalla forma di grosse uova, delle quali, però, era visibile soltanto la parte che sporgeva, limitata alla metà o a tre quarti della massa totale valutabile.

Al termine della visita cercai insistentemente di avere notizie su queste insolite pietre incluse e mi fu risposto che, in loco, erano chiamate "uova di pietra", ma null'altro mi fu possibile sapere.

Sarebbe stato utile ed interessante conoscerne la composizione per sapere se erano della stessa pietra della rupe che le includeva, estrarne un esemplare per aprirlo ed esaminarlo anche all'interno, cercare una plausibile spiegazione per sapere se erano di origine endogena o esogena rispetto al territorio circostante ed eventualmente ipotizzare una loro provenienza.

Nessuno si mostrò interessato ad approfondire l'argomento e a me è rimasta la curiosità e il ricordo della fascinazione che provai toccandole.

Il castello ha una storia che riguarda anche i Vespri siciliani del 1282 ed un assedio che vide la resistenza degli Angioini asserragliati al suo interno per difendersi dai ribelli, ma questa... è un'altra storia".

28 gennaio, 2008

Gravitazione

Che cos'è la gravitazione? Che cos’è questa forza misteriosa, inesplicabile che tiene i corpi celesti sospesi nel "vuoto" in un miracoloso equilibrio. I pianeti si attraggono, spinti l'uno verso l'altro da una specie di simpatia. Qual è l'origine di questo fragile e mirabile ordine?

A tutt'oggi, tra le forze fondamentali dell'universo, quella gravitazionale appare la più arcana, non essendo mediata, a differenza delle altre, da particelle. E' stata ventilata l'ipotesi dell'esistenza dei gravitoni, particelle “messaggere” della gravitazione, ma tali corpuscoli non stati sperimentalmente rilevati. E' davvero possibile un'azione a distanza che pare un qualcosa di magico?

E' come se il cosmo fosse uno sconfinato tavolo da biliardo su cui rotolano palle colpite da stecche invisibili tenute da esperti e precisi giocatori altrettanto invisibili. Che tutto ciò sia un ologramma o no, poco importa: lo stupore, uno stupore sgomento, ci prende di fronte al gioco cosmico di rimbalzi e di carambole, al rotolio delle sfere nell'immensità.

Forse la nostra meraviglia di fronte alle fantastiche meccaniche celesti deriva da una sorta di immedesimazione: quante volte siamo attratti, come mondi erranti, da altre persone e, grazie ad un'alchimia, riusciamo a comunicare, a condividere pensieri, affetti, sogni!

Se, però, interviene una perturbazione gravitazionale, allora ci allontaniamo un po' alla volta per perderci negli spazi silenziosi della solitudine. A volte, invece, una forza cosmica, ci spinge gli uni contro gli altri, in rovinose collisioni. L'equilibrio si è rotto: restano solo frammenti che naufragano nell'incommensurabile, desolato oceano del nulla.

27 gennaio, 2008

S-pain

Il giorno 19 gennaio scorso è stato eletto il nuovo padre generale dei Gesuiti: si tratta dello spagnolo Adolfo Nicolas.

La scelta dei 217 grandi elettori della Compagnia di Gesù, che hanno designato il ventesimo e nono successore di Ignazio di Loyola, è caduta su un gesuita iberico attualmente attivo in Giappone. Adolfo Nicolas, di 71 anni, subentra al generale della Compagnia, il tedesco, Peter-Hans Kolvenbach.

Mi paiono significativi un paio di aspetti concernenti l'elezione del papa nero. In primo luogo, ho notato delle coincidenze numeriche: il conclave si è svolto il giorno 19 gennaio, ossia 191. Anagrammato questo numero, dà la cifra 911 che, oltre ad evocare i noti e funesti fatti del 2001, corrisponde al numero ufficiale di residenti nel Vaticano. 29, inoltre - Nicolas è il ventesimo e nono successore del "santo" spagnolo che propugnò ed attuò con solerzia le idee oscurantiste e persecutorie della Controriforma - dà, sommando le due cifre, 11. Sappiamo che tale numero, definito la dozzina del diavolo, è una sigla con cui gli Oscurati firmano molti loro piani. Sono forse solo combinazioni che non hanno alcun valore, sebbene sia singolare che certe cifre ricorrano così spesso.

Più importante è, invece, la connessione spagnola: re Juan Carlos di Spagna, oltre ad essere il monarca di una dinastia francese, discendente da una schiatta usurpatrice e degenere, si fregia del titolo di re di Gerusalemme. E' un fatto che lo scacchiere economico e geo-politico e soprattutto simbolico si concentra oggi sul Medio Oriente e, in particolar modo, sulla Palestina.


La Terra Santa è la regione dove, secondo l'Apocalissi di "Giovanni"-Cerinto, si combatterà l'Harmageddon, la battaglia finale, variamente intesa ed immaginata, tra i re della terra, istigati da Satana, e Dio.

"Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e le sue acque si prosciugarono perché fosse preparata la via ai re che vengono dall'Oriente. E vidi uscire dalla bocca del dragone, da quella della bestia e da quella del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. Essi sono spiriti di demoni capaci di compiere dei miracoli. Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente. (Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti perché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna). E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmageddon". (Ap. 16, 12-16).

Come scrivevo in Portali: "Gerusalemme, la città santa per eccellenza dove le tre principali religioni monoteiste medio-orientali si incontrano e si scontrano, dove il Muro del pianto, ultimo vestigio del Tempio ricostruito per volontà di Erode il Grande, non è così distante dalla Moschea di al-Aqsa e dalla Basilica della Natività, è il fulcro di interessi contrapposti. La chiesa di Roma allunga i suoi artigli sulla città. Quivi dovrebbe essere innalzata, stando al progetto di fanatici cattolici, una gigantesca croce, alta 6o metri a dominare e quasi a schiacciare la gloriosa città. I deliranti sogni dei potenti sono sempre kitch. Non sono soltanto gli interessi economici a determinare le nefande scelte delle élites: spesso ragioni occulte, oscure, si nascondono dietro le motivazioni ufficiali e dietro gli scopi supposti".

Quantunque gli occhi di quasi tutti siano puntati verso gli Stati Uniti d'America, ritenuti, a torto, l'unica vera superpotenza mondiale, anche se in una fase di declino economico, sociale e monetario, sarebbe forse più saggio scrutare per intuire possibili sviluppi della situazione mondiale, i movimenti di chi agisce dietro le quinte a Madrid ed a... Roma.

Addendum: l'articolo La piramide del potere globale sembra suffragare l'ipotesi ventilata almeno due anni fa, secondo la quale i centri del potere planetario sono tre: Washington, Londra con la City, Roma con il Vaticano.

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