12 maggio, 2016

Oltre (testo di NamikoTV)



Immagina di essere un semplice uomo, senza alcun gioiello, senza abito lussuoso o titolo addosso. Tutto ciò che possiedi è un rifugio, una grotta che consideri un luogo sicuro dove passi le giornate circondato dalle tue paure, senza mai uscire per sgranchirti gli arti che sono deboli e doloranti. L’unico spettacolo che i tuoi occhi pesanti riescono a contemplare è il buio ed il solo compagno accanto a te è il gelo che perfido ti tiene sveglio le notti, causandoti brividi. Provi a vincere il freddo, sfregando le mani sulla pelle, ma l’azione suscita in te soltanto ribrezzo, nel sentirla ruvida e sofferente.

Servirebbe solo una calda voce che ti dicesse semplicemente: “Esiste qualcosa oltre”.

Decideresti allora di allontanarti da quel cunicolo, forse con qualche incertezza all’inizio, ma infine avanzeresti faticosamente sulle tue gambe tremanti.

Cadrai a terra stremato da quell’atto mai compiuto. Sul punto di rinunciare, sentirai ancora: “Più forte sarà il dolore, più gioiosa sarà la conclusione”. Ti appoggerai ad una parete e continuerai a camminare, curioso di sapere se quelle parole così rassicuranti corrispondano al vero. In lontananza vedrai qualcosa di sconosciuto cui non saprai attribuire un nome, pur essendo chiaramente il bagliore dei raggi solari provenienti dall’imboccatura dell’antro. Avvicinandoti ad essa, ti dorranno gli occhi e la luce, ad ogni passo, sarà sempre più difficile da sopportare. Perciò chiuderai le palpebre e coprirai gli occhi atterrito, sgomento. Retrocederai, temendo addirittura per la tua vita.

“Il bene è sempre ignoto”. Udrai tale frase che ti spingerà a correre verso la luce, dimenticando ogni titubanza. Una volta varcata l’uscita della caverna, proverai una soave sensazione sotto i tuoi piedi, diversa da quella causata dalla dura e fredda roccia. Sentirai sulla pelle un calore che ti conforterà. Udrai delle sinuose melodie e fruscii diversi dai suoni dei tuoi incubi solitari che echeggiavano dentro la tua incosciente prigione. Avrai il coraggio di aprire gli occhi, lentamente, prima uno, poi l’altro.

Rimarrai meravigliato da ciò che ti si presenterà davanti…
“perché imparare annulla i confini, chiunque tu sia, ovunque tu sia”.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

10 maggio, 2016

Florida: misteriosi velivoli triangolari, strani boati ed incontri con creature simili a quelle di Varginha

Nella letteratura ufologica il caso di Varginha è uno dei più famosi. Il 29 gennaio 1996, il centro minerario di Varginha, nello stato brasiliano di Minais Gerais, fu teatro di un incontro ravvicinato rimasto negli annali. Un numero imprecisato, ma cospicuo di civili segnalò la presenza di strane creature, simili per certi versi ai celebri Grigi. Pare che i militari avessero catturato alcuni umanoidi, presto deceduti. In base alle testimonianze, la stampa dipinse gli esseri come macrocefali, con tre protuberanze sulle teste calve, grandi occhi rossi senza pupille, bocche sottili, nasi piccoli, lingue nere. Alti circa un metro e sessanta, erano caratterizzati da pelle color marrone, lucida, con vene rosse evidenti sul volto, sul collo, sulle spalle e sulle braccia. Avevano grandi piedi con due dita senza unghie. La loro voce era simile al ronzio delle api”. [1]

L’episodio di Varginha non è unicum: Linda Moulton Howe ha investigato un evento in cui un testimone della Florida, John Smith (pseudonimo), meccanico militare in pensione, ebbe un close encounter con creature pressoché identiche a quelle viste in Brasile.

Nel novembre 1991 Smith, mentre si trovava nella base di Colorado Springs, aveva scorto un velivolo triangolare del tutto silenzioso. L’oggetto si muoveva molto lentamente nel cielo notturno ed incrociava a circa 250 piedi di altitudine, diretto a sude, verso l’installazione di Fort Carson.

Nel 1996, lo stesso anno dell’avvistamento brasiliano, nella città di Altamonte Springs, Smith ebbe un rendez vous con una creatura dall’aspetto inconfondibile, soprattutto per le tre sporgenze sulla testa: i disegni realizzati sulla base della descrizione combaciano con le ricostruzioni di Varginha.

Smith fu anche protagonista di altri eventi singolari: malfunzionamenti di apparecchiature elettroniche, luci che si spegnevano all’improvviso senza ragione, contatti con sfere aggressive, avvistamenti di U.F.O. L’episodio più curioso riguarda il rinvenimento una mattina di alcuni centesimi che erano disposti sul pavimento della camera matrimoniale a delineare la forma di una freccia.

Una notte l’uomo vide una creatura ritta vicino al letto dove dormiva la moglie: l’alieno gli sparò contro una sfera multicolore. Il testimone perse coscienza.

Come se non bastasse, a questo campionario di stranezze, si aggiunge il “solito” boato udito da Smith e dai familiari in un paio di occasioni: la spaventosa deflagrazione fece tremare i vetri della casa.

Globi di luce, presunti extraterrestri bernoccoluti, U.F.O. triangolari, formidabili fragori: che cosa lega tali fenomeni in questa fiera in cui l’inquietante si mischia al grottesco?

Fonte: earthfiles

[1] R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze, 2003. s.v. Varginha

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APOCALISSI ALIENE: il libro


06 maggio, 2016

Significati e funzioni delle azioni giudiziarie

“Non esistono poteri buoni” (F. De André)

Se è vero, come è vero, che la giustizia non esiste – d’altronde che cos’è la giustizia, anche nel migliore dei casi, se non una vendetta istituzionalizzata, una punizione il cui esercizio è delegato allo Stato? – come si spiegano le opportune azioni giudiziarie che costellano la cronaca? Qui è arrestato un sindaco fraudolento, là è indagato un imprenditore disonesto, altrove un politico corrotto riceve un avviso di garanzia, addirittura a volte sono sfiorati vicesegretari, ministri, funzionari, vertici dell’esercito: che cosa significano le inchieste e le azioni giudiziarie? Come si spiegano?

A nostro avviso, in primo luogo tali iniziative di singoli magistrati sono il segno della loro vanità, del desiderio di mettersi in mostra, di far carriera. Inoltre talune azioni sono da inquadrare in faide tra diverse conventicole degli apparati, in lotte fratricide fra appartenenze massoniche. Soprattutto le comunque sporadiche ed inefficaci boutades di taluni giudici mirano ad accreditare presso l’opinione pubblica l’immagine di una magistratura solerte, equanime, integerrima. E’ un’immagine che acquisisce particolare risalto nel momento in cui contrasta con il pressoché totale discredito in cui versa la classe “politica” nell’immaginario collettivo. Si crea così uno di quei numerosi e falsi dualismi che il sistema usa per perpetuare il controllo dei cittadini, convincendoli, ad esempio, che “Destra” e “Sinistra” sono diverse, laddove sono non soltanto uguali, ma persino intercambiabili.

E’ sufficiente che, in qualche soporifero dibattito televisivo sia invitata una toga o sia interpellato un ex pubblico ministero, per ridestare nella massa, il cui encefalogramma è piatto o quasi, un sussulto etico, un ingenuo plauso del potere giudiziario: è un po’ come la scossa elettrica che regala qualche istante di vita larvale alla creatura del Dottor Frankenstein. Questo residuo ed estemporaneo consenso è sufficiente per illudere il popolino che esista un’istituzione “buona”, per ribadire le funzioni e le prerogative dell’establishment, anche solo nella sua ipostasi giuridica.

La trinità politica, con il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, può così continuare ad esistere e ad esercitare il suo perverso dominio anche attraverso solo una delle sue “persone”, poiché nello Stato la parte, a mo’ di sineddoche, vale per il tutto.

Tali riflessioni non escludono che, in circostanze del tutto eccezionali, agisca qualche giudice intemerato, ma il numero di costoro è veramente esiguo, senza dimenticare che i pochissimi magistrati virtuosi sono, con le buone o con le cattive, messi nelle condizioni di non nuocere all’establishment. Esemplare il caso del magistrato Clementina Forleo che, tra le altre cose, anni addietro, organizzò il prelievo in quota, fallito a causa di una soffiata. Isolata e vessata, la Forleo oggi non può scalfire una situazione inscalfibile.

Così, mentre la fiducia nella giustizia "umana" tocca il grado zero, cresce l’aspettativa in una Giustizia vera, infallibile, adamantina: è una Giustizia superiore.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

04 maggio, 2016

I due compagni



“I due compagni” è un romanzo di Giovanni Comisso (Treviso 1895, ibidem 1969). “Scritto nel 1934, narra le storie parallele di due amici, Giulio Drigo e Marco Sberga. Dietro al primo si nasconde, per dichiarazione dell’autore, un personaggio composto, in parte Comisso e in parte il suo amico, Arturo Martini; l’altro è il pittore Gino Rossi che morì in manicomio. L’epoca è quella della Prima guerra mondiale, vissuta come pura atrocità. I due giovani amici maturano le loro crisi esistenziali in una città di provincia: provati dal conflitto e dal fallimento dei loro matrimoni, si rivolgono all’arte come ad un riscatto possibile. ‘I due compagni’, rievocando con partecipazione diretta questa storica amicizia con le sue opposizioni spesso drammatiche, offre una testimonianza unica di due artisti tra i maggiori del nostro tempo”.

Il libro di Comisso è apprezzabile per il montaggio sincrono delle esperienze vissute dai due sodali, le descrizioni impreziosite da liriche pennellate, l’indugio in pensose introspezioni: sono strumenti espressivi usati con straordinaria sobrietà sì da conferire naturalezza e levità all’esile ordito narrativo. L’autore, attraverso un racconto semplice, comune, esplora il dramma della vita cui forse solo l’arte può dare un senso, una direzione, sia pure quella sbagliata.

Di fronte all’arte gli stessi rapporti umani, soprattutto la relazione tra uomo e donna che si brucia in rovinosi coniugi, appaiono solo surrogati. “Capiva che vivere è un ingannevole e continuo legarsi a persone ed a cose che, con il passare del tempo, si rivelano altrimenti da come erano state considerate prima”. E’ in questa inautenticità, nello stesso dialogo tra i due coetanei, inficiato da incomprensioni, da irriducibili divergenze d’opinione sullo scopo e l’essenza dell’arte, che l’opera si rivela significativo documento delle inquietudini novecentesche. Si situa così nel solco tematico che dall’inettitudine, dal solipsismo, dalla dissonanza con il mondo che porta o può portare alla follia. La follia come unica via di fuga da un mondo folle.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

01 maggio, 2016

Fratricidi



Alle origini fu un fratricidio. Caino uccise Abele. Racconta la Genesi che i sacrifici animali di Abele erano graditi a Dio, a differenza di quelli di Caino che aveva offerto primizie dei campi. Forse il testo biblico attesta la preferenza di YHWH per il sacrificio cruento. Il sangue delle vittime animali si mischiò al sangue di Abele.

I fratelli tebani Eteocle e Polinice si scontrarono in un duello tanto accanito che entrambi morirono.

Alle origini del mondo romano fu un fratricidio. I gemelli Romolo e Remo, dapprima uniti da affetto, diventarono rivali, dopo aver deciso di fondare una nuova città. Remo, favorito dai presagi, schernì il germano, penetrando con un salto nel perimetro che Romolo aveva appena consacrato. Il sacro è anche terribile. La Roma quadrata, nonostante il suo destino glorioso, nacque sotto il segno di un fratricidio, delitto di cui un giorno o l’altro bisognerà pagare il fio.

Questi miti paiono alludere alla dicotomia primigenia, alla lacerante dualità inerente all’essere che, per esistere, si scinde, si strappa. E’ la scissione, la spaventosa caduta nella storia.

Il tempio celeste crolla a contatto con il tempo.

Il regno di Saturno è l’età aurea, ma anche il regno del tempo che divora sé stesso.

E’ fatale che la nube oscura, immensa, che sta per addensarsi sul mondo, proietterà la sua ombra mortale per prima su Roma e sull’Italia...

Nota: l'opera in testa all'articolo è dell'artista californiano Tim Cantor.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

29 aprile, 2016

La teoria del caos è plausibile?



Oggigiorno l’aggettivo “scientifico” è diventato sinonimo di oggettivo, di vero, di incontestabile: la “scienza” gode di totale credito presso la massa. Si dimentica che la scienza è, in fondo, una forma di filosofia, sia quando si radica nell’esperienza sia quando si libra nel cielo astratto della matematica. Ciò non significa sminuirla, tutt’altro.

Tralasciamo pure la “scienza” evocata dai negazionisti a sostegno dei loro pregiudizi, deliri, aberrazioni ideologiche, soprattutto dei loro attacchi ad personam: bisogna comunque riconoscere che non poche teorie sono soltanto idee balzane, sotto paludamenti logico-matematici o empirici.

Abbiamo già visto quanto sia basso il livello di credibilità del modello cosmologico noto come teoria del Big bang. Discorso analogo può valere per la teoria del caos. Vediamo per quali ragioni: se tale sistema implica il fatto che una causa, per quanto piccola ed insignificante, si colloca al principio di una catena di ulteriori cause, allora siamo al cospetto di una banalità, dimenticando poi che il concetto di causa in ambito scientifico è ormai squalificato ed obsoleto, giacché essa è solo un post hoc, non un propter hoc. E' un criterio che può valere nel macrocosmo, non nel microcosmo o nel mondo intelligibile.

Se, invece, si ritiene che un piccolo movente possa da solo essere all’origine di fatti significativi sì da modificare il corso degli eventi o da annullare l’influsso di circostanze preponderanti, ci si trova di fronte ad una costante smentita di tale ipotesi. E’ come se, mentre è in corso un violento attacco chimico volto a neutralizzare una perturbazione, bastasse aver piantato un nuovo albero in una vasta area per vedere la pioggia cadere, grazie al contributo all’evotraspirazione dato da una pianta in più. E’ evidente che certe situazioni possiedono un’energia di gran lunga superiore rispetto ad altre che semmai possono ritardare una serie di conseguenze, non stornarla.

Così l’idea dell’”effetto farfalla” è poco più che una sciocchezza… e di sciocchezze sono piene molti paradigmi “scientifici” tanto alla moda. Come ogni moda, codesti modelli sono destinati a durare poche stagioni.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

25 aprile, 2016

Germania: un U.F.O. interferisce con un'esercitazione militare?



Il cronista Matteo Morini nel commentare un video, riporta in modo del tutto inconsapevole un formidabile documento di taglio ufologico.

Scrive il cronista:

“Germania, cedono i paracadute: le jeep militari precipitano al suolo.

Un'anomalia può capitare, ma quando ben tre paracadute falliscono il loro compito nel giro di un paio di minuti, è evidente che il problema è più serio. Questo video riprende l'operazione di ‘air dropping’ per opera dell'esercito statunitense a Hohenfels, in Germania.

Durante l'esercitazione ‘Saber junction 16’, alcuni aerei sganciano una serie di veicoli militari che dovrebbero atterrare morbidamente al suolo. Si tratta di Humvee, le grosse jeep in dotazione allo U.S. Army. Per tre di questi lanci, però, qualcosa va storto, gli involucri dei pesantissimi 'pacchi' cedono o si sganciano dalle funi e i mezzi, progettati per resistere ad urti violenti, ma non ad una caduta da quell'altezza, precipitano e si fracassano. Secondo la rivista ‘Army Times’, il comandante della 173rd Airborne brigade, il maggiore Juan Martinez, ha dichiarato che sarà aperta un'indagine per stabilire le responsabilità dell'accaduto
”.[...]

L’autore del trafiletto non si è accorto che, al secondo 11, si può intravedere, quantunque sia velocissimo, un oggetto che saetta da sinistra verso destra. Non solo, contemporaneamente si ode un beep frammentato che si sovrappone all’audio del filmato, un’interferenza sonora con ogni probabilità legata al passaggio rapido ed a bassa quota dell’ordigno di colore scuro e forma rettangolare. Non è un volatile: è troppo celere per essere un pennuto.

L’episodio può sembrare eccezionale, ma un insider ci informa che, invece, sono sempre più numerosi gli avvertimenti ed i piccoli sabotaggi ai danni di unità militari e civili, compresi gli aerei commerciali impegnati nelle criminali, quotidiane operazioni di biogeoingegneria clandestina.

Il caso va dunque inquadrato in una guerra invisibile ed ignota ai più: è un conflitto che si protrae (o si è riacceso) almeno da alcuni decenni e che ha conosciuto fasi alterne. Siamo in un momento particolarmente delicato e cruciale che potrebbe preludere a svolte importanti. Non intendiamo con ciò affermare che sia in corso un duello che oppone i “buoni” ai cattivi, ma, come l’autore dello strepitoso video, possiamo solo compiacerci, allorquando la scellerata élite militare-industriale è in difficoltà. Questa struttura è senza dubbio l’incarnazione del male, della morte e della distruzione. Perciò, da ferventi antimilitaristi che aborrono dalla violenza, non vediamo l’ora che gli eserciti e le alleanze strategiche (N.A.T.O. in primis) degli Stati totalitari, siano ridotti a mal partito e costretti a battere in disonorevole ritirata.

Il nostro giubilo sarà allora immenso, irrefrenabile.

Video segnalato da Straker.

Fonte: video.gelocal

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APOCALISSI ALIENE: il libro

La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

23 aprile, 2016

Il sito-civetta “Comedonchisciotte” finge di chiudere



Un Lager è sempre un Lager, anche se il cancello è di pregevole fattura.

Pare che il sito "Comedonchisciotte" fosse in procinto di chiudere. Ecco che subito molti, ad esempio l’ineffabile Massimo Mazzucco, si sono strappate le vesti: che notizia ferale! Che disgrazia! Quale enorme perdita per l’”informazione indipendente”! Storie: se "Comedonchisciotte" chiudesse i battenti, sarebbe solo un beneficio.

La nostra esperienza ha seguito la parabola discendente di questo portale: potemmo documentarci sul 9 11 come inside job grazie ad una serie di portentose indagini giornalistiche pubblicate su "Comedonchisciotte", due lustri fa punto di riferimento per la divulgazione non allineata.

Ricordo anche che anni addietro tra i curatori si annoverava Spartan con cui instaurammo una proficua collaborazione, traducendo a quattro mani un monumentale articolo di Amy Worthington sulla geoingegneria clandestina, alias scie chimiche. Il testo fu inserito sul sito, ma fu un unicum. Spartan si dileguò. Presto cominciò il declino. Il sito si deteriorò un po’ alla volta in un aggregatore di pamphlets e di editoriali scritti da penne (o pennivendoli?) italiane e straniere: articoli cerebrali, noiosi, torbidi, paludati, mal scritti e peggio tradotti, accomunati soltanto da una mano di vernice pseudo-critica e pseudo-intellettuale. Era una forma sottile di disinformazione, un negazionismo all’acqua di rose, in un’accozzaglia di fondi in cui il lettore affonda alla terza riga.

Qual è la differenza rispetto a tutto quel bric à brac di testate che fingono di essere la coscienza critica del sistema, come l’indecente quotidiano “La Repubblica”, solo per citarne uno fra i tanti? Nessuna. Cambia l’etichetta, ma il prodotto scadente ed avariato è lo stesso.

Bisogna riconoscere che gli amministratori del forum sono stati quasi sempre tolleranti: non hanno censurato le ricerche sulla geoingegneria bellica, ricerche che di volta in volta inserivamo sull’agorà telematica, ma al tempo stesso sulla pagina principale è stato pubblicato del becerume assoluto sia su temi scottanti sia su soggetti meno significativi. E’ stato offerto immenso spazio a “notizie” oscillanti tra l’isteria di P. B. ed il nulla patinato di qualche firma statunitense.

Mentre la caratura del portale precipitava, si è pure abbassato il livello dei lettori e dei commentatori formati sempre più da quella legione di intellettualoidi che pontificano su temi che non conoscono, pretendendo di aver ragione.

Qualcuno ritiene che "Comedonchisciotte" sia controllato dai Gesuiti, come molti altri portali “autonomi”: si pensi a quello che rece un giorno sì e l’altro pure... luoghi comuni. Non abbiamo le prove per asserirlo né è poi così importante dimostrarlo. E’ evidente, però, che tutta questa galassia di siti apparentemente fuori dal mainstream è infiltrata, inquinata dai servizi o da loro ramificazioni: diversamente la loro linea editoriale sarebbe ben diversa, diversamente l’opinione pubblica non sarebbe così decerebrata. Se CDC avesse pubblicato a raffica studi sulla geoingegneria bellica, sulle operazioni falsa bandiera, sul signoraggio etc., non si sarebbe forse raggiunta la massa critica? Niente! Solo scemenze tratte dal quotidiano di pseudo-sinistra “Il Manifesto” e paccottiglia simile.

Questi siti-civetta servono solo ad irretire quei pochi che non sono irretiti dalla televisione e dalla stampa di regime. Chi esce dal recinto dei media ufficiali si ritrova in un’area più ampia, ma non è il luogo della libertà: è solo un altro territorio di cui non si vede lo steccato, anzi il filo spinato elettrificato, ma dal quale ugualmente non si potrà uscire.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

21 aprile, 2016

Dissonanza evolutiva



In questi ultimi tempi è di moda la Programmazione neurolinguistica, in particolare imperversa uno dei suoi capisaldi concettuali, la dissonanza cognitiva. Il tema è complesso e non si può presumere di sviscerarlo. Tuttavia è doveroso ampliare un po’ il discorso.

Per “dissonanza cognitiva” si intende il coesistere di due pensieri antitetici all’interno della stessa persona: questa compresenza può generare disagio e tensione. Il concetto era già stato anticipato dalla Psicanalisi che considera il “complesso” un coacervo di idee, sentimenti e pulsioni contrastanti sì da creare una situazione di malessere suscettibile di sfociare nella nevrosi.

Stando agli psicologi che aderiscono alla corrente della Programmazione neurolinguistica, la dissonanza cognitiva si può superare o attraverso un adattamento o per mezzo di un cambiamento: si modifica così il modo di agire e quello di pensare.

ll problema maggiore della società attuale non ci sembra, però, la diffusione di stati psichici discordanti, quanto il fatto che gli individui della massa non percepiscono neppure le disarmonie. Essi non vivono, se non in modo superficiale ed effimero, quei contrasti che potrebbero propiziare una crescita, la costruzione di una visione del mondo più scaltrita. Ad esempio, posti di fronte all’evidente falsificazione mediatica di un evento, sebbene per qualche istante gli utenti notino una contraddizione tra la versione ufficiale e la sua reale dinamica, presto cancellano ogni incongruenza per adagiarsi nell’inerzia e nella stasi del non-pensiero di regime. Qui la dissonanza non agisce: insinua solo un lieve dubbio che è tosto sublimato. Sarebbe auspicabile, invece, che la discrepanza cognitiva ed emotiva, portasse ad un lavorio che è presupposto di una maturazione.

Dunque, se la dissonanza non incide, non porta ad alcun cambiamento: la si può definire allora una dissonanza paralizzante. In casi estremi può provocare situazioni paradossali: si pensi a coloro che accolgono due o più “verità” cui aderiscono secondo il contesto e le richieste di una figura considerata carismatica. Anche in tali circostanze, la discrepanza conferma uno status quo psichico, coincide con una sclerosi nell’azione e nel pensiero che diventano inazione e non-pensiero, proprio gli obiettivi che il sistema si prefigge.

A torto qualcuno considera la dissonanza deleteria: lo è se causa di forti patimenti, ma senza contrasti interiori non si evolve. La vita è dinamismo, continua necessità di adattarsi a situazioni nuove, inattese. Le stesse nevrosi sono il sintomo di un dissidio che seguita a fermentare tra conscio e subconscio, il segno di un equilibrio che è sempre precario e non potrebbe essere altrimenti. Sono conflitti inevitabili e persino giovevoli allorché, se non degenerano in una una psicosi, portano ad un’evoluzione. Vero è che talora basta un nonnulla per trasformare una crisi di crescita in una crisi depressiva, eppure è la vita stessa ad essere ossimorica, antitetica.

In fondo gli antichi, pur senza usare i criteri interpretativi di orientamenti psicologici spesso più cerebrali che convincenti, avevano centrato il bersaglio: Eraclito l’oscuro scrive che “la guerra è madre di tutte le cose”. La guerra, lato sensu, è anche l’agone interiore che ci sprona a migliorare. Marco Aurelio annota in “A sé stesso”: “La vita assomiglia più ad una lotta che ad una danza”. E’ così: è una lotta in primo luogo con noi stessi, con quella parte di noi che ha più paura della luce che del buio.

Video correlato: Dissonanza cognitiva: il corto circuito dell'anima

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La squola della Gelmini - di Antonio Marcianò - Gemme scolastiche da collezionare

18 aprile, 2016

Daìmon



Quante volte ci siamo chiesti quale strada imboccare nella vita! Credo – pazienza se ciò sembrerà banale - che potremo solo decidere di assecondare le nostre attitudini. L’importante è non violentare la propria natura. Seguire le proprie inclinazioni non significa né aver successo – se è quello cui si ambisce – né gratificazioni, anzi forse si andrà incontro a frustranti sconfitte, a cocenti disinganni, ma saranno nostri. Vivremo sulla nostra pelle, nella nostra carne la condanna e la benedizione di essere noi stessi, nessun altro. Forse perderemo tutto, ma conserveremo il nostro essere, l’anima. Altrimenti ci attende un futuro decoroso ma vuoto, una vita rispettabile, rispettabilmente borghese.

A volte siamo dubbiosi, irresoluti, incerti se ascoltare il nostro spirito più profondo o se basarci sui consigli degli altri, genitori, parenti, amici. A costo di inimicarceli, diamo retta al daìmon. Prima o poi capiranno.

Né dobbiamo pensare che solo l’adolescenza e la giovinezza siano le età delle scelte cruciali: tutta l’esistenza è un crocicchio, un susseguirsi di bivi.

È vero: la pubertà e la gioventù sono le fasi in cui le oscillazioni, i rimbalzi, le deviazioni s’intrecciano, il travaglio del giudizio sulla società si associa a quello sulla propria coscienza, mentre si delinea, si accresce e si esacerba la più terribile passione dell’esistenza: l’amore. Eppure tutta la vita è all’insegna della contraddizione. Con la maturità forse si conquista un po’ di distacco, ma la fiamma del dissidio interiore continua a bruciare e, dopo aver consumato il combustibile, brucia sé stessa.

Penso sia questa la verità e la verità brucia...

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16 aprile, 2016

Oltre Renzi: da Grillo e dal grullo alla Dittatura



L’astro di Renzi è sempre più opaco; è deceduto Gianroberto Casaleggio (sit ei terra levis) ed è quasi apoteosi. Quali sono i piani delle sedicenti élites per la “povera Italia”? Nulla di positivo pare delinearsi all’orizzonte: dopo che il grullo fiorentino avrà adempiuto il suo compito precipuo, stravolgere l’assetto istituzionale del paese, subentrerà il politbjuro pentastellato legato a strutture paramassoniche? E’ probabile: gli Italiani, come sempre, si lasceranno abbindolare: Di Maio e Di Battista paiono le figure più adatte per incarnare il “rinnovamento”, il “cambiamento”.

Lo scenario che si profila si riferisce all’instaurazione di un potere tecnocratico, secondo l’ideologia internazionalsocialista bandita dal profeta Casaleggio. E’ questione di stirpi, di dinastie: Davide Casaleggio alias Davide Rai alias Davide Pentastellato, figlio maggiore dello spin doctor, è un fanatico negazionista: che cosa ci si può dunque attendere? Appartiene a quella setta di esaltati che condannerebbero a morte un cittadino che getta la carta di una caramella sul marciapiede, mentre ignorano la deliberata distruzione della biosfera tramite la geoingegneria bellica.

Falso ambientalismo, falsa democrazia diretta, falsa tolleranza, falsa libertà… tutto è falso nella “politica” del Movimento Cinque Stelle, proprio come nella comunicazione dei suoi fiancheggiatori ed araldi. Non è un caso se Messora, Mazzucco et al., pur con qualche distinguo, tendono a legittimare ed a sostenere le balzane iniziative pentastellate.

L’informazione, che di indipendente ha solo labilissime parvenze, è spesso in prima linea nel magnificare le proposte grilline che si possono riassumere in un mostruoso connubio fra agenda digitale e demagogia. Vedo già giornalisti ed opinionisti, che sono sempre stati ostili a Grillo ed ai suoi adepti, salire sul carro dei vincitori ed inneggiare ai consoli: Di Battista e Di Maio.

L’Italia, auspici il Vaticano (Babilonia la Grande) ed altri potentati, è destinata a diventare il laboratorio del Nuovo ordine mondiale, il paradigma di una società disfatta, di una nazione snaturata, impoverita ed imbarbarita dove gli Italiani saranno sempre più tartassati e torturati da leggi liberticide, mentre gli stranieri saranno blanditi e vezzeggiati, con la scusa dell’integrazione e dell’inclusione.

Mala tempora currunt, sed peiora parantur: mai detto latino fu più adatto.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

13 aprile, 2016

Biblioteche



Alcuni lettori si saranno domandati per quale motivo nella recensione del romanzo "Anna", l'ultima fatica del romano Niccolò Ammaniti, ci siamo chiesti se l'Assessore, Signora Daniela Cassini, abbia adempiuto una funzione culturale, dopo aver offerto il patrocinio del Comune di Sanremo all'incontro con l'autore. Bisogna qui precisare che l'evento è stato organizzato dal matuziano Liceo "G.D. Cassini": il Comune, con l'Assessorato alla cultura, si è soltanto accodato.

Prescindiamo comunque dal caso specifico e domandiamoci: in quale modo un assessorato può dimostrare reale interesse a valorizzare il sapere? L’amore per il sapere si manifesta in primo luogo promuovendo l’intelligente ed assidua fruizione di musei e biblioteche.

Alcuni fa scrivemmo alla Signora Daniela Cassini, lamentando il fatto che i posteggi di Via Carli, dove si trova la Biblioteca civica fossero stati eliminati a favore di un'isola pedonale, costringendo de facto molti lettori a rinunciare ad usufruire dei servizi, soprattutto il prestito di volumi. Ci fu risposto - qui riconosciamo che almeno la Signora Cassini ebbe la cortesia di dare un riscontro, laddove quasi sempre funzionari e politici sono usi ad ignorare lettere e messaggi - che gli utenti della Biblioteca avrebbero potuto posteggiare nella zona a mare. Il disagio non era poi così grave. Inaudito! Non era forse la nostra doglianza provocatoria? Non sarebbe doveroso prevedere delle zone di sosta GRATUITA per motoveicoli ed autoveicoli almeno per mezz'ora nelle adiacenze di una biblioteca, di una quadreria?

Certo, di fronte agli annosi ed atroci problemi che affliggono le nostre città, la nostra agonizzante società, occuparsi di biblioteche può sembrare un'inezia, ma la risposta sullodata denota il pressappochismo, l'insipienza, l'opportunismo con cui gli amministratori nazionali e locali affrontano tutte le questioni. Sono amministratori che amano pavoneggiarsi con l'organizzazione ed il patrocinio di simposi spesso di discutibile valore, con le loro iniziative e riforme più dannose che inutili. Sono persone che si occupano (?) di “cultura”, “ambiente”, “salute”, “viabilità” etc., ma alle quali non affideremmo neppure la direzione di una bocciofila.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

11 aprile, 2016

Elogio della ripetizione

Siamo per lo più noi Italiani ad essere assillati dal problema della ripetizione: anche gli scrittori più superficiali, se possibile, cercano di non ripetere lo stesso termine, almeno nell’ambito di un unico periodo. Ne conseguono non di rado scelte lessicali discutibili, talora grottesche, giacché si dimentica – come c’insegna Roman Jakobson – che i sinonimi perfetti non esistono: di solito i sinonimi appartengono a registri differenti o a differenti età della lingua.

Non solo, la ripetizione può essere efficace: se non occorre evidenziare la diversità di sfumatura, di accezione, si può conferire enfasi ed icasticità ad un testo, iterando la stessa parola, un sintagma, addirittura un intero enunciato. L’anafora, l’epifora, l’anadiplosi… donano pathos e drammaticità all’elocuzione. Associata ad altre figure retoriche, sia di costruzione sia di significato, ad esempio la climax, il chiasmo, l’ironia…, la ripetizione scolpisce i suoni ed i significati, rendendoli plastici, aggettanti.

Come sarebbe povera e molle la Prima Catilinaria, se Cicerone non ricorresse all'insistita iterazione di certe parole?

Come sarebbe fiacco l’incipit del III canto dell’Inferno senza la formidabile anafora di “Per me”?

La ripetizione è anche garanzia di coerenza tematica: è come un filo che lega le perle in una collana. Salda i concetti in un’unità testuale, additando il cuore del problema. Certo, pure in questo caso, vale il motto latino est modus in rebus: è preferibile non abusare dell’iterazione, soprattutto se il repertorio lessicale ci offre buone alternative, se ci squaderna lessemi i cui valori si dispongono lungo una gamma semantica che può ampliarsi o restringersi, secondo le esigenze espressive, euristiche e di stile.

Evitiamo dunque di eccedere con il verbo “fare”, con il sostantivo “cosa” e via discorrendo. Rifuggiamo dall’insensato “nel senso che” e da consimili tic. Si rischia altrimenti di impantanarsi nella miseria linguistica di Umberto Eco e della coorte negazionista, da Paolo Attivissimo a Simone Angioni: è una miseria che, lungi dal denotare soltanto ignoranza, dà la misura di pochezza intellettuale e persino etica. E' il cimitero della lingua, della cultura, di tutto.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

09 aprile, 2016

Alleanza



In questi anni non è stato possibile imprimere una svolta positiva agli accadimenti: anzi la situazione sembra precipitare di giorno in giorno, di minuto in minuto. Perché non si è riusciti in queste impresa comunque improba? Le ragioni sono molteplici, ma qui mi soffermerei su una motivazione che non è stata adeguatamente sviscerata. Un’azione efficace implica una mobilitazione massiccia: per quanto riguarda l’Italia ed altri paesi neo-latini, il coinvolgimento di un numero cospicuo di persone, ad esempio, per una lotta serrata contro la geoingegneria clandestina, presuppone un’alleanza con i cattolici, visto che almeno ufficialmente, i cattolici sono la stragrande maggioranza della popolazione in molti degli stati in cui si parlano lingue romanze.

Ora tralasciamo il fatto per cui la Chiesa cattolica e, in generale, le varie istituzioni “religiose” sono la punta di diamante del mondialismo, un’intesa con i Cattolici o, più in generale, con i Cristiani, si rivela pressoché inattuabile, poiché il Cristianesimo è geneticamente un credo radicato in una mentalità secolare, patriarcale, gerarchica e dominatrice, proprio quella che intendiamo combattere. Solo il superamento di codesta ideologia può coincidere con una reale palingenesi non solo materiale ma anche etica e spirituale. Quale giustizia si può concepire, se si continua a pensare in termini di potere, di controllo, di sopraffazione del prossimo e della natura, di spirito vendicativo?

Nell’articolo “Idealizzazione” scrivevamo: “Invero, il Cristianesimo abita nel cuore dell’inconciliabilità: se lo accettiamo, dobbiamo accettare pure l’Antico testamento con le sue intollerabili venature arcontiche; se lo rifiutiamo, dobbiamo staccarlo dalla matrice sumero-egizio-ebraico-arcontica, ma, così agendo, lo trasformiamo in un mythos, nel simbolo di cui si diceva con tutte le conseguenze del caso, tra cui forse la rinuncia ad attendere una salvezza esterna destinata a non arrivare mai”.

Si può qui aggiungere che il Cristianesimo è, al pari dell’Islam, una metamorfosi dell’Ebraismo che, a sua volta, è una fede sciovinista e maschilista. Saremmo tentati di porci la domanda se dunque anche la religione fondata da Paolo non sia, tutto sommato, di natura arcontica per i suoi imbarazzanti risultati storici e specialmente per il suo D.N.A.

Possiamo strappare il Cristianesimo dalle sue radici ebraiche, conservando, ad esempio, solo il Nuovo Testamento per rigettare il Vecchio? No, perché è nell’Antico Testamento che si leggono presunte profezie riguardanti l’avvento del Messia. No, perché senza l’humus israelitico il Cristianesimo è una pianta che, svelta dal terreno, è destinata, prima o dopo, a seccarsi.

Ancora prima di tanti studiosi e traduttori contemporanei, fu Nietzsche ad evidenziare nelle caste sacerdotali, soprattutto bibliche, un’incoercibile volontà di potenza ed un crasso materialismo, benché mascherati dietro veli di sacralità e di morale. “Genealogia della morale” è testo dall’analisi potente ed impietosa: ciò che è spacciato per etica nasconde inconfessabili propositi egemonici. Sono gli stessi propositi di dominio della coscienza che il filosofo tedesco, in fondo un anarchico, individua nella confraternita paolina da cui si sviluppò il Cristianesimo.

Dunque non è un caso se una lega con i Cattolici convinti è illusoria e persino sconsigliabile: significherebbe accogliere nelle proprie schiere persone che, pur in buona fede, portano con sé pregiudizi arcontici, atteggiamenti oscillanti fra il negazionismo, l’inerzia presentata come fede, il culto (non rispetto) dell’autorità, l’inclinazione a delegare, la devozione ingenua, il dogmatismo.

Troveremo qualche fedele disposto a considerare la Bibbia ed il Corano libri di notevole interesse storico, archeologico, persino scientifico, in taluni punti profondi, ispirati e belli, ma non dei testi sacri?

Troveremo qualcuno incline a ricostruire la cultura occidentale su altre fondamenta, riscoprendo antiche e venerande tradizioni?

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APOCALISSI ALIENE: il libro

05 aprile, 2016

La “Vergine” di Varallo Pombia



A torto si ritiene che l’abigeato e le mutilazioni animali non riconducibili a cause normali siano un fenomeno contemporaneo risalente agli anni ‘60 del XX secolo. In "Misteriose mutilazioni animali anche in un lontano passato?", 2014, individuammo delle leggende narrate dagli Zulu e dai nativi americani Cherokee: sono tradizioni che si riferiscono a furti di bestiame accompagnati da luci nel cielo, quindi inscrivibili in uno scenario xenologico.

Un episodio che può essere incluso nella categoria anticipatrice dell’inquietante fenomeno, è riportato da Alfredo Lissoni nel saggio “Progetto Omega, il dossier U.F.O. del Santo Uffizio”. Il fatto rimonta agli inizi del secolo XVII ed accadde a Varallo Pombia, abitato piemontese in provincia di Novara. Nel paese un dipinto del XX secolo, realizzato nella chiesa principale della cittadina, ricorda l’avvenimento. Varallo Pombia è ubicato in una zona dove ancora oggi sono avvistati con una certa frequenza oggetti volanti non identificati.

Scrive Lissoni: “Un affresco della chiesa del paese, dedicata a San Pietro (oggi santuario della Beata Vergine del Rosario) ricorda l’ennesima apparizione mariana ed il prodigio che restituì la favella ad una giovane contadina sordomuta. Particolare curioso di questo evento (non si sa in che anno occorse) è che, in cambio della grazia, la ‘Madonna’ (virgolette dell’autore, n.d.r.) si portò via una mucca. Viene da chiedersi se l’avvenimento, trasfigurato dalla devozione popolare, non celi un evento ufologico. E’ noto, infatti, che in alcuni casi di contatto gli alieni si sono resi responsabili di furti e di mutilazione del bestiame. […] Nella chiesa di Varallo Pombia un affresco commemora l’accaduto. Alla base della raffigurazione una didascalia: “Dammi una mucca, disse la Madonna alla giovinetta sordomuta e la giovinetta, sciogliendo miracolosamente la lingua, rispose: Aspetta ché vado a dirlo alla mamma. La mamma, fuori di sé per la gioia nel sentire la figlia parlare, esclamò: Non una, ma due, dalle tutte le mucche!”

Ha ragione Lissoni: è davvero singolare la richiesta della ‘Vergine”, inconsueta a tal punto da indurre a pensare che, dietro le cosiddette manifestazioni mariane, si nascondano spesso entità dagli obiettivi tutt’altro che cristallini, quantunque ammantati di “miracoli” ed edulcorati con visioni “mistiche”. Siamo al cospetto dello stesso agente che da secoli, se non da millenni, adattandosi alla cultura delle varie epoche e dei differenti popoli, raggira ignare vittime, magari attraverso mirabolanti tecnologie scambiate per portenti soprannaturali?

Come concludere? Viene a taglio un aforisma di Mark Twain: “E’ più facile ingannare le persone che convincerle che sono ingannate”.

Fonti:

A. Lissoni, Progetto Omega, il dossier U.F.O. del Santo Uffizio, Firenze, 2010, pp.35-36
R. Malini, U.F.O. il dizionario enciclopedico, Firenze, Milano, 2003, s.v. Mutilazioni animali

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APOCALISSI ALIENE: il libro

02 aprile, 2016

Lost-last generation



Il futuro è affidato alle nuove generazioni: presto dovremo passare il testimone, ma chi potrà riceverlo dalle nostre mani? Ci accorgiamo che la prossima generazione sarà anche l’ultima, l’ultima che in qualche caso sporadico ha ancora visto un cielo naturale, ha ancora odorato il colore di un'emozione vera. Quasi sempre, però, gli adolescenti ed i giovani di oggi si possono considerare perduti, perché incantati dalle sirene della tecnologia, in quanto ridotti a schiavi contenti della loro schiavitù, fagocitati dall'orrore spacciato per "il migliore dei mondi possibili".

Per fortuna esistono le eccezioni, ma non sappiamo se riusciranno a fare la differenza. Soprattutto sgomenta sapere che le risorse intellettuali di quest’ultima generazione sono simili ad un terreno fertile che nessuno coltiverà. Le attuali legioni di “docenti” e di “educatori”, se si esclude qualche rara avis, sono, volenti o nolenti, del tutto integrati nel sistema, quel sistema che sta strappando agli uomini la loro identità, alla Terra la sua anima.

A volte si è sfiorati dall’idea che un conflitto o un’altra calamità (ad esempio, l'azzeramento degli strumenti tecnologici) potrebbero insegnare alle nuove discendenze il valore della vita, insegnare loro a pensare e ad agire in grande. Esiste, però, il rischio che un’altra conflagrazione planetaria si concluda solo con la vittoria della propaganda: oggi trionfa la retorica delle “missioni di pace”, domani quella della “guerra al terrorismo” e viceversa. E’ sempre stato così, con noi in mezzo che siamo carne da cannone e zimbelli dei media.

Dunque possiamo confidare in chi è destinato a succederci? Non siamo in grado di rispondere: i corni del dilemma si equivalgono. A volte culliamo una pur debole speranza; a volte ci cadono le braccia.

Probabilmente senza un soccorso ulteriore, un kairòs non ce la caveremo. Come nelle tragedie antiche sarà necessario l’intervento di un deus che ci salvi dalla macchina infernale di un potere diabolico.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

31 marzo, 2016

Mosè il mago

Graham Phillips è autore di un saggio intitolato “The Moses legacy”. Molti storici considerano Mosè una figura leggendaria, un po’ come Licurgo, il mitico nomoteta che stabilì l’ordinamento degli Spartani, ordinando loro di non cambiarlo. Phillips non è d’accordo: egli è convinto che il “fondatore” della religione ebraica esistette. Inoltre, a suo avviso, le vicende narrate nell’Esodo ed in altri libri della Torah, dalla fuga dall’Egitto alla conquista di Canaan, sono, in linea di massima, aderenti al vero.

Le sue indagini si appuntano su tre filoni fondamentali: chi fu veramente Mosè, dov’è ubicato il monte dove il legislatore incontrò YHWH, che cosa fu e dov’è oggi custodita la bacchetta di Mosè.

• Lo studioso opina che sotto il nome di Mosè (che in egizio significa “nascituro”, “figlio”) si nascondano due figure poi fuse in una sola: la prima coinciderebbe con un funzionario di nome Thutmoses, bandito dalla terra del Nilo intorno al 1460 a.C.; la seconda un principe, sempre chiamato Thutmoses, vissuto circa un secolo dopo. Egli condusse gli Habiru fuori dall’Egitto.

• Ormai pochissimi biblisti ritengono che il monte su cui Mosè ricevette le tavole della Legge sia da identificare con il Sinai, il Jebel Musa. Phillips, inserendosi nel fervido dibattito, ipotizza che la vetta debba essere individuata con una cima, Jebel Madhbah, che si aderge nei pressi di Petra, la celebre capitale rupestre dei Nabatei. Qui nel XIX secolo fu scoperto un sepolcro il cui un corredo funebre comprendeva un bastone con su incisi dei geroglifici indicanti il nome del possessore, ossia Thutmoses, funzionario di corte. Recentemente nel sito del ritrovamento un’équipe di archeologi giordani e britannici ha compiuto scavi che hanno portato alla luce le vestigia di un antico santuario ebraico.

• Il bastone di Mosè fu sia un simbolo di potere sia uno strumento magico con cui lo ierofante scatenò le piaghe d’Egitto e con il quale fece scaturire miracolosamente l’acqua dalla roccia. Phillips crede che il bastone di Mosè sia il manufatto conservato oggi nel museo di Birmingham.

Come valutare le congetture del ricercatore? A proposito dell’identità di Mosè, bisogna riconoscere che l’intuizione di Freud fu giusta: il padre della psicoanalisi nel saggio “Mosè ed il monoteismo”, pur senza poter accedere a fonti archeologiche, comprese che il personaggio biblico era egizio. Dopo Freud si è abbandonata in modo quasi unanime l’idea ridicola ed antistorica (benché ripetuta durante le ore di religione, nei catechismi e nella pseudo-storia) di un Mosè ebreo abbandonato in una cesta e poi allevato dalla figlia del faraone.

Per quanto concerne il monte dove il funzionario egizio ricevette le tavole da YHWH, la questione è molto controversa, a causa della scarsità e contraddittorietà delle fonti. E’ quindi per ora impossibile pronunciarsi.

Per quanto attiene al bastone-bacchetta, è arduo stabilire se veramente l’oggetto custodito nel museo di Birmingham sia appartenuto all’antico nomoteta. Potrebbe trattarsi di una copia o di un manufatto relativo ad un altro individuo. E’, però, degno di interesse il tema del nesso fra sacralità e magia, fra autorità ed arti occulte. Ricordiamo qui en passant che nell’Odissea, la maga Circe trasforma i malcapitati ospiti in animali, toccandoli con una bacchetta.

Probabilmente l’archetipo di questo oggetto è il caduceo che, a sua volta s’intreccia con l’ancestrale simbolo del serpente e non solo…

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APOCALISSI ALIENE: il libro

28 marzo, 2016

Cavoletti di Bruxelles e cavolate

Non esistono più i fatti: esistono solo le televisioni.

In questi tempi non esplodono solo gli ordigni reali o fittizi che siano, ma pure le “argomentazioni” capziose ed eristiche di chi, invece di combattere le macroscopiche scelleratezze del sistema, si ostina a cercare, senza trovarlo, il classico pelo nell’uovo nell’ambito dell’informazione non allineata. Ciò è paradossale oltre che deprecabile.

Usando le stesse strategie linguistiche dei disinformatori, ghettizzano i pochi redattori liberi usando quel termine becero che comincia per “c”: E’ un vocabolo che ci rifiutiamo di adoperare sia perché è scorretto da un punto di vista semantico sia poiché è un insulto alla lingua italiana, già stuprata impunemente dai giornalisti di regime.

Purtroppo queste mosche cocchiere, codesti sofisti da quattro soldi bucati non solo ignorano quanto abbiamo scritto in questi anni, ma sono pure inetti a capirlo. Si chiedono, ad esempio, perché i registi degli pseudo-attentati commettano tanti errori quando girano i film, per quale ragione la sceneggiatura sia piena di buchi e di incongruenze. Da un lato, come abbiamo già osservato, le più recenti pantomime culminate nei “fatti” di Bruxelles, sono una sfida, una provocazione nei confronti di una massa sempre più stupida. Per la feccia mondialista le iniziative "politiche" le guerre, le stragi, i disastri ambientali... sono dei giochi di ruolo dove vince chi è più scaltro ed audace. Inoltre per quale ragione perpetrare attentati reali con tutto il loro strascico di problemi negli spostamenti e nelle comunicazioni, tumultuosi soccorsi, ricoveri in ospedali, indennizzi, inchieste… quando è possibile mandare in onda un altro, stuzzicante episodio di una serie grandguignolesca?

Il pubblico non esige la verità, ma sensazioni forti, personaggi caratterizzati in modo icastico, avventure al fulmicotone: eccolo dunque accontentato con le mirabolanti imprese del terrorista “islamico” che zampetta da un paese all’altro, portandosi dietro stendardi dell’I.S.I.S., esplosivi, documenti d’identità, mappe, registrazioni video, orsacchiotti di peluche. Che cosa conta se la trama non è del tutto credibile, a condizione che sia intrigante? La “cronaca” oggi è narrazione: è un romanzo d’appendice, anzi d’appendicite. La geopolitica non si studia e non si comprende più con gli strumenti concettuali della storiografia, della sociologia e dell’economia, quanto con le categorie narratologiche. I media ufficiali ogni giorno pubblicano una nuova, coinvolgente storia delle "Mille e una botte" e vai col liscio!

Se poi le tragicommedie hanno successo, perché sostituirle con la realtà? L’importante è il risultato: il mercato delle menzogne tira? Consente di conseguire gli obiettivi delle tre C, controllo, coercizione, centralizzazione? Sì, allora, vada in scena l’atto successivo.

E’ inutile replicare ai discorsi dell’egregio Paolo Ferraro (e di altri) non perché siano basati su fallacie logiche, ma in quanto privi di qualsiasi logica. Sono frasi del tutto insensate, a vanvera. Non è certo la moltiplicazione dei caratteri cubitali e dei punti esclamativi ed interrogativi a conferire anche solo una parvenza di dialettica ai vaniloqui, a collages dadaisti. Questi sproloqui ci ricordano i temini scritti da quelle adolescenti che, incapaci di esprimere le loro superficiali emozioni, infarciscono i testi di puntini sospensivi e di faccine.

Purtroppo mentre le adolescenti sono innocue, i cattivi maestri rischiano di far scuola.

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APOCALISSI ALIENE: il libro

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